Mi è stato detto di non copia-incollare gli articoli interi (non lo sapevo, mea culpa), ma voglio comunque citare dei punti salienti.
> Non abbandono del lavoro, ma spostamento verso uno nuovo dove trovare motivazioni e condizioni migliori, quindi — spiegano gli esperti — riallineamento attivo tra domanda e offerta. In Lombardia, con la calamita della maggiore vivacità del mercato rappresentata da Milano, i numeri non lasciano spazio a dubbi: nel 2021 si sono dimessi 419.754 lavoratori, il 9,5 per cento dei 4,4 milioni di occupati.
> Quasi uno su due (82.730) ha meno di 35 anni, 109mila vengono da contratti di lavoro più lunghi di un anno e nel gruppo si contano più uomini che donne. I più numerosi (oltre 16mila) lasciano il proprio posto in attività gestionali, oltre 14 mila nella ristorazione, 11mila nelle vendite, oltre 10 mila nella logistica, altrettanti in attività dirigenziali e bancarie. Nel 2020 le dimissioni sono state 127.294: il 30 per cento in meno.
> commenta Massimo Bonini, segretario generale Cgil Milano: «Interroga la qualità del lavoro e la qualità della vita nelle imprese. Se i lavoratori si dimettono significa che non si trovano più bene secondo quelle direttrici che la pandemia ha semplicemente reso più evidenti: maggiore autonomia ed maggiore equilibrio vita-lavoro». E poi c’è il rispetto delle competenze: «Un giovane che si trova in un contesto dov’è chiaramente più preparato alla professione nel 2022 rispetto ai suoi superiori si trova in difficoltà». Terzo: il salario: «Se dopo tanti anni un lavoratore qualificato con anni di studio alle spalle si trova con lo stesso (basso) stipendio, c’è un problema. È chiaro che va a cercare condizioni migliori».
Negli ultimi mesi osservavo con molto interesse il movimento americano che su questa piattaforma è rappresentato da r/AntiWork (salvo le vicissitudini fra “vecchia guardia” del sub e nuovi arrivati), e che in generale sembra risvegliare i lavoratori da 40 anni di apatia sulle condizioni nel posto del lavoro.
Ho condiviso questo articolo perché si danno dei numeri su ciò che pensavo in Italia non fosse ancora arrivato, salvo casi isolati, vuoi per l’alto tasso di disoccupazione giovanile, la minore qualificazione e mobilità nel mercato del lavoro, o le peggiori opportunità lavorative in generale.
Ma si contano anche quelli che si dimettono per cambiare lavoro?
Perché nell’informatica quest’anno c’è una richiesta spropositata, stan cambiando tutti lavoro.
C’entra anche l inflazione, più c’è ne più ci si guarda attorno, e a Milano essendo una città viva sarà maggiore del 6% dichiarata
Pillola del giorno: smart working è una di quelle parole chiamate “pseudo-anglicismi”, cioè termini che nella lingua originale hanno tutt’altro significato, o peggio, non esistono neanche.
In USA il lavoro da casa-telelavoro si dice WFH, working from home, letteralmente lavoro da casa.
Altri esempi di psudo-anglicismi:
Mobbing (workplace bullying), open space (open plan), recordman (record holder), slip (briefs), box (garage), beauty farm (spa), etc.
Detto ciò, purtroppo non cambierà mai nulla, l’Italia è un paese di dinosauri.
Presente! Cambiato lavoro e tornato in Liguria a lavorare da remoto
La % è impressionante.
Chissà se si riesce a migliorare la qualità di vita di tanti..
Pazzesco che qualche decennio fa molti cercavano il posto fisso, e mo han capito che fisso spesso non batte l’inflazione e il calo del potere d’acquisto.
È ora di farsi valere.
Yeaaah boi team dimissioni volontarie 2022
Sono toscano, sono del team dimissionari.
È un fenomeno globale ragazzi, l’altro giorno sull’internazionale è uscito un articolo dove in Cina ci stanno neo laureati di Oxford che si dimettono dalle mega multinazionali per andare a lavorare nelle province estreme come impiegati di aziende di tutt’altro settore
Vengono pagati di meno, e lavorano meno tempo, sono in pace con loro stessi e senza pressioni dal lavoro, dalle famiglie o dagli amici. Non a caso viene chiamata la “rivoluzione degli sdraiati” e sta prendendo piede un pò ovunque
Ieri primo giorno di preavviso dopo 15 anni, addio carrozzone 👋🏻
Molise da remoto da 2 mesi a rapporto
Non vedo un dati chiave: qual è il saldo netto assunzioni/licenziamenti?
–
Ho lasciato il lavoro qualche mese fa a causa delle pessime condizioni, soprattutto sociali e di bilanciamento vita/lavoro.
Ora, dopo una pausa famiglia, sto iniziando a cercare lavoro da remoto come programmatore/sistemista e nel mentre sto affinando le mie skill con i miei progetti personali.
Sono contento che altri come me stiano alzando la testa.
Personalmente sto avendo problemi estremi a trovare tecnici poco preparati da formare, stiamo assistendo a un evento dove tecnici IT help desk L1 vengono pagati 35/38k di RAL con esperienza 2 anni.
Felice per loro eh, semplicemente molte aziende che hanno un budget “vecchio” dove per una figura del genere pensavano di pagare qualcosa di meno di 30k, non trovano nessuno; e sono tante.
Spero porti a un aumento dei salari a tutto tondo…
A quei pochi a cui si è arrivati ad una offerta sono state fatte controfferte con aumenti di quasi il doppio.
I tecnici ora come ora è meglio che diano un occhiata al mercato, siamo in tempi di aumento facile
Godo, non vedo l’ora di abbandonare questa fogna di città per lavorare in smart dalla campagna toscana.
Si parla di settori come ristorazione e pulizie. Dove lo trovi un lavoro da remoto in quei settori?
Il fenomeno secondo me continuerà anche nel 2022 e 2023 portando a bordo i ritardatari del 2021. Le condizioni economiche offerte saranno leggermente più basse, ma ci sarà comunque un forte rimescolamento.
Milano città ha visto numerose aziende procedere con promozioni ad ampio spettro. Io stesso ho ottenuto una promozione lo scorso anno, ma ho comunque deciso di lasciare l’azienda per un 40% di stipendio in più. Questi fenomeni occorre cavalcarli il più possibile.
Ma dai pazzesco, eppure si sta così bene a Milano e nell’ambiente lavorativo milanese (o almeno dicono (le persone che non hanno più un anima (o non l’hanno mai avuta))).
19 comments
Mi è stato detto di non copia-incollare gli articoli interi (non lo sapevo, mea culpa), ma voglio comunque citare dei punti salienti.
> Non abbandono del lavoro, ma spostamento verso uno nuovo dove trovare motivazioni e condizioni migliori, quindi — spiegano gli esperti — riallineamento attivo tra domanda e offerta. In Lombardia, con la calamita della maggiore vivacità del mercato rappresentata da Milano, i numeri non lasciano spazio a dubbi: nel 2021 si sono dimessi 419.754 lavoratori, il 9,5 per cento dei 4,4 milioni di occupati.
> Quasi uno su due (82.730) ha meno di 35 anni, 109mila vengono da contratti di lavoro più lunghi di un anno e nel gruppo si contano più uomini che donne. I più numerosi (oltre 16mila) lasciano il proprio posto in attività gestionali, oltre 14 mila nella ristorazione, 11mila nelle vendite, oltre 10 mila nella logistica, altrettanti in attività dirigenziali e bancarie. Nel 2020 le dimissioni sono state 127.294: il 30 per cento in meno.
> commenta Massimo Bonini, segretario generale Cgil Milano: «Interroga la qualità del lavoro e la qualità della vita nelle imprese. Se i lavoratori si dimettono significa che non si trovano più bene secondo quelle direttrici che la pandemia ha semplicemente reso più evidenti: maggiore autonomia ed maggiore equilibrio vita-lavoro». E poi c’è il rispetto delle competenze: «Un giovane che si trova in un contesto dov’è chiaramente più preparato alla professione nel 2022 rispetto ai suoi superiori si trova in difficoltà». Terzo: il salario: «Se dopo tanti anni un lavoratore qualificato con anni di studio alle spalle si trova con lo stesso (basso) stipendio, c’è un problema. È chiaro che va a cercare condizioni migliori».
Negli ultimi mesi osservavo con molto interesse il movimento americano che su questa piattaforma è rappresentato da r/AntiWork (salvo le vicissitudini fra “vecchia guardia” del sub e nuovi arrivati), e che in generale sembra risvegliare i lavoratori da 40 anni di apatia sulle condizioni nel posto del lavoro.
Ho condiviso questo articolo perché si danno dei numeri su ciò che pensavo in Italia non fosse ancora arrivato, salvo casi isolati, vuoi per l’alto tasso di disoccupazione giovanile, la minore qualificazione e mobilità nel mercato del lavoro, o le peggiori opportunità lavorative in generale.
Sottolineo che non è unicamente un fenomeno lombardo, regione dove si trova molto più facilmente lavoro rispetto ad altre regioni italiane: [14 mila dimissioni in Sardegna nel 2021](https://www.unionesarda.it/economia/la-rivoluzione-dellera-covid-14mila-sardi-hanno-lasciato-il-lavoro-nel-2021-vmzu5kal) , regione dove si fa molta più fatica a trovare qualcosa come si deve.
Ma si contano anche quelli che si dimettono per cambiare lavoro?
Perché nell’informatica quest’anno c’è una richiesta spropositata, stan cambiando tutti lavoro.
C’entra anche l inflazione, più c’è ne più ci si guarda attorno, e a Milano essendo una città viva sarà maggiore del 6% dichiarata
Pillola del giorno: smart working è una di quelle parole chiamate “pseudo-anglicismi”, cioè termini che nella lingua originale hanno tutt’altro significato, o peggio, non esistono neanche.
In USA il lavoro da casa-telelavoro si dice WFH, working from home, letteralmente lavoro da casa.
Altri esempi di psudo-anglicismi:
Mobbing (workplace bullying), open space (open plan), recordman (record holder), slip (briefs), box (garage), beauty farm (spa), etc.
Detto ciò, purtroppo non cambierà mai nulla, l’Italia è un paese di dinosauri.
Presente! Cambiato lavoro e tornato in Liguria a lavorare da remoto
La % è impressionante.
Chissà se si riesce a migliorare la qualità di vita di tanti..
Pazzesco che qualche decennio fa molti cercavano il posto fisso, e mo han capito che fisso spesso non batte l’inflazione e il calo del potere d’acquisto.
È ora di farsi valere.
Yeaaah boi team dimissioni volontarie 2022
Sono toscano, sono del team dimissionari.
È un fenomeno globale ragazzi, l’altro giorno sull’internazionale è uscito un articolo dove in Cina ci stanno neo laureati di Oxford che si dimettono dalle mega multinazionali per andare a lavorare nelle province estreme come impiegati di aziende di tutt’altro settore
Vengono pagati di meno, e lavorano meno tempo, sono in pace con loro stessi e senza pressioni dal lavoro, dalle famiglie o dagli amici. Non a caso viene chiamata la “rivoluzione degli sdraiati” e sta prendendo piede un pò ovunque
Ieri primo giorno di preavviso dopo 15 anni, addio carrozzone 👋🏻
Molise da remoto da 2 mesi a rapporto
Non vedo un dati chiave: qual è il saldo netto assunzioni/licenziamenti?
–
Ho lasciato il lavoro qualche mese fa a causa delle pessime condizioni, soprattutto sociali e di bilanciamento vita/lavoro.
Ora, dopo una pausa famiglia, sto iniziando a cercare lavoro da remoto come programmatore/sistemista e nel mentre sto affinando le mie skill con i miei progetti personali.
Sono contento che altri come me stiano alzando la testa.
Personalmente sto avendo problemi estremi a trovare tecnici poco preparati da formare, stiamo assistendo a un evento dove tecnici IT help desk L1 vengono pagati 35/38k di RAL con esperienza 2 anni.
Felice per loro eh, semplicemente molte aziende che hanno un budget “vecchio” dove per una figura del genere pensavano di pagare qualcosa di meno di 30k, non trovano nessuno; e sono tante.
Spero porti a un aumento dei salari a tutto tondo…
A quei pochi a cui si è arrivati ad una offerta sono state fatte controfferte con aumenti di quasi il doppio.
I tecnici ora come ora è meglio che diano un occhiata al mercato, siamo in tempi di aumento facile
Godo, non vedo l’ora di abbandonare questa fogna di città per lavorare in smart dalla campagna toscana.
Si parla di settori come ristorazione e pulizie. Dove lo trovi un lavoro da remoto in quei settori?
Il fenomeno secondo me continuerà anche nel 2022 e 2023 portando a bordo i ritardatari del 2021. Le condizioni economiche offerte saranno leggermente più basse, ma ci sarà comunque un forte rimescolamento.
Milano città ha visto numerose aziende procedere con promozioni ad ampio spettro. Io stesso ho ottenuto una promozione lo scorso anno, ma ho comunque deciso di lasciare l’azienda per un 40% di stipendio in più. Questi fenomeni occorre cavalcarli il più possibile.
Ma dai pazzesco, eppure si sta così bene a Milano e nell’ambiente lavorativo milanese (o almeno dicono (le persone che non hanno più un anima (o non l’hanno mai avuta))).