Boom di dimissioni volontarie dal lavoro, uno su quattro è alla ricerca di un nuovo senso di vita

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  1. Un fenomeno che avevo sentito riferito agli Stati Uniti, invece ci sono numeri anche qui in Italia.
    Nel mio piccolo, ho due colleghi in uscita.

    La mia impressione è che queste siano, almeno in parte, dimissioni semplicemente ritardate, che prima sono state messe “in pausa” dal COVID e ora invece arrivano al pettine.

  2. Gli altri 3 lo han trovato e, guarda caso, han scoperto che il senso della vita non è lavorare dieci ore al giorno senza straordinari pagati grazie al “forfeit”, senza Smart Working perché “a casa non fai un cazzo”, senza prospettive di carriera perché “la gavetta è lunga” e senza Aziende che ti vogliono convincere che per lavorare “ci vuole passione”.

  3. >Se prima c’era una forte cultura al sacrificio, ora sempre più persone pretendono condizioni lavorative migliori arrivando anche a preferire di restare momentaneamente disoccupati.

    E per fortuna, no?

  4. Non ho ancora trovato un posto di lavoro qualificabile come “sano”, tutti tossici per un motivo o per l’altro.

    Alla lunga stanca vivere 8 ore minimo in un luogo del genere con gente del genere.

  5. Il lavoro dovrebbe essere necessario ma non predominante nella vita di una persona. Molti ancora vivono della favola del lavoro dei sogni o del sacrificarsi per il lavoro, come se questo li nobilitasse.

  6. il sistema classico del “trovati un lavoro, sposati, stai zitto e fatti andare bene tutto” sta per spaccarsi completamente, vedo segni sempre più evidenti che la gente è stufa marcia del mondo che ci siamo creati e delle aspettative che si hanno sul come andrebbe condotta una vita.

    Purtroppo mancano modelli alternativi reali e sostenibili

  7. Io ho mollato durante la prima ondata di covid, o meglio, mi era stato detto: “vista la situazione ti metto in pausa.” che tradotto ( gestivo case vacanza con un property manager) sarebbe: senti ti licenzio momentaneamente ma rimani disponibile fino a quando non passa tutto che mi servi.
    Al che ho colto la palla al balzo è l’ho mandato a quel paese, anche perché la pausa non era retribuita ovviamente.
    Ebbene dall’ora sono disoccupato, fortunatamente ho una piccolissima rendita che non mi fa morire di fame, ed ho scoperto che alla fine vivo meglio da povero libero che da benestante frustrato.
    Non posso più permettermi i vizi dell’epoca non posso più prendere la moto e andare a sperperare soldi in qualche ristorante a caso, non posso più comprare cazzate su Amazon ecc..
    Ma sapete cosa? Svegliarmi quando voglio andare dove voglio ( ove i soldi lo permettono ovviamente :D) ascoltare musica tutto il giorno, leggere, guardare film, stare fermo al sole osservare la pioggia ogni volta che mi va, beh non ha prezzo, non so se sarà così per sempre o se domani mi sveglio e mi dico: ” ma che cazzo sto facendo?” ma per ora essere l’unico responsabile delle mie scelte e della mia vita non ha prezzo.

  8. Durante il covid ho cambiato lavoro da azienda che mi piaceva ma ruolo no e con poche prospettive di crescita a nuova azienda che mi piace con lavoro che mi piace e pagato letteralmente il doppio.

  9. Ho 42 anni. Per la mia intera vita chiunque più grande di me ha ripetuto lo stesso mantra ottuso: “studia e troverai un buon lavoro”, oppure “sopporta lo stipendio da fame perché poi vedono che vali e te lo aumentano”.

    Non funziona più così, se mai ha funzionato così dopo gli anni’70. La mobilità sociale in ascesa è ferma, l’avidità capitalistica ci paga lo stretto necessario per impedire che mettiamo mano alle armi e il valore del nostro lavoro è quasi zero: siamo cose da sfruttare fino alla sostituzione perché lo scopo del sistema economico non è prendersi cura dei bisogni delle persone… o meglio, lo scopo è farlo l’indispensabile per perpetuare lo sfruttamento.

    Ho vissuto tutta l’esistenza fino a 8 anni fa nel timore di finire per strada, ora sto tornando a quel timore perché il mio stipendio si sta lentamente erodendo grazie all’aumento di ogni cosa tranne che della retribuzione. Andarsene in cerca di circostanze migliori è l’unica via, gli “imprenditori” non fanno manco una lira senza di noi e non si può sempre cedere al ricatto.

  10. A prescindere dalle solite frasi che si sentono ovunque, si sta creando una pericolosissima spaccatura generazionale che deve necessariamente essere risolta.

    L’imprenditore ha la sue ragioni, il dipendente ha le sue ragioni, ma non c’è proprio modo di capirsi. C’è poco da fare.

    Non voglio poi entrare nel merito di chi negli anni avrebbe davvero dovuto interpretare queste problematiche, ossia i sindacati, dove il dipendente più giovane ha 90 anni e pretende di capire il mondo del lavoro dei giovani e cosa sia meglio per loro.

  11. Da uno che ha lavorato una vita nella comunicazione: Sto pensando seriamente a mollare tutto e andare a fare l’operaio.

  12. Eccomi.

    Mi ero stufato di andare a lavorare per 1600 euro come Ingegnere Software, facendomi 60km al giorno di strada.

  13. Ho dato il preavviso a fine marzo, da maggio sarò senza lavoro. Mi prendo del tempo per migliorare la mia situazione fisica e psicologica + un corso di formazione per un nuovo lavoro.

  14. Non vedo l’ora di vedere gli imprenditorini/ucci/etti/otti di provincia con il suv provare cosa vuol dire la fame.

  15. Guardate dove lavoro io, multinazionale settore chimico, in 4 mesi ce ne siamo andati in tre. Con tre motivazioni diverse. Io ho allungato un pelo la strada, ma per fortuna è solo autostrada, però sia come lavoro, come esperienza e come retribuzione non ho particolari rimpianti: dove ero prima, sì ero più vicino ma mi sembrava di stare in una bara e i giorni passavano lenti, senza prospettive vere. Semplicemente non esiste più il posto fisso se hai un minimo di amor proprio. Non come lo intendevano i nostri genitori: siamo pronti a rischiare e a metterci in gioco. Ovviamente non è una regola generale e dipende dalla situazione che hai, economica e di vita, però se il mercato lo permette, perché fossilizzarsi?

  16. Forse un elemento fondamentale del fenomeno e’ la “Prospettiva” o meglio la mancanza di essa?

    Uno lavora con contratti ridicoli. Se ha la fortuna di averne uno. Pensione se la sogna. Farne una a integrazione non e’ possibile che non hai fondi e stipendio gia’ non ti permette nulla. Casa scordatela. Paghi rate di auto la quale ti serve per andare a lavoro per pagare l auto stessa. E caro benzina e caro tutto e caro bollette.

    Tutto sto casino e poi “ti posso rinnovare contratto altri sei mesi come part time ma mi lavori full fime e ti pago part time”… E allora vaffa e uno molla tutto e ciaone no?

  17. finalmente la gente si sta rendendo conto che lavorare 8 h + 1 h di pausa obbligatoria e almeno 1 h di viaggio casa/lavoro sia praticamente uno spreco della propria vita.

    Dalle mie pochissime esperienze lavorative mi è sembrato di capire che lavorare 6 ore al giorno sia l’ideale per la salute fisica e mentale. Ma poi ci sarebbe il problema dello stipendio, che non so come si possa risolvere..

  18. Il miglior modo per ritrovare se stessi è prendersi un anno di ferie, andare in India e accarezzare un elefante in un santuario

  19. Un amico di mio padre, sessantacinquenne di ferro, si è incazzato a morte con me quando al suo “I giovani che assumo non hanno voglia di fare un cazzo e dopo due settimane se ne vanno”, ho risposto “Beh, so anche che non hai voglia di pagarli, ci sarebbe una soluzione semplicissima, però se non ci sei ancora arrivato non posso pensare io per te”.

  20. Penso che uno degli aspetti positivi della pandemia sia stato proprio quello di aver dato una scossa al mondo del lavoro e ad alcune dinamiche tossiche che ormai davamo per assodate.

    Io nel mio lavoro ci metto il 100% ma non vivo per lavorare, non vivo nemmeno per fare volontariato e non mi svendo per un tozzo di pane, a maggior ragione per aziende che magari fatturano milioni su milioni.

    E se tutti iniziassero a farsi valere un minimo forse non ci troveremmo con situazioni vergognose al limite dello schiavismo.

    ​

    **Prendete in mano la vostra vita, se un posto è tossico o vi sfrutta guardatevi intorno e cambiate quanto prima.**

  21. Presente! Affanculo i luoghi di lavoro tossici e che ti fanno sentire inutile, ho preferito licenziarmi e cercare altro con calma, sto di un sereno che non vi dico!

  22. Continuo a ripeterlo come un pappagallo, il momento che mi ha dato più soddisfazione nella mia vita da 23enne è stato quando il capo da cui lavoravo per 3 anni mi ha detto, senza possibilità di trattare, che dovevo tornare al lavoro in ufficio per il 100% del tempo.

    3 giorni dopo sono andato in ufficio e ho detto che mi licenziavo e che non accettavo controproposte.

    Che cazzo di goduria. Casualmente da quando sono andato via agli altri colleghi è stato proposto 2gg in ufficio e 3 a casa lol

    La vita è troppo breve per farsi prendere per il culo per quattro soldi

  23. L’ho fatto anch’io, sono disoccupato da 7 mesi ormai (vivo all’estero, ho il sussidio) e cerco un lavoro che mi piaccia sul serio. Purtroppo è talmente difficile trovarlo che temo che presto sarò costretto ad accettare per l’ennesima volta un altro posto che non mi piace, in cui starò malvolentieri per altri 2 o 3 anni, finché non mi deciderò di rifare la stessa cosa. E il circolo andrà avanti all’infinito…

  24. I’m in this picture and i don’t like it

    Edit: ancora mi sorprende come la mia ex-datrice di lavoro fosse sorpresa alle mie dimissioni (operaio semplice) dopo avermi fatto lavorare una settimana prima per 10 ore e mezza di fila in trasferta e senza pause/mangiare/bere. Zero preavvisi alla cosa e alla eventuale durata

  25. E pensare che tra un paio di mesi lascio il lavoro e mi trasferisco a Torino per cercare cose migliori.

    Ebbene si non voglio sacrificarmi per 1400 euro al mese quando posso puntare a 2000 euro.

    Se la cultura al sacrificio vuol dire prenderlo in culo mi dispiace ma sono etero.

  26. Ci sta. Il mondo del lavoro dei boomers non collima con l’andamento della società e con gli ideali delle nuove generazioni.

    L’unico cazzo è che, almeno a queste latitudini, sono tantissimi e ancora occupati. Attendiamo il loro pensionamento, per ora serve ancora fortuna per trovarsi un bel lavoro (buona paga, buoni orari e ambiente non tossico)

  27. Il posto fisso va bene con l’inflazione allo 0% o quasi. L’inflazione adesso è a cosa, 7%? Di più? O ci sono aumenti a tappeto o la gente cerca il passo in diagonale, mi sembra più necessità che mancanza di sacrificio.

    Io conosco tanta gente che lavora ben più di quanto è da contratto, perché le cose *vanno* fatte alla fine. Mio padre fa qualcosa come 50 ore settimanali su 36 nominali. Un amico fa 13 ore al giorno in ospedale. Un’altra ieri stava lavorando a mezzanotte, ed è così da settimane tutti i giorni. Se continui a ucciderti (che già non è positivo) e stai peggio di prima non è sacrificio, è stupidità.

  28. Finalmente si comincia a ragionare, ma ricordiamoci tutti sono i giovani che non hanno voglia di lavorare e invece di pagare devono lavorare gratis e schiavizzati.

  29. Bene così è ora che ci sia questo cambio di mentalità, non si deve vivere per lavorare ma il contrario. Mi chiedo solo quando e se si arriverà al punto di rottura.

  30. lavoro in un posto magnifico (rispetto a cose che ho letto qui), ma vivere solo per lavorare non mi piaceva. quindi sono passato al part-time libero (3-4 mattine a settimana, ho aperto la partita iva) e mi sono messo seriamente a disegnare su commissione tramite web. guadagno di più e lavoro di meno, da solo. per ora, miglior scelta mai fatta.

  31. Un operaio in un mobilificio veneto 30 anni fa guadagnava 1.8 milioni di lire + 1 milione furi busta.

    Ovviamente 12 ore al giorno + sabato mattina.

    Questo operaio qualunque si poteva permettere casa + auto nuova + moglie casalinga + 2 figli .

    In questo caso capisco i sacrifici

  32. Proprio oggi sono andato in ufficio a consegnare le ultime cose. Dimissioni volontarie e ho dei colloqui in ballo, ma niente di sicuro o niente che ancora mi abbia fatto dire “tu sei quello giusto al 200%”.

    È stato un azzardo? Probabilmente si.

    Mi sento psicologicamente meglio? Si.

    Lo rifarei? Si.

  33. Uscito dalle superiori ho avuto esperienze lavorative una peggio dell’altra e alla fine mi son deciso ad iniziare un nuovo percorso, più in linea con i miei interessi. Iniziato quindi a lavorare per un’azienda 3 anni fa’, super motivato, impaziente d’imparare e di fare del mio meglio, dato le dimissioni a febbraio di quest’anno demotivato a 1000 e con prescrizione di antidepressivi.

    Ora son più di 2 mesi che non faccio niente (non ho neanche voglia/le forze di fare niente tra l’altro) e al solo pensiero di tornare a buttare 8/10 ore al giorno, 5 giorni la settimana, per i prossimi 40 anni mi fa davvero venire una gran voglia di andare a fare bungee jumping senza elastico.

  34. Porcamadonna, giusto oggi dopo l’ennesima discussione col mio datore di lavoro, in cui pretendeva di avere ragione senza sapere di cosa stesse parlando, preso dal nervoso ho pensato “Mi licenzio anche se non ho un altro lavoro in attesa”, in maniera da poterlo cercare con più calma, ed eventualmente pensare di andare a vivere all’estero. Questo articolo è capitato proprio a pennello lol. E i commenti mi hanno aiutato a capire che in fondo non sono solo io che ho un posto del cazzo… ma un po’ tutti sono così (Viva l’Italia).

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