
Scrivo questo thread perché nell’edizione di oggi del Foglio si torna a parlare degli Istituti Confucio.
Ho sentito un brano dell’articolo letto da Francesco Costa su Morning ([link](https://www.ilpost.it/podcasts/morning/), serve l’abbonamento), non riesco purtroppo a trovarlo online per condividerlo.
Il Foglio ne ha già parlato però nel 2019, e il tenore dell’articolo mi sembra più o meno simile ([link](https://www.ilfoglio.it/esteri/2019/10/30/news/di-spie-corsi-di-lingua-e-distrazioni-il-problema-con-gli-istituti-confucio-283657/), accessibile a tutti).
**Cosa sono gli Istituti Confucio?**
Secondo il Foglio:
>Gli Istituti Confucio nascono nel 2004 come il braccio operativo del ministero dell’Istruzione cinese: la priorità è la diffusione della lingua cinese nel mondo, ma in realtà funzionano più o meno come un istituto di cultura cinese.
A differenza di altri istituti, però, i Confucio entrano direttamente all’interno delle università, mettendo a disposizione tutto: insegnanti, materiale didattico, e soprattutto finanziamenti. Il direttore è sempre cinese. E come si può immaginare, la questione è delicatissima, perché riuscire a entrare in una accademia, che per sua natura è libera, significa in qualche modo influenzarla – se non direttamente, di certo grazie all’autocensura.
Per tutte le altre considerazioni vi lascio al resto dell’articolo. In quello di oggi veniva descritto il caso di una Professoressa che, nell’insegnare il Mandarino, mostrava alla classe una cartina in cui la Cina era rappresentata assieme a tutti i territori che sta cercando di annettere.
C’è, ovviamente, anche un diverso punto di vista. Vi lascio[il link](https://formiche.net/2020/12/istituto-confucio-giunipero-unica/) ad un’intervista con la professoressa Elisa Giunipero (UniCatt), che per diversi anni ha diretto un Istitituto Confucio.
Tra le altre cose, dice che:
>Posso dire per il mio istituto che non fa propaganda politica cinese. Gli insegnanti cinesi sono pagati dalla parte cinese, che nel nostro caso è la Beijing Language and Culture University. Lo staff italiano, invece, dipende dalla Cattolica. Io non percepisco, e ci tengo a chiarirlo, retribuzione dalla parte cinese. Inoltre, vorrei sottolineare che gli insegnanti inviati per i corsi dell’Istituto Confucio non insegnano nei corsi curricolari della facoltà di Lingue della Cattolica.
[…]
>
>Spesso si ignora il fatto che noi, attraverso questo progetto, abbiamo l’opportunità di incontrare e formare giovani insegnanti cinesi che poi opereranno in contesti internazionali o torneranno in Cina. Questo contatto può anche offrire loro la possibilità di aprirsi e di conoscere un sistema e un modo di operare diverso da quello cinese. Per noi, invece, l’Istituto Confucio è stato anche un volano per l’attrazione del nostro ateneo in Cina.
Se c’è qualcuno che ha conosciuto, come studente o collaboratore, qualcuna di queste realtà, sarebbe molto bello sentire la sua opinione nei commenti.
**Vi chiedo la cortesia di non usare questo thread per andare off-topic e criticare senza portare fonti, o per fare propaganda pro o contro la Cina o altre istituizioni.**
10 comments
Non sono l’unico modo di ottenere gli HSK? In quel caso sarebbero una scelta obbligata, senza stare a rimuginarci troppo sopra.
Ci ho studiato due anni, non ho avuto particolare sentore di ‘pressioni’, probabilmente perché il livello era molto basico.
Di certo gli insegnanti si guardavano bene dalla minima critica riguardo il governo o anche solo toccare temi come Tibet o Taiwan, anche quando ci si trovava fuori lezione. Ma d’altronde li capisco, con tutto quello che hanno da perdere ed il controllo a cui son palesemente sottoposti..
Curioso però il fatto che nei primissimi giorni di lockdown avessi ricevuto una lettera di solidarietà da una docente col tono da ‘impostazione ufficiale’…
Alla fine comunque resta il fatto che iniziative di soft power del genere, come il British Council, dovremmo disseminarle anche noi almeno nel bacino mediterraneo, ammesso che già non lo facciamo…
Sono chiaramente uno strumento di softpower della Repubblica popolare cinese, sicuramente più sottile e con basso profilo della Wolf Warrior Diplomacy. Questo naturalmente non vuol dire che non svolgano bene la loro funzione di insegnamento della lingua cinese.
Ho sentito un ottimo concerto di Musica Mongola (la Mongolia interna è Cina) offerto dall’istituto Confucio di Torino.
In questo senso non sono molto diversi dalle Ecole Française, i Goethe Institut o anche i nostri Istituti Italiani di Cultura.
Anzi, noi siamo colpevoli di investirci poco, pur avendo un enorme potenziale.
Ma io l’ho sempre detto che dovevamo fare gli istituti Maradona per l’insegnamento della lingua napoletana nel mondo. Con tutta la gente che viene a vedere il Vesuvio, ò scavamento é Pumpei, la statua di Garibaldi a piazza Garibaldi, Muntuérgene, la sagliùta di Pusìlleco, Mergellina, le vele di Scampia, la pizza add’ù Trammiére, Gomorra mentre prende un Posto al sole dal parcheggiatore abbusivo col reddito di cittadinanza a piazza Dante con la panza mia vacante, e tutto quanto, bisogna fondare subito gli istituti Maradona nel mondo.
riguardo la cartina coi territori che la cina sta cercando di annettere. che io sappia è la roc (taiwan) che reclama un sacco di territorio, non solo mainland china ma l’intera Mongolia, parti di russia e qualche confine allargato a ovest. a parte taiwan e qualche confine più favorevole non credo la prc abbia chissà che mire espansionistiche riguardo i suoi confini politici
Così a naso non mi sembra particolarmente diverso da quello che da decenni fanno altri enti come Comunione e Liberazione all’interno delle università.
Ridicolo che nel 2021 siamo ancora a chiederci se, forse, ipotesi remota, la Cina stia cercando di imporre la sua cultura all’estero ed estendere le sue influenze manipolando la narrazione che viene fatta in occidente. La Cina sarà anche un partner commerciale ma resta un nemico politico ed ideologico non dimentichiamocelo.
Quello che posso dire (puramente aneddotico, sia chiaro) é che nella stessa sessione di laurea della mia compagna (università pubblica, facoltà di mediazione linguistica con Istituto Confucio ben presente) c’erano quattro ragazzi cinesi che oltre a non parlare quasi italiano portarono delle tesi ridicole, mi ricordo in particolare una tesi sui vari tipi di pasta cinese, stampata DIY e rilegata con la classica spirale di plastica blu e dai contenuti a livello di una nostra “ricerca” delle medie. Ai tempi conoscevamo già l’Istituto Confucio e non potremmo che farci prendere dalla dietrologia a riguardo, di come evidentemente questi venivano laureati al solo scopo di ingraziarsi il CCP.
Ho conosciuto una insegnante nella sede di Roma, oltre a molti cinesi. Credo che il Foglio stia sottovalutando quanto è indottrinato il cinese medio su roba del genere e ci creda sul serio, poi non so se veramente o per paura di ripercussioni (negli aeroporti in Cina ho visto scene assurde tipo gente a cui si chiedeva di sbloccare il telefono e domande sul perché aveva installata una VPN). Probabilmente non c’è neanche bisogno di una propaganda gestita a tavolino o diretta dall’alto perché fanno tutto loro
Se può interessare a op: [https://cinaoggi.it/2020/05/03/intervista-a-bjorn-jerden-responsabile-del-programma-asia-presso-listituto-svedese-per-gli-affari-esteri-gui-minhai-gli-istituti-confucio-in-svezia-e-le-relazioni-tra-cina-e-svezia/](https://cinaoggi.it/2020/05/03/intervista-a-bjorn-jerden-responsabile-del-programma-asia-presso-listituto-svedese-per-gli-affari-esteri-gui-minhai-gli-istituti-confucio-in-svezia-e-le-relazioni-tra-cina-e-svezia/) Si parla di Svezia e la risposta non è molto approfondita in realtà. Björn Jerdén è uno dei dieci europei che è stato poi raggiunto dalle sanzioni cinesi. Per quanto mi riguarda ho conosciuto tre direttori di istituti confucio in italia, e sono persone rispettabilissime e corrette. Non sono a conoscenza comunque se abbiano mai ricevuto pressioni a riguardo.