Il decreto Mef-Masaf definisce le regole per il vino dealcolato. Coldiretti promuove la norma che tutela il made in Italy e apre a nuovi segmenti di mercato.
L’evoluzione dei mercati moderni impone che l’innovazione non sia mai lasciata al caso o al vuoto legislativo, ma venga governata da un quadro normativo solido che permetta alle imprese di competere senza perdere la propria identità. Il recente via libera al decreto interministeriale firmato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) e dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) sulla produzione dei vini dealcolati stabilisce una regola fondamentale: la modernizzazione produttiva deve procedere di pari passo con la tutela del patrimonio esistente. In un settore dove la tradizione è il valore primario, la certezza delle norme diventa lo strumento indispensabile per trasformare un cambiamento dei consumi in un’opportunità economica strutturale, evitando che la mancanza di regole chiare penalizzi gli investimenti nazionali a favore di quelli esteri.
La nuova cornice normativa per il settore vitivinicolo
Il provvedimento adottato dai ministeri competenti segna la fine di un’attesa prolungata per tutto il comparto. La certezza normativa introdotta dal decreto è l’elemento che permette oggi alle aziende di guardare al futuro con una pianificazione industriale concreta. Il settore vitivinicolo ha attraversato recentemente una fase di estrema complessità, caratterizzata non solo da una fluttuazione della domanda internazionale, ma anche da forti tensioni sui costi di produzione e da una trasformazione profonda dei modelli di consumo globale.
In questo scenario, la norma agisce come uno stabilizzatore. Fornire un perimetro definito significa permettere alle imprese italiane di operare in un contesto di legalità e trasparenza, elementi necessari per affrontare un mercato in costante evoluzione. La produzione di vino dealcolato non è più una zona d’ombra, ma un segmento regolamentato che si inserisce ufficialmente nella strategia di crescita del comparto agricolo nazionale.
Il ruolo di Coldiretti e Filiera Italia nel processo decisionale
L’adozione di questo decreto non è un evento isolato, ma il risultato di un lungo percorso di confronto istituzionale. Coldiretti e Filiera Italia hanno seguito l’intera evoluzione della norma con un approccio basato sulla responsabilità e sulla coerenza. L’obiettivo primario è stato quello di accompagnare l’innovazione tecnologica necessaria per la dealcolazione senza che questa andasse a snaturare l’essenza stessa del prodotto italiano.
L’attività di interlocuzione istituzionale svolta dalle due organizzazioni ha puntato a bilanciare due esigenze apparentemente contrapposte: la necessità di aprirsi ai nuovi trend di mercato e l’obbligo di difendere il valore culturale e il lavoro delle imprese agricole. La posizione espressa è sempre stata netta: il progresso tecnico è utile solo se serve a rafforzare il sistema produttivo interno e a garantire il reddito agricolo, proteggendo al contempo il prestigio che il vino italiano ha costruito nei secoli.
Distinzione e tutela delle denominazioni Dop e Igp
Uno dei punti cardine della nuova disciplina, fortemente sostenuto durante il dibattito normativo, riguarda la distinzione tra il vino tradizionale e i prodotti ottenuti tramite processi di dealcolazione. È essenziale evitare qualsiasi forma di ambiguità che possa indurre in errore il consumatore finale. La chiarezza informativa è il presupposto per non indebolire il sistema delle Dop e Igp, che rappresentano il cuore pulsante della qualità certificata del nostro Paese.
Il decreto stabilisce criteri che permettono di identificare con precisione i prodotti, garantendo che le eccellenze del territorio non vengano confuse con le nuove tipologie merceologiche. La protezione del patrimonio vitivinicolo nazionale passa infatti attraverso una segmentazione corretta: da un lato la tradizione delle denominazioni di origine, dall’altro l’innovazione dei prodotti no e low alcohol, entrambi all’interno di un sistema che valorizza la trasparenza e la tracciabilità.
Risposta alla crescita del mercato no e low alcohol
Il fenomeno dei prodotti a ridotto o nullo contenuto di alcol non è più una nicchia trascurabile, ma una realtà di mercato in forte espansione a livello mondiale. Governare questo fenomeno con regole proprie è l’unico modo per garantire alle imprese italiane condizioni di concorrenza eque rispetto ai competitor europei ed extra-europei. Fino a questo momento, la mancanza di un decreto specifico aveva generato uno svantaggio competitivo per l’Italia.
Molte aziende italiane, pur avendo le competenze e la materia prima, sono state costrette in passato a delocalizzare le fasi di produzione del vino dealcolato all’estero. Il nuovo provvedimento mette fine a questa “fuga” produttiva, permettendo di mantenere l’intera catena del valore all’interno dei confini nazionali. Questo significa più lavoro per le filiere interne, più investimenti in tecnologie di trasformazione sul territorio e una maggiore capacità di rispondere tempestivamente alle richieste di una clientela internazionale sempre più orientata verso opzioni di consumo alternative.
La sfida della fase applicativa e della burocrazia
Nonostante l’importanza del traguardo raggiunto con il decreto Mef-Masaf, l’attenzione resta alta sulla fase di attuazione pratica delle norme. Coldiretti e Filiera Italia sottolineano che le nuove opportunità offerte dal mercato dei vini dealcolati non devono essere vanificate da un eccessivo appesantimento burocratico. Per rendere la norma davvero efficace, è necessario che le imprese siano accompagnate da procedure chiare e, soprattutto, da tempi certi per quanto riguarda il rilascio delle autorizzazioni necessarie.
L’efficienza amministrativa è l’ultimo tassello per garantire che l’innovazione si traduca in un reale beneficio economico. Un sistema di regole snello permetterà alle cantine di attivare le nuove linee di produzione senza intoppi, consolidando la posizione dell’Italia come leader non solo nella qualità del vino tradizionale, ma anche nella capacità di presidiare con serietà le nuove frontiere del gusto e del benessere legate al mondo della viticoltura.