Tre motivi per cui la gavetta non ha più senso (e i giovani non sono più così inclini a soffrire per uno stipendio maggiore o per un biglietto da visita altisonante)

27 comments
  1. 3 motivi? ne basta uno: se hai una “buona” raccomandazione non importa se sei una capra e il posto lo ottieni senza problemi. la gavetta e i biglietti da visita sono solo per i sfigati senza conoscenze e senza parenti nella chiesa

  2. articolo senza senso, come se i lavori e i capi fossero tutti uguali. Nella maggior parte dei lavori senza gavetta non impari un cazzo, ovviamente **deve** avere un limite di tempo e non protrarsi per lustri come in alcuni settori

  3. La gavetta ha senso se funziona (o ha buone possibilità di funzionare). Se invece é fare un brutto lavoro a vita per due soldi, ovvio che la gente pensi alle alternative.

  4. Articolo di huffingtonpost, non lo apro nemmeno.

    Comunque la risposta è semplice, la gavetta oggi vuol dire lavorare gratis per poi essere scaricato appena chiedi di essere regolarizzato.

    Il settore del turismo, e non solo, va avanti a contratti di formazione, quasi completamente rimborsati con gli incentivi statali, per poi non assumere quasi mai i ragazzi. Semplicemente passano al prossimo giovincello da sfruttare, avendo manodopera gratis praticamente.

  5. la gavetta aveva senso quando iniziavi a lavorare a 14-16 anni e ti faceva praticamente da scuola e letteralmente non sapevi niente e ti insegnavano tutto

  6. Il ragazzo di bottega che impara l’arte ed è pagato col piatto di pasta è sempre esistito e sempre esisterà, su questo possiamo metterci l’anima in pace. Per me la gavetta è accettabile con queste tre condizioni:

    – Deve effettivamente esserti insegnato qualcosa.

    – Non deve essere un mestiere di merda ma possibilmente ciò che vuoi fare nella vita.

    – Mai nelle grandi aziende.

  7. in molti lavori la gavetta non ha senso perchè per “fare carriera” bisogna continuamente cambiare azienda, quindi conta solo sapersi vendere al momento del colloquio e non sapere fare le cose

    chi come me non ama cambiare si mette il cuore in pace e si accontenta di quello che prende

  8. > Primo: tra i giovani ci sono gran lavoratori e fannulloni, e tra i datori di lavoro ci sono ottimi imprenditori come sfruttatori. È vero, il contesto sta cambiando alcune concezioni e atteggiamenti (ne parleremo poi) ma fondamentalmente attribuire un comportamento a un ruolo non ha molto senso.

    Ma infatti non si attribuisce un comportamento a un ruolo, si rileva una meccanica palese e perfettamente comprensibile. Il datore di lavoro ha un interesse materiale a ottenere il massimo spendendo il minimo. Al di là dell’eventuale buon cuore individuale, questo fa sì che in aggregato i datori di lavoro spingano in quella direzione. In direzione contraria possono spingere le condizioni di mercato (ad esempio lavoratori con capacità molto richieste possono negoziare condizioni migliori) oppure i lavoratori organizzati collettivamente.

    Questa dinamica è osservabile, ubiquitaria e connaturata al sistema di mercato. Dire ai lavoratori “ma no, i capi stronzi esistono ma non si può generalizzare” è alla meglio un vuoto volemosebbene, alla peggio un cinico tentativo di disarmarli della consapevolezza necessaria a difendere i propri interessi.

  9. Ad oggi, per come è fatta la società e l’economia, il lavoro gratis dovrebbe essere corrisposto da anni di galera per chiunque lo impiega.

  10. Più che altro capisco che il lavoro è lavoro, ma perché bisogna _soffrire_? Non sto lavorando se non soffro?

    In altri paesi mi sembra, almeno a certi livelli, che il lavoro sia visto come un mezzo per ottenere soldi per vivere, in Italia sembra essere a tutti i livelli sofferenza e sacrificio. A sto punto facciamo un rebranding e diciamo che l’Italia è una repubblica fondata sul sacrificio e sulla sofferenza.

  11. La gavetta ha senso ma va pagata dignitosamente. Se un ragazzo deve trasferirsi in un’altra città come cavolo si mantiene prendendo un pugno di noccioline? Tirocini con solo buoni pasto e benzina o pagati una miseria non consentono di pagare un affitto manco cercando una sistemazione con i coinquilini.

  12. Un meraviglioso esempio di gavetta di oggi: una mia amica sta lavorando da due mesi in un negozio, le mancano 4 mesi per finire il tirocinio.

    Finora le hanno fatto fare solo cassa, da contratto dovrebbe imparare a fare mille altre cose ma le fanno fare solo quello.

    Ha chiesto al datore che intenzioni hanno, se può staccarsi ed imparare a fare altro, e le hanno detto che le faranno fare solo quello, che stanno assumendo altre persone per le altre cose, facendole intendere che alla fine dei 6 mesi le possibilità di assunzione equivalgono a zero.

    Per 600€/mese. A 29 anni.

    Ora ditemi quanto è importante fare la gavetta, vi prego.

  13. Plot twist: la gavetta non ha mai avuto senso.

    Acquisisci competenze, informati su cosa offre il mercato monetariamente, cambia azienda/ruolo per aumentare lo stipendio. Fare lo schiavo, che è il significato classico di “fare la gavetta”, non è un fattore in tutto ciò.

  14. La gavetta (se vogliamo farla coincidere con l’apprendistato), secondo me, ha senso per quei mestieri dove devi acquisire delle skill “difficili” prima di diventare effettivamente redditizio per l’azienda, sopratutto se si tratta di lavori artigianali di certo pregio o difficoltà (tipo un ciabattino che produce a mano scarpe in pelle, o qualche genere di artista). Il mio primo impiego fù apprendista panettiere ma dopo un mese non c’era praticamente più niente da imparare, la mia ragazza fù apprendista al McDonalds e le venne proposto un contratto di apprendistato in fabbrica.

    In fabbrica che gavetta vuoi fare? al massimo si può parlare di specializzazione che è tutt’altra roba.

    Adesso lavoro nel pubblico e pure qui i vecchi dicono ai neo assunti che devono fare gavetta e quindi i lavori che nessuno vuole fare se li devono smazzare loro, che ci può anche stare ma non chiamarla gavetta, chiamalo nonnismo lavorativo.

    ​

    edit: sottointeso che comunque un lavoratore deve essere pagato dignitosamente. Magari non come un lavoratore “formato” ma comunque tanto da poter vivere decorosamente.

  15. Relativamente off topic ma dalle mie parti nel settore della ristorazione c’è al momento una grave mancanza di personale. E i proprietari piangono che “i giovani non vogliono lavorare” e puttanate del genere. Non ci arrivano che per i lavori di merda che sono fare il cameriere o lavorare in cucina ormai bisogna offrire più soldi. Chi minchia lo accetta il lavoro da cameriere a 1500 al mese se ti va bene quando posso andare in fabbrica qua in zona, fare meno ore guadagnare di più niente sabati domeniche cazzi e mazzi?

  16. la gavetta ha senso se il posto di lavoro ti da qualcosa, se da architetto mi dicono vieni a fare l’assistente(porta borse, porta carta igienica, porta penne)per un anno gratis di renzo piano io ci andrei perchè in un modo o nell’altro si impara qualcosa e nn ci penserei due volte.

    Se giggino mi dice vieni a fare il cameriere ad imparare il mestiere a gratisse nel mio bar che fa karaoke con i vecchi del quartiere ogni sera preferisco fare la fame sincero.

  17. Ho 33 anni, ora gestisco un take away con la mia ragazza, ma ho lavorato come dipendente per 15 anni (receptionist di hotel).

    Cominciai a 19 anni con stage in hotel, facevo 40 ore settimanali (con 2 notti a settimana!) per 400€ al mese. Ridicolo, ma la mia famiglia mi disse “intanto comincia a lavorare, e a capire cosa vuol dire”. Io soffrivo, ma ero contento di assaggiare finalmente il mondo del lavoro.

    Dopo 2 mesi hanno visto che ero bravo, mi hanno aumentato a 800 al mese, sempre una vergogna, ma meglio.
    Dopo 6 mesi da inizio lavoro, mi spostano nell’hotel principale della catena: 1200 netti, ma duro un solo anno, sommerso dallo stress, che però mi insegna un sacco a gestire situazioni difficili sotto pressione. Per fortuna trovo lavoro in un altro hotel, e scappo.

    Seguono poi 10 anni nello stesso hotel, più o meno tranquilli. Stipendio decente, anche se la proprietà faceva schifo, non era troppo stressante, e mi sentivo appagato. Me ne sono andato solo causa COVID e relativa crisi del settore.

    Tutto questo per dire cosa? Per dimostrare che la gavetta, almeno nel mio caso, è servita. Più di qualche volta ho pisciato in testa a persone sulla carta molto più studiate e preparate di me, grazie alla mia gavetta e a tutta la m*rda che ho mangiato da “piccolo”. Più volte hanno preferito me agli altri, grazie alla mia esperienza fatta sul campo.

    Ovvio che ciò vale solo nel mio settore, e per la mia esperienza personale. Ma quando sento tanti giovani che vorrebbero tutto subito, o sulla base solo di quello che hanno studiato come se gli fosse tutto dovuto, mi girano un po’.

  18. >Riccardo Maggiolo è il fondatore di Job Club, start-up sociale che ha permesso a migliaia di persone di cercare e trovare lavoro insieme. È speaker e autore sui temi del lavoro e dell’innovazione sociale, e formatore per utenti, professionisti e operatori nella ricerca attiva del lavoro. Il suo ultimo libro e podcast è “Brave New Work – Viaggio alla ricerca del senso del lavoro”.

  19. > soffrire per uno stipendio maggiore

    Se, col cippo, in Italia è già tanto se ti pagano ultimamente… Ogni volta che qualcuno chiede un aumento sembra tu gli stia offendendo la madre. Non importa se hai avuto eccellenti performance e hai portato misurabili introiti all’azienda, e se non sei realmente rimpiazzabile, il datore di lavoro boomer guarda solo esclusivamente i margini. Non sa chi o cosa porta realmente a casa i soldi, e quando la gente se ne va e tutto va in vacca si lamenta che i giovani vogliono solo grattarsi il culo.

    Poco importa se la persona in questione è totalmente disconnessa dalla realtà, per il VeroBoomer (TM) è sempre colpa sempre di qualcun’altro, non capisce che la sua maggior fortuna è di essere stato eiaculato in un periodo storico in cui era effettivamente possibile fare impresa e guadagnare sul serio.

  20. Dall’articolo:

    > fai un istituto tecnico, entri in azienda come apprendista, vai in pensione da operaio specializzato

    miopia fortissima. un sacco di diplomati tecnici commerciali/industriali/chimici si laureano e non fanno mai il lavoro da operaio.

    dopo aver letto questa minchiata mi vengono dubbi sul resto dell’articolo, pur non avendolo ancora letto.

  21. Nel mio piccolo: tutte cazzate.

    Faccio un lavoro particolare, sono attrezzista di preparazione / scena e costruttore per film e serie tv. (Feci un AMA tempo fa)
    Nella vita mi sono sempre preso il mio tempo, prima di passare dall’essere manovale a costruttore ci ho messi qualche anno, poi “sono stato spinto” a diventare capo costruttore, poi ho accettato solo piccoli periodi come attrezzista di preparazione prima di andare su serialità lunghe mesi. Ho iniziato a 19 anni e a 43 ho accettato il mio primo ruolo in scena. (ora ne ho 45)
    In 26 anni mi sono sempre chiesto, prima di accettare un lavoro, posso soddisfare quello che mi chiedono?

    Nello stesso periodo ho instradato, o insegnato, almeno una decina di ragazzi più o meno promettenti e mi sono reso conto che solo chi non brucia le tappe si sta trovando bene. E me ne dispiaccio perché oltre alle tecniche mi sarebbe piaciuto trasmettere anche il modo di superare i singoli problemi.

    Perché proprio il problem solving, e la rapidità nel farlo, che non ti verrà mai spiegata da una scuola o da un tutor in una settimana.

    Guardate quanto dura il tirocinio medico, oppure l’addestramento militare. In ogni lavoro si dovrebbe avere un periodo lungo dove responsabilizzare ma anche insegnare. Invece nulla.

  22. 1) impara una cosa utile sul mercato del lavoro;
    2) fatti pagare;
    3) non ti drogare;
    4) VWCE and chill.

  23. Non è vero che per uno stipendio maggiore non si è inclini a patire un po’. Il problema è che non ti pagano. Non ti pagano neanche se ti fai il culo o fai un lavoro perfetto.

Leave a Reply