
Il 3 Novembre il British Medical Journal ha pubblicato un articolo ( [**qui**](https://www.bmj.com/content/375/bmj-2021-066576) ) in cui illustra dettagliatamente i conflitti di interesse tra finanziamento, ricerca, formazione, produzione, politica ed organi di controllo in ambito medico e farmacologico.
Non sono riuscito a trovare nessuna menzione del suddetto articolo sui siti del [**Corriere**](https://www.google.com/search?q=site%3Acorriere.it+British+Medical+Journal&biw=1920&bih=937&tbs=qdr%3Am&ei=XxCZYeCSDeeVxc8P9PSWMA&ved=0ahUKEwigvsOQnaf0AhXnSvEDHXS6BQYQ4dUDCA4&oq=site%3Acorriere.it+British+Medical+Journal&gs_lcp=Cgdnd3Mtd2l6EAxKBAhBGAFQxgNYmQtgsjBoAXAAeACAAUaIAY4EkgEBOJgBAKABAcABAQ&sclient=gws-wiz), [**Repubblica**](https://www.google.com/search?q=site%3Arepubblica.it+British+Medical+Journal&biw=1920&bih=937&tbs=qdr%3Am&ei=yBCZYe79JcOSxc8PqK-_6AM&ved=0ahUKEwjugeXCnaf0AhVDSfEDHajXDz0Q4dUDCA4&uact=5&oq=site%3Arepubblica.it+British+Medical+Journal&gs_lcp=Cgdnd3Mtd2l6EANKBAhBGAFQ-xtYoy1g7C5oAnAAeACAAUuIAeQGkgECMTOYAQCgAQHAAQE&sclient=gws-wiz), [**ilPost**](https://www.google.com/search?q=site%3Ailpost.it+British+Medical+Journal&biw=1920&bih=937&tbs=qdr%3Am&ei=QBGZYaqVG5iQxc8PiZ-iwAo&ved=0ahUKEwiqtfb7naf0AhUYSPEDHYmPCKgQ4dUDCA4&uact=5&oq=site%3Ailpost.it+British+Medical+Journal&gs_lcp=Cgdnd3Mtd2l6EAM6BwgAEEcQsANKBAhBGABQzAVYszBgxTJoBXACeACAAckBiAHyDpIBBjI2LjAuMZgBAKABAcgBCMABAQ&sclient=gws-wiz) o [**ilsole24ore**](https://www.google.com/search?q=site%3Ailsole24ore.com+British+Medical+Journal&biw=1920&bih=937&tbs=qdr%3Am&ei=ahCZYdO2HeiNxc8PuK6y4Ak&ved=0ahUKEwjTk_OVnaf0AhXoRvEDHTiXDJwQ4dUDCA4&uact=5&oq=site%3Ailsole24ore.com+British+Medical+Journal&gs_lcp=Cgdnd3Mtd2l6EAM6BwgAEEcQsANKBAhBGABQ2gVYjilg0SpoAXACeACAAVGIAcoHkgECMTWYAQCgAQHIAQTAAQE&sclient=gws-wiz) (gli hyperlink sono i risultati delle ricerche su ogni sito), e la cosa mi ha stupito molto, trattandosi di uno studio estremamente rilevante.
Io posso assolutamente capire e appoggiare la lotta al complottismo “un tanto al chilo” che alimenta molte pagine social, ma non credo sia corretto astenersi dal riportare determinate notizie, da fonti attendibili, solo perché possono allinearsi ad una narrativa scomoda.
Qualcuno ha un “insight” di quali possano essere le ragioni di una tale omissione? Meccanismi delle redazioni o quant’altro?
3 comments
non si chiama lobbying ed è tipo sempre esistita? Non vedo i presupposti per un articolo nel 2021 su una cosa del genere
La verità che è una cosa nota. Sfortunatamente ricerca scientifica e accademia sono tra i campi più corrotti di tutti. E te lo dice uno che lavora in financial services e che fino a qualche anno fa lavorava in accademia in top institutions. Se la finanza fosse corrotta quanto il mondo scientifico, le case editrici, e le università, saremo tutti in galera (e in finanza non ci sono solo santi). Perché la finanza è un campo molto regolamentato. Il mondo della ricerca è un far West in mano a piccole e grandi mafie.
Chiaramente questo te lo dirà chiunque abbia lasciato l’accademia, mentre chiunque sia rimasto ti dirà che tutto funziona bene così, semplicemente perché o ha accettato il sistema o non vede la corruzione come un problema.
Nella pratica la fine miserevole che stanno facendo accademia e ricerca sono il segreto di pulcinella. Fa piacere che finalmente ci si ponga il problema in maniera seria per cercare di rompere l’omertà e l’autoreferenzialità. Speriamo che porti a migliorare la situazione e migliorare l’ambiente tossico che si è creato negli ultimi decenni
Che l’ambiente sia popolato da tutt’altro che stinchi di santo penso sia chiaro a tutti, basta vedere la tarantella dei farmaci che escono dalle pipeline non appena il loro predecessore è in scadenza di brevetto, i compensi per partecipare a congressi e presentazioni, le pressioni sugli organi di certificazione (la recente storia del farmaco dell’Alzheimer ed FDA mette i brividi).
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Il profitto è ovviamente al primo posto, e le scoperte mediche sono una apprezzata conseguenza. Ma il sistema funziona, ha le sue storture, ma funziona.
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la domanda è poi sempre la stessa: qual è l’alternativa?