L’articolo, interessante di per sé, giunge secondo me a conclusioni sbagliate: ovvero che le scissioni portino ad un’instabilità del sistema politico quando, invece, stando alla dottrina politologica è l’instabilità del sistema politico a portare a una maggior frammentazione.
Quali sono le vostre idee sulla conclusione dell’articolo e, per caso, vi vengono in mente scissioni che hanno avuto un esito più felice di quelle elencate nell’articolo?
Una frammentazione eccessiva rende una democrazia ingovernabile. Mi sembra comunque un trend sempre più diffuso, basti vedere la difficile governabilità di Germania e Spagna e l’ultima che si è unita al trend, la Francia. Non ci sono scissioni che hanno avuto esiti felici, anche perché quando ci si scinde non si pensa mai che l’elettore magari vedeva in ambo le parti dei punti di forza e delle criticità.
Potrebbe aiutare avere dei programmi veri fin all’inizio, chiari e tecnici, che vadano perseguiti con linearità, così da evitare sorprese. Programmi raggiungibili però, non promesse di decine di miliardi che non ci sono o idee da propaganda pura che poi sono irrealizzabili/dannose (vedi quota 100, la prima versione del RdC & co).
Aiuterebbe anche abbracciare un’idea più federale, che lasci maggiore autonomia alle Regioni in merito a decisioni che spesso, prese a livello nazionale, fanno più danni che altro.
Sono solo io o l’articolo è una lista di scissioni con due righe di elaborato alla fine?
Non mi sembra una vera e propria riflessione, quanto appunto, un excursus storico sulle scissioni nei partiti.
no /thread
chiese Enrico Fermi…
Nell’articolo però non si cita l’unica scissione da cui poi è stato creato un partito con un seguito significativo: Fratelli d’Italia è nato da una scissione del PdL.
6 comments
L’articolo, interessante di per sé, giunge secondo me a conclusioni sbagliate: ovvero che le scissioni portino ad un’instabilità del sistema politico quando, invece, stando alla dottrina politologica è l’instabilità del sistema politico a portare a una maggior frammentazione.
Quali sono le vostre idee sulla conclusione dell’articolo e, per caso, vi vengono in mente scissioni che hanno avuto un esito più felice di quelle elencate nell’articolo?
Una frammentazione eccessiva rende una democrazia ingovernabile. Mi sembra comunque un trend sempre più diffuso, basti vedere la difficile governabilità di Germania e Spagna e l’ultima che si è unita al trend, la Francia. Non ci sono scissioni che hanno avuto esiti felici, anche perché quando ci si scinde non si pensa mai che l’elettore magari vedeva in ambo le parti dei punti di forza e delle criticità.
Potrebbe aiutare avere dei programmi veri fin all’inizio, chiari e tecnici, che vadano perseguiti con linearità, così da evitare sorprese. Programmi raggiungibili però, non promesse di decine di miliardi che non ci sono o idee da propaganda pura che poi sono irrealizzabili/dannose (vedi quota 100, la prima versione del RdC & co).
Aiuterebbe anche abbracciare un’idea più federale, che lasci maggiore autonomia alle Regioni in merito a decisioni che spesso, prese a livello nazionale, fanno più danni che altro.
Sono solo io o l’articolo è una lista di scissioni con due righe di elaborato alla fine?
Non mi sembra una vera e propria riflessione, quanto appunto, un excursus storico sulle scissioni nei partiti.
no /thread
chiese Enrico Fermi…
Nell’articolo però non si cita l’unica scissione da cui poi è stato creato un partito con un seguito significativo: Fratelli d’Italia è nato da una scissione del PdL.