Il 4 agosto 1849, esattamente 176 anni fa moriva a Mandriole di Ravenna, all’età di 27 anni, Ana Maria Ribeiro meglio nota come Anita Garibaldi.

by zgido_syldg

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  1. Cito il Dizionario Biografico degli Italiani:

    > RIBEIRO DA SILVA [sic], Ana Maria (Anita). – Nacque a Morrinhos, nell’attuale Stato di Santa Catarina (Brasile), il 30 agosto 1821, da Bento, mandriano, e da Maria Antonia de Jesus Antunes.

    > La sua vita trascorse senza eventi rilevanti e documentati fino al 30 agosto 1835, quando – a quattordici anni – fu data in moglie a un calzolaio della vicina Laguna, dove la famiglia si era trasferita nel 1834: Manuel Duarte de Aguiar. In quel momento, erano già morti di tifo il padre e alcuni fratelli maschi; Ana Maria aveva cinque sorelle e quattro fratelli.

    > Sembra che il matrimonio fosse stato combinato dalla madre per domare il carattere ribelle della ragazza: ma ciò risponde al cliché della rivoluzionaria, a cui aderirono tutte le ricostruzioni posteriori. Pare simpatizzasse (ma si trattava pur sempre di un’adolescente) per la rivolta dei *farrapos*, ossia degli ‘straccioni’: così erano denominati dal governo legittimo i *gauchos* e il ceto commerciale e intellettuale degli attuali Stati di Rio Grande do Sul e di Santa Catarina, i più meridionali del Brasile. Avversi al pugno di ferro imperiale e alle pesanti misure fiscali, i *farrapos* avevano dato vita a una guerra di secessione, che durò circa un decennio, dal settembre del 1835 al marzo del 1845, nel corso della quale fu fondata la República Rio-Grandense. Il carattere repubblicano dell’impresa, che aveva trovato in Bento Gonçalves da Silva il proprio esponente di punta, attrasse le simpatie degli esuli politici italiani, in particolare del bolognese Livio Zambeccari, presso i quali gli ideali rivoluzionari a sfondo democratico e quelli protonazionali erano ben vivi.

    > Fu in quel contesto, liberale e massonico, che Giuseppe Garibaldi divenne, nel settembre del 1838, *capitão-tenente*, comandante della Marinha farroupilha. Incontrò Anita nell’estate del 1839, durante le operazioni navali che portarono a un’estensione della rivolta riograndense nel vicino territorio di Santa Catarina. Nonostante le tempeste, i naufragi, le fortunose ritirate e le fulminee azioni belliche, per quattro mesi proprio Laguna fu capitale dell’effimera República Juliana, fondata da Davi Canabarro e Garibaldi, con Luigi Rossetti (1800-1840) – un altro mazziniano – segretario di Stato. Il motto della nuova realtà politica (*Liberdade, Igualdade, Humanidade*) non lasciava dubbi circa la derivazione ideologica dalla Giovine Italia. Fu allora che avvenne l’incontro fra Ana Maria e Garibaldi, poi trasformato nelle *Memorie autobiografiche* di quest’ultimo in un classico *coup de foudre*:

    > «Io passeggiavo sul cassero dell’*Itaparica* ravvolgendomi nei miei tetri pensieri, e dopo ragionamenti d’ogni specie conchiusi finalmente di cercarmi una donna […] Gettai a caso lo sguardo verso le abitazioni […] Là coll’aiuto del cannocchiale […] scopersi una giovine, ordinai mi trasportassero in terra nella direzione di lei […] Era Anita! La madre de’ miei figli! La compagna della mia vita, nella buona e cattiva fortuna! La donna il cui coraggio mi sono desiderato tante volte! Restammo entrambi estatici e silenziosi, guardandoci reciprocamente, come due persone che non si vedono per la prima volta, e che cercano nei lineamenti l’una dell’altra qualche cosa che agevoli una reminiscenza. La salutai finalmente, e le dissi “Tu devi esser mia”. Parlavo poco il portoghese, ed articolai le proterve parole in italiano. Comunque, io fui magnetico nella mia insolenza» (Garibaldi, 1888, 1920, pp. 55 s.).

    > Quando, a metà novembre del 1839, i repubblicani dovettero ritirarsi, anche a causa della reazione popolare allo stato di guerra che aveva bloccato gli scambi, Ana Maria seguì il comandante italiano, abbandonando definitivamente il marito, forse arruolato fra gli imperiali. Ricominciarono gli scontri e i combattimenti. Artefice del mito del temperamento di Ana Maria, ormai Anita, fu lo stesso Garibaldi, il quale, soprattutto nelle *Memorie autobiografiche*, ricostruì il profilo morale della ‘giovine eroina’ romantica: «Io avevo una sciabola ed una carabina, che portavo attraversata sul davanti della sella. La mia Anita era il mio tesoro, non men fervida di me per la sacrosanta causa dei popoli e per una vita avventurosa» (p. 65). In effetti, nell’estate del 1840, Anita cadde prigioniera dei regolari nella battaglia di Curitibanos, ma riuscì poi a fuggire, rubando un cavallo e compiendo, incinta, una lunga corsa per riprendere contatto con gli uomini di Garibaldi. Il 16 settembre 1840, a Mostardas, nacque il primogenito Domenico Menotti (1840-1903), la cui esistenza parve un «vero miracolo, poiché nel decorso della gravidanza la coraggiosissima donna avea assistito a molte pugne, sopportato molte privazioni e disagi ed una caduta da cavallo» (p. 86). Le prime settimane del piccolo furono terribili: la casa in cui Anita lo stava allevando fu attaccata da una banda ostile e di nuovo la giovane madre dovette fuggire con il neonato fra le braccia, finché non fu ritrovata dallo stesso Garibaldi. Lo stato di crisi e di prostrazione dell’esercito riograndense indusse quindi la famiglia a passare a Montevideo, dove si stabilì il 17 giugno 1841 in quella che poi divenne calle 25 de Mayo. In Uruguay sarebbero nati Rosa (1843-1845), Teresita (1845-1903) e Ricciotti (1847-1924). Giuseppe e Anita si sposarono il 26 marzo 1842 nella chiesa di S. Francesco d’Assisi di Montevideo: dovettero probabilmente dichiarare di ritenere scomparso il precedente marito di Ana Maria, anche se l’atto non recava informazioni in proposito. Per un breve periodo, fu recuperata una parvenza di normalità: Garibaldi si diede al commercio, poi cominciò a impartire lezioni di matematica, geografia, calligrafia. Anita si occupava dei ragazzi e non partecipò direttamente alle vicende politico-militari del marito. Questi, invece, assecondò ben presto la sua vocazione all’azione; agli inizi del 1842 era ufficiale di Marina e in giugno imbarcato su unità uruguayane in missione contro le forze del dittatore argentino Juan Manuel de Rosas.

  2. Va be ma non l’avevo probabilmente mai vista in foto. Che butch incredibile.

  3. Lei e Garibaldi credo la coppia più chad mai vissuta nell’umana stirpe.

  4. A dimostrazione che la calura e le zanzare della Romagna uccidono /s

    Consiglio, per restare in tema, una visita al Gianicolo, luogo delizioso e criminalmente maltrattato dai Romani ( i busti dei garibaldini e altri patrioti del risorgimento vengono regolarmente vandalizzati), in cui[ Anitona é ritratta furiosa a cavallo in un monumento](https://img.atlasobscura.com/gVwjLS-YqoPc2oeaR3clZlXmf4fzHfy_9KDGU3AMSEE/rt:fit/w:1200/q:80/sm:1/scp:1/ar:1/aHR0cHM6Ly9hdGxh/cy1kZXYuczMuYW1h/em9uYXdzLmNvbS91/cGxvYWRzL3BsYWNl/X2ltYWdlcy8xNzZk/NGE0Mi1lODU5LTQ4/YWYtYjQ4MC01YzNh/Y2E3YzRmNjIzNjM4/MzY5NWQ1NjJhNmQ2/N2FfMjAxMS0wMy0y/N19Sb21hX0dpYW5p/Y29sb19Bbml0YV9H/YXJpYmFsZGlfLV9m/b3RvXzEuanBn.jpg) a sé stante poco lontano da quello imponente del Beppino nazionale.

    Fun fact: il monumento fu eseguito da Mario Rutelli, scultore palermitano della fine ottocento a cui si devono, tra le altre cose, anche la fontana delle Naiadi in Piazza Esedra a Roma e bisnonno dell’ex sindaco di Roma Francesco.

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