Femminicidio a Reggio Emilia, la presidente del Tribunale: “Non siamo chiaroveggenti, liberando l’ex abbiamo solo applicato la legge”

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  1. La giudice del tribunale di Reggio Emilia commenta oggi l’omicidio di Juana Cecilia Loayza da parte dell’ex, assolvendo i giudici del processo che aveva condannato l’omicida per stalking da qualsiasi responsabilità riguardo la condizione dell’uomo che è poi stato libero di uccidere la donna due settimane dopo la condanna.

    La giudice parla del trattamento riservato all’uomo nel processo e nella determinazione della pena, sottolineando che l’uomo era privo di precedenti penali ed era già stato sottoposto a custodia cautelare (arresti domiciliari) prima del processo. Si può davvero parlare di persona priva di precedenti, però, se dopo la prima convalida di arresto ricevuto dopo le denunce per stalking, e il conseguente rilascio, l’uomo aveva reiterato lo stalking e violato il domicilio della donna, eventi da cui è scaturito il secondo arresto e il processo?

    Non capisco il significato di questa frase della giudice:

    >Le valutazioni che un giudice è chiamato a compiere, prosegue, “devono essere le stesse per tutti: comprensione del contesto, accertamento del fatto, applicazione della norma”. Diversamente, “si dovrebbero prevedere categorie di autori per i quali i principi costituzionali non sono applicabili e questo è contrario ad un sistema penale di una società liberal-democratica”

    Le valutazioni riguardo all’imputato/al condannato non sono proprio parte del lavoro dei giudici? Questo non vuol dire creare “categorie di autori”, ma fare il mestiere di giudice. Perché altrimenti le pene dovrebbero essere comminabili da un minimo ad un massimo?

  2. La presidente del tribunale di Reggio (che peraltro è una persona competente) ha ragione ma le sue parole tradiscono anche una falla nel sistema.

    Il colpevole è amico di amici e francamente non ci voleva Batman per capire che fosse una persona con dei problemi non indifferenti: sapevamo tutti che era questione di tempo perché facesse un gesto folle, nessuno di noi è rimasto troppo sorpreso.

    Quindi mi sembra evidente come il sostegno a queste persone non funzioni, gli stalker sono dei malati e quando si arriva alla condanna è quasi sempre troppo tardi ormai.

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