Asia Cogliandro, pallavolista con una lunga carriera tra Serie A1 e A2, aveva denunciato di essere stata allontanata dal Perugia Volley dopo aver comunicato la sua gravidanza. Dopo aver firmato il rinnovo del contratto, ha scoperto di essere incinta e ha informato la società, che a breve le ha chiesto di lasciare l’alloggio fornito dal club e di restituire le mensilità già pagate, mentre veniva spinta ad accettare un accordo economico inferiore rispetto a quanto previsto dal contratto.

Ora le parti hanno trovato un accordo: la società sportiva verserà all’atleta l’intera cifra prevista dal contratto, all’appello mancavano 12mila euro, e dall’altro la Cogliandro non parlerà più di licenziamento causato dal fatto di essere rimasta incinta, ma si prende atto che il suo contratto è stato portato a scadenza e non è stato rinnovato.

by mirkul

12 comments
  1. La società non ha scusanti, passi il non rinnovarle il contratto in scadenza, ma pagare di meno una persona solo perché rimasta incinta è fuori ogni ragionamento.

    Certo, non potrà giocare, ma questo vale per qualsiasi persona che rimane incinta e vada in maternità.

  2. Tipica storia all’italiana dove quella che può essere vostra madre, moglie o sorella viene discriminata in quanto donna e madre. E pensare che ci sono scarti umani che appoggiano discriminazioni di questo tipo nei loro lavori o fanno finta di non vedere.

  3. Eh ma dobbiamo fare figli eh. Il Paese ha bisogno di nuovi bambini. La natalità è stagnante. Ma porca m4donn4

  4. E che lo decidono loro quello di cui può parlare? Si sono comprati il silenzio senza neanche un risarcimento danni per il licenziamento

  5. E pensare che sarebbe bastato onorare il contratto fin da subito e poi proporre una posizione in un ruolo segretariale fino all’eventuale ritorno in campo. Sarebbe stata anche una bella storia di quelle che il marketing ci fa sopra un bel po di contenuti. La pochezza dei manager nei paesi del primo mondo mi lascia sempre perplesso

  6. non entro nel merito della notizia ma leggere “le donne incinta” mi fa rabbrividire. INCINTE è una parola italiana normalissima pd

  7. La follia è che una società sportiva debba pagare un’atleta che non può performare in campo.

    È ridicolo equiparare le sacrosante tutele femminili del mondo del lavoro “impiegatizio” con il mondo dello sport: l’atleta aveva la responsabilità di curare il suo corpo ed evitare la gravidanza, la società purtroppo esce danneggiata mentre l’atleta verrà pagata per stare a casa a grattarsela.

    Privilegio vergognoso.

  8. Mi sembra strano comunque che non siano previste per gli sport femminili assicurazioni che coprono la gravidanza delle atlete in maniera simile a quelle che coprono parte dello stipendio nei casi di infortuni di medio-lungo termine

  9. Qui si parla di un atleta non di un impiegata, e vedendo come è andata a finire sicuramente lei ha peccato di comunicazione.

    D’altra parte c’è da capire come tutelare il diritto alla riproduzione, ma ripeto, ogni carriera ha i suoi costi e non è che se sei donna ne sei esente.

  10. quando appoggi dei soldi sopra una badilata di merda, rimane la merda…

    squallore invece di gioia…

  11. Ma esattamente che soluzione vi aspettavate? Che fosse pagata fino alla pensione senza giocare?

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