
Immagine: [Dettaglio dal dipinto di Francesco Pesellino Il trionfo di Amore, Castità, e Morte (1450)](https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/27/Francesco_Pesellino_-_Trionfo_dell%27Amore.jpg)
Questa domenica sarà il primo giorno del mese di maggio: il primo maggio è una data che, probabilmente, in molti evoca la festa dei lavoratori, a ricordo delle grandi lotte operaie, che hanno portato all’ottenimento di diritti come le otto ore lavorative; ma non tutti sanno che questa data ha un significato ben più antico, si tratta, infatti, del Calendimaggio.
Innanzitutto, da dove proviene questo nome? Deriva dalle *calende*, termine che indica il primo giorno di ogni mese; ebbene, le calende di maggio avevano un significato particolare nella religione romana, era sacra a Flora, dea della fioritura e quindi anche della primavera. Sotto questo punto di vista il Calendimaggio è legato ad altre feste simili come la notte di Valpurga in Germania.
La festa sopravvive in diverse regioni italiane: nel Nord (in particolare nella zona delle Quattro Province: Piacenza, Pavia, Alessandria e Genova) in Toscana (per esempio nella Montagna pistoiese) e altre. Un tempo, era particolarmente noto il Calendimaggio fiorentino, ormai praticamente scomparso. In alcune aree, il Calendimaggio ha finito per sovrapporsi alla festa di San Michele Arcangelo dell’8 del mese.
In alcune aree viene eretto anche il cosiddetto *Albero di Maggio*.
La funzione propiziatoria di questa festa è evidente durante una questua nella quale, in cambio di doni (tradizionalmente uova, vino, cibo o dolci), i maggianti (anche detti maggerini) cantano strofe di buon augurio agli abitanti delle case che visitano. Simbolo della primavera sono gli alberi, come ontano e maggiociondolo, (detti *del maggio*), che accompagnano i maggerini, e i fiori (viole, rose), citati nei canti, e con i quali i partecipanti si ornano. In particolare la pianta dell’ontano, che cresce lungo i fiumi e i torrenti, è spesso presente nel rituale (come simbolo di vita).
Ecco la descrizione del Calendimaggio, da *Le origini del teatro italiano* di Paolo Toschi.
> La notte del 30 aprile gruppi di giovani si recavano nei boschi e ne asportavano o interi alberi, o rami verzicanti e fioriti, e attaccavano questi alle porte o alle finestre delle ragazze come dichiarazione d’amore, o piantavano quelli davanti alla casa delle maggiori autorità del paese, o anche nelle piazze o nelle aie.
> Con ciò esplicitamente intendevano recare il segno della rinnovata fecondità della Natura, che avrebbe a sua volta procurato ai singoli e alla comunità l’abbondanza e la fortuna.
Questo rito, nelle manifestazioni più o meno varie assunte secondo i diversi ambienti e tempi, è rimasto fondamentalmente uguale nel carattere e nel significato.
Il Calendimaggio ha cominciato a sparire nel corso del XIX secolo, quando il 1° maggio, venne scelto dal movimento operaio come festa dei lavoratori, e divenendo quindi una ricorrenza sociale. Per questo motivo, il fascismo arrivò a vietare le feste di Calendimaggio in varie zone. In alcuni casi, però, il regime, coerentemente con la sua politica nazionalista, lo incentivò (spesso nella forma di rievocazioni medievali) come il Calendimaggio di Assisi, istituito nel 1927, per volere del podestà Arnaldo Fortini.
Insomma spero che questo post di storia e antropologia sia risultato interessante, e di non avervi annoiato.
3 comments
>Un tempo, era particolarmente noto il Calendimaggio fiorentino, ormai praticamente scomparso.
In alcuni paesi del Mugello e dintorni si va ancora a “rizzare Maggio”: dai gruppi di persone che vanno in giro a cantare stornelli in abiti contadini (i maggiaioli)… ai gruppi di persone che buttano le biciclette nelle fontane o in cima agli alberi.
Il tema ispira un film *de paura* stupendo, “The wicker man” (1973)
Ci fecero anche una canzone: http://www.uciimtorino.it/europa/occmusprof_kalendamaia.htm