Sesso e disabilità, se ne parla ancora troppo poco.

13 comments
  1. Alcuni non lo considerano proprio un problema da affrontare eppure in molti altri paesi viene fornita anche questo tipo di assistenza. L’italia è indietro ma è anche vero che per quanto riguarda alcuni aspetti dell’accessibilità lo è da molto tempo.

  2. Domanda provocatoria a 2000%: perchè il sesso per un disabile è considerato “bisogno” mentre per un “non disabile” non dovrebbe esserlo?

    Di fatti, o lo è per tutti o per nessuno.

    Questo a mio avviso è il corto circuito che scatena emozioni (spesso volgari) a prescindere dallo schieramento.

    Purtroppo, come tantissime altre cose che toccano minoranze e che sono legate ad eventi “spiacevoli o sfortunati” (anche io ho fatto assistenza ad un genitore disabile per molto tempo), si tende a considerarla un’eventualità “lontana, e di scarsa importanza”.

    Come tutte le tragedie della vita: triste a chi ci capita

    EDIT: Grazie per le risposte. Ho riconsiderato in parte come ho compreso l’articolo ed il tema in generale

  3. Il sesso nel suo essere totale è ancora un mezzo tabù in Italia. Figuriamoci il sesso e la disabilità mescolati.

    Si parla dei Love Giver ma è una soluzione ridicola. Nella maggior parte dei casi i ragazzi a cui è sufficiente una Love Giver si arrangeranno in qualche modo e troveranno qualcuno che li soddisfi.

    Il problema vero è chiunque non possa gestire autonomamente la propria sessualità perché non troverebbe nessuno disposto ad accoppiarsi con lui/lei. In quel caso la Love Giver non serve a nulla poiché non può prestarsi a prestazioni effettive.

    Tra l’altro ci sono storie agghiaccianti dietro questa tematica, dove a volte i genitori stessi dei ragazzi devono far conoscere loro la sessualità in modo… Poco ortodossi.
    A volte si va oltralpe, con chi ha handicap secondari…

    Tematica difficilissima da trattare anche per chi lavora con quel tipo di utenza, figuriamoci per Reddit.

    Fonte per i sistemi poco ortodossi: Parenti strettissimi che fanno gli educatori in centri per portatori di handicap.

  4. onestamente? sembra il tentativo di prendere finanziamenti comunali inventandosi un servizio che nessuno aveva chiesto. chi vive una disabilità ha più un problema sentimentale che sessuale. abbiamo paura che uno dica ti amo e invece intendeva ti compatisco, ti sto accanto solo per stare bene con me stesso

  5. Assolutamente pro. Anche l’esser brutti deve essere considerata disabilità. Lo stato deve garantire prostitute per i brutti e viceversa per il sesso opposto.

  6. Una delle cose che ho trovato più interessanti e riscontrabili nella vita reale di ciò che ho letto sui disability studies è che spesso la persona disabile viene angelizzata: la sua disabilità viene concepita come una sofferenza che purifica, innocentizza e rende quasi santi. Delle sorte di angioletti senza sesso.
    Yes, i disability studies sono cose di cui si dovrebbe parlare di più nelle università.

  7. Ancora una volta “portatore di handicap” è inteso come generica persona costretta sulla sedia a rotelle o comunque non autosufficiente. Lo stigma sentimentale -più che meramente sessuale, per inciso- se lo beccano anche chi come me è autosufficiente e deambula con le proprie gambe, sebbene abbia un handicap.

    Se tutti non fissano prima questo punto ogni discussione è fallita in partenza.

  8. L’articolo rimanda al sito dedicato ai lovegiver

    Sono andato sul sito [lovegiver.it](https://lovegiver.it), che altro non è che il nome “romanzato” della figura dell’oeas.

    In sostanza l’oeas (Operatore all’emotività, affettività e sessualità), si occupa di esplorare gli ambiti presenti nell’acronimo della sua professione insieme ad un assistito disabile, che può incontrare massimo 12 volte. Interessante come nel codice etico sul sito sia descritto nei primi articoli come l’operatore debba **valutare la reazione dell’assistito all’innamoramento,** evitando **fraintedimenti e false illusioni** (questa parte presa dal sito, testuali parole). Copio qualche spezzone particolarmente interessante.

    ​

    >**”Gli incontri non possono prevedere rapporti sessuali di tipo penetrativo, né di tipo orale con l’assistito.”**
    >
    >**”All’O.E.A.S. non è consentito il coinvolgimento affettivo nei confronti dell’assistito: l’O.E.A.S. che s’innamora dell’utente ha l’obbligo di interrompere l’Intervento e la relazione professionale, non è preclusa una successiva relazione sentimentale e sessuale.All’O.E.A.S. non è consentito sviluppare un interesse di tipo erotico-eccitatorio personale durante l’intervento.”**
    >
    >**È consentita la pratica della masturbazione dell’assistito, sempre ferma la previa valutazione del reale beneficio di tipo educativo per l’assistito secondo quanto previsto dall’art. 12 e fermo quanto previsto dall’art. 9.**
    >
    >**Tutto il materiale – anche audio e video – utilizzato nell’Intervento deve sempre essere concordato con l’assistito e previamente concordato con il Tutor, al fine di valutarne l’utilità educativa.L’acquisto degli strumenti necessari all’intervento può essere effettuato da parte dell’O.E.A.S., il quale può dotarsi di una Valigetta dell’O.E.A.S.Tutti i materiali e gli strumenti utilizzati nell’Intervento devono essere di ottima qualità e l’assistito deve essere informato relativamente alle condizioni di preservazione della sicurezza e dell’igiene del materiale prima del suo utilizzo.**

    Di fatto sono educatori personali (nel senso che le sessioni sono individuali col paziente, sebbene il tutor mantiene sempre un attento controllo sull’oseas) in ambito relazionale e sessuale. Il termine love giver è ingannevole, è gente che deve **insegnare** ai pazienti come *effettuare il sessaggio e* praticare autoerotismo, e come comportarsi in una – realisticamente molto ipotetica relazione sessuale (loro stessi ne sono consapevoli, attribuendone la causa a “famiglie chiuse, luoghi con mentalità ristretta”; tanto da porre fortemente l’accento sul fatto che non si debba illudere il paziente, e che un operatore possa incontrare lo stesso paziente max 12 volte con **tempistiche ben definite** ( per ogni fase del percorso) .

    **Noto come sono perfettamente consapevoli dei rischi che persone totalmente deprivate dal punto di vista affettivo e sentimentale corrono a livello psicologico nel trattamento.**

    Viene da chiedersi quindi quanti danni un oseas poco preparato possa fare in un paziente.

  9. Il giornalista deve capire che il sesso con disabili non è un argomento di spunto per conversazione adatto a qualsivoglia situazione. Anzi, non mi viene nessun contesto in cui sarebbe buono

  10. Si parla troppo poco di sesso in modo informativo in generale. Se una donna ne parla apertamente è una porca, se lo fa un uomo è un maiale…

  11. Unpopular opinion (e piccolo off-topic): per me il sesso dovrebbe essere considerato un diritto (e non solo per i disabili), e non un qualcosa che bisogna guadagnarsi come invece viene considerato attualmente. Vi spiego tutto il mio ragionamento prima che qualcuno possa darmi del pazzo.

    Alla base del mio ragionamento c’è il fatto che letteralmente ogni essere vivente abbia due e solamente due bisogni primari: nutrirsi e riprodursi. Eppure, sebbene nella nostra società anche il “guadagnarsi il pane per vivere” in teoria sia basato sulla meritocrazia (nella forma del capitalismo, nel senso che bisogna lavorare per guadagnare dei soldi con cui ci si può procurare del cibo), nessuno si sognerebbe mai di negare un sostegno a una persona che non riuscisse a guadagnare abbastanza per potersi nutrire autonomamente; invece, chi, per qualsiasi motivo, non “si guadagna” del sesso da solo, agli occhi della società non ha né dovrebbe avere il diritto a delle agevolazioni di qualche tipo (poi che ciò sia allo stato attuale delle cose infattibile è evidente, e meglio non aprire proprio la porta di come potrebbe diventarlo altrimenti finisco di scrivere il commento domani pomeriggio).
    Ovvio che senza cibo non si può letteralmente vivere mentre senza sesso sì, ma il non essere appagati sessualmente (specie se, non riuscendo a “guadagnarsi” il sesso, ci si finisce per sentire non meritevoli o non abbastanza) è notoriamente alla base di una serie infinita di insicurezze e problemi psicologici che possono inficiare anche tanto sulla salute mentale degli individui.
    E siccome anche la salute mentale a mio avviso dovrebbe essere salvaguardata il più possibile, credo che il sesso andrebbe considerato un diritto. That’s it.

    Certo, prima di arrivare a tanto per ora mi accontenterei di supporto alla salute mentale delle persone con la nascita della “semplice”, ma necessaria, figura dello psicologo di base.

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