
Il Codice si applica a quei content creator definiti «rilevanti», ossia coloro che raggiungono almeno 500 mila follower o un milione di visualizzazioni per contenuto. Questi influencer sono assimilabili alle emittenti televisive e, pertanto, sono considerati titolari di piena responsabilità editoriale. Per questa ragione e per garantire trasparenza e assunzione di responsabilità, Agcom ha istituito un elenco ufficiale al quale gli influencer dovranno iscriversi entro sei mesi dalla pubblicazione del Codice.
Scendendo più nel dettaglio, il Codice stabilisce una serie di principi che gli influencer devono seguire nella pubblicazione dei loro contenuti:
- Correttezza e imparzialità dell'informazione. Gli influencer devono fornire informazioni accurate e imparziali, evitando la diffusione di contenuti fuorvianti.
- Rispetto della dignità umana. È vietato pubblicare contenuti che possano ledere la dignità delle persone o promuovere stereotipi negativi.
- Contrasto ai discorsi d'odio. Gli influencer sono tenuti a prevenire e contrastare qualsiasi forma di discorso d'odio o discriminazione.
- Tutela dei minori e del diritto d'autore. Devono essere adottate misure per proteggere i minori e rispettare i diritti d'autore nelle pubblicazioni.
- Trasparenza delle comunicazioni commerciali. Le collaborazioni promozionali devono essere chiaramente indicate, in linea con il «Digital Chart», il Regolamento di autodisciplina promosso dall'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP).
Il mancato rispetto delle regole stabilite nel Codice comporta sanzioni amministrative che possono arrivare fino a 250 mila euro. In caso di violazioni che riguardino la tutela dei minori, le sanzioni possono salire fino a 600 mila euro
L'Unione Nazionale Consumatori ha accolto positivamente l'introduzione del Codice, definendolo un «passo avanti importante» nella lotta contro la pubblicità occulta sui social media
«Insoddisfacente» è invece il giudizio del Codacons che definisce il Codice una serie di «misure che non sembrano andare nella direzione di limitare lo strapotere degli influencer».
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Il codice completo dovrebbe essere questo: Delibera 472/24/CONS | Agcom
by nohup_me
12 comments
A me piacerebbe un bel bollino su tutti quei gym bros influencers che prendono kili di sostanze dopanti , ma si professano natural, vegani, cruelty free, gluten free, virgin.
Già se ne vanno per le tasse, ora proprio li invitiamo a fare le valigie
Mi trovo d’accordo con i presupposti enunciati dall’AgCom ma onestamente resta tutto da vedere come controllerà tutti i contenuti segnalati e chi deciderà quali sono appropriati.
Normare i mezzi di informazione é un processo complesso e molto delicato, si resta sempre in bilico tra il rischio di abuso del mezzo ed il rischio di censura.
Proprio per questo, io credo nell’educazione digitale come vero rimedio al cattivo uso dei social network, da parte di utenti e influencer. Piuttosto che la coercizione ed il controllo, investire sulla diffusione di conoscenza e senso critico.
In questa direzione va il saggio che ho scritto sulla tematica, in cui discuto i rischi per la salute determinati dai social network e propongo delle raccomandazioni per arrivare ad un uso piú sano dello strumento digitale.
> Correttezza e imparzialità dell’informazione. Gli influencer devono fornire informazioni accurate e imparziali, evitando la diffusione di contenuti fuorvianti.
Condivisibile, ma chiedere ai creator di tenere standard che neanche i giornali rispettano è un po’ ridicolo. Poi *imparziali* che significa? Esistono creator di destra e creator di sinistra, che ovviamente offrono punti di vista parziali per tirar acqua al proprio mulino.
> Rispetto della dignità umana. È vietato pubblicare contenuti che possano ledere la dignità delle persone o promuovere stereotipi negativi.
Benissimo.
> Gli influencer sono tenuti a prevenire e contrastare qualsiasi forma di discorso d’odio o discriminazione.
Anche no grazie. La moderazione devono farla le piattaforme, un creator non può stare a fare policing sulla sua sezione commenti.
> Trasparenza delle comunicazioni commerciali. Le collaborazioni promozionali devono essere chiaramente indicate, in linea con il «Digital Chart», il Regolamento di autodisciplina promosso dall’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP)
Oh, finalmente cazzo. Ad Andrea Galeazzi sarà preso un colpo, dato che già lui (e molti come lui) rompe i TOS di Youtube.
> Tutela dei minori e del diritto d’autore. Devono essere adottate misure per proteggere i minori e rispettare i diritti d’autore nelle pubblicazioni.
Vorrei capire cosa significherebbe per quelli che fanno reaction.
C’è un codice di condotta per gli influencer ma i [**politici hanno l’immunità anche quando si fanno fotografare mentre commemorano il Duce?**](https://www.unita.it/2024/01/14/la-foto-di-ignazio-la-russa-col-volto-del-duce-lintegrazione-dei-post-fascisti-e-la-superiorita-della-costituzione/).
Mi sembra giusto.
Imbarazzante
Domanda, un influencer che produce contenuti in italiano, ovviamente destinati ad un pubblico italiano, ma non residente in Italia; deve sottostare lo stesso a queste regole?
>Correttezza e imparzialità dell’informazione
>Rispetto della dignità umana
>Contrasto ai discorsi d’odio
cosa cazzo vogliono dire? la vedo dura delineare questi aspetti senza essere tremendamente limitanti della libertà di espressione. Con il divieto di “promuovere stereotipi negativi” posso censurare chi cazzo mi pare.
>Tutela dei minori e del diritto d’autore. Devono essere adottate misure per proteggere i minori e rispettare i diritti d’autore nelle pubblicazioni.
>Trasparenza delle comunicazioni commerciali. Le collaborazioni promozionali devono essere chiaramente indicate, in linea con il «Digital Chart», il Regolamento di autodisciplina promosso dall’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP).
Questi mi paiono molto ragionevoli e fattibili, ovvio che nei dettagli si deve mantenere il diritto alla critica e ai contenuti di reazione.
Tutto ad un tratto gli influencer sono tenuti a standard più alti delle più alte cariche dello stato italiano, e della TV statale, e dei giornali.
Chiaro, una sorta di standard serve e internet va gestito in qualche modo, ma perché non partire da cose molto più semplici da regolamentare come appunto televisione e giornali, e discorsi politici con un fact checker… Non vedo come questa non possa finire ad essere un’arma a doppio taglio, che vuol dire correttezza, trasparenza, rispetto della dignità umana, in questo momento storico? Sono frasi che cambiano significato in base a che bocca le pronuncia. I politici influencer con più di 500k follower dovranno seguire queste regole?
Posso solo immaginare cosa porterà l’AI…
Qual è il portale per inviare le segnalazioni?
Croix89 è finito
bello,
queste cose si applicano anche ai profili dei politici o alle trasmissioni in televisione?
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