Pride di Bologna: no a striscioni di Polis Aperta, associazione LGBT+ di appartenenti alle Forze dell’Ordine

37 comments
  1. In sintesi, come da titolo Polis Aperta è un’associazione di difesa dei diritti LGBT all’interno dell forze dell’ordine.

    I suoi rappresentanti riportano di avere avuto questo scontro con gli organizzatori del pride di Bologna:

    > “Ci è stato chiesto – scrivono – di non presentarci con i loghi e lo striscione dell’associazione, ma di partecipare in modo anonimo, quasi dovessimo nascondere chi siamo.”

    La risposta di Rivolta Pride, organizzatore dell’evento:

    > “Riconosciamo – replicano – che l’omolesbobitransafobia è presente in tutti i luoghi di lavoro, anche all’interno della polizia e delle forze dell’ordine. Anzi, spesso è proprio in questi settori che le discriminazioni trovano spazio, incentivate da un ambiente, quello delle caserme, intriso di machismo e maschilismo. Per questo, ci teniamo a chiarire che la nostra non è una presa di posizione contro Polis Aperta, ma di critica aperta alle forze dell’ordine come istituzione, e come luogo di riproduzione di violenza sessista, omolesbobitransfobica, abilista e razzista”.

    Cosa ne pensate? A me sembra un enorme controsenso. Se vuoi combattere un problema non ti metti contro persone che **fanno lo stesso** nel loro ambiente di lavoro, solo perchè molti loro colleghi sono tradizionalmente associati a ciò che vuoi combattere.

  2. Stendiamo un velo pietoso su questa porcata e che _Polis Aperta_ partecipi comunque, tanto chi vuoi che chiamino gli organizzatori, _la polizia_?

    Giusto per, mi sono andato a informare a riguardo, e fortunatamente questa presa di posizione sta venendo distrutta da tanta gente, anche ben più in vista dei bolognesi, e nessuno pare appogiarla.

    Una nota di merito a _Rivolta Pride_ però la devo lasciare:

    >Non è che odiamo i poliziotti gay, odiamo i poliziotti in generale

    Basati e redpillati che di più non si può

  3. E come al solito le associazioni lgbt ci mettono tutto il loro impegno per fare del male alla causa rompendo il cazzo per scemenze. Bravi bravissimi /s

  4. Stavo pensando di partecipare al pride di Bologna da eterosessuale, dunque esterno alla comunità LGBT, ma dopo ciò non ci penso proprio.
    Escludere dei propri simili per pregiudizi infondati…oh, ma guarda, proprio ciò che criticano alla “società”. Vergognoso.

  5. E niente, a certe frange specifiche della comunità LGBTQIA+ italiana fa proprio schifo l’inclusività.

    Qui in Svezia al Pride partecipano pure l’esercito e la Chiesa di Svezia, per dire.

    EDIT corretto il tiro.

  6. Male. Bisogna essere accoglienti con tutti, specialmente con chi è costretto a dover lavorare in un ambiente repressivo come quello in cui lavorano le forze dell’ordine, dove fascisti o giù di lì abbondano. Già io evito il discorso per non avere problemi in più, figuriamoci un poliziotto.

    Poi quand’ero libero, mi sarei accompagnato volentieri ad un carabiniere. Il fascino dell’uniforme, si dice. Posso farla indossare al mio fidanzato, ma non è la stessa cosa una divisa presa su amazon.

  7. Gay che fanno gatekeeping, sono sorpresissimo. Purtroppo certa gente è e rimane il peggior nemico della causa LGBT.

  8. Uno si aspetterebbe più empatia proprio da queste organizzazione fatte da persone che conoscono la discriminazione e invece nulla, anche oggi non si è persa occasione di fare una figura di merda.

  9. Bei dementi.

    Dovrebbero capire che servono due palle mastodontiche per fare una associazione del genere all’interno delle forze dell’ordine e probabilmente avrebbero tanto da imparare dai componenti.

  10. Rivolta Pride ha organizzato diverse assemblee pubbliche per “costruire” insieme la manifestazione. Polis Aperta non ci ha mai partecipato. In più sono vietate bandiere e simboli a prescindere dalla loro appartenenza (CGIL inclusa, per dire), non solo i loro.

    Insomma, lamentele disingenue di chi vuol farsi un nome sulla pelle degli altri e che danneggiano il movimento in generale creando polveroni dove non ce ne sono davvero. Di sicuro questa storia non me li rende più simpatici.

  11. una notte volevo entrare al Cassero per bere l’ultima. salgo i gradini e il buttafuori mi chiede se sapessi che posto fosse. certo, gli rispondo, fammi entrare. mi dice che ci vuole la tessera. gli dico che faccio la tessera. “no tu non puoi farla.”

  12. vogliono ribellarsi a tutti i sistemi di potere , per poi scandalizzasi quando non arriva il patrocinio del comune.

  13. Lmao zero memoria storica su questo sub. Tra qualche anno ci sarà il post sui cattivi gay che non permettono a quelli di CL di sfilare con le loro bandiere

  14. leggo cose riduttivissime di persone che non sanno nemmeno da dove nasce la polemica vera e perché realtà come il Rivolta Pride sono importanti.
    La critica nasce in seno alla stessa comunità lgbtq, e non per un’associazione di sbirri.
    I pride degli ultimi anni sono letteralmente diventati “carnevalate”: organizzate dagli stessi comuni come “eventi” per attirare turismo, sponsorizzate e pubblicizzate da grandi aziende, rese più family friendly possibili (no kink) e ovviamente presiedute dalle forze dell’ordine, che contribuiscono allo svolgimento della manifestazione.
    Il pride nasce come protesta, non è mai stato family friendly ed è un pochino più concentrato su questioni politiche fondamentali per le persone direttamente coinvolte. Il Rivolta Pride, essendo realtà collettiva ed auto organizzata, cerca di fare questo, riportate il focus sull’aspetto politico, ormai assente nei pride “istituzionalizzati”. E “politico” e “protesta” non vanno a braccetto con “forze dell’ordine”, indipendentemente dal loro orientamento.
    La domanda è: perché Polis Aperta ha questa necessità di partecipare a questa specifica manifestazione quando, che so, bastava andare al pride di Milano e nessuno avrebbe rotto il cazzo.

  15. Lmao non è la prima volta o l’ultima che accade e accadrà dopotutto l’appartenenza ad una ideologia o corrente politica ha ormai superato il fatto che il pride esiste prima di tutto per far vedere che persone diverse dai straight esistono ma gli organizzatori a quanto pare se lo sono dimenticato.

  16. Siete i soliti creduloni che abboccano a ogni esca vi mettano davanti, ogni scusa e buona per farvi vivere in un mondo parallelo in cui siete vittime dei progressisti cattivi, la realtà non vi tange.

  17. Conoscendo le persone che organizzano il pride nella mia citta devo ammettere che é in primis un ambiente di estrema sinistra e in secondo luogo visto come parte integrante e strumentale in una serie di altre lotte. Esempio: le persone che organizzano il pride sono le stesse che si oppongono agli sfratti delle case occupate.
    Il messaggio dietro al pride é simultaneamente obiettivo e strumento per portare gente sotto la loro sfera di influenza politica.

    Inutile aspettarsi che per chissa quale principio di inclusività invitino i loro peggiori nemici alla loro più grande occasione di farsi pubblicità.

  18. non vorrei offendere ma r/italy mi sembra sempre più pieno di imbecilli… e dunque eccomi qui, a sperperare il mio tempo e gettare 2 centesimi di euro.

    in italia le forze armate sono solo spazzatura, un ricettacolo di nazifascisti, cristonazi e cattofascisti.

    vorrei ricordarvi: [https://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Stefano_Cucchi](https://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Stefano_Cucchi)

    e anche: [https://www.today.it/cronaca/emanuele-scieri.html](https://www.today.it/cronaca/emanuele-scieri.html)

    se amate i vostri figli, teneteli lontano dalle forze armate, polizia, carabinieri, gdf. etc.

    la situazione in italia è disastrata, ed è solo leggermente migliore di ciò che accade in russia:

    [https://www.vice.com/en/article/gqdx44/full-v13n4](https://www.vice.com/en/article/gqdx44/full-v13n4)

    Private Andrei Sychyov’s superiors tied him to a chair and beat him continuously for hours and hours, taking breaks only to sustain their drinking binge. When it was over, Sychyov was told not to say a peep. He didn’t complain, and the doctors who examined him reported that he was fine. A few days later, gangrene appeared in his most badly beaten areas. He was rescued from death only by having both legs and his genitalia amputated. While this example of savage hazing in the Russian army made headlines everywhere, one detail too gruesome yet all too common was left out: The officers also repeatedly raped the shit out of the poor young conscript. The word “hazing” doesn’t come close to capturing the terror of dedovshchina, or the “rule of grandfathers,” in the Russian army.

    questo modo di agire può rappresentare il cristianesimo, ed il vaticano. ma non dovrebbe rappresentare i diritti umani, ed il progresso verso una civiltà moderna e secolare.

    edit:

    One former soldier, Vlad, told Vice, “On our first day in the barracks, everybody yelled at us, ‘Hang yourselves now, it’s too much shit to handle.’” Many soldiers sooner or later take that advice: The Russian army averages some 500 suicides a year, or about 45 per 100,000 soldiers. The U.S., by contrast, averages about 17 per 100,000. Military prosecutors say that dedovshchina is the primary reason for suicide. More than 10,000 soldiers desert every year, for the same reason. Others go nuts, like two conscripts in 2002 who shot dead eight fellow soldiers at their outpost in Ingushetia, in southern Russia. When they were captured a couple of days later, they claimed they did it “to avenge dedovshchina.” Indeed, incidents of AWOL soldiers heading into the forests and leaving a few corpses behind are incredibly common. The abuse starts from day one, when older soldiers seize the recruits’ newly issued clothes and replace them with used, ill-fitting rags. This isn’t just an intimidating gesture; it helps identify the new recruits, who are called dukhi, or “ghosts.” Recruits are drafted to serve two years, which, according to the rules of dedovshchina, are broken up into four six-month segments. Second-year soldiers, who are usually 19 or 20, are referred to as “old-timers,” and soldiers with less than half a year left are called dedy, or “grandfathers.” The dedy have more authority than even officers, and they are eager to get their turn after the abuse they suffered. Besides, the system of dedovshchina has a built-in mechanism to make sure that it perpetuates itself: If old-timers aren’t harsh enough on new conscripts, they themselves will be “demoted” back to the level of dukh. Last year, at least 16 soldiers died from abuse at the hands of dedy. Both physical and psychological abuse continue nonstop. While there are no statistics on it, Valentina Melnikova, who runs the Union of Soldiers’ Mothers Committees, says that rape is endemic. She mentions sleep deprivation, beatings, starvation, and forced labor as some of the other tactics used to break dukhi. One particularly foul type of torture is forcing a dukh to scrub the toilets with a toothbrush. These toilets are shit-splattered holes in the ground with barely running water, nothing like those spotless tile johns in Full Metal Jacket. Using a toothbrush to clean them is like asking an elephant to wipe his ass with Q-tips. We asked Lyosha, another former soldier, about dedovshchina. He showed Vice a scar as thick as a thumb running from his navel to his Adam’s apple. While he refused to elaborate on the circumstances behind the scar, he did say, “I served the rest of my term in the hospital.” The roots of dedovshchina go back at least to the 1960s, but after the collapse of the Soviet Union it mutated from a ritual of breaking in new recruits to a sadistic system of torture and abuse. After 1991, the army descended into chaos and it became possible to buy your way out of conscription. It currently costs around $5,000 to escape the draft and, given the horrors of dedovshchina, anyone who can afford it pays. Only the poorest ten percent of Russians end up serving. They tend to be the dregs of society, often the children of raging alcoholics or petty criminals. As a rule you won’t find any Muscovite or Petersburg kids serving in the army. Dedovshchina is exacerbated by the fact that Russian petty officers only get around $200 a month. Even in a country as poor as Russia, that’s not nearly enough to live on. Officers quickly realize that one of the best ways to supplement their income is to convert the only resource they have into cash. They start renting out their conscripts as cheap day laborers. The system of dedovshchina lends itself to this by putting the responsibility for running the business on the old-timers. The dedy force the dukhi to cough up money regularly. Ragged soldiers begging for money are a frequent sight in Moscow, and conscripts are often “rented out” for use at construction sites.

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