Chi non vive sotto un sasso avrà sentito che si è appena conclusa la ventiseiesima COP, cioè la Conference of Parties, sul contrasto ai mutamenti climatici. Visto che ci aspettano fiumi di inchiostro sulla stampa e oceani di commenti sui social, mi permetto di dare il mio modesto contributo per chi ha voglia di approfondire un po’ l’argomento.

**Allora, come è andata?**

La domanda è semplice, la risposta molto meno. Bisogna rendersi conto che siamo davanti a una questione di una complessità enorme, probabilmente il problema più grande con cui l’umanità si sia dovuta misurare in tempi moderni. A sua volta le COP sono meccanismi grandi e complicati, in cui sono rappresentati entità e interessi contrastanti (197 fra nazioni e enti sovranazionali alla COP26). Se l’aspettativa è che se ne esca con un documento che dice “Ok ragazzi, abbiamo deciso di salvare il pianeta e da domani si cambia tutto!”, beh, è inevitabile che ogni nuova COP finisca per essere raccontata come un fallimento. Se qualcuno ha voglia di andare oltre, procediamo.

**Ombre**

A questo punto dovrebbe essere chiaro che ogni documento approvato al termine di una COP non può che contenere parecchi compromessi. Si può provare a giudicare i risultati rispetto alle aspettative con cui si è arrivati.

L’accordo di Parigi del 2015 prevede che i Paesi firmatari si impegnino per mantenere l’aumento di temperatura di origine antropica “ben al di sotto” di 2℃ e possibilmente entro 1,5℃. Quello degli 1,5℃ è sempre stato inteso generalmente come uno “*stretch goal*”, vale a dire un obiettivo difficile da raggiungere, ma che dovrebbe motivare i firmatari a impegnarsi in buna fede per raggiungerlo. Uno dei punti chiave della COP26 era capire se il limite degli 1,5℃ fosse ancora raggiungibile, almeno in teoria, o se fosse del tutto da accantonare.

Nelle settimane precedenti la COP molti Paesi hanno aggiornato le proprie NDC (Nationally Determined Contributions, sarebbe a dire i piani nazionali di riduzione delle emissioni). In base alle ultime NDC, i modelli predicono con un’affidabilità del 68% che le temperature aumenteranno da 1,9 a 3,0℃, con un valore mediano di 2,4℃. Se si aggiungono gli impegni dichiarati dai vari Paesi di raggiungere la neutralità carbonica entro termini definiti, il range di aumento atteso diventa 1,5-2,6℃. Insomma, l’obiettivo degli 1,5℃ rimane vivo per un soffio, e nell’ipotesi che tutti i Paesi rispettino gli impegni che hanno dichiarato. In altre parole, ci stiamo rassegnando al fatto che l’aumento di temperatura sarà maggiore; del resto questo era chiaro più o meno a tutti e da tempo.

Fra i punti negativi merita sicuramente un cenno il colpo di coda con cui l’India, nella sessione plenaria conclusiva, ha fatto cambiare la dicitura *phase out* (eliminazione) con *phase down* (riduzione) in riferimento all’uso del carbone. Del resto l’India è uno dei Paesi più dipendente dal carbone per la generazione di energia e fra i Paesi più dipendenti, è quello che ha decisamente meno piani per uscirne.

**Luci**

Il rovescio della medaglia di quello che sta scritto al punto precedente è ovvio: ci sono stati tanti passi avanti, fra piccoli e grandi, verso gli impegni a ridurre le emissioni. Anche se ancora non sono sufficienti, è importante che i passi avanti ci siano.

Al di là delle evoluzioni nelle NDC, da questa COP escono tre cose di una certa importanza.

Primo: accelerazione dei tempi per l’aggiornamento e la verifica dei piani nazionali. L’accordo di Parigi prevedeva che le NDC fossero aggiornate con cadenza quinquennale, ma è evidente che una scala di questo tempo non è proporzionata all’urgenza del problema. Da Glasgow esce un impegno ad aggiornare i piani per il 2030 entro la prossima COP (quindi fra un anno) e quelli per il 2035 entro il 2025. La richiesta iniziale era di prevedere aggiornamenti annuali. Un compromesso, ma non così male, per il momento.

Secondo: miglioramenti e aumenti degli aiuti finanziari ai Paesi in via di sviluppo. Nel 2009 i Paesi ricchi si erano impegnati a erogare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 per facilitare la transizione energetica in quelli in via di sviluppo, obiettivo che non è stato raggiunto (l’ultimo dato disponibile, del 2019, indica 80 miliardi di trasferimenti). Gli impegni sui trasferimenti sono stati rinnovati e rinforzati, in particolare con un’enfasi sui contributi diretti all’adattamento ai cambiamenti climatici (che finora erano stati nettamente minori rispetto a quelli per la decarbonizzazione) e un impegno a rivedere il piano di finanziamento entro il 2025. Di nuovo una soluzione di compromesso, dato che molti Paesi emergenti chiedevano molto di più, neanche a dirlo.

Terzo: aumento del peso degli accordi multilaterali. A questo punto dovrebbe essere chiaro a tutti che il meccanismo delle COP, per quanto sia di importanza fondamentale, ha anche grossi limiti dati dalla necessità di mettere d’accordo un enorme numero di partecipanti. La conferenza di Glasgow ha visto emergere diversi accordi paralleli a quello delle COP, che coinvolgono un numero limitato di nazioni e di grandi aziende. Se lo scopo di queste iniziative è ovviamente limitato dall’influenza che possono esercitare i partecipanti, d’altra parte consentono anche un livello molto maggiore di flessibilità. Fra gli accordi ristretti di cui probabilmente avete letto negli ultimi giorni ce ne sono per contrastare la deforestazione, per eliminare l’uso del carbone, per gestire le emissioni del settore finanziario e per ridurre le emissioni di metano.

**Conclusioni**

Non sta a me tirare le conclusioni, ma spero che questi pochi punti vi aiutino a farvi la vostra idea. Sul cambiamento climatico c’è tanto da fare e una che il singolo può sicuramente fare è informarsi, per rendersi conto della complessità del problema e capire meglio quello che si legge nelle notizie. Perché credo che andare al bar (o sul vostro social preferito) a dire che “40.000 stronzi sono stati due settimane in Scozia a mangiare a sbafo e non hanno concluso niente” non sia d’aiuto per nessuno.

Per chi ha voglia di approfondire:

[Testo finale dell’accordo di Glasgow](https://www.washingtonpost.com/climate-environment/interactive/2021/glasgow-climate-pact-full-text-cop26/)

[Testo dell’accordo di Parigi, con annotazioni](https://www.economist.com/interactive/paris-climate-agreement-annotated/)

[Sintesi dell’Economist](https://www.economist.com/international/2021/11/14/was-cop26-in-glasgow-a-success) sulla conclusione dei negoziati ([Pastebin](https://pastebin.com/6W1wcvkt) per chi avesse problemi di paywall)

Non sono un esperto, solo uno che ama informarsi su questo tema. Se qualcuno ha correzioni, aggiunte o pernacchie, ben venga tutto. Ciao

19 comments
  1. Sintesi: nella migliore delle ipotesi hanno promesso di raggiungere i traguardi che avevano fissato nel 2015… Rimandando il problema alla prossima conferenza

  2. Quindi il problema è come ridurre le emissioni mantenendo alti i consumi e la produzione di merce di dubbia qualità, e il suo trasporto da una parte all’altra del globo, e lo smaltimento di merda?

    Producendo più auto elettriche. Risposta ironica

  3. Grazie per il “riassunto”, se da un lato ci vedo cose positive in questa COP dall’altro credo che si stia facendo troppo poco per proteggere noi esseri umani dalle conseguenze del cambiamento climatico.

    Da quello che ho capito si è cercato di essere meno impattanti ma allo stesso tempo di non gravare troppo su economie e cose così. Si è detto chiaramente che si supereranno gli 1.5 gradi (se non i due).

    Mi spaventa cosa potrebbe succedere quando si passeranno i 2 gradi (la storia degli effetti a catena) edi quanto questa cosa potrebbe fare danni inimmaginabili.
    Mi chiedo se ne valga la pena di mantenere sto baraccone così com’è (o poco ci manca) col rischio di far morire milioni di persone per il cambiamento climatico.

    Spero si sia capito la il cambiamento climatico impatterà praticamente solo noi come esseri umani, alla terra come pianeta non gliene importa nulla.

  4. Finché si lascia potere decisionale a Cina, India e Stati Uniti in merito all’inquinamento, non si risolve nulla. È inutile girarci attorno, sono i paesi che hanno maggior guadagno dal lasciare tutto com’è.

  5. Io veramente non capisco cosa si aspetta la gente che protesta.

    Mettere insieme 197 tra stati ed enti che non hanno assolutamente nulla in comune, tra lingua, zone geografice, problemi, demografica mi sembra già un incredibile vittoria.

    Gli impegni che sono stati firmati sono importanti ed è ovvio che non si ha la certezza matematica che vengano rispettati ma perlomeno sono obiettivi raggiungibili.
    Trovo rivoltante Greta che ripete lo slogan “blah blah blah”. Quali sarebbero le alternative **fattibili**? Eliminare le macchine dalla terra? Sterminare mezza popolazione con il guanto di Thanos?

  6. Alternative economiche al gas, petrolio e carbone per produrre energia non ce ne sono. Catturare la co2 per stoccarla è solo un passaggio in più nella filiera industriale, molto più economico lasciarla in aria. Alla prossima cop ci sarà sempre lo stesso problema, dipendenza dal fossile.

    Insomma l’unico motore del mondo è l’economia. I più ricchi del cimitero insomma.

  7. Se l’Europa vuole assumere una posizione di leadership sulla questione, deve imporre standard ambientali sulle importazioni tali da rendere antieconomico importare da dove si inquina. Ciò avrebbe anche l’effetto benefico di stimolare il reimpatrio delle industrie.

    Ovviamente l’UE non lo farà perché lei e i governi che vi sono rappresentati sono al servizio di multinazionali che non vogliono veder ridotti i margini di profitto, né vogliono perdere nelle rappresaglie l’accesso ai mercati emergenti, veri traini della crescita nei prossimi decenni.

    Quindi, in sostanza, siamo fottuti. Il sistema è tutto orientato al profitto di breve-medio termine e questo è incompatibile con ogni misura incisiva sul clima.

  8. La vera soluzione è smettere di importare roba dai paesi tipo India e Cina, e pagare le cose il giusto. Per fare ciò bisognerebbe smetterla col consumismo più sfrenato e varie abitudini che ci stanno tanto care, come avere la frutta e verdura fuori stagione da Panama a 0.99€ al kg. Attualmente India e Cina hanno il coltello dalla parte del manico perché non siamo pronti a cambiare abitudini, abitudini che sono decisamente non sane.

    Se invece di preoccuparci tanto di aumentare il prezzo della benzina o pensare alle auto elettriche o tassare ancora di più le aziende locali, tutte misure che danneggiano solo l’Europa e che in assoluto cambiano veramente poco in quanto il grosso del consumo viene dall’Asia, e che continuando così l’unica cosa che otterremo sarà l’aumento della povertà, dovremmo smettere di pretendere di pagare tutto 1€, e da qui veramente si può iniziare a parlare di cambiamento. E lo dico da capitalista convinto che vota esclusivamente il partito liberista…

    Per i soliti che dicono che pro capite inquiniamo di più noi della Cina: certo, ma qui bisogna guardare alle emissioni totali, che piaccia o no, e l’impatto più grande si sa dov’è. Se da domani l’intera EU tornasse a girare con le carrozze e i cavalli piuttosto che con l’auto, l’impatto in termini assoluti sarà basso e probabilmente neanche visibile, in quanto siamo a malapena il 5% della popolazione mondiale. Questo non vuol dire che non dobbiamo fare nulla ovviamente, ma finché non si toccano i big players c’è poco da fare. Poi vabbè del resto qui c’è davvero gente convinta che usare lo spazzolino di legno o la borraccia in alluminio avrà un qualche impatto significativo sul problema…

  9. D’accordo in generale (anche se le conclusioni secondo me sono da trarre: è andata male, molto male, ma non incredibilmente male), ma non concordo su questo:

    >La domanda è semplice, **la risposta molto meno**. Bisogna rendersi conto che siamo davanti a una questione di **una complessità enorme**

    ​

    non è vero che la risposta sia difficile, non è vero che la questione sia complessa, mi spiego meglio.

    Oggi viviamo nella seguente situazione:

    1. Economia
    2. Politica, Giustizia, Etica, Ambiente, Salute, Vita ecc…

    La soluzione è semplice.

    1. Politica, Giustizia, Etica, Ambiente, Salute, Vita ecc…
    2. Economia

    Voilà

  10. Finché ci saranno di mezzo i soldi e il fatturato sarà sempre quella la priorità. La salute del pianeta sarà sempre in secondo piano essenzialmente perché molti non riescono a pensare ad un futuro troppo lontano dal presente.

    Bisogna spingere la produzione europea. Serve davvero far fare ai prodotti [viaggi](https://iviaggidiciopilla.it/2021/10/regali-per-viaggiatori-alcune-idee-ottime-per-appassionati-di-viaggio.html) di centinaia di chilometri quando alla fine si tratta anche di prodotti scadenti e di bassissima durata?

  11. Per carità, sicuramente è un accordo importante, il problema è che l’ambiente non guarda agli accordi, la natura segue le sue regole. È chiaro, quindi, come dico sempre ormai, che ci aspetteranno anni brutti, molto brutti, anche perché sottovalutare le conseguenze di un aumento di 2°C della temperatura globale mi sembra veramente assurdo, da quel momento in avanti temo che non si potrà più tornare indietro e, per chi sopravvivrà, ci sarà da rifare tutto da capo.

  12. Grazie per l’esaustivo riassunto. Ma mano che ci penso e mi informo ho sempre più l’impressione che più della sostituzione dei sistemi con cui produciamo energia, ci sia bisogno di un cambio radicale (anche lento, ma significativo) del modo in cui vivono le popolazioni più “dispendiose” perché alla lunga risulta insostenibile. Ora, non ho idea di come poterlo fare in modo che sia accettabile ed accettato (probabilmente non lo sarà) se non imponendo limiti di consumo energetico man mano più stringenti, e solo nel momento in cui governi ed aziende facciano la loro parte proponendo soluzioni di approvvigionamento energetico / prodotti compatibili con le possibilità di spesa della stragrande maggioranza delle persone. Insomma, dateci i mezzi per fare la nostra parte ma che non ci facciano finire sotto un ponte o niente cambierà.

  13. “blah blah blah” insomma. Tanto senza cambiamenti radicali e netti non si va da nessuna parte. La questione è complessa semplicemente perché chi ha soldi e potere non vuole perdere tale status, e i paesi meno ricchi (India soprattutto) che contano di più a livello assoluto preferiscono mandare tutto in malora piuttosto che rimanere arretrati/poveri. E l’USA dei democratici è tutta propaganda come al solito.

  14. Sicuramente è innegabile la complessità del problema, come sia estremamente difficile trovare un accordo soddisfacente con così tanti attori in gioco. È molto probabile che l’aumento della temperatura media difficilmente rimarrà sotto i 2 gradi, ma quali saranno gli effetti di questo aumento? Siamo sicuri che non si innescherà un processo a catena che continuerà a portare un aumento di temperatura continuo e indefinito nonostante il raggiungimento di un impatto zero del carbonio? Per non parlare di possibili crisi alimentari e carestie dovute a eventi catastrofici sempre più frequenti a casua del cambiamento climatico. Secondo me si rischia il collasso della società per come la conosciamo con effetti imprevedibili, che in ogni caso renderebbe inutile qualsiasi azione ci si promette di intraprendere, in poche parole può essere che qualsiasi cosa facciamo ormai la nave affonderà. E non dimentichiamoci di come la pandemia abbia dimostrato quanto sia delicato l’equilibrio di questa società così consumista.

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