
Mi sono imbattuto in questo articolo, io sono Sardo, la testata online ha sede a Cagliari e fa capo alla Diocesi.
Il tema è delicato, delicatissimo, e sinceramente pensavo di essermi imbattuto in un articolo "a senso unico" ma che invece mi ha posto davanti a una riflessione profonda, posto che io sono totalmente a favore della libera scelta, è così sbagliato se chi ti vuole bene tenta di dissuaderti?
La stessa Santi ha tenuto volontariamente gli amici lontani per paura di ripensamenti.
Io ho vissuto una situazione del genere 6 anni fa con mia mamma che dopo una lunga malattia si è spenta fra le nostre braccia, poteva scegliere di stare in ospedale sedata e ignara ma ha voluto trascorrere gli ultimi mesi con noi, fra mille difficoltà ma circondata d'affetto, la sua è stata una scelta pesante e coraggiosa.
Ancora oggi mi chiedo se il nostro sia stato egoismo mentre approfittavamo del suo un enorme gesto d'amore nei nostri confronti.
by xSteeve
9 comments
Come da titolo e corpo del messaggio, a distanza di 6 anni ancora rimugino sulla scelta di mia mamma che ha deciso di morire (soffrendo) a casa circondata dai suoi cari, e nonostante io sia totalmente a favore della libera scelta mi chiedo se sia così sbagliato se chi ti vuole bene tenta di dissuaderti dal porre fine volontariamente alla tua vita.
Tema super delicato, mi piacerebbe sapere che ne pensate.
Articolo molto bilanciato.
Il tema è delicato, delicatissimo, e sinceramente pensavo di essermi imbattuto in un articolo “a senso unico” ma che invece mi ha posto davanti a una riflessione profonda, posto che io sono totalmente a favore della libera scelta, è così sbagliato se chi ti vuole bene tenta di dissuaderti?
è sbagliato dissuadere ed è sbagliato appoggiare a prescindere
è giusto chiedere, parlare, confrontarsi e sostenere: altrimenti metti solo il tuo compasso morale nella scelta del malato.
Io mi interfaccio tutti i giorni con la persona che ho più cara al mondo che è disabile per una brutta malattia e ci ho messo anni a uscire dal “meglio secondo me” e arrivare al “quale pensi sia il meglio per te?”
>è così sbagliato se chi ti vuole bene tenta di dissuaderti?
No, e questo non smetterà di succedere. All’interno delle mura di casa ci saranno amici e parenti che proveranno a dissuadere la persona ed altri che invece capiranno la scelta.
Il problema è quando a voler decidere è qualcuno di esterno, qualcuno che non ti conosce, che non sa chi sei, che non conosce il tuo dolore e che spesso lo strumentalizza a fini politici. Il problema è chi ci fa i post acchiappa like, chi ci fa le immagini da mettere su FB, chi si rifugia nella religione, chi fa nei talk show a riempirsi la bocca di luoghi comuni.
Il problema non sarà mai l’amico di vecchia data che esprime il proprio dissenso direttamente alla persona e non credo che nessuno abbia mai messo in dubbio la cosa.
> Io penso che amare una persona non significhi darle sempre e comunque ragione, soprattutto quando pensa di non avere dignità, di essere di peso per i propri cari o la società, quando non trova motivi per apprezzare la sua vita e crede di non aver più nulla da dare. Penso che essere solidale con una persona non significhi lasciare che faccia o si faccia del male, soprattutto quando è un male radicale e definitivo. Non è davvero possibile in questo ambito la neutralità, la quale, se non significa per forza disinteresse, comunica involontariamente una conferma della svalutazione che l’altro attribuisce a sé stesso.
Penso sia giusto provare a dissuadere le persone, il dialogo serve anche al malato per comprendere se effettivamente è la scelta giusta.
Ma deve essere a due vie mentre dall’articolo io capisco che per l’autore la scelta del malato è sempre e comunque sbagliata. Il suo torto è non farsi dissuadere a fare una scelta che l’autore reputa sbagliata senza provare a capire le motivazioni dell’altra parte
Proprio ieri leggevo l’intervista, commovente, del marito di Laura Santi. Per chi resta è ovviamente dura, perché con la morte è così che funziona. Quindi è normale il pensiero di non voler perdere un proprio caro che, invece, sta scegliendo di andarsene. C’è chi arriverà poi ad un’accettazione e chi fino alla fine tenterà di dissuadere. Non c’è un giusto o uno sbagliato per chi non è coinvolto in prima persona nella scelta del suicidio assistito, perché è un diritto della persona malata prendere una decisione del genere.
Il tema non e’ poi cosi’ delicato ma ci sono molte sfumature e casistiche. C’e’ gente che ormai e’ un involucro vuoto senza vita attaccato a macchinari. Gente che e’ cosciente ma prigioniera del proprio corpo e dei propri dolori. Gente che e’ pronta per andarsene e ha problemi di salute o ha mali per cui non esiste cura. E gente che magari e’ solo triste e depressa e passa un momentaccio.
Al momento nessuno puo’ scegliere di farla finita. Il massimo che puoi fare e’ rifiutare le cure e morire lentamente se sei cosciente. In alternatia ti butti sotto i binari di un treno o nel traffico.
Nella mia personale opinione questo ultimo punto e’ esattamente il fulcro della discussione. Cioe’ se uno vuole morire, ed e’ fisicamente capace di camminare, si suicida, che sia legale o meno. Non c’e’ modo di impedirglielo.
Ha senso poter dire a una persona che se vuole morire circondata dai propri cari, nel momento di sua scelta, loro devono andare in galera per istigazione o aiuto al suicidio?
[https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-xii/capo-i/art580.html](https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-xii/capo-i/art580.html)
Ha senso che l’unico modo in cui una persona possa scegliere di farla finita e’ violento e traumatico per loro e per tutti gli sfortunati che assisterebbero alla scena?
Per me la risposta e’ no. Se puoi vuoi o riesci a dissuadere e’ d’obbligo data l’irreversibilita’ della cosa. Deve essere una decisione informata e sentita. Se ti fai dissuadere non lo e’.
Pero’ ecco, nel tuo caso, una persona che ha gravi problemi di salute, soprattutto se anziana, non e’ che con le cure vive bene o a lungo. Realisticamente avrebbe sofferto di piu’ e guadagnato un paio d’anni di continuo dentro e fuori ospedale.
Mia madre ha una patologia neurodegenerativa, in pochi anni l’ha trasformata in tutt’altra persona. Si sta indagando su potenziali cause genetiche: dovessero mai risultare mutazioni (che di fatto condannano nel 90% dei casi ad avere la stessa patologia), dovrò fare anche io medesime analisi. E nel caso dovessero risultare anche per me, ho deciso che tutelerei su carta in primis i miei cari e poi me per evitare sofferenze e vite sprecate a badare a me. Può sembrare un ragionamento cinico, ma vedo la fatica che prova mio padre e, no, non vorrei mai essere un peso così grande per il mio compagno o eventuali figli. E mia madre era una di quelle persone che diceva che non voleva essere un peso per nessuno, ma adesso non si vuole schiodare da casa nemmeno nelle condizioni in cui si trova (pur comprendendo io che difficilmente percepisce il suo stato).
Se io fossi dalla parte del familiare che riceve la notizia del proprio caro che dice “adesso per me basta”? L’idea mi fa percepire forse un briciolo del dolore che si prova davvero, ma sarebbe troppo egoistico non ascoltare.
Tentare di dissuadere è una cosa, impedire è un’altra.
E quante persone pro-libertà di suicidio assistito ritengono effettivamente sbagliata la prima cosa?
Comunque mi sembra un articolo che cerca di presentarsi come “equilibrato” ma è chiaramente contro senza però volerlo ammettere (almeno inizialmente), e con un tono molto retorico.
La parte che mi ha colpito di più è quella che riduce la libertà a qualcosa che si “esercita”, non accennando al concetto di libertà negativa/non subire costrizioni tranne che per schernirlo (“toglie, sì, la sofferenza, ma attraverso la soppressione del sofferente!”)
Sul “sentirsi un peso”, è una questione non banale, ma anche questo può invertire: e se una persona vuole morire ma subisce pressioni in senso opposto e viene spinta a continuare a vivere tra atroci sofferenze solo per non dare un dispiacere agli altri? Li sono gli altri a essere (proprio essere, non solo sentirsi) – un peso…
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