Al tavolo come ago della bilancia, potenzialmente in grado di costruire una minoranza di blocco (4 paesi che rappresentano almeno il 35% della popolazione Ue) insieme a Francia, Irlanda e Austria per ostruire l’avanzare dell’accordo di scambio tra Ue e Mercosur, le delegazioni italiane a Strasburgo si sono presentate al voto divise. Indice che nel governo ancora non si è trovato un accordo in vista del Consiglio europeo di giovedì prossimo, quando l’accordo andrà ratificato prima della firma prevista in Brasile il prossimo 20 dicembre.

Nella maggioranza di governo Forza Italia ha votato, in linea con il resto dei Popolari, a favore delle “clausole di salvaguardia” approvate dal Parlamento europeo, mentre Fratelli d’Italia si è astenuta in un quadro in cui i Conservatori si sono presentati spaccati in tre tronconi, tra chi è stato favorevole come i deputati nordici e chi contrario come la delegazione polacca. Contrari sono stati anche Lega e Movimento 5 Stelle, mentre a favore hanno votato Partito democratico (insieme al resto dei socialisti) e Verdi. Questi ultimi rimangono contrari in linea di principio all’accordo: «Abbiamo votato per difendere la nostra posizione nel trilogo, ma siamo chiari: rimaniamo contrari, queste clausole sono una foglia di fico».

FdI si è astenuta, facendo leva sul resto delle divisioni nazionali in seno all’Ue, per guadagnare tempo anche posticipando la firma del trattato: «È un buon accordo, vogliamo farlo diventare ottimo e ci stiamo riuscendo, quindi le cose con la fretta è meglio non farle» ha detto il ministro dell’Agricoltura (e Sovranità alimentare) Francesco Lollobrigida. Che è stretto tra una Confindustria (insieme a Federalimentare) favorevole a un’approvazione rapida del testo per trovare uno sbocco commerciale alternativo dopo i dazi di Trump, e consorzi come Coldiretti, che al contrario spingono affinché le norme siano più stringenti in modo simile agli agricoltori francesi. Nettamente contraria è rimasta la Lega: «Misure cosmetiche, senza soluzioni concrete. Il mercato europeo rischia un’invasione di prodotti a basso costo senza gli stessi standard europei».