Ieri pomeriggio a casa a letto, con i postumi di una bella influenza che non mi dà pace da giorni, ho guardato la serie TV di Netflix sul mostro di Firenze.

Mi è piaciuto tantissimo il fatto che si è dimostrata completamente diversa da come me l'aspettassi. Ho sempre apprezzato come Sollima con le sue opere citasse i più grandi registi del cinema. Quindi con questa serie TV mi aspettavo che pescasse, un po' di qua e un po' di là, dal mostro sacro Fincher e da opere iconiche come Zodiac.
In realtà mi sono trovato a guardare un prodotto poco in linea con i canoni standard di Netflix. La narrazione si fa (molto) lenta e se non si conoscono a grandi linee i fatti è difficile non andare un po' in confusione.
Non è una serie crime, il lato investigativo è messo in secondo piano e ci si concentra di più sul contesto storico e sociale della pista sarda. Non so però se la ricostruzione scenografica dei luoghi sia corretta e fedele a come era la provincia fiorentina in quegli anni.

Ottime le scelte del cast, gli attori che interpretano i sardi sono tutti o quasi campidanesi/cagliaritani con accenti credibili e non stereotipati, come spesso accade nei film e fiction italiani. Anche i dialoghi in sardo campidanese sono stati scritti bene.

Il prodotto è pensato per avere più stagioni, in modo da sviluppare con calma e in maniera approfondita tutte le tesi di questa intricata vicenda. Il tutto basandosi sui dati e le indagini dell'epoca.

L'unico dubbio che mi viene è se una serie così lenta e lontana dagli standard medi che vuole il pubblico di Netflix possa avere successo, quanto meno da giustificarne il seguito. Non sarebbe la prima volta che per questo motivo Netflix chiudesse progetti più particolari delle solite produzioni, vedi Mindhunter.

La serie non è esente da difetti, tutt'altro, però Sollima ha fatto un buon lavoro.

by Kimi_Jaeger

5 comments
  1. Furbo da parte loro, comunque personalmente rimango dell’idea che gli amici di merende agivano anche per procura, non esiste che persone come il Vanni siano riuscite a gabbare la polizia per anni perché o sono dei geni della recitazione oppure qualcuno deve davvero avergli aiutati, tralasciando anche le prostitute ammazzate dopo l’arresto dei compagni di merende da parte di ignoti perché avrebbero potuto sapere qualcosa sulla vicenda.

  2. Da fiorentino e appassionato della vicenda sono parzialmente deluso. Conclude come un film marvel che fa il tease di Thanos, solo nominando il Pacciani, e poi taglia. Da quasi l’idea che dovesse essere otto episodi invece di 4. Peccato perché il resto è veramente oro, dalla regia alle interpretazioni ai set.

  3. A me sta piacendo abbastanza, la pista dei sardi l’ho sempre ritenuta una minchiata ma diciamo che invece ha molto più senso rispetto a Pacciani e Vanni.

    Spero si muovano a fare anche le successive stagioni perché non si può aspettare 10 anni per una serie del genere.

    Sono stracurioso di arrivare ai fatti del Narducci, Procura di Perugia, ecc…

  4. Per quanto riguarda la ricostruzione storica invece a quanto pare è stata quasi maniacale

    [“Il mostro” ha deciso di ricostruire tutto](https://www.ilpost.it/2025/10/23/il-mostro-serie-netflix/?homepagePosition=1)

    in pratica si sono attenuti agli atti processuali in cui sono descritti tutti gli aspetti delle varie scene dei delitti:

    *«Nelle perizie degli omicidi c’è tutto: dalla distanza tra i bossoli, a cosa usciva dalla radio, al colore delle pareti, dei sedili delle auto o a come erano vestite le vittime» spiega lo sceneggiatore Leonardo Fasoli, che ha lavorato con Cappelletti insieme al costumista Mariano Tufano e allo scenografo Paki Meduri (lo stesso che ha creato gli interni della serie Gomorra). «La geografia degli interni delle case, i corridoi, il tipo di porte sono fedelissimi e dove abbiamo potuto abbiamo girato nelle vere location»*

  5. Io non ho capito perché si sono inventati delle improbabili uniformi per le forze dell’ordine

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