Verso un’università senza studenti?

17 comments
  1. Gli immatricolati diminuiscono e, secondo le proiezioni sulla popolazione giovanile, potrebbero continuare a farlo nei prossimi anni. Per questo, già ora gli atenei pensano a nuove forme di insegnamento. Ma non è l’unico problema che devono affrontare. Come risollevare l’istruzione terziaria?

  2. Il sogno della mia amministrazione: un’università senza didattica e senza ricerca; fatta solo di uffici che si passano pratiche l’un l’altro.

  3. Solo io ho sentito qualche settimana fa che l’Unibo e l’Unimore volessoeto tornare in dad per i costi dell’energia hahahah?

  4. alcuni prof a Unina sono stati molti concisi riguardo questa cosa, quasi unanimi, verso la fine delle lezioni:

    “se chiedono il mio parere tra poter continuare la modalità mista e/o mantenere la dad, voterò contro entrambe le possibilità. ….”

    e hanno continuato su come la UNIVERSITA’ si debba vivere in presenza in tutte le sue faccende, tra cui fare conoscenze, socializzare, fare cultura.

    fare conoscenze a Ingegneria? ma questa è del mestiere? a malapena riesco a passare un esame studiando come un matto.

  5. Le uni, da come sento io da insider, vogliono avere studenti dentro. Oramai ci sta il parco aule, laboratori e spazi comuni, e tocca sfruttarli. Molte uni sono in dubbio anche se continuare la modalità mista (una idiozia per me, se posso seguire da casa, mi risparmio un’ora di metro).

    Se poi decideranno per le uni “digitali”, e non credo però, gli studenti avranno la spada in mano, manco il coltello. Si iscriveranno a uni blasonate e le ultime della classe lentamente moriranno (manco poco lentamente però).

    I laboratori che si toccano saranno comunque sfruttati, ma le lezioni beh, ci si potrebbe pure adattare.

    Ma l’uni è più una esperienza sociale che un semplice passaggio di conoscenza. Online non hai la stessa esperienza (e g.a.c.).

  6. Da laureato in un insignificante materia umanistica mi viene da pensare che il problema non sia solamente demografico. Sicuramente gli italiani che fanno figli ormai sono pochi ma anche prima l’università era una destinazione per pochi, di quei pochi che entravano poi gran parte “scoppiava” nei primi anni e solo una manciata di studenti raggiungeva il titolo.

    Lo scoglio più ovvio è il fatto che l’università ha un costo non trascurabile in Italia a meno di non appartenere ad una fascia di reddito svantaggiata, quest’ultima cosa non era una cosa tanto ovvia quando ero ancora studente, molte famiglie e molti studenti letteralmente cadevano dal pero quando gli raccontavi dell’arcano ISEE. Se devo pensare maliziosamente l’ISEE per le fasce basse in Italia lo fanno solo i benestanti scaltri con giri strani. Questo problema è un misto di difetto di informazione e di burocrazia, nel ventunesimo secolo un organizzazione statale non conosce la condizione di una persona a meno che questa non faccia qualche ordalia in un ufficio pubblico.

    L’ultimo problema è più sottile e si ricollega alle prime righe del mio commento, l’università italiana è la fabbrica degli scoppiati, 100 cominciano e 20 terminano (quando va bene), e questa cosa ormai è ben conosciuta dall’Italiano medio che non indaga sulle cause del fenomeno. Fenomeno probabilmente derivante anche dalla decadente qualità della scuola pubblica che precede l’università. L’università però non è priva di colpe e in molti casi lo studente si ritrova in un ambiente “alieno” che finisce per masticare e sputare in fretta gli studenti incapaci di orientarsi. Sebbene questo darwinismo universitario potrebbe essere considerato “buono”, visto che chi arriva alla fine del percorso sicuramente si può considerare un eccellenza, questo sistema è uno dei fattori che provoca una produzione cosi risicata di laureati. In uno stato dove l’università richiede quantità considerevoli di pecunia perché mai una famiglia dovrebbe inviare un ragazzo che non è una cima? L’università è difficile, difficilissima, il ragazzo o la ragazza magari non sono mai stati capiti durante la scuola pubblica, non sono mai stati aiutati da docenti stressati e disillusi e sono finiti per abbandonare lo studio dopo la maturità.

    Perdono se sono stato confusionario in qualche passaggio.

  7. Boh ragazzi, se si parla del fatto che la gente non si iscrive o molla, è semplice:-da un lato alle superiori spesso calciano gente dentro facoltà-imbuto perché “con quello campi”, quindi poi magari quella persona inizia pure, ma alla lunga perde colpi e si ferma perché ha scelto una facoltà che non ha nulla a che fare con i suoi interessi, ma tornare indietro qui è visto come umiliante e quindi droppa. Aggiungici che spesso e volentieri le superiori non formano minimamente (il più del)le persone che ci studiano, nel senso che spesso si preferisce (con anche delle ragioni dietro) andare a riempire di nozioni più che formare una “coscienza” personale legata alla propria posizione rispetto al mondo, e quindi a cosa si vuole fare;-Moltissimi sanno che andare all’uni non ti garantisce una situazione lavorativa buona, e che se sei sfigato dovrai vivere in modo misero tra uno sfruttamento e un precariato, oppure lasciare la tua casa e tutto quello che hai e andar fuori. E i costi poi sono anche belli pesanti, quindi aggiungici pure quello;

    Se poi si parla di didattica a distanza o no, da persona che è stata in DaD a farmi quasi tutta l’uni così posso dire che ho sofferto come un cane, quindi auspicherei che si rimanga in presenza

  8. i professori in Italia vogliono le classi piene, ma fanno SOLO lezioni-monologo in cui devi stare zitto e prendere appunti, cosa che puoi benissimo fare da casa.

    Perché dovrei venire in classe se posso avere gli stessi risultati da casa?

    Edit: esempio: quest’anno ho avuto un corso diviso in ore di lezioni frontali ed ore di lezioni “interattive” in cui si teneva conto degli interventi e della partecipazione per un voto più alto. Risultato? Le lezioni frontali le frequentavano in 2 gatti, le altre le frequentavano tutti. Entrambe avevano la possibilità di essere seguite da casa

  9. Tralasciando i mille problemi delle varie università, io ho sempre fatto didattica a distanza: niente costi costi esorbitanti per il trasporto e il cibo, niente tempo perso per i vari spostamenti, meno stanchezza…immaginate cosa vuol dire doversi svegliare alle 5 e tornare a casa alle 22 perché c’è lezione TUTTO il giorno?
    Poi per quelli che “l’università va vissuta in presenza così si fanno conoscenze”, le poche volte che sono andato in presenza ho visto un’ipocrisia e una falsità dilaganti: gruppetti di persone che si parlucchiano lì per lì e sfottono quelli che non sono del gruppetto e altre cose simili stili bimbi delle elementari; chiedo cose e, tranne rari casi, non ricevo risposte…boh. Sarei dovuto andare in presenza e fare finta di essere amico è interessato a gente del cazzo? Anche no.
    Spero non sia così in tutte le università, altrimenti che si facessero due domande (anche se i “prof” pensano: “eh io l’ho fatto e c’erano mille difficoltà, non è che possiamo aiutarvi, dovete passarci anche voi”).

  10. Tralasciando i mille problemi delle varie università, io ho sempre fatto didattica a distanza: niente costi costi esorbitanti per il trasporto e il cibo, niente tempo perso per i vari spostamenti, meno stanchezza…immaginate cosa vuol dire doversi svegliare alle 5 e tornare a casa alle 22 perché c’è lezione TUTTO il giorno?
    Poi per quelli che “l’università va vissuta in presenza così si fanno conoscenze”, le poche volte che sono andato in presenza ho visto un’ipocrisia e una falsità dilaganti: gruppetti di persone che si parlucchiano lì per lì e sfottono quelli che non sono del gruppetto e altre cose simili stili bimbi delle elementari; chiedo cose e, tranne rari casi, non ricevo risposte…boh. Sarei dovuto andare in presenza e fare finta di essere amico è interessato a gente del cazzo? Anche no.
    Spero non sia così in tutte le università, altrimenti che si facessero due domande (anche se i “prof” pensano: “eh io l’ho fatto e c’erano mille difficoltà, non è che possiamo aiutarvi, dovete passarci anche voi”).

  11. Direi che migliorare il livello dei professori potrebbe essere già un passo in avanti, dato che spessissimo sono lì per fare ricerca e considerano gli studenti solo come un peso che dura mezzo anno, per non parlare del loro strapotere nel caso decidano di renderti la vita impossibile. Un paio di professori così e ti passa la voglia di continuare il percorso di studi.

    Poi anche e soprattutto le prospettive lavorative perché se uno si deve fare il mazzo per 3/5+ anni per poi ritrovarsi disoccupato o a fare la fame, ma chi glielo fa fare?

  12. Ho praticamente frequentato 3 mesi di universita’, poi Covid e vabbe’, 2 anni buttati tra professori che non sapevano usare i computer, connessione instabile (perche’ in dad non ci sono anche io, ma anche i miei 2 fratelli), e lavoro (almeno ho fatto esperienze lavorative vere e che fanno curriculum). Aggiungiamo un ambiente iper rumoroso e pieno di distrazioni ed il gioco e’ fatto.

    Dello stare in presenza mi manca il vedere il professore, fare domande, il caffe’ al bar durante le lezioni, il treno.

    Non mi mancano assolutamente le 3 ore al giorno buttate di spostamenti vari (1,5 di andata, altrettanto di ritorno).

    Negli ultimi mesi ho seguito tutte le lezioni stabilite, a distanza, perche’ ho creato un ambiente **tranquillo**, penso sia la cosa piu’ importante: quando vai in presenza, puoi solo seguire la lezione; a casa, davanti al computer, ho le distrazioni ad un click di distanza.

  13. Da strenuo difensore della modalità a distanza durante la pandemia ora mi tocca moderare un po’ la mia posizione. Premetto di riferirmi qui perlopiù alle facoltà umanistiche (e che quel che dirò potrebbe non valere per corsi più “meccanici” come quelli di Ingegneria e delle materie STEM in generale).

    In condiziono ideali la dad andrebbe mantenuta, ma si dovrebbe anche ridurre il più possibile la modalità mista. La mia esperienza è stata questa: gli studenti a distanza rompono il ritmo delle lezioni in presenza, e le discussioni in presenza spezzano la classe in due, dato che spesso (sia per motivi tecnici sia per semplice cortesia) da casa non si può rispondere a chi parla in classe. In generale penso che si debba riconoscere il fatto che la conversazione su zoom è essenzialmente diversa da quella in presenza, e che richiede mindset, atmosfere ed abilità diverse: parlare con uno studente online (che magari non accende neanche la webcam) richiede un modo di fare completamente diverso rispetto a quello richiesto per parlare con uno studente in presenza. Inoltre noto che pur essendo passati anni, non ci si è ancora abituati alle regole di “cortesia” delle discussioni a distanza. Vedo per esempio che interrompersi a vicenda è visto come molto più brusco rispetto al farlo in presenza (sarà che a distanza manca il riferimento al linguaggio del corpo), e che gli studenti spesso non interrompono i professori per paura di sembrare maleducati. Saranno piccolezze, ma influiscono moltissimo.

    La soluzione ideale ed utopica sarebbe quella di far sì che i professori per ogni corso tengano due ordini di lezioni paralleli, uno per le persone a distanza ed uno per quelle in presenza. Ma immagino che questo sia un incubo da un punto di vista economico, burocratico e logistico. Una soluzione più semplice potrebbe essere questa: per le lezioni a distanza i professori devono preparare dei video che contengano la parte “istituzionale” delle loro lezioni (e questo lo si potrebbe semplicemente anche solo condividendo le registrazioni delle lezioni), e poi dedicare tipo 3 ore alla settimana per una discussione e dibattito sui contenuti di quei video. Il carico aggiuntivo per i professori è basso, ed i vantaggi sono immensi (dato che così si rende accessibile l’università a tantissime persone). In ogni caso, si dovrebbe assolutamente mantenere l’abitudine di condividere le registrazioni delle lezioni, almeno nei corsi di triennale.

  14. Non è per forza un male, di sicuro obbligherà determinate riflessioni.

    C’è da ricordarci che noi prendiamo diversi fondi per “spingere” sulla crescita universitaria quindi una diminuzione di richieste è un qualcosa che nemmeno i ministeri competenti potranno prendere troppo sottogamba.

  15. Come dice anche l’articolo ci sono professioni per cui la domanda è in crescita perenne da anni (vedi economia, medicina, ingegneria), diverse Università non hanno più lo spazio fisico per tutti gli studenti e stanno mantenendo alcune lezioni in didattica a distanza (mentre costruiscono nuovi edifici) per sopperire a questo problema.

    La diminuzione è quindi data dai corsi e professioni più di nicchia che tendenzialmente hanno meno sbocchi professionali, il motivo per cui prima si iscrivesse più gente non lo so, c’erano molti più posti di lavoro per quei settori?

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