Le carte fedeltà danno l’impressione ai clienti di ottenere vantaggi, ma sono strumenti molto più utili per le aziende, che ne ricavano fidelizzazione, dati e fatturati stabili. Nate negli anni ’90, oggi sono usatissime soprattutto nei supermercati. Il meccanismo si basa sull’incentivare spese ricorrenti attraverso premi o sconti. Un esempio emblematico è Esselunga, con la sua carta Fidaty, che genera il 96% del suo fatturato attraverso clienti fidelizzati. Le carte permettono anche un’analisi dettagliata dei comportamenti d’acquisto, utile per promozioni personalizzate. Strumenti come app e iniziative come “Your EsseLover Year” mostrano quanto le aziende conoscano i consumatori, suscitando anche perplessità sul fronte della privacy. I dati servono anche a prevedere abbandoni e intervenire tempestivamente. Secondo gli esperti, oggi il della grande distribuzione si basa in gran parte proprio sulle informazioni raccolte tramite queste tessere.

FONTE: ilPost

by dan_mas

16 comments
  1. Senza troppo girarci attorno: le carte fedeltà a volte sono molto utili. Si, è vero, sono tutta una mossa (eccezionale) di marketing e, come si dice nell’articolo (e come era facile prevedere) servono a tracciare e raccogliere dati preziosissimi sulle abitudini di acquisto della clientela.

    Voi ne fate uso? Se sì, di quale catena di supermercati? Vi affidate spesso agli sconti di queste carte o preferite acquistare presso diversi negozi o catene per risparmiare?

  2. Nel mezzo del cammin del 2025 quelli del “Il Post” hanno scoperto come funzionano le carte fedeltà, cosa nota a tutti da sempre. Il fatto che si chiamino “strumenti di fidelizzazione” non gli ha mai fatto accendere una lampadina?

  3. Esselunga. Noi facciamo la spesa grande praticamente solo li, e le cose piccole alla Conad sotto casa che costa un rene e mezzo.

  4. Mi sembra un inchiesta sconcertante, Francesco dovrebbe farci un podcast.

  5. Ovvio, e da decenni.

    Gli stai vendendo le tue informazioni personali in cambio di uno sconto.

  6. Quando è stata l’ultima volta che avete ottenuto un premio decente senza il “piccolo contributo economico” pari al valore dell’oggetto?

  7. “big spesa non vuole che tu sappia di questo sporco trucchetto!”

  8. Non è una novità, i dati raccolti con le varie tessere fedeltà hanno valore inestimabile. In base a quello che compri si riesce a capire la classe sociale, se sei single o meno, se hai famiglia, se aspetti un figlio, dipendenze, se hai macchina o meno, se vivi vicino al punto vendita o meno… (vabbé che tanto l’indirizzo te lo chiedono, spesso…).

    Tutto in cambio di qualche premio dal valore estremamente gonfiato.

    Poi può anche non fregare nulla, ma questo è.

  9. Anche io ieri ho fatto un’analisi abbastanza approfondita che mi ha portato ad un risultato inatteso

    Praticamente ho messo dell’acqua dentro una pentola e la pentola sul fornello, dopo un 5-10 minuti l’acqua era calda, caldissima!

    Secondo gli esperti è un evento normale, ma io non riuscivo a credere ai miei occhi!

  10. A fine anni 90 ero andato a vivere da solo, uno dei vicini era un professore di economia politica dell’università della mia città con cui spesso discutrevo piacevolmente di vari temi.

    Una volta si parlava proprio di questo e lui mi disse “prenda tutte le carte fedeltà di tutti i supermercati e le usi”.

    Il concetto era che allora ero sulle code della gaussiana come tipologia di consumatore (non sposato che vive solo, anche se avevo già una compagna). Allora le confezioni e le promozioni erano per le “famiglie”, quindi il consumatore che non era in cima alla gaussiana rischiava di non far “sentire la sua voce”.

    Bottom line: se siete sulal cima della gaussiana come tipologia di consumatori, magari non serve molto, ma se siete delle “eccezioni” una carta di fidelizzazione serve anche per far vedere che esiste il vostro tipo di acquirente.

  11. Promozioni personalizzate e fideluzzazione dei clienti sono solo una parte del vantaggio che le carte fedeltà offrono alle catene di supermercati.

    Grazie a queste , nella filiera agroalimentare la gdo ha accesso a molte piú informazioni sul comportamento dei consumatori rispetto a tutte le altre parti interessate, e ciò le permette di avere altrissimo potere di mercato.

    Sanno esattamente le quote di mercato di ogni prodotto, possono spingerne alcuni piuttosto che altri e mille altre cose.

    Ad esempio sapere quanti pacchetti di gocciole si vendono e chi li compra (ricchi o poveri? Solo bambini o adulti? Eccetera) permette di sapere quanto guadagnerai se ne fai la tua copia sottomarca, cosa che tantissimi retailer fanno ( il mercato delle private labels é in crescita in tutta europa, in italia ancora non come in altri stati ma in spagna rappresenta quasi il 50% delle quote di mercato nell’alimentare)

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