In Emilia-Romagna si sta assistendo a una trasformazione dei terreni agricoli, spinta dall'interesse crescente di grandi aziende e fondi d'investimento nell'installazione di impianti fotovoltaici e agrivoltaici. Le proposte, che offrono prezzi ben superiori al valore agricolo, mirano a sfruttare le opportunità create dagli incentivi del decreto energia e dall'obiettivo di decarbonizzazione dell'Unione Europea. Tale dinamica ha portato a un aumento del valore dei terreni e a una progressiva difficoltà per gli agricoltori tradizionali di mantenere le loro attività produttive.

Parallelamente, vengono proposte soluzioni come l'agrivoltaico e norme specifiche per salvaguardare l'uso agricolo dei terreni. Le regolamentazioni cercano di trovare un equilibrio tra la necessità di produrre energia da fonti rinnovabili e il mantenimento delle tradizioni agricole, limitando l'installazione di pannelli solari in alcune aree e favorendo modelli che permettano la doppia funzione terreni agricoli. Queste misure intendono garantire uno sviluppo sostenibile del territorio, pur affrontando il dibattito sulla trasformazione profonda del paesaggio rurale.

by mirkul

17 comments
  1. Un articolo più lungo del solito, visto che siamo nel weekend e abbiamo tempo di leggere.

    Io sono assolutamente pro fotovoltaico, non vorrei che questa diventasse una scusa per bloccarlo, però bisogna trovare una soluzione a gli impatti sull’agricoltura, che sappiamo non essere messa benissimo, in particolare sui compensi.

  2. sono un redditor semplice: leggo un post (ma mi basta il titolo) “contro” il fotovoltaico -> tappo downdoot

  3. Potrebbe essere un’opportunità di guadagno: progettare un sistema scalabile e conveniente per sorreggere tanti pannelli solari sopra a grandi coltivazioni, che sia pratico per la manutenzione di entrambi. Andrebbe probabilmente a beneficio delle coltivazioni stesse, ottimizzando l’irraggiamento nei momenti critici tramite inclinazione dei pannelli e sfruttando la struttura anche per l’irrigazione.

  4. Poi fare fotovoltaico in pianura padana, nota per il suo bel sole

  5. Avremo bisogno di ~70GW di fotovoltaico da qui al 2030 (come minimo, ma un po’ di piu’ non guasterebbe).

    Niente contro l’installazione sui fabbricati, ma è stato calcolato che non saranno sufficienti.

    Perché installarli nei campi? Perché costa meno.

    Se consideriamo i campi coltivati per fare biocarburanti, il rendimento energetico di un campo di pannelli solari e’ di due ordine di grandezza maggiore di un campo di girasoli o di mais. E non richede acqua o fertilizzanti.

    Per cui per carità, preserviamo il paesaggio, ma almeno evitiamo di dire che il solare ci togliera’ il cibo di bocca.

    Perché poi, nessuno si è mai lamentato delle serrre, che non è che siano più belle dei pannelli solari.

  6. Farò una speculazione basandomi solo sul titolo:

    piccoli imprenditori che campano praticamente solo grazie al caporalato e ai sussidi che sono contro una industria strategica e ad alto valore aggiunto. Se mi sbaglio downvotatemi.

  7. Il tutto perché gli “ambientalisti” sono stati convinti che il nucleare sia il peggiore di tutti i mali. Ad oggi potevamo avere energia 100% green e invece ogni mese arriva qualcuno a dire “solo un altro campo di pannelli, solo altri 100 milioni di euro, ti prometto che sistemiamo tutto”

  8. Serve una premessa importante però: parliamo di “tradizioni agricole” come necessità o è un caso di “non mi piace quando il progresso mi obbliga a cambiare qualcosa a me”?

  9. Mah, mi sembra giusto parlarne visto quante persone sono alla disperata ricerca di fondi pubblici da intascarsi.

    Abbiamo bisogno dei terreni agricoli, non esiste che vengano buttati via in questo modo. Prima si dovrebbero coprire con i pannelli i fabbricati e poi eventualmente si può valutare di installarli anche nei campi.

    Questi pannelli sono un grosso problema anche per la fauna, perché per evitare l’ingresso di estranei vengono molto spesso recintanti. Questo significa che gli animali selvatici perdono un sacco di terreno non solo per pascolare, ma anche proprio per andare da un luogo all’altro. Poi inizieranno ad attraversare le strade sempre più spesso ed ecco che partiranno le battute di caccia perché “ce ne sono troppi”.

  10. L’idea originale dell’agrivoltaico era quella di coltivare sotto i pannelli categorie di ortaggi che richiedono più ombreggiatura, non sta merda da late stage capitalism in cui prendiamo campi già sfruttati per monocolture e li trasformiamo in parchi esclusivamente fotovoltaici.

  11. L’Italia già è un paese con pochi terreni, con città molto estese e poco alte. Andiamo a sfruttare i terreni agricoli invece di creare poche centrali nucleari ben sparse, più produttive ed efficienti del fotovoltaico. Dei geni proprio.

  12. Un po’ di considerazioni random

    1. non stanno cercando di convertire i vigneti di Bolgheri, il vino Emiliano fa abbastanza schifo, per questo costano poco i terreni.

    2. il concetto dietro l’agrivoltaico è proprio la non l’abolizione dell’agricoltura, la riduzione del consumo di suolo

    3. In una zona industrialene inquinata (la pianura padana) non mi sembra irragionevole

    4. L’esempio di un singolo, peraltro non verificato, non sembra grande giornalismo

    5. il problema diventa serio se non si limita il consumo di suolo destinato a scopi alimentari

  13. > Tale dinamica ha portato a un aumento del valore dei terreni e a una progressiva difficoltà per gli agricoltori tradizionali di mantenere le loro attività produttive.

    e perché questo dovrebbe essere un problema ?

  14. Mi sembra che ci siano una serie di tematiche che non vengono toccate o a cui non viene data la giusta importanza per avere una visione più completa della situazione, ne elenco un po’ per ordine di pertinenza/importanza etica/sociale:

    -l’Emilia è un fagotto di distretti industriali, la stragrande maggioranza di questi sono aziende energivore che devono procurarsi energia, più energia è disponibile e più è economica e quindi semplice per le aziende restare in salute. tante di queste industrie si sono già spese per avere una produzione interna, mettendo pannelli sui capannoni o terreni adiacenti acquistati direttamente da loro, ma ancora non basta e quindi si compra ancora una quota non irrisoria di gas.

    È facile dire “poveri contadini, ci tolgono il cibo” ma la realtà è che l’Economia locale dipende molto di più dall’industria e dal mio punto di vista già questo basta per sblianciarmi a favore degli impianti fotovoltaici in quanto tutelano una quota maggiore della popolazione che è già transitata su lavori più sicuri e a maggiore valore aggiunto.

    -È in atto ormai da anni una brusca transizione nel settore agricolo dovuta alla passata predominanza di piccole imprese agricole, che nonostante la PAC non riescono a tirare avanti se non con cavilli come diventare agriturismi, i terreni buoni stanno già venendo accumulati da imprese agricole più grosse, che li ammodernano e li sfruttano probabilmente meglio di quanto non lo fossero prima grazie a nuove attrezzature e tecnologie. A questo si unisce il complicato cambio generazionale dove molti giovani non desiderano più lavorare nei campi, sia perché faticoso sia per le crescenti difficoltà legate al cambiamento climatico: c’è molto più caldo nei campi oggi di quanto non ce ne fosse 20/30 anni fa, serve più acqua e gli eventi estremi mettono a rischio i raccolti costantemente (Modena in questo senso ha una sfiga assurda con la grandine).

    -A causa di recenti innovazioni nel settore agricolo (idroculture, carne sintetica ecc. ) lo spazio necessario per la produzione alimentare nei prossimi decenni andrà comunque drasticamente rivisto, come saranno messe a repentaglio decine di migliaia di posizioni di lavoro ad esso associate, quindi opporsi al fotovoltaico mi sembra ignorare il cambiamento drastico che andrà comunque fatto a un certo punto;

    -Le attuali aziende agricole per la scarsità di forza lavoro sopracitata sfruttano lavoratori extracomunitari (Pakistani e Indiani in primis) spesso in condizioni di lavoro dubbie/non in regola, siamo sempre in Italia e queste dinamiche sono ben note a tutti.

    Uno spunto giusto per dare una prospettiva di cosa si potrebbe fare o come governo/regione potrebbero spingere in una direzione ideale: mentre la pianura e la collina sono molto ambite la montagna si sta spopolando e ospita terreni e spazi comunque significativi che si sono svalutati. Queste zone potrebbero con i giusti investimenti (dal costo relativamente ridotto appunto per la bassa domanda) ospitare nuovi stabilimenti/coltivazioni che sfruttino le innovazioni tecnologiche così da controbilanciare la perdita di produzione agricola nella Bassa, al contempo rivitalizzando comunità economicamente più depresse.

  15. Sarebbe da riempire di pannelli solari tutto ciò che è stato fabbricato, come parcheggi e capannoni, e coprire il resto di fa bisogno con il nucleare.

    E magari i terreni attorno alle città e alle autostrade riportarle a “foresta”, soprattutto se come nella foto completamente sprovvisti di vegetazione anche lungo i confini.

  16. Perché sacrificare terreni coltivabili anziché terreni _non_ coltivabili?

    Il capitalismo terminale farà costare le verdure più dell’oro.

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