Dopo il completo fallimento dei referendum sulla giustizia di domenica 12 giugno (i referendum abrogativi [con l’affluenza più bassa di sempre](https://it.wikipedia.org/wiki/Consultazioni_referendarie_in_Italia)), ci si interroga sul futuro che l’istituto del referendum abrogativo dovrebbe avere nel nostro ordinamento.
Alcune idee sul tavolo fra quelle menzionate nell’articolo sono l’abbassamento del quorum al 25%, oppure fissarlo alla metà delle partecipazioni ottenute alle ultime elezioni politiche; l’articolo [cita anche il referendum propositivo](https://www.riformeistituzionali.gov.it/it/il-referendum-propositivo/), un disegno di legge costituzionale proposto dal M5S che potrebbe soppiantare il referendum abrogativo come strumento principale di democrazia diretta permettendo alla popolazione di redigere (dietro un consistente numero di firme) progetti di legge che, se non sono approvati dal Parlamento in tempi brevi, danno luogo a un referendum popolare per approvarli o meno: ma il disegno di legge è ormai fermo da quasi due anni al Senato, e il tramonto del Movimento potrebbe significare che non tornerà mai più.
In un modo o nell’altro, comunque, occorrerà intervenire; se non si farà nulla, come cita l’articolo in conclusione…
>Altrimenti, bisogna prendere amaramente atto che un altro tassello del nostro sistema costituzionale è saltato.
Non sono un giurista, ma permettere ad una minoranza di abrogare una legge, promulgata da un parlamento espressione della maggioranza del popolo,i pare un filo incostituzionale.
Il quorum é troppo antico per il mondo moderno, sono sempre meno le persone interessate alla politica o ai quesiti posti (che se poi devono capirlo vuol dire perderci tempo, chissà quanti lo fanno) bisogna prenderne atto e tararlo di conseguenza. C’è anche da dire che con la situazione attuale può essere stato meno sentito del solito, ma la diminuzione sembra costante. Sarei stato curioso ci fosse stato quello sulla cannabis quanti votanti avrebbe raggiunto.
Mi beccherò dell’antidemocratico e i relativi downvotes ma stica
A me questi referendum non piacciono, mi sembrano una presa in giro.
Un conto sono i quesiti che trattano temi sociali/popolari come divorzio, aborto, diritti degli omosessuali o cannabis.
Qui invece si usa uno strumento abrogativo che già permette di muoversi con difficoltà (vedi quello sulla cannabis) senza poter proporre nulla, in più si chiedono pareri tecnici, politici, ambientali, energetici (vedi quello sulle trivelle o nucleare) alla gente comune.
Poi ovviamente è facile trovare risposte di pancia senza cognizione di causa o astensionismo perchè la gente o non ha capito la domanda o non ha lo sbatti per cercare di capirla.
La risposta popoulista è: voto dei parlamentari che appartengono a un partito di cui condivido le idee, è il loro lavoro pensare a queste cose e non devono chiederle alla casalinga di Voghera.
Che si faccia qualcosa per i referendum propositivi se si vuole veramente (e più facilmente) cambiare le cose.
bla bla bla TEDx talks
Per me assolutamente no. Il quorum sta lì dov’è se il referendum non interessa minimamente alla popolazione il problema non è il quorum, ma il referendum stesso che non andava proposto.
Quello che bisogna fare è introdurre nuovi referendum propropositivi veramente vincolanti
L’istituto del referendum sta benissimo così com’è.
Citare i “grandi referendum del passato” serve solo a buttare fumo — anche e soprattutto perché avevano un peso specifico piuttosto diverso (monarchia/repubblica, nucleare sì/no, divorzio, aborto) di quelli degli anni recenti, e soprattutto di questi ultimi, talmente ridicoli che i promotori sono dovuti ricorrere alla pagliacciata della presentazione da parte dei consigli regionali di destra, dal momento che *nessuno se li era inculati* già nella fase della raccolta delle firme.
Dato che il referendum **prevede** il meccanismo del quorum, non andare a votare è una scelta politica perfettamente legittima, tanto quanto andarci e votare sì o no.
E quelli che ora si stracciano le vesti perché la bassa affluenza oh signora mia dove finiremo *lo sanno perfettamente*, occhio.
Se le persone non sono interessate alla politica, ha senso (a mio avviso) che le persone interessate possano modificare l’ordinamento legislativo.
Non vuoi esprimere la tua opinione stando a casa, benissimo, ci saranno altri al posto tuo a decidere.
Ciò detto però, ci sarebbero tensioni sul fatto che una minoranza possa modificare leggi (anche se nel solo senso abrogativo)
Ma i referendum su nucleare, acqua e non ricordo cosa del 2011 non se li ricorda nessuno?
Sembra che non siano mai successi e li il quorum è stato raggiunto.
Forse, e dico forse, se il referendum della lega noj è riuscito a raccogliere le firme necessarie per presentarlo e i promotori sono stati costretti a farlo presentare dai consigli regionali “amici”.
Detto questo: io personalmente sono favorevole a abbassare il quorum fino ad un 35%, così i partiti che non vogliono cambiare dovranno fare campagna per il NO invece che dire di stare a casa.
C’è un problema di fondo con l’attuale regolamentazione del quorum: se uno è contrario ad un referendum, per avere più probabilità di raggiungere l’obiettivo (ossia che il referendum non passi) conviene a tutti gli effetti astenersi.
Se il 26% della popolazione vota sì e il 25% vota no, il referendum passa. Se quel 25% sta a casa il referendum diventa un flop colossale. Insomma, per come stanno le cose adesso, il quorum incentiva l’astensione, perché votare no facilita il raggiungimento del quorum.
Come ho già detto nei thread sulle elezioni, io lo modificherei in modo che il referendum sia approvato se:
* i sì superano i no
* i sì sono almeno il 25% più uno degli aventi diritto
che incredibilmente vedo essere una delle due proposte allo studio. In questo modo non cambierebbe la soglia minima per far approvare un referendum (teoricamente è già possibile che un referendum venga approvato col 25%+1 degli aventi diritto) e, allo stesso tempo, chi vorrebbe votare no sarebbe fortemente incentivato ad andare a votare.
**MA** la riforma del quorum non può avere come obiettivo *far passare i referendum perché altrimenti non passano mai*. Il quorum va cambiato perché attualmente disincentiva la partecipazione, che è un controsenso.
I referendum però li fai passare se la gente è d’accordo, sente il tema vicino e ne capisce l’importanza perché qualcuno gliela spiega.
Perché è vero che c’è un (enorme) problema di partecipazione, ma è anche vero che l’affluenza finale alle comunali è stata del 57%, quasi tripla di quella del referendum. E questa differenza non si spiega solamente con “ma in questo paese non vota più nessuno” come dice Salvini, ma anche col fatto che nessuno (proponenti in primis) ha dato peso alla consultazione e che molto probabilmente in diversi sono stati a casa perché erano contrari.
Ma scusatemi, che lo teniamo a fare un parlamento?
Il referendum dovrebbe essere l’extrema ratio da usare nei confronti un legislatore pigro, siamo una repubblica parlamentare non referendaria.
Il problema dei referendum e che non gliene frega un ***** a nessuno. Si facessero referendum che servono, non quelli per far passare i pregiudicati in amministrazione…
Ma se la modifica proposta dal referendum non smuove neanche il 50% degli aventi diritto ad andare a votare significa che almeno il 50% degli aventi diritto non sono interessati alla modifica proposta.
Perchè questo elemento solo non dovrebbe essere sufficiente a bocciare la proposta ma trovate necessario facilitare l’approvazione?
Inoltre in questo caso le conseguenze dell’esito positivo sono assolutamente opache al cittadino comune e non solo, di conseguenza qualunque voto, sia a favore che contro, sarebbe per la maggior parte, dettata dalla fede politica del votante, cosa che mi pare assurda.
Per me va benissimo che ci sia il quorum che c’è adesso.
Non votare a un referendum è una scelta consapevole.
Perché il popolo, con meccanismo di democrazia diretta, forzi un cambio della legge, è necessaria una spinta convinta. Bene che, se questa spinta non c’è, le cose non si possano modificare.
E se certe cose vanno assolutamente modificate, ci pensi il legislatore.
Poi avremmo un parlamento che legifera e comitatini referendari che abrogano leggi a cazzum, no grazie.
E se per salvare i referendum si facessero dei referendum un minimo sensati? Cioè, qualcuno si aspettava veramente che questi ultimi sarebbero stati largamente partecipati? Dai su non prendiamoci in giro
sì io farei un referendum sul quorum del referendum che però non raggiungerebbe il quorum del referendum quindi niente.
Servirebbe un referendum per abbassare il quorum dei referendum /s
Mi sembra un “non riesco a vincere, cambiamo le regole o non gioco più” se la gente non va a votare i referendum che proponi evidentemente non gli interessano e/o comunque c’è una sfiducia generalizzata riguardo a quanto la politica poi rispetti gli esiti referendari.
Questo è l’odioso atteggiamento della politica per il quale se non si ottengono i risultati sperati è **ovviamente** colpa del cittadino, la politica mai e poi mai commette sbagli!!!!!!
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Dopo il completo fallimento dei referendum sulla giustizia di domenica 12 giugno (i referendum abrogativi [con l’affluenza più bassa di sempre](https://it.wikipedia.org/wiki/Consultazioni_referendarie_in_Italia)), ci si interroga sul futuro che l’istituto del referendum abrogativo dovrebbe avere nel nostro ordinamento.
Alcune idee sul tavolo fra quelle menzionate nell’articolo sono l’abbassamento del quorum al 25%, oppure fissarlo alla metà delle partecipazioni ottenute alle ultime elezioni politiche; l’articolo [cita anche il referendum propositivo](https://www.riformeistituzionali.gov.it/it/il-referendum-propositivo/), un disegno di legge costituzionale proposto dal M5S che potrebbe soppiantare il referendum abrogativo come strumento principale di democrazia diretta permettendo alla popolazione di redigere (dietro un consistente numero di firme) progetti di legge che, se non sono approvati dal Parlamento in tempi brevi, danno luogo a un referendum popolare per approvarli o meno: ma il disegno di legge è ormai fermo da quasi due anni al Senato, e il tramonto del Movimento potrebbe significare che non tornerà mai più.
In un modo o nell’altro, comunque, occorrerà intervenire; se non si farà nulla, come cita l’articolo in conclusione…
>Altrimenti, bisogna prendere amaramente atto che un altro tassello del nostro sistema costituzionale è saltato.
Non sono un giurista, ma permettere ad una minoranza di abrogare una legge, promulgata da un parlamento espressione della maggioranza del popolo,i pare un filo incostituzionale.
Il quorum é troppo antico per il mondo moderno, sono sempre meno le persone interessate alla politica o ai quesiti posti (che se poi devono capirlo vuol dire perderci tempo, chissà quanti lo fanno) bisogna prenderne atto e tararlo di conseguenza. C’è anche da dire che con la situazione attuale può essere stato meno sentito del solito, ma la diminuzione sembra costante. Sarei stato curioso ci fosse stato quello sulla cannabis quanti votanti avrebbe raggiunto.
Mi beccherò dell’antidemocratico e i relativi downvotes ma stica
A me questi referendum non piacciono, mi sembrano una presa in giro.
Un conto sono i quesiti che trattano temi sociali/popolari come divorzio, aborto, diritti degli omosessuali o cannabis.
Qui invece si usa uno strumento abrogativo che già permette di muoversi con difficoltà (vedi quello sulla cannabis) senza poter proporre nulla, in più si chiedono pareri tecnici, politici, ambientali, energetici (vedi quello sulle trivelle o nucleare) alla gente comune.
Poi ovviamente è facile trovare risposte di pancia senza cognizione di causa o astensionismo perchè la gente o non ha capito la domanda o non ha lo sbatti per cercare di capirla.
La risposta popoulista è: voto dei parlamentari che appartengono a un partito di cui condivido le idee, è il loro lavoro pensare a queste cose e non devono chiederle alla casalinga di Voghera.
Che si faccia qualcosa per i referendum propositivi se si vuole veramente (e più facilmente) cambiare le cose.
bla bla bla TEDx talks
Per me assolutamente no. Il quorum sta lì dov’è se il referendum non interessa minimamente alla popolazione il problema non è il quorum, ma il referendum stesso che non andava proposto.
Quello che bisogna fare è introdurre nuovi referendum propropositivi veramente vincolanti
L’istituto del referendum sta benissimo così com’è.
Citare i “grandi referendum del passato” serve solo a buttare fumo — anche e soprattutto perché avevano un peso specifico piuttosto diverso (monarchia/repubblica, nucleare sì/no, divorzio, aborto) di quelli degli anni recenti, e soprattutto di questi ultimi, talmente ridicoli che i promotori sono dovuti ricorrere alla pagliacciata della presentazione da parte dei consigli regionali di destra, dal momento che *nessuno se li era inculati* già nella fase della raccolta delle firme.
Dato che il referendum **prevede** il meccanismo del quorum, non andare a votare è una scelta politica perfettamente legittima, tanto quanto andarci e votare sì o no.
E quelli che ora si stracciano le vesti perché la bassa affluenza oh signora mia dove finiremo *lo sanno perfettamente*, occhio.
Se le persone non sono interessate alla politica, ha senso (a mio avviso) che le persone interessate possano modificare l’ordinamento legislativo.
Non vuoi esprimere la tua opinione stando a casa, benissimo, ci saranno altri al posto tuo a decidere.
Ciò detto però, ci sarebbero tensioni sul fatto che una minoranza possa modificare leggi (anche se nel solo senso abrogativo)
Ma i referendum su nucleare, acqua e non ricordo cosa del 2011 non se li ricorda nessuno?
Sembra che non siano mai successi e li il quorum è stato raggiunto.
Forse, e dico forse, se il referendum della lega noj è riuscito a raccogliere le firme necessarie per presentarlo e i promotori sono stati costretti a farlo presentare dai consigli regionali “amici”.
Detto questo: io personalmente sono favorevole a abbassare il quorum fino ad un 35%, così i partiti che non vogliono cambiare dovranno fare campagna per il NO invece che dire di stare a casa.
C’è un problema di fondo con l’attuale regolamentazione del quorum: se uno è contrario ad un referendum, per avere più probabilità di raggiungere l’obiettivo (ossia che il referendum non passi) conviene a tutti gli effetti astenersi.
Se il 26% della popolazione vota sì e il 25% vota no, il referendum passa. Se quel 25% sta a casa il referendum diventa un flop colossale. Insomma, per come stanno le cose adesso, il quorum incentiva l’astensione, perché votare no facilita il raggiungimento del quorum.
Come ho già detto nei thread sulle elezioni, io lo modificherei in modo che il referendum sia approvato se:
* i sì superano i no
* i sì sono almeno il 25% più uno degli aventi diritto
che incredibilmente vedo essere una delle due proposte allo studio. In questo modo non cambierebbe la soglia minima per far approvare un referendum (teoricamente è già possibile che un referendum venga approvato col 25%+1 degli aventi diritto) e, allo stesso tempo, chi vorrebbe votare no sarebbe fortemente incentivato ad andare a votare.
**MA** la riforma del quorum non può avere come obiettivo *far passare i referendum perché altrimenti non passano mai*. Il quorum va cambiato perché attualmente disincentiva la partecipazione, che è un controsenso.
I referendum però li fai passare se la gente è d’accordo, sente il tema vicino e ne capisce l’importanza perché qualcuno gliela spiega.
Perché è vero che c’è un (enorme) problema di partecipazione, ma è anche vero che l’affluenza finale alle comunali è stata del 57%, quasi tripla di quella del referendum. E questa differenza non si spiega solamente con “ma in questo paese non vota più nessuno” come dice Salvini, ma anche col fatto che nessuno (proponenti in primis) ha dato peso alla consultazione e che molto probabilmente in diversi sono stati a casa perché erano contrari.
Ma scusatemi, che lo teniamo a fare un parlamento?
Il referendum dovrebbe essere l’extrema ratio da usare nei confronti un legislatore pigro, siamo una repubblica parlamentare non referendaria.
Il problema dei referendum e che non gliene frega un ***** a nessuno. Si facessero referendum che servono, non quelli per far passare i pregiudicati in amministrazione…
Ma se la modifica proposta dal referendum non smuove neanche il 50% degli aventi diritto ad andare a votare significa che almeno il 50% degli aventi diritto non sono interessati alla modifica proposta.
Perchè questo elemento solo non dovrebbe essere sufficiente a bocciare la proposta ma trovate necessario facilitare l’approvazione?
Inoltre in questo caso le conseguenze dell’esito positivo sono assolutamente opache al cittadino comune e non solo, di conseguenza qualunque voto, sia a favore che contro, sarebbe per la maggior parte, dettata dalla fede politica del votante, cosa che mi pare assurda.
Per me va benissimo che ci sia il quorum che c’è adesso.
Non votare a un referendum è una scelta consapevole.
Perché il popolo, con meccanismo di democrazia diretta, forzi un cambio della legge, è necessaria una spinta convinta. Bene che, se questa spinta non c’è, le cose non si possano modificare.
E se certe cose vanno assolutamente modificate, ci pensi il legislatore.
Poi avremmo un parlamento che legifera e comitatini referendari che abrogano leggi a cazzum, no grazie.
E se per salvare i referendum si facessero dei referendum un minimo sensati? Cioè, qualcuno si aspettava veramente che questi ultimi sarebbero stati largamente partecipati? Dai su non prendiamoci in giro
sì io farei un referendum sul quorum del referendum che però non raggiungerebbe il quorum del referendum quindi niente.
Servirebbe un referendum per abbassare il quorum dei referendum /s
Mi sembra un “non riesco a vincere, cambiamo le regole o non gioco più” se la gente non va a votare i referendum che proponi evidentemente non gli interessano e/o comunque c’è una sfiducia generalizzata riguardo a quanto la politica poi rispetti gli esiti referendari.
Questo è l’odioso atteggiamento della politica per il quale se non si ottengono i risultati sperati è **ovviamente** colpa del cittadino, la politica mai e poi mai commette sbagli!!!!!!
Renzi, is that you?