C’è, però, anche l’aspetto sportivo, quello che risulterà preponderante a partire da febbraio, quando l’attenzione generale si sposterà sui circenses, ed è indiscutibile che l’Italia, nei 17 giorni delle Olimpiadi (6-22 febbraio 2026) e nei dieci delle Paralimpiadi (6-15 marzo), sarà al centro del mondo, con i suoi impianti nuovi, risistemati e ristrutturati, con i suoi due villaggi olimpici (uno a Milano, uno a Cortina) e scenari da cartolina – o, ormai, da Instagram – che riporteranno l’immaginario dei Giochi invernali a rappresentazioni più coerenti rispetto a quelle che, nel 2022, si videro a Pechino, quando la neve dello sci alpino fu solamente artificiale. Si gareggerà in tre regioni – Lombardia, Trentino e Veneto – con gli sport sul ghiaccio al coperto a Milano, freestyle e snowboard a Livigno, sci alpino, sci alpinismo, fondo, salto con gli sci e biathlon tra Bormio, Anterselva, Cortina e Tesero, pattinaggio di velocità a Baselga di Piné, combinata nordica tra Predazzo e Tesero, ancora Cortina con curling, skeleton, slittino e bob, la cui pista è stato uno dei temi caldi di questi anni, dal punto di vista delle strutture, mentre la cerimonia di chiusura si terrà all’Arena di Verona: sotto l’aspetto scenografico, l’Italia farà sicuramente la propria figura, alimentando – di certo nel periodo olimpico e paralimpico, ma anche in proiezione – il turismo delle aree interessate, già ora molto note e frequentate ma che si gioveranno, abbastanza inevitabilmente, dell’onda lunga dei Giochi. Il successo di immagine di Torino 2006 fu innegabile, così come l’impatto negativo lasciato da strutture poi dismesse: se quest’ultimo è uno dei rischi che corrono alcuni impianti di Milano Cortina 2026, almeno gli obiettivi di visibilità e marketing non possono fallire.