
Dato che siamo freschi di referendum – e viste le molte polemiche sul senso del voto e sull’opportunità di astenersi invece che votare “No” – ho voluto analizzare tutti i referendum abrogativi in Italia (gli unici che prevedono un quorum di partecipazione) dal 1974 al 2025.
Ricordo che il referendum abrogativo serve a cancellare una legge esistente, non a introdurne una nuova.
In particolare, ho cercato i casi in cui:
- Ha vinto il “NO” (cioè la legge è rimasta in vigore), ma anche se tutti i votanti “NO” si fossero astenuti, il referendum sarebbe comunque fallito per mancato quorum — quindi votare “NO” non ha cambiato l’esito;
- Ha vinto il “SÌ” (cioè la legge è stata abrogata), ma solo perché i votanti “NO” hanno partecipato, contribuendo a raggiungere il quorum. In questi casi, se i “NO” si fossero astenuti, il referendum non sarebbe stato valido.
Analizzando i dati (presi da Wikipedia, che a sua volta li ha presi dal sito ufficiale Eligendo), i risultati sono molto interessanti, soprattutto per referendum famosi.
Referendum in cui ha vinto il NO, in cui astenersi NON avrebbe cambiato l'esito:
1. Divorzio, 1974:
| Affluenza | Sì | No | Risultato |
|---|---|---|---|
| 87,7% | 40,7% | 59,3% | No |
La legge Fortuna-Baslini del 1970 introdusse il diritto al divorzio; questo referendum, uno dei più famosi in Italia, voleva abrogarla. Il risultato, che ha preservato questo diritto, sarebbe stato lo stesso anche se tutti i votanti "NO" fossero andati al mare.
2. Finanziamento pubblico ai partiti, 1978:
| Affluenza | Sì | No | Risultato |
|---|---|---|---|
| 81,20% | 43,6% | 56,4% | No |
Stessa cosa!
3. Aborto, 1981:
| Affluenza | Sì | No | Risultato |
|---|---|---|---|
| 79,40% | 32,0% | 68,0% | No |
Anche forse il più famoso di tutti i referendum italiani, quello che non ha cancellato la legge 194 sulla possibilità di abortire nei primi 90 giorni di gravidanza, avrebbe avuto lo stesso esito se chi era contrario all'abrogazione si fosse astenuto.
Stessa cosa per:
- 1978: Ordine pubblico;
- 1981: Ordine pubblico, Ergastolo, Porto d'armi, Proposta dei Radicali sulla depenalizzazione dell'aborto dopo i 90 giorni;
- 1985: Indennità di contingenza;
- 1995: Liberalizzazione delle rappresentanze sindacali, Autorizzazione al commercio, Legge elettorale comuni, Orari esercizi commerciali, Concessioni televisive nazionali, Interruzioni pubblicitarie, Raccolta pubblicità radiotelevisiva.
È interessante notare come alcuni dei referendum più celebri, promossi da forze conservatrici per abrogare diritti civili già acquisiti, come il divorzio e l’aborto, non solo siano stati nettamente respinti, ma abbiano prodotto lo stesso esito che avrebbero avuto se non fossero mai stati convocati: la legge è rimasta in vigore comunque.
Referendum in cui ha vinto il SI, in cui se i NO si fossero astenuti avrebbe vinto il NO
1. Nucleare, 1987:
Questo referendum, indetto subito dopo il disastro di Chernobyl, non chiedeva: "volete abolire il nucleare?" ma si componeva di tre quesiti sull'argomento:
- Abrogare l'intervento statale se il Comune non concede un sito per la realizzazione di una centrale;
- Abrogare i contributi statali agli enti locali per la presenza di centrali nucleari sul proprio territorio;
- Abrogare la possibilità dell'ENEL a partecipare a impianti nucleari all'estero.
| Quesito | Affluenza | Sì | No | Risultato |
|---|---|---|---|---|
| Intervento statale | 65,1% | 80,6% | 19,4% | Sì (52,5% affluenza senza i NO) |
| Contributi agli enti locali | 65,1% | 80,6% | 19,4% | Sì (52,5% affluenza senza i NO) |
| Partecipazione dell'ENEL a impianti all'estero | 65,1% | 71,9% | 28,10% | Sì (non sarebbe passato senza i NO) |
I primi due quesiti sarebbero passati anche se i NO si fossero astenuti, anche se di poco; il terzo no. Dopo questo inequivocabile risultato il Governo decise di chiudere tutte le centrali nucleari in Italia.
2. Sostanze stupefacenti, 1993
| Affluenza | Sì | No | Risultato |
|---|---|---|---|
| 77,0% | 55,4% | 44,6% | Sì |
In questo caso è stata abrogata la pena per la detenzione ad uso personale di droghe leggere; paradossalmente è grazie ai "NO" che il "SI" ha vinto. Se si fossero astenuti, il referendum non sarebbe passato.
Altri casi, un po' meno celebri:
- 1995: Rappresentanze sindacali, Contrattazione pubblico impiego, Soggiorno cautelare, Privatizzazione RAI, Trattenute contributi sindacali.
Menzione speciale, visto che è un argomento spesso discusso qui:
2011, Abolizione del nucleare 2: sarebbe passato anche se i NO si fossero astenuti, con un quorum che sarebbe stato del 51,6%.
Ultima analisi:
Ben 12 quesiti referendari – tra cui quello sull’estrazione di petrolio del 2016 e i quattro quesiti sul lavoro del 2025 – non hanno raggiunto il quorum, ma se fossero arrivati al 50% di affluenza solo grazie a ulteriori voti “NO”, senza aggiungere neanche un voto “SÌ”, i referendum sarebbero passati.
TL,DR:
- grandi "conquiste" nel campo dei diritti sociali (aborto, divorzio) sono state raggiunte con leggi e non con referendum, e se non si fosse votato con convinzione "NO" a quei referendum non sarebbe cambiato nulla;
- possiamo vedere "sul campo" che l'astensione è (e sarebbe stata in alcuni casi) un modo più efficace del votare "NO" ai referendum.
Che ne pensate?
by Okatiu
11 comments
>2011, Abolizione del nucleare 2: sarebbe passato anche se i NO si fossero astenuti, con un quorum che sarebbe stato del 51,6%.
Non avevo mai controllato questo dato, mi sento meno in colpa per essere andato a votare No.
Il problema è che chi vuole votare si ha solo una scelta, chi vuole votare no ne ha due e dividendosi, fra chi preferisce votare no e chi preferisce astenersi, si disperde l’efficacia della scelta favorendo il si.
Questo è uno dei motivi per cui non bisogna abbassare il quorum secondo me, altrimenti il si avrebbe troppi vantaggi di base e non puoi sapere il prossimo referendum su cosa sarà.
Comunque la mia idea è che è più giusto votare no che astenersi, ma è chiaro che dovrebbero farlo tutti in un mondo ideale. Se alcuni si astengono e alcuni votano no, si va contro il proprio interesse di voto.
Forse il voto obbligatorio aiuterebbe? Non lo so, sono argomenti complessi con poche soluzioni.
È interessante che ai tempi dei referendum su aborto e divorzio i No siano andati a votare lo stesso, quando sarebbe stato più strategico astenersi, ai nostri occhi oggi. Non so se ai tempi fosse mal considerato invitare a stare a casa o se i No fossero talmente sicuri della propria forza da non sentire il rischio. Se guardiamo la serie storica, dal 2000 in poi si vede affermarsi sempre di più la tendenza dei No a preferire l’astensione per affossare i Sì.
Questo è un problema secondo me, non solo perché favorisce i No, ma perché impoverisce il dibattito pubblico: chi è per il No non ha interesse a che si parli del referendum e, anziché andare a fare progandanda a spiegare il perché della propria posizione, preferisce fare passare tutto sotto silenzio. A questo giro, ma anche quando c’erano i referendum della giustizia, mi è parso di sentire solo propaganda per i Sì, gente che mi diceva: «perché Sì» e molto molto meno gente a provare a convincermi per il No. Questo non può fare bene alla nostra politica.
Io sarei per alzare la soglia delle firme, che oggi sono ben più facili da raccogliere in fretta, da 500.000 a 750.000 se non forse a 1 milione (magari troppo). E però, di contro, mettere il quorum alla metà dei votanti alle ultime consultazioni parlamentari (e magari una soglia minima al 30%): se il quorum è per dimostrare che la popolazione effettivamente *vuole* togliere una legge, allora si consideri rispetto alla popolazione che *effettivamente* partecipa alla vita politica. Così, se in futuro aumenterà di nuovo la partecipazione politica, avremo un meccanismo cbe si aggiusta da solo.
Ha pure un certo senso dal punto di vista teorico, a pensarci bene. Il parlamento e il governo hanno la loro autorità dagli elettori che li hanno votati durante le elezioni; se metà di questi partecipa a un referendum, questo referendum ha l’autorità per abrogare una loro legge.
Ho capito male io, o in pratica a parte quello sul nucleare del 1987 l’esistenza del quorum non ha fatto differenza? Cioè han votato e la maggioranza ha ottenuto il medesimo risultato come se non vi fosse un quorum? Chiedo se ho interpretato male. Parere personale, l’unico in difetto è proprio quello che mi rode di più, dove il nucleare si doveva continuare anziché fermare.
Strategicamente parlando, il fronte del no deve compattarsi e scegliere se votare no o astenersi. Dare “libertà di scelta” è pericoloso, specie se il fronte dei si è abbastanza consistente, perché una divisione rischierebbe di far passare il referendum.
Anni fa I referendum erano veri temi a cui chiedere il parere popolare. Anche il quesito sulla cittadinanza lo sarebbe stato.
Poi è arrivato landini, ha fatto 4 quesiti super tecnici, li ha spacciati come ” vota sì se sei contro il precariato, gli incidenti sul lavoro, e i licenziamenti” (quando in realtà i sí avrebbero peggiorato queste cose) e la politica ci è andata dietro.
La gente non sapeva cosa votare. La granparte della gente che l’ha fatto non ha capito una fava e ha solo fatto quello che gli ha detto il suo partito/sindacato.
Allo stato attuale delle cose dove almeno il 30% delle persone non andrà mai a votare a prescindere, se c’è un forte sentimento anticambiamento in merito ad un particolare quesito ha senso votare NO perché se si raggiunge il quorum il risultato non è scontato.
Se invece, complice magari il modo in cui se ne discute a favore come il referendum sul nucleare per citarne uno, il sentimento verso il cambiamento è così forte da rendere palese la vittoria del SÌ in caso di raggiungimento del quorum allora chi vuole il NO deve puntare sull’assenteismo volontario (in un referendum abrogativo è comunque un modo per esprimere propria scelta), altrimenti andrebbe solo a votare contro i “propri” interessi (tra virgolette perché probabilmente si pensa che sia comunque la scelta migliore per il paese).
Diciamo che il sistema, a seconda dei casi, può agevolare i favorevoli, se i contrari si disperdono fra ‘no’ ed astenuti, oppure i contrari se si sommano agli astenuti a prescindere.
Personalmente sono abbastanza contrario proprio al concetto di referendum abrogativo, o perlomeno a come viene utilizzato in Italia. Spesso infatti vengono posti quesiti piuttosto tecnici, dove il comune cittadino non è in grado di comprendere le varie implicazioni e di conseguenza finisce per affidarsi alla propaganda. Inoltre essendo abrogativi, e soprattutto, visto che il più delle volte non viene abrogata una legge ma solo una parte, magari anche solo alcune parole, stravolgendone il senso, quello che rimane manca di tutto il supporto legislativo, risultando così monco e a volte pure di difficile interpretazione.
Oltretutto spesso i referendum vengono visti come uno strumento di lotta politica, per contrastare la maggioranza al Governo o semplicemente per dimostrare il proprio potere, e non come mezzo per poter sondare la volontà dei cittadini su alcuni temi importanti e sentiti, come ad esempio sono stati i referendum su divorzio ed aborto.
A mio avviso ne andrebbe limitata l’applicazione e piuttosto sarebbero da incentivare altri istituti legislativi come le leggi di iniziativa popolare.
Sono stanco, capo.
Una prima distinzione andrebbe fatta separando quei referendum che sono in relazione con aspetti personali e quindi della sfera individuale, con quelli che interferiscono con la vita di tutta la società.
Chiedere alla gente di esprimersi per ABROGARE una legge che aumenta i diritti dei singoli (e **non** incide sulla società) è una cazzata. Come può la maggioranza degli italiani decidere per ciò che concerne la sfera intima? Non può farlo, non dovrebbe poterlo fare perché non dovrebbe essere la società a decidere su questioni che non danneggiano la società.
Abortire danneggia gli altri? No (sarebbe un po’ più complesso per la questione feto = essere umano?)
Divorziare danneggia gli altri? No (su questo non ci sono dubbi)
L’uso improprio dell’impianto referendario è piuttosto evidente.
Stessa cosa sarà per il fine vita e tutti quei diritti che non danneggiano altri, ma al massimo aumentano quelli per i singoli che vogliono poterne usufruire. A Tizio e Caio cosa interessa se Sempronio, dopo attente valutazioni, decide di porre fine alle sue sofferenze? La solita ipocrisia italiana del cazzo, dell’italiano medio, ormai non più tanto medio, che vuole decidere per altri che manco conosce e di cui non gli frega una fungia di minchia.
I referendum imho sarebbe bene fossero più consultivi che altro. Conoscere l’opinione italiana in merito ad alcuni temi, in modo da fornire al legislatore un termometro del Paese (non politico). La sig.ra Bigottona non ha alcun diritto di impedire alla sig.ra Godiva di divorziare dal marito.
Considerando i costi per organizzare e portare a compimento ogni singola votazione popolare io opterei per un sistema australiano con sanzione di €30 se non voti.
Oppure eliminiamo il quorum.
Così com’è strutturato il funzionamento del referendum abrogativo, in un’epoca di totale apatia per tutto ciò che non è virale su tik tok e Instagram … la vedo davvero dura.
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