
Rimettendo in ordine un po’ di roba ho ritrovato [un articolo ormai vecchio](https://imgur.com/a/h3ePt6Y) in cui Marco Perduca risponde alle critiche che sono state mosse al comitato promotore e che sono state alla base della bocciatura del referendum.
Direttamente da internet explorer, lo propongo lo stesso perché penso che la copertura mediatica sia stata un po’ troppo di parte, con l’immagine di un comitato disorganizzato, frettoloso e poco serio rispetto ad una corte costituzionale inequivocabilmente corretta sotto ogni punto di vista.
Ho ritrovato risposte a diversi punti che ho visto essere sollevati anche da utenti qui nel sub, e per questo penso sia utile leggere un articolo simile per capire che in realtà non è stato veramente un referendum pensato su due piedi e zeppo di errori imbarazzanti.
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Alcuni punti importanti:
-Il titolo era fuorviante: “Referendum cannabis”, ma in realtà erano trattate altre sostanze
-**”In realtà il titolo del referendum era “Abrogazione parziale di disposizioni penali e di sanzioni amministrative in materia di coltivazione, produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti” fissato dalla corte di cassazione in dialogo coi promotori”**
-togliere “coltiva” dall’articolo 73 rende legale la coltivazione anche di altre piante da cui si estraggono droghe pesanti, come papavero sonnifero e foglie di coca
-**”Come chiarisce la legge sulle droghe, l’obbligo derivante dalle Convenzioni di vietare le coltivazioni di piante inserite nelle tabelle per fini diversi da quelli medici o scientifici è assolto dall’articolo 26, non toccato dal referendum, che vieta la coltivazione delle piante (a eccezione della canapa industriale) per fini diversi da quelli medico-scientifici che a loro volta devono esser debitamente autorizzati dal Ministero della Salute secondo le indicazioni dell’art. 27″**
-Si andava contro Convenzioni internazionali
-**”il referendum non toccava questi articoli (26 e 28) lasciando quindi la normativa in linea con le Convenzioni internazionali mantenendo la possibilità di colpire con sanzioni penali qualsiasi condotta di produzione di stupefacenti che per quantità e industriosità essere definita non personale a uso potesse”**
-Sempre in tema Convenzioni internazionali: bisogna seguirle rigidamente e quindi siamo vincolati e abbiamo le mani legate
-**”Le Convenzioni non dettano l’obbligo di vietare la coltivazione in senso assoluto, quella del 1961 all’art 22 la ritiene infatti una facoltà del paese se “a suo avviso, la ritiene la misura più adatta”, mentre quella del 1988 nel definire le condotte da ritenere illecite rimanda sempre alle disposizioni della prima”**
Inoltre **”La sentenza non tiene minimamente in conto gli sviluppi a livello mondiale; infatti, non solo Uruguay, Canada, Malta e 19 Stati USA hanno modificato le normative nazionali sulle droghe senza uscire dalle Convenzioni, ma la sessione speciale dell’Onu sulle droghe del 2016 ha stabilito che i tre documenti internazionali prevedono flessibilità interpretative per adeguarsi al contesto nazionale prevalente! Infine, nel 2020 e col voto favorevole dell’Italia, la Commissione Droghe dell’Onu ha cancellato la cannabis dalla tabella IV quella delle piante o sostanze con maggiore pericolosità”**
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IANAL, quindi chiaramente non sono preparato per discutere di giurisprudenza. Però volevo solamente condividere questo articolo perché non mi sembra proprio un’arrampicata di specchi di una persona impreparata e frettolosa.
2 comments
Difficilmente il tipo ti dirà oh scusate ho fatto una minchiata 🙂
Per il tutto il resto, tutto ciò poteva spiegarlo prima. A posteriori mi sa molto di giustificazione arrampicata sugli specchi.
>In realtà il titolo del referendum era “Abrogazione parziale di disposizioni penali e di sanzioni amministrative in materia di coltivazione, produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti” fissato dalla corte di cassazione in dialogo coi promotori
Disse il presidente del **Comitato Referendum Cannabis**.
È ironico attaccare la Consulta per dei presunti tecnicismi quando poi fai queste arrampicate sugli specchi: grazie al cazzo che il titolo era diverso, è come dire che siccome nel 2016 il referendum era “Divieto di attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in zone di mare entro dodici miglia marine. Esenzione da tale divieto per i titoli abilitativi già rilasciati. Abrogazione della previsione che tali titoli hanno la durata della vita utile del giacimento” non si può parlare di referendum sulle trivelle.