
Attenzione che le microplastiche non si sa ancora bene cosa causino, di sicuro non fanno bene ma non si conoscono ancora le quantità dannose. E`comunque interessante perchè è il primo studio italiano fatto su prodotti da supermercato (si lo so che lo chiederete perchè interessa a voi: no, non ci sono i marchi e i prodotti acquistati)
attraverso l’analisi di 28 campioni lattiero-caseari, utilizzando la micro-FTIR (Microspettroscopia infrarossa in trasformata di Fourier) in modalità di riflessione totale attenuata. Il polietilene tereftalato (PET) è risultato il polimero più frequente, seguito da polietilene e polipropilene. La maggior parte delle microplastiche era di dimensioni inferiori a 150 μm, con la classe tra 51 e 100 μm come la più comune (33,8%). I frammenti irregolari (77,4%) e le particelle di colore grigio (68,4%) erano predominanti. Il formaggio stagionato ha mostrato la più alta concentrazione di microplastiche (1857 MP/kg), seguito dal formaggio fresco (1280 MP/kg) e dal latte (350,0 MP/kg). I risultati confermano una contaminazione diffusa da microplastiche nei prodotti lattiero-caseari e sottolineano l’importanza di ulteriori ricerche sui percorsi di contaminazione e sulle strategie per ridurre l’esposizione alle microplastiche nella filiera lattiero-casearia.
Un totale di 28 campioni è stato acquistato presso punti vendita della grande distribuzione, comprendenti 4 campioni di latte a lunga conservazione trattato a temperatura ultra-alta (1 litro ciascuno), 10 campioni di formaggio fresco (500 g ciascuno; meno di 1 mese di stagionatura) e 14 campioni di formaggio stagionato (500 g ciascuno; più di 4 mesi di stagionatura).
I nomi commerciali non sono stati divulgati per mantenere l’obiettività e prevenire potenziali conflitti di interesse.
Nei 28 campioni analizzati di prodotti lattiero-caseari per la contaminazione da MP in 26 di essi sono state rilevate particelle plastiche. Complessivamente, sono state identificate 266 particelle plastiche appartenenti a 20 diverse classi polimeriche
Le fonti comuni di MP includono imballaggi a base di plastica, materiali a contatto con gli alimenti utilizzati durante la lavorazione e fibre sintetiche provenienti dagli indumenti degli operatori.
hanno dimostrato che particelle plastiche provenienti dai vassoi in polistirene utilizzati per il confezionamento commerciale della carne di pollo si attaccavano alla superficie della carne anche dopo il risciacquo, evidenziando un potenziale rischio per i consumatori. I percorsi di contaminazione identificati lungo la filiera della carne potrebbero applicarsi anche al settore lattiero-caseario, con imballaggi e attrezzature di lavorazione come possibili fonti comuni di contaminazione da MP in diverse matrici alimentari
Assessing microplastic contamination in milk and dairy products | npj Science of Food
by nohup_me
15 comments
Nello studio ci sono le immagini di come si vedono al “microscopio”:
https://preview.redd.it/997zmx531fgf1.png?width=2584&format=png&auto=webp&s=a221a61851171a4b55e75f1b786a8f563d5fceae
Proprio come l’amianto!
Posso dire “io c’ero”!
Il fatto è che le microplastiche, così come i PFAS, ormai sono ovunque, ed è veramente difficile non entrarci in contatto. Forse del tutto impossibile.
Magari mi sbaglio o sono catastrofista, ma mi sembra una di quelle situazioni in cui dobbiamo rassegnarci e sperare che non facciano troppi danni.
Sarebbe tanto, a quanto capisco. In peso è poco, ma basta poca plastica per causare problemi.
Io mi chiedo se tutto sto imballaggio alimentare non faccia peggio che i germi classici da contatto umano. Potessi comprerei tutto sfuso, frega zero dell’igiene quando l’alternativa è mangiarsi letteralmente plastica. Dei miei anticorpi contro i batteri mi fido, dei miei anticorpi contro la plastica…
Tra l’altro in molti casi è termoretraibile applicato diretto sul prodotto, immagina cosa succede quando scaldi la plastica..
Comunque, ad una riflessione successiva, mi rendo conto che ad esempio nel latte potrebbero venire direttamente dalla mucca stessa, dalla sua alimentazione e idratazione a monte. Ben prima del processo di imballaggio del prodotto finito.
PSA per chi vuole evitare le microplastiche.
Evitate cibi preriscaldati o riscaldati in confezioni di plastica.
Evitate cibi takeaway.
Comprate un filtro per le microplastiche per la lavatrice e bevete acqua del rubinetto.
Il problema si pone principalmente per Microplastiche ingerite con acqua e bevande o cibi, soprattutto con plastica riscaldata, che perde quindi la sua struttura e fa “shedding”. Per quanto riguarda l’inalazione putroppo si parla di gomme e trasporto per strada, quindi impossibile da evitare.
Ossia dimensioni millimetriche centinaia di micron, tutta roba rilasciata dai vestiti che la gente compera su piattaforme temu o schlein
Ma come????? Ci dicono che con i nostri regolamenti, leggi, leggine e il MADE IN IDALY siamo in una botte di ferro, ASSURDO…
Io trovo sempre assurdo che come esseri umani abbiamo realizzato robe incredibili, siamo in grado di comunicare con l’altra parte del mondo in maniera quasi istantanea, siamo andati sulla luna, creiamo automi e IA, costruiamo edifici enormi, siamo in grado di volare pure non essendo animali volanti, abbiamo imparato a trasportare l’acqua in posti impensabili, siamo in grado di vedere sia tra le galassie che tra le molecole.
Però se parli di abbandonare la plastica e altri inquinanti, la gente ti guarda con rassegnazione dicendoti che è impossibile.
Ho letto parti cesarei ed ero molto molto confuso
Lol, come cazzo si fa a dire che è pet dall’ ir. Se uno del mio team viene da me con questo dato lo rimando a fare chimica 1 seduta stante
Sarebbe tutto molto interessante se non per il fatto che le micro plastiche le respiriamo, letteralmente. Questo é lo scopo della vita, plastic!
Hanno trovato le microplastiche anche in corsi d’acqua alla sorgente, a questo punto lottare contro le microplastiche è una battaglia persa e si fa prima a trovare alternative come la dialisi annuale o creare batteri mangiaplastica da gettare a casaccio, rispetto a limitare l’uso.
Purtroppo noi consumatori non possiamo farci niente. L’unica cosa che può cambiare la situazione sono regolamentazioni a livello statale ed europeo più severe, che forzino le aziende ad offrire alternative plastic-free, a ridurre la produzione di plastica e a ricercare soluzioni alternative.
Da parte mia, mi conforto con il pensiero che, se morirò di qualcosa, morirò di formaggio.
Ehi non mi ero reso conto che tu sei quello che condivide articoli senza capirli.
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