Incidenti sul lavoro, Inail: “Nei primi tre mesi del 2022 saliti del 50%, boom nei trasporti e magazzinaggio. 189 quelli mortali: quattro in più”

11 comments
  1. >le donne, con un aumento da 14 a 24, mentre tra gli uomini c’è stata una discesa da 171 a 165

    Gli uomini muoiono sul lavoro 4 volte di più rispetto alle donne. Quella grave mancanza di parità tra i sessi meno mediatizzata.

  2. Penso che stia facendo la sua una certa componente di stress sociale e credo una riduzione dell’attenzione da parte degli enti.
    Non vedo un Asl in cantiere dal 2020 e non è che mi dispiaccia la loro presenza, anzi.

  3. Ancor prima di perdere le energie sul trito e ritrito divario di genere, a me piacerebbe una bella analisi sul divario di classe. Vorrei vedere i dati di chi si è infortunato in base alla mansione, in base al reddito, in base agli studi conseguiti, e magari anche in base alla situazione economica della famiglia di provenienza. Poi mi piacerebbe anche allargare il campo d’indagine e vedere quanti di questi incidenti sono da ricondursi ai fenomeni quali la disattenzione dovuta al bornout lavorativo o alla mancanza di misure adeguate da parte del datore di lavoro.

    Coi primi dati in mano potremmo innanzitutto rivelare il volto vero di chi perde la vita per portare il pane a casa, anziché celarlo dietro il generico appellativo di lavoratore. Dopodiché coi secondi scopriremmo quanti di questi incidenti sarebbero potuti essere tranquillamente evitati: perché sia chiaro, gli incidenti capitano, ma conoscere quanti accadono per sfortuna e quanti invece per negligenza o pessime condizioni lavorative pare essere materia che non suscita l’interesse di nessuno; sicuramente non quello dei datori di lavoro, che non desiderano altro di lavarsene le mani liquidando tutto come una fortuita coincidenza.

    Questi dati purtroppo però noi non li abbiamo, per cui non ci rimane che immaginare e osservare empiricamente. Non che sia una cosa così difficile, in fondo è del segreto di pulcinella che stiamo parlando: mentre la classe dirigente si gode il proprio lavoro seduta comoda comoda sulla propria poltrona nell’ufficio dotato di aria condizionata e ogni altro comfort, la classe proletaria rischia la propria vita per i profitti della prima. Le loro vite sono sacrificabili così come lo erano quelle dei loro padri e così come lo saranno quelle dei loro figli, generazioni a cui ormai è preclusa ogni aspirazione da quando l’ascensore sociale si è guastato.

    L’analisi di classe però non interessa a nessuno, è cosa vecchia, vetusta, antiquata, e lo dimostra l’assenza dei dati sopracitati e di qualsiasi dibattito sull’argomento. Per noi tutti i morti sul lavoro non sono altro che uno spiacevole fatto della vita, rimarrà un mistero chi sono, perché sono morti, e da dove provenivano.

  4. “wow, che insensibili questi lavoratori a farsi del male e far passare dei guai agli imprenditori, ma non hanno un cuore?”

    Briatore, probabilmente

  5. La maggior parte degli incidenti sul lavoro sono incidenti stradali. Ma quelli non fanno notizia, e, come al solito, sono classificati come “invevitabili”, “casualità”. Quando in Italia cominceremo a prendere sul serio la sicurezza stradale?

  6. Ci vuole calma e sangue freddo. I dati non sono così terribili come vengono presentati, o meglio, non sono così peggiorativi rispetto agli anni scorsi, in cui la media quotidiana era sempre di circa tre morti al giorno (anche uno solo è inaccettabile, siamo d’accordo). Molte di queste morti sono di infortuni in itinere, che non hanno niente a che vedere con la sicurezza sul lavoro in quanto a cause, a meno che non ci si voglia addentrare sui ritmi, il carico di lavoro e i turni, visto che l’81 praticamente non ne parla (si, la valutazione stress lavoro correlato è una buffonata). Si potrebbe per esempio parlare della grande truffa collettiva che è la consulenza per la sicurezza (400 euro per DVR stampati con gestionali in cui non c’è scritto niente, solo fuffa), corsi di formazione più o meno inutili (metto dentro chiunque, mille lavori diversi, tutti concetti generici). Si potrebbe parlare delle Asl, sottodimensionate, mandate allo sbaraglio, con minacce praticamente quotidiane (soprattutto al sud, ma ovunque in Italia), e continuamente svilite: viene reso impossibile il dialogo con le aziende, certe volte manca addirittura il tesserino di riconoscimento e la formazione continua è quasi assente. Si potrebbe parlare della nuova vergognosa legge fatta lo scorso anno per dare nuovi poteri all’Ispettorato del lavoro, che però non ha tecnici in grado di conoscere la materia e ha escluso i laureati i tecniche della prevenzione dal bando, salvo poi subire un ricorso e aver permesso l’accesso a chiunque abbia una laurea (si, anche una laurea al DAMS). Si potrebbe parlare delle cooperative, delle agenzie interinali. Si potrebbe parlare di molte cose e invece si snocciolano dati a caso, si punta il dito, ci si indigna un po’, ma non cambia una sega.

  7. Mi par scontato, sono mesi che gran parte dell’industria è strapiena di lavoro. Cosa che, visto che agli imprenditori ad assumere più gente viene l’orticaria, obbliga i lavoratori a far tutto di fretta e magari facendo un sacco di straordinari. Fare le cose correndo ed essendo stanchi facile farsi male

  8. Non tutte le morti bianche sono bianche allo stesso modo. In molti casi la colpa è dei lavoratori che non usano le protezioni.

  9. Tanto per avere nuovamente copertura mediatica su questa strage servirà che a morire sia di nuovo una giovane donna molto attraente e con un bambino piccolo (parlo del caso di Luana, ovviamente). Finché le vittime saranno per lo più uomini non ci sarà mai alcuna empatia.

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