Desideravo condividere con voi il risultato di una mia personale ricerca sulla storia del Risorgimento.

La Carboneria fu una delle protagoniste delle prime fasi del Risorgimento. Il suo nome è diventato sinonimo di cospirazione, ma che cosa fu davvero questa società segreta?
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Le origini della Carboneria restano in parte oscure. Le prime “vendite” compaiono nel Mezzogiorno d’Italia all’inizio dell’Ottocento, in opposizione a Gioacchino Murat. Secondo alcuni storici deriverebbero da logge massoniche dissidenti, non allineate al napoleonismo. Altri le ricollegano agli Charbonniers francesi, una società segreta d’ispirazione giacobina che i soldati francesi avrebbero portato in Italia. Non manca chi ipotizza persino un intervento inglese, interessato a destabilizzare l’Italia napoleonica.
In quegli stessi anni fiorirono altre società simili – come gli Adelfi e i Filadelfi – ma la Carboneria finì presto per prevalere ed eclissare le altre.
La Carboneria prese i propri simboli dal mestiere dei carbonai, un tempo molto diffuso in Italia. Patrono ufficiale era San Teobaldo, e la gerarchia prevedeva vari gradi: apprendista, maestro e gran maestro (che poi diventeranno nove).
I nuclei locali erano le “baracche”, riunite in “vendite” e organizzate in “ordoni” territoriali. I membri si chiamavano tra loro “buoni cugini”, mentre i non affiliati erano detti “pagani”. Il linguaggio in codice era parte integrante della vita carbonara:
la "foresta" indicava l’Italia,
i "lupi" erano gli oppressori,
“suonare a piena orchestra” significava dare inizio a un’insurrezione.
Esisteva persino un cifrario a sostituzione.
Il rito di iniziazione era solenne e teatrale: l’aspirante, bendato, affrontava prove simboliche, alla fine prestava giuramento e veniva circondato da confratelli armati di accette. L’avvertimento che gli veniva rivolto era: “Se tradirai, queste accette ti colpiranno. Ma se avrai bisogno, con esse correremo in tuo aiuto”.
Nata con un’impronta liberale e cristiana, la Carboneria raccolse adesioni soprattutto tra piccoli borghesi, basso clero ed esercito. Inizialmente organizzò moti antinapoleonici nel Regno di Napoli (ritratti anche da Giovanni Verga ne "I carbonari della montagna").
Dopo la Restaurazione, le speranze di una costituzione svanirono e l’azione si rivolse contro i Borbone. Nel 1818 entrò in scena Filippo Buonarroti, veterano della Congiura degli Eguali in Francia. Con lui la Carboneria assunse un volto più radicale: accanto all’ideale democratico-repubblicano comparvero istanze sociali, dalla riforma agraria a tendenze socialiste.
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L’occasione arrivò nel 1820, ispirata dalla rivoluzione spagnola. Nella notte tra l’1 e il 2 luglio, i reparti di Nola si ammutinarono guidati da ufficiali carbonari come Michele Morelli e Giuseppe Silvati, affiancati dal sacerdote Luigi Minichini e poi da Guglielmo Pepe.
I ribelli sventolavano la bandiera segreta carbonara – un tricolore orizzontale celeste, nero e rosso – simbolo delle braci ardenti sotto il carbone e la cenere. Il re Ferdinando I di Borbone fu costretto a concedere la costituzione, ma la gioia durò poco: nel 1821 gli austriaci invasero il Regno delle Due Sicilie, il re revocò la carta e fece impiccare Morelli e Silvati.
Intanto la Chiesa condannava duramente le società segrete: con la bolla Ecclesiam a Jesu (1821), papa Pio VII scomunicò i carbonari accusandoli di indifferentismo religioso e di parodiare i sacramenti.
Gli anni successivi furono segnati da fallimenti e repressione.
A Milano (1820), Silvio Pellico e Piero Maroncelli vennero arrestati e rinchiusi per dieci anni allo Spielberg.
In Francia (1822), i celebri Quattro sergenti di La Rochelle furono ghigliottinati.
A Roma (1825), Angelo Targhini e Leonida Montanari vennero decapitati in Piazza del Popolo.
Nacque anche una Carboneria femminile, la “Società delle Giardiniere”, che vide protagoniste donne come Teresa Casati Confalonieri e Cristina Trivulzio di Belgiojoso.

I moti del 1830-31 segnarono il tramonto. Il fallimento della congiura di Ciro Menotti a Modena e la repressione austriaca indebolirono la Carboneria.
Nel 1831, la fondazione della Giovine Italia di Giuseppe Mazzini offrì un nuovo modello di cospirazione: meno esoterico, più politico e aperto a tutti. Le sconfitte del 1834 a Lione, la morte di Buonarroti (1837) e la repressione seguita ai moti del 1848 portarono la Carboneria in secondo piano.

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Eppure la Carboneria non scomparve. Ricerche recenti, in particolare quelle di Gian Mario Cazzaniga, basate su testi rituali, rapporti di polizia, immagini di basi (oggetti rituali) e diplomi (attestati del grado ricoperto) hanno mostrato che la società segreta sopravvisse a lungo, soprattutto a Roma, che ne divenne il centro principale. Diventa l'ala più intransigente del movimento repubblicano. Alla fine dell'Ottocento si mobilita a favore dei movimenti di liberazione nazionale di Serbia, Creta e Cuba (come già nel 1821 i carbonari si impegnò a favore dell'indipendenza della Grecia), oltre che naturalmente di Trento e Trieste, promuovendo manifestazioni e raccogliendo volontari. La Carboneria partecipa poi al movimento irredentista, a quello antifascista, per poi militare nella Resistenza (a Roma saranno presenti due brigate della "Carboneria Italiana", la Brigata Mazzini e la Brigata Mameli o Banda Neri). Le fonti ci mostrano che la Carboneria continua a operare come organizzazione popolare del PRI, per poi scomparire verso gli anni '70. Restano però la sua leggenda e l’impronta che lasciò sul Risorgimento e sulla cultura politica italiana ed europea.

La Carboneria ebbe eco anche all’estero. In Portogallo fu rifondata alla fine dell’Ottocento con una chiara impronta repubblicana. Nel 1908 fu sospettata dell’assassinio del re Carlo e del principe Luigi Filippo. Due anni dopo, nell’ottobre 1910, i repubblicani portoghesi tra cui i carbonari guidati da António Machado Santos presero Lisbona e proclamarono la repubblica: la bandiera rosso-verde da loro adottata divenne quella ufficiale del nuovo Portogallo.

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by zgido_syldg

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