Alla luce dei recenti risultati referendari, in questo articolo vengono presentati dei punti di vista sul referendum abrogativo e su potenziali modifiche all’istituto.
Secondo voi, il referendum abrogativo va cambiato? E se sì, come?
Sì:
1 eliminando la possibilità di proposta da parte dei consigli regionali, che non risponde ad una spinta popolare (come accaduto nell’ultimo caso);
2 modificare il quorum, dato che a stento il 50% del totale degli elettori va a votare di solito si potrebbe passare al 50% sul totale dei votanti alle ultime politiche, così da spingere alla vera partecipazione e al non utilizzo dell’astensione;
3 dovrebbe esserci il buon senso dei promotori di proporre quesiti di interesse effettivamente generale, non questioni tecniche astruse per chi non è un addetto ai lavori.
Trovo ridicolo che si questioni sul quorum e non sui quesiti del referendum.
Come dissi nello scorso post secondo me no, **il problema non sono i referendum abrogativi, ma quelli propositivi** che sono inutili e non vincolanti. Soluzioni come abbassare le soglie del quorum o l’aumento delle firme richieste non possano (secondo me) mitigare il problema della democrazia diretta in Italia.
Aggiungendo che i referendum sono anche tecnici perchè è l’unico modo per poter creare un referendum abrogativo. Se devi tagliuzzare una legge già esistente ti verranno fuori quesiti che saranno delle pappardelle impossibili da leggere, anche perchè sono in politichese e che potrebbero anche non essere adeguate tipo quello sulla cannabis che andava a legalizzare la coltivazione della coca oppure quello dell’eutanasia che andava ad eliminare il reato di omicidio del consenziente (perchè non c’erano altri modi per farli).
Specifico che referendum complicati possono anche esistere, tipo quello costituzionale di Renzi che era ben più lungo di questi a conti fatti, ma devono essere su grandi temi, che possano essere importanti per la gente.
Io credo anche nel principio dell’astensione come forma di non voto per far fallire un referendum quando quest’ultimo effettivamente non importa un fico secco al 80% del paese, cosa diversa per robe come le elezioni amministrative e/o quelle nazionali, li l’astensionismo non lo capisco, anche se non trovo nessuno a cui dare il mio voto preferisco andare alle urne e fare un bel fallo sulla scheda elettorale
Per me va cambiato il requisito delle firme o anche quello che si puó fare con i referendum (più cose e non solo abrogazioni)
Sicuramente non ridurrei il quorum. Se i referendum non passano o non vengono votati la soluzione non puó essere ridurre il livello di legittimazione popolare dai.
(Ma riconosco di essere fissato. Figuratevi che per me servirebbe il quorum anche per i referendum costituzionali)
Sulle firme:
500k firme è un numero totalmente anacronistico e pure sproporzionato.
Sproporzionato perchè 500k persone, che comunque non sono poche, non si possono stupire se poi non ne riescono a muoverne 25 milioni (quorum attuale) per votare. C’è una differenza di 50 volte…
Anacronistico perchè è un numero deciso negli anni 40, con la popolazione dell’epoca e con gli strumenti dell’epoca.
Se già dovessimo aggiustare per la popolazione (intesa come numero di elettori) dovremmo salire a circa 900mila firme.
Strumenti: abbiamo le cazzo di firme digitali adesso per i referendum!
Rivoluzione! Figata! Diamo il giusto peso alla cosa.
Io dico che con la firma digitale di firme ne potremmo chiedere facilmente almeno 2 milioni e mezzo.
Magari tramite un portale nazionale referendum.governo.gov senza spese a carico dei promotori. Anzi, per me questa è proprio una condizione per aumentare le firme necessarie.
Chiaro, il problema della proporzionalità rimane. Ma passiamo da una differenza di 50 volte a una di 10.
Ma questo è solo per assicurarci di avere referendum più sostenuti dalla popolazione. Per portare la gente a votare serve che il quesito sia sentito, quindi servirebbe anche qualcosa di diverso da una gomma da cancellare.
>I referendum sulla giustizia di domenica sono stati i meno partecipati della storia repubblicana: solo il 20,8 per cento degli aventi diritto è andato a votare, molto meno della metà del quorum necessario a rendere valido l’esito (più del 50 per cento). A livello di partecipazione, il risultato deludente di domenica era stato ampiamente previsto ed è l’ultimo di una lunga serie: dal 1997 a oggi soltanto un referendum abrogativo ha raggiunto il quorum, **quello del 2011 che comprendeva quesiti sul nucleare e sull’acqua pubblica, due temi molto sentiti dagli elettori e sui quali ci fu un’intensa discussione pubblica.**
Già dal primo paragrafo si evince il problema.
> Nello Rossi, ex pubblico ministero ed ex giudice della Corte di Cassazione, in un’intervista a Repubblica di martedì scorso ha sottolineato il peso che hanno i temi dei quesiti, piuttosto che la forma e le regole dell’istituto referendario: «I referendum, lo dice la Carta, sono validi solo se vivificati da una genuina e ampia partecipazione popolare al voto» ha detto Rossi. «È questo il significato e il valore del quorum. E se i quesiti sono astrusi, mal posti, ingannevoli, un elettore razionale è libero di “partecipare” al referendum semplicemente non recandosi alle urne».
L’astensione al voto è una forma di democrazia, il referendum abrogativo è pensato per abrogare leggi no? Se la maggior parte del popolo non trova interesse nel votare direttamente per abrogarle non significa necessariamente che siano d’accordo col no; può significare una marea di cose una delle quali, e la più ovvia, è che il cittadino non si ritiene capace di prendere una decisione in merito. Io direi che questo dice molto di più sui quesiti che sullo strumento referendario.
Magari servono altre e nuove forme di democrazia diretta, magari no, ma anche se servissero non dovremmo crearle maciullando il referendum abrogativo; dovremmo cercare di crearne di nuovi
Più che interrogarsi sull’istituto referendario in generale, converrebbe soffermarsi sulla tornata particolare di domenica 12 giugno. Diversi aspetti da considerare:
1) I promotori del quorum: essendo proposti dalla Lega (e anche dai Radicali, ma in misura marginale, alla luce dei fatti), molti sono stati a casa per “fare un dispetto a Salvini” (semplifico con questa frasetta);
2) Legato al punto precedente: la non ammissibilità dei referendum su “cannabis” e “eutanasia” (_rectius_ omicidio del consenziente) ha fatto si che molti, indispettiti/scoraggiati/altro, scegliete voi, sono rimasti a casa;
3) Il quorum: stare a casa, non facendo raggiungere il quorum, può essere più efficace che recarsi al seggio e votare “no”, rischiando di raggiungere il 50%+1 e la possibile approvazione;
5) Argomenti non proprio alla portata di tutti a primo acchito e che riguardano, a detta di molti, solo una piccola porzione di popolazione (argomentazione che non condivido)
6) Infine, la data: ai primi di giugno, per un insieme anche di quanto detto nei punti precedenti, meglio una giornata fuori porta che stare al seggio a votare.
A mio parere il motivo per cui questo referendum ha avuto un’affluenza così bassa non risiede nel fatto che il referendum come istituzione abbia delle particolari problematiche (anche se concordo con chi afferma che il numero di firme andrebbe aumentato, tenendo conto dell’incremento demografico e della digitalizzazione), ma piuttosto nel fatto che le tematiche affrontate dal referendum non fossero semplicemente di interesse della maggioranza della popolazione.
Se la materia fosse stata sentita dagli italiani, l’affluenza sarebbe stata ben maggiore.
Secondo me quindi, alla luce dei risultati molto negativi di affluenza, piuttosto che gridare al sabotaggio e parlare di riformare il modo in cui il referendum funziona, forse sarebbe più opportuno farsi domande sul contenuto effettivo del referendum.
Secondo me dovremmo capire come sono strutturati quelli dei Paesi in cui funzionano come strumento e poi cercare di farli funzionare anche in Italia. Ma è la mia opinione.
Basta avere quello propositivo
Unpopular opinion: i referendum abrogativi andrebbero aboliti, non modificati
Serve un referendum abrogativo per togliere i referendum abrogativi /s
Io ho un’idea molto bella sul quorum: lo baserei sulla % di affluenza delle elezioni politiche precedenti. Il 50%+1 è anacronistico perché andava bene nella I Repubblica quando l’affluenza era del 90%, ma ora con l’affluenza al 72% non puoi chiedere sempre 50%+1 perché non rispecchia il paese.
Potremmo fare 50% o 60% delle ultime elezioni politiche
Secondo me il referendum come viene usato adesso è soltanto uno spreco di risorse, chiedere al popolo di esprimersi su argomenti di cui non è e non può essere preparato è distruttivo per questo paese (vedi l’ultimo è quello sulle centrali nucleari)
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Alla luce dei recenti risultati referendari, in questo articolo vengono presentati dei punti di vista sul referendum abrogativo e su potenziali modifiche all’istituto.
Secondo voi, il referendum abrogativo va cambiato? E se sì, come?
Sì:
1 eliminando la possibilità di proposta da parte dei consigli regionali, che non risponde ad una spinta popolare (come accaduto nell’ultimo caso);
2 modificare il quorum, dato che a stento il 50% del totale degli elettori va a votare di solito si potrebbe passare al 50% sul totale dei votanti alle ultime politiche, così da spingere alla vera partecipazione e al non utilizzo dell’astensione;
3 dovrebbe esserci il buon senso dei promotori di proporre quesiti di interesse effettivamente generale, non questioni tecniche astruse per chi non è un addetto ai lavori.
Trovo ridicolo che si questioni sul quorum e non sui quesiti del referendum.
Come dissi nello scorso post secondo me no, **il problema non sono i referendum abrogativi, ma quelli propositivi** che sono inutili e non vincolanti. Soluzioni come abbassare le soglie del quorum o l’aumento delle firme richieste non possano (secondo me) mitigare il problema della democrazia diretta in Italia.
Aggiungendo che i referendum sono anche tecnici perchè è l’unico modo per poter creare un referendum abrogativo. Se devi tagliuzzare una legge già esistente ti verranno fuori quesiti che saranno delle pappardelle impossibili da leggere, anche perchè sono in politichese e che potrebbero anche non essere adeguate tipo quello sulla cannabis che andava a legalizzare la coltivazione della coca oppure quello dell’eutanasia che andava ad eliminare il reato di omicidio del consenziente (perchè non c’erano altri modi per farli).
Specifico che referendum complicati possono anche esistere, tipo quello costituzionale di Renzi che era ben più lungo di questi a conti fatti, ma devono essere su grandi temi, che possano essere importanti per la gente.
Io credo anche nel principio dell’astensione come forma di non voto per far fallire un referendum quando quest’ultimo effettivamente non importa un fico secco al 80% del paese, cosa diversa per robe come le elezioni amministrative e/o quelle nazionali, li l’astensionismo non lo capisco, anche se non trovo nessuno a cui dare il mio voto preferisco andare alle urne e fare un bel fallo sulla scheda elettorale
Per me va cambiato il requisito delle firme o anche quello che si puó fare con i referendum (più cose e non solo abrogazioni)
Sicuramente non ridurrei il quorum. Se i referendum non passano o non vengono votati la soluzione non puó essere ridurre il livello di legittimazione popolare dai.
(Ma riconosco di essere fissato. Figuratevi che per me servirebbe il quorum anche per i referendum costituzionali)
Sulle firme:
500k firme è un numero totalmente anacronistico e pure sproporzionato.
Sproporzionato perchè 500k persone, che comunque non sono poche, non si possono stupire se poi non ne riescono a muoverne 25 milioni (quorum attuale) per votare. C’è una differenza di 50 volte…
Anacronistico perchè è un numero deciso negli anni 40, con la popolazione dell’epoca e con gli strumenti dell’epoca.
Se già dovessimo aggiustare per la popolazione (intesa come numero di elettori) dovremmo salire a circa 900mila firme.
Strumenti: abbiamo le cazzo di firme digitali adesso per i referendum!
Rivoluzione! Figata! Diamo il giusto peso alla cosa.
Io dico che con la firma digitale di firme ne potremmo chiedere facilmente almeno 2 milioni e mezzo.
Magari tramite un portale nazionale referendum.governo.gov senza spese a carico dei promotori. Anzi, per me questa è proprio una condizione per aumentare le firme necessarie.
Chiaro, il problema della proporzionalità rimane. Ma passiamo da una differenza di 50 volte a una di 10.
Ma questo è solo per assicurarci di avere referendum più sostenuti dalla popolazione. Per portare la gente a votare serve che il quesito sia sentito, quindi servirebbe anche qualcosa di diverso da una gomma da cancellare.
>I referendum sulla giustizia di domenica sono stati i meno partecipati della storia repubblicana: solo il 20,8 per cento degli aventi diritto è andato a votare, molto meno della metà del quorum necessario a rendere valido l’esito (più del 50 per cento). A livello di partecipazione, il risultato deludente di domenica era stato ampiamente previsto ed è l’ultimo di una lunga serie: dal 1997 a oggi soltanto un referendum abrogativo ha raggiunto il quorum, **quello del 2011 che comprendeva quesiti sul nucleare e sull’acqua pubblica, due temi molto sentiti dagli elettori e sui quali ci fu un’intensa discussione pubblica.**
Già dal primo paragrafo si evince il problema.
> Nello Rossi, ex pubblico ministero ed ex giudice della Corte di Cassazione, in un’intervista a Repubblica di martedì scorso ha sottolineato il peso che hanno i temi dei quesiti, piuttosto che la forma e le regole dell’istituto referendario: «I referendum, lo dice la Carta, sono validi solo se vivificati da una genuina e ampia partecipazione popolare al voto» ha detto Rossi. «È questo il significato e il valore del quorum. E se i quesiti sono astrusi, mal posti, ingannevoli, un elettore razionale è libero di “partecipare” al referendum semplicemente non recandosi alle urne».
L’astensione al voto è una forma di democrazia, il referendum abrogativo è pensato per abrogare leggi no? Se la maggior parte del popolo non trova interesse nel votare direttamente per abrogarle non significa necessariamente che siano d’accordo col no; può significare una marea di cose una delle quali, e la più ovvia, è che il cittadino non si ritiene capace di prendere una decisione in merito. Io direi che questo dice molto di più sui quesiti che sullo strumento referendario.
Magari servono altre e nuove forme di democrazia diretta, magari no, ma anche se servissero non dovremmo crearle maciullando il referendum abrogativo; dovremmo cercare di crearne di nuovi
Più che interrogarsi sull’istituto referendario in generale, converrebbe soffermarsi sulla tornata particolare di domenica 12 giugno. Diversi aspetti da considerare:
1) I promotori del quorum: essendo proposti dalla Lega (e anche dai Radicali, ma in misura marginale, alla luce dei fatti), molti sono stati a casa per “fare un dispetto a Salvini” (semplifico con questa frasetta);
2) Legato al punto precedente: la non ammissibilità dei referendum su “cannabis” e “eutanasia” (_rectius_ omicidio del consenziente) ha fatto si che molti, indispettiti/scoraggiati/altro, scegliete voi, sono rimasti a casa;
3) Il quorum: stare a casa, non facendo raggiungere il quorum, può essere più efficace che recarsi al seggio e votare “no”, rischiando di raggiungere il 50%+1 e la possibile approvazione;
5) Argomenti non proprio alla portata di tutti a primo acchito e che riguardano, a detta di molti, solo una piccola porzione di popolazione (argomentazione che non condivido)
6) Infine, la data: ai primi di giugno, per un insieme anche di quanto detto nei punti precedenti, meglio una giornata fuori porta che stare al seggio a votare.
A mio parere il motivo per cui questo referendum ha avuto un’affluenza così bassa non risiede nel fatto che il referendum come istituzione abbia delle particolari problematiche (anche se concordo con chi afferma che il numero di firme andrebbe aumentato, tenendo conto dell’incremento demografico e della digitalizzazione), ma piuttosto nel fatto che le tematiche affrontate dal referendum non fossero semplicemente di interesse della maggioranza della popolazione.
Se la materia fosse stata sentita dagli italiani, l’affluenza sarebbe stata ben maggiore.
Secondo me quindi, alla luce dei risultati molto negativi di affluenza, piuttosto che gridare al sabotaggio e parlare di riformare il modo in cui il referendum funziona, forse sarebbe più opportuno farsi domande sul contenuto effettivo del referendum.
Secondo me dovremmo capire come sono strutturati quelli dei Paesi in cui funzionano come strumento e poi cercare di farli funzionare anche in Italia. Ma è la mia opinione.
Basta avere quello propositivo
Unpopular opinion: i referendum abrogativi andrebbero aboliti, non modificati
Serve un referendum abrogativo per togliere i referendum abrogativi /s
Io ho un’idea molto bella sul quorum: lo baserei sulla % di affluenza delle elezioni politiche precedenti. Il 50%+1 è anacronistico perché andava bene nella I Repubblica quando l’affluenza era del 90%, ma ora con l’affluenza al 72% non puoi chiedere sempre 50%+1 perché non rispecchia il paese.
Potremmo fare 50% o 60% delle ultime elezioni politiche
Secondo me il referendum come viene usato adesso è soltanto uno spreco di risorse, chiedere al popolo di esprimersi su argomenti di cui non è e non può essere preparato è distruttivo per questo paese (vedi l’ultimo è quello sulle centrali nucleari)
Non saprei farei un referendum per deciderlo
No.