Continua il calo degli iscritti nonostante siamo i penultimi in Europa per numero di laureati.
Sicuramente le prospettive lavorative sono andate peggiorando negli anni e ormai molto spesso ci si ritrova con un pezzo di carta e basta.
L’impressione è che chi ha potere decisionale stia ignorando la problematica continuando a foraggiare aziende improduttive che non necessitano di lavoratori qualificati creando un mercato del lavoro di scarsa qualità.
Secondo voi se ne renderanno conto prima o poi? O continueremo ad andare in direzione messicanizzazione?
Finché i rettori continuano ad impegnarsi per spremere sempre di più gli studenti ed un mercato di lavoro che non premia minimamente lo studio, le cose non cambieranno
Spero sia un segno di consapevolezza, consapevolezza che iscriversi all’università non è tutto rose e fiori. Anzi direi che è il contrario: si finisce per sacrificare tempo, denaro e salute (mentale) per nulla.
Purtroppo i ragazzi vengono spinti a intraprendere questo percorso dai genitori: “se non studi finisci in mezzo a una strada”.
Non è assolutamente così. Per favore, pensateci bene e non lasciate che altri decidano il vostro futuro. Voi dovrete studiare, voi dovrete subire la pressione, voi dovrete subire la delusione di non passare un esame, non i vostri genitori.
Inoltre, se andate bene a scuola, non vuol dire che andrete bene anche all’università.
Per fare certe cose bisogna essere portati, e l’università è una di quelle. Non sacrificate voi stessi pur di dimostrare qualcosa a qualcuno.
Di nuovo: pensateci bene.
No vabbè assurdo chissà come mai
Quella in foto non sarà mica la fantomatica P300 di UniPD?
Ho come la strana impressione che sempre più persone si convinceranno a seguire solo corsi di laurea che permettono di avere un futuro più sicuro, come Medicina o Infermieristica o Ingegneria, svuotando altri corsi di laurea che invece hanno un tasso occupazionale più basso.
A me piace vedere la società come un grandissimo puzzle dove, per comporre il quadro, è necessario che siano presenti tutti i pezzi e siano posizionati nel loro corretto posto.
Così facendo invece ci ritroveremo con dei buchi nel quadro e tanti doppioni che non serviranno a niente
Sono curioso di vedere quest’anno quanti saranno gli iscritti a Medicina. Sempre 60.000? Ho come la strana sensazione che adesso saranno ancora di più. Magari mi sbaglierò.
Ci sarà sempre meno di tutto, meno medici, meno ingegneri, meno baristi, meno operai.
È un problema del crollo demografico, avoja a lamentarsi che non si trovano persone: quelle persone che non si trovano semplicemente non sono mai nate
Venite a me pargoli, vi racconto una parabola educativa: un mio ex titolare, dovendo assumere una figura che si occupasse del reparto informatico, dopo varie candidature ricevute e colloqui fatti decise di assumere un perito informatico anziché uno dei tanti laureati in informatica o studenti frequentati il suddetto corso.
La sua motivazione fu: ma che cazzo mi frega se c’ha la laurea o no, se quello diplomato riesce a svolgere i stessi compiti perché devo pagare di più uno solo perché si è laureato?
Situazioni del genere sono molto molto comuni, quindi perché studiare se poi nella maggior parte dei casi il mio percorso non viene valorizzato? La laurea non è più un ascensore sociale come lo era qualche decennio fa, quindi perché sforzarsi?
Ah nel caso qualcuno pensasse che il mio discorso sia un sostegno a questo genere di mentalità, non è così. Sono laureato anch’io… purtroppo è stato un errore di gioventù! (CIT.).
Da un lato ci sono le università che sono ormai più aziende che luoghi dove poter studiare e crescere culturalmente.
Dall’altro le aziende che alimentano un mondo del mercato ancora più malato di quello universitario.
Rimane che una persona dovrebbe iscriversi in università solo se interessato culturalmente.
Che le università dovrebbero accogliere tutti e puntare sulla crescita culturale e scientifica.
E le aziende premiare per merito prima di tutto.
Ma questo è il mulino che vorrei, quindi nulla.
Ma come, che proprio ieri il rettore dell’Università di pisa si è fatto la foto con il bagno neutro alle spalle
Ma voi vi rendete conto che se la gente investe dei soldi e degli ani di vita a formarsi per fare delle cose più complesse e moderne poi rompe i coglioni perché vuole essere pagata e fare carriera?
Ma a che serve quando la mia fabbrica che fa coperchi dei tombini di cemento va così bene e ci è andata da 40 anni a questa parte?
Semicit.
Nulla di sorprendente. Classiche dinamiche di un paese in stagnazione economica che vive di piccole imprese poco innovative che non hanno bisogno di profili troppo formati. Perché fare 5 anni (magari solo 5) di studio per poi ritrovarsi a fare lavori non consoni e pagati poco più degli altri? Con il malus che mentre il diplomato ha iniziato a lavorare a 18 anni e quindi sta avanti a te di almeno 5 anni in stipendi, te non solo non hai guadagnato, ma hai anche speso soldi. Dato che in Italia la media di età di laurea è 25 anni circa, usiamo 7 anni.
Facciamo un breve esempio:
In 7 anni, con stipendio medio da 900 €/mese netti, guadagni circa 75 000€. In 7 anni di università spendi tra affitto, tasse e bollette sui 50 000€, ovvero parti con -50 000€. Quindi hai generato un gap di quasi 130 000€ rispetto ad un diplomato. Ovviamente quei 900€/mese vengono spesi in parte, immaginiamo riesci a risparmiarne 1/5 al mese, ti ritrovi comunque con circa 15 000€. Ovvero, il laureato medio parte comunque con un gap di 65 000€.
Conclusione: Avoglia a recuperare il gap a suon di ben 200€ in più al mese.
Non ci sono anche sempre meno potenziali studenti in generale, vista la natalità zero?
Bhe basandomi esclusivamente sulla mia esperienza universitaria, non consiglierei nemmeno di farla. Tanti rospi ingoiati, soldi sprecati per la burocrazia, vita sociale buttata via e sacrifici per star dietro allo studio senza saper se ne vale davvero la pena, mentre gente che conosco che giá lavora ha soldi da parte e non deve passare vacanze e fine settimana sui libri; ma vabbè, saró tragico io. Ho cominciato innamorato di ció che studiavo e sto finendo stanco con la consapevolezza che se non mi prendo la magistrale mi tratteranno come un diplomato.
Contando che la lungimiranza di certi doventi si ferma al tentativo di eliminare “l’obbligo” delle registrazioni (fortunatamente ancora non da me) non mi sconvolge più di tanto
Io è da qualche settimana che mi sono pentita di aver fatto l’università (ho finito i 5 anni ma sono indietro con gli esami, studio lingue straniere e letterature postcoloniali) ma abitando in Sicilia che scelta avevo? La commessa a 300 euro al mese? Il posto fisso a scuola sembrava un sogno, ma adesso con la riforma Bianchi è praticamente diventato impossibile. Rimpiango ogni giorno il fatto di non avere l’inclinazione per programmare o per ingegneria
Calano i laureati ma aumentano i voti della destra…
/s ma neanche troppo
Piccola nota pragmatica, da laureando in magistrale.
I cali sono dovuti al fatto del ritiro della didattica a distanza. Io mi sono iscritto alla magistrale grazie al supporto della didattica a distanza, che a sua volta ha favorito economicamente un sacco di persone.
È già dall’anno scorso che fanno questo yoyo, da questo febbraio più o meno hanno cominciato a togliere le opzioni a distanza, senza nemmeno permettere di scegliere tra presenza e distanza, e di conseguenza molta gente ha lasciato di botto. Io potrei essere uno di loro.
L’articolo cita dati del 2022, quindi non so se sono affidati a trimestri o solo all’annata precedente ( ho provato a leggere l’articolo ma la visione da mobile con tutte le pubblicità mi ha stancato presto), certamente ci sono altri fattori. Dico solo che c’è anche questo elemento
Onestamente, nella mia carriera universitaria ho visto molte persone che si sono iscritte “perchè sì”, magari spinte dai genitori o dagli amici che si iscrivevano, e che hanno finito per prendere una triennale dopo cinque/sei anni trovandosi poi a dover fare i conti col mondo vero piuttosto impreparati. Da questo punto di vista, benchè sintomatico di un’industria arretrata, che il numero dei laureati cali non è assurdo o cattivo.
È da parecchio che ormai si sanno i vari benefici che una maggiore istruzione porta ad una persona. Bisognerebbe auspicarsi di avere cittadini più formati e istruiti.
E invece questo…
È veramente una pessima notizia per tutti
Meno male che ci sono io a iscrivermi ogni anno
Onestamente non vedo il senso di studiare qualcosa che non sia stem/economia/medicina/giurisprudenza. Tutto il resto è sprecare 5 anni, pagando, per avere 0 skill spendibili in un mercato del lavoro già poco bisognoso di laureati skillati. Figuriamoci di uno con la magistrale in relazioni internazionali. Se abiti in Olanda o Germania te lo puoi permettere, qui dove punti a 1300-1400 se ti va bene, purtroppo no.
Considerando che con il numero chiuso già vengono scartate migliaia di possibili nuove immatricolazioni…
Bah. Mi sorprende questa cosa. Vedo che anche per allacciarsi le scarpe serve un “pezzo di carta”.
Io sto pensando seriamente di lasciare l’università. Psicologicamente sono distrutto ma sono seriamente preoccupato che la mia scelta mi condanni. Forse sono io che do troppo valore alla laurea?
Ci sono secondo me due punti fondamentali da considerare quando si affronta questo discorso, e si fanno paragoni con altri paesi europei:
1) L’università Italiana è principalmente orientata all’accademia, e manca un percorso di formazione tecnica degno di questo nome, come ce ne sono ad esempio in Germania o in Austria. Per un sistema pienamente funzionante servono entrambe le cose.
2) La domanda di lavoro altamente specializzato in Italia è molto bassa, specialmente al centro e sud. Per questo motivo, avere un’istruzione universitaria (del tipo di cui al punto 1) in molti casi semplicemente non serve.
Messi insieme questi due fattori spiegano molto bene quello che stiamo vedendo. Credo anche che i due problemi siano intrinsecamente collegati: la mancanza di innovazione rende inutile laurearsi (ai fini lavorativi), e la carenza di personale tecnico qualificato spinge le aziende a giocare sempre più al ribasso a livello tecnologico.
È un cane che si morde la coda, e una situazione irrisolvibile senza una spinta molto forte dall’alto (leggi: politica). Intervenire su questi temi richiede competenza e volontà di prendere decisioni i cui effetti si vedranno tra vent’anni, e che sul breve termine faranno incazzare un bel po’ di gente. Molto più facile prendersela con i giovani scansafatiche / gli immigrati / i poteri forti / la BCE.
> E stavolta a preoccupare maggiormente gli analisti del Censis è il fatto che l’università non sia più vista come ascensore sociale.
Mi sa che ci vedono giusto
Crescono però gli iscritti alle varie Cepu, Pegaso e compagnia cantante
Non tutti possono spostarsi per studiare quello che vogliono e doversi “arrendersi” a studiare altro giusto per non è dovuto e quindi si finisce ad accettare lavori, primi lavori di qualunque tipo, magari anche con la speranza di mettere da parte per studiare poi, ma poi i lavori non vanno o magari va così bene che il vecchio sogno si accantona.
Opinione forse stupida, ma é possibile che questo calo sia spiegabile anche dal semplice fatto che le generazioni più giovani essendo sempre più esigue producano di conseguenza meno iscritti?
Onestamente, finché le università non smetteranno di essere uno spremifamiglie, i giovani fanno più che bene a starne alla larga. Io l’ho scelta solo perché terrorizzata dal futuro: ho scelto una “facoltà facile” seguendo il mio percorso liceale, invece mi sono ritrovata in un’università che ti spreme per farti stare più anni possibili. Immaginate fare un’università pensando di finire in tempo perché sei sicura di avere una base decente e poi ti ritrovi a perdere anni tra salti d’appello, scritti con una sola data a sessione e professori post dad tanto impazziti da fare minacce su minacce o da passare per pezzi di pane a divertirsi a bocciare perché ormai gli piace chiederti letteralmente “cosa dice il libro a pagina n riga t”; non dimentichiamo le sessioni che durano ben due settimane perché “eh la piattaforma” “eh è luglio” “eh fa caldo” (sì, la sessione estiva sono anni che da carta dovrebbe durare due mesi, invece inizia il 29 giugno e finisce il 13 luglio)
Articoli un pò da analfabeti… ma se abbiamo i laureati meno pagati d’europa, dopo la Polonia, per quale motivo il dato dovrebbe essere diverso da questo me lo spiegate?
Ma a che cosa serve andare all’università se si può diventare un trapper, un crypto-trader oppure un tiktoker di successo?
Se sono sempre meno gli iscritti pensate anche a quelli che si iscrivono e poi non fanno niente
Chissà come mai…
* Durante la pandemia covid siamo stati l’ultima ruota del carro su ogni fronte, mai un riferimento diretto o indiretto nei numerosi incontri pubblici e non dei presidenti (dovevamo accodarci ala sezione “scuole” in merito alle normative da seguire)
* O fai una laurea STEM o vieni preso in giro da metà popolazione italica, l’altra metà lo fa a priori perché hai deciso di studiare e “di rimandare il lavoro”
* Se inizi a lavorare dopo le superiori hai più probabilità di guadagnare posizione e stipendio rispetto ad un percorso universitario
* Vuoi fare il ricercatore? Amico, fai prima a vincere alla lotteria, quello che avrai (dipende dall’ambito) quasi sicuramente non ti basterà
* Si cerca giovane lauerato con 110 lode con esperienza e soprattutto che sappia adattarsi alle situazioni di stress (non essere pagato).
Ah va beh, manca la ragione numero 1 ever green sempre valida…”Questi giovani non hanno voglia di fare un ca**o, manco a studiare riescono”
Che belli gli STEMlord che gracidano “eh, ma ti serve la laurea STEM”. Tre mesi di corsetto di programmazione e via con la prima esperienza lavorativa subito a tempo indeterminato appena uscito dal corso, dopo non aver mai scritto una riga di codice per l’intera vita.
La realtà è che in Italia le *lauree* – tutte – sono al limite dell’inutile. Anche nello STEM, con l’eccezione di un ridottissimo numero di lavori, ti prendono con il diploma da perito informatico o un corsetto di programmazione.
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Continua il calo degli iscritti nonostante siamo i penultimi in Europa per numero di laureati.
Sicuramente le prospettive lavorative sono andate peggiorando negli anni e ormai molto spesso ci si ritrova con un pezzo di carta e basta.
L’impressione è che chi ha potere decisionale stia ignorando la problematica continuando a foraggiare aziende improduttive che non necessitano di lavoratori qualificati creando un mercato del lavoro di scarsa qualità.
Secondo voi se ne renderanno conto prima o poi? O continueremo ad andare in direzione messicanizzazione?
Finché i rettori continuano ad impegnarsi per spremere sempre di più gli studenti ed un mercato di lavoro che non premia minimamente lo studio, le cose non cambieranno
Spero sia un segno di consapevolezza, consapevolezza che iscriversi all’università non è tutto rose e fiori. Anzi direi che è il contrario: si finisce per sacrificare tempo, denaro e salute (mentale) per nulla.
Purtroppo i ragazzi vengono spinti a intraprendere questo percorso dai genitori: “se non studi finisci in mezzo a una strada”.
Non è assolutamente così. Per favore, pensateci bene e non lasciate che altri decidano il vostro futuro. Voi dovrete studiare, voi dovrete subire la pressione, voi dovrete subire la delusione di non passare un esame, non i vostri genitori.
Inoltre, se andate bene a scuola, non vuol dire che andrete bene anche all’università.
Per fare certe cose bisogna essere portati, e l’università è una di quelle. Non sacrificate voi stessi pur di dimostrare qualcosa a qualcuno.
Di nuovo: pensateci bene.
No vabbè assurdo chissà come mai
Quella in foto non sarà mica la fantomatica P300 di UniPD?
Ho come la strana impressione che sempre più persone si convinceranno a seguire solo corsi di laurea che permettono di avere un futuro più sicuro, come Medicina o Infermieristica o Ingegneria, svuotando altri corsi di laurea che invece hanno un tasso occupazionale più basso.
A me piace vedere la società come un grandissimo puzzle dove, per comporre il quadro, è necessario che siano presenti tutti i pezzi e siano posizionati nel loro corretto posto.
Così facendo invece ci ritroveremo con dei buchi nel quadro e tanti doppioni che non serviranno a niente
Sono curioso di vedere quest’anno quanti saranno gli iscritti a Medicina. Sempre 60.000? Ho come la strana sensazione che adesso saranno ancora di più. Magari mi sbaglierò.
Ci sarà sempre meno di tutto, meno medici, meno ingegneri, meno baristi, meno operai.
È un problema del crollo demografico, avoja a lamentarsi che non si trovano persone: quelle persone che non si trovano semplicemente non sono mai nate
Venite a me pargoli, vi racconto una parabola educativa: un mio ex titolare, dovendo assumere una figura che si occupasse del reparto informatico, dopo varie candidature ricevute e colloqui fatti decise di assumere un perito informatico anziché uno dei tanti laureati in informatica o studenti frequentati il suddetto corso.
La sua motivazione fu: ma che cazzo mi frega se c’ha la laurea o no, se quello diplomato riesce a svolgere i stessi compiti perché devo pagare di più uno solo perché si è laureato?
Situazioni del genere sono molto molto comuni, quindi perché studiare se poi nella maggior parte dei casi il mio percorso non viene valorizzato? La laurea non è più un ascensore sociale come lo era qualche decennio fa, quindi perché sforzarsi?
Ah nel caso qualcuno pensasse che il mio discorso sia un sostegno a questo genere di mentalità, non è così. Sono laureato anch’io… purtroppo è stato un errore di gioventù! (CIT.).
Da un lato ci sono le università che sono ormai più aziende che luoghi dove poter studiare e crescere culturalmente.
Dall’altro le aziende che alimentano un mondo del mercato ancora più malato di quello universitario.
Rimane che una persona dovrebbe iscriversi in università solo se interessato culturalmente.
Che le università dovrebbero accogliere tutti e puntare sulla crescita culturale e scientifica.
E le aziende premiare per merito prima di tutto.
Ma questo è il mulino che vorrei, quindi nulla.
Ma come, che proprio ieri il rettore dell’Università di pisa si è fatto la foto con il bagno neutro alle spalle
Ma voi vi rendete conto che se la gente investe dei soldi e degli ani di vita a formarsi per fare delle cose più complesse e moderne poi rompe i coglioni perché vuole essere pagata e fare carriera?
Ma a che serve quando la mia fabbrica che fa coperchi dei tombini di cemento va così bene e ci è andata da 40 anni a questa parte?
Semicit.
Nulla di sorprendente. Classiche dinamiche di un paese in stagnazione economica che vive di piccole imprese poco innovative che non hanno bisogno di profili troppo formati. Perché fare 5 anni (magari solo 5) di studio per poi ritrovarsi a fare lavori non consoni e pagati poco più degli altri? Con il malus che mentre il diplomato ha iniziato a lavorare a 18 anni e quindi sta avanti a te di almeno 5 anni in stipendi, te non solo non hai guadagnato, ma hai anche speso soldi. Dato che in Italia la media di età di laurea è 25 anni circa, usiamo 7 anni.
Facciamo un breve esempio:
In 7 anni, con stipendio medio da 900 €/mese netti, guadagni circa 75 000€. In 7 anni di università spendi tra affitto, tasse e bollette sui 50 000€, ovvero parti con -50 000€. Quindi hai generato un gap di quasi 130 000€ rispetto ad un diplomato. Ovviamente quei 900€/mese vengono spesi in parte, immaginiamo riesci a risparmiarne 1/5 al mese, ti ritrovi comunque con circa 15 000€. Ovvero, il laureato medio parte comunque con un gap di 65 000€.
Conclusione: Avoglia a recuperare il gap a suon di ben 200€ in più al mese.
Non ci sono anche sempre meno potenziali studenti in generale, vista la natalità zero?
Bhe basandomi esclusivamente sulla mia esperienza universitaria, non consiglierei nemmeno di farla. Tanti rospi ingoiati, soldi sprecati per la burocrazia, vita sociale buttata via e sacrifici per star dietro allo studio senza saper se ne vale davvero la pena, mentre gente che conosco che giá lavora ha soldi da parte e non deve passare vacanze e fine settimana sui libri; ma vabbè, saró tragico io. Ho cominciato innamorato di ció che studiavo e sto finendo stanco con la consapevolezza che se non mi prendo la magistrale mi tratteranno come un diplomato.
Contando che la lungimiranza di certi doventi si ferma al tentativo di eliminare “l’obbligo” delle registrazioni (fortunatamente ancora non da me) non mi sconvolge più di tanto
Io è da qualche settimana che mi sono pentita di aver fatto l’università (ho finito i 5 anni ma sono indietro con gli esami, studio lingue straniere e letterature postcoloniali) ma abitando in Sicilia che scelta avevo? La commessa a 300 euro al mese? Il posto fisso a scuola sembrava un sogno, ma adesso con la riforma Bianchi è praticamente diventato impossibile. Rimpiango ogni giorno il fatto di non avere l’inclinazione per programmare o per ingegneria
Calano i laureati ma aumentano i voti della destra…
/s ma neanche troppo
Piccola nota pragmatica, da laureando in magistrale.
I cali sono dovuti al fatto del ritiro della didattica a distanza. Io mi sono iscritto alla magistrale grazie al supporto della didattica a distanza, che a sua volta ha favorito economicamente un sacco di persone.
È già dall’anno scorso che fanno questo yoyo, da questo febbraio più o meno hanno cominciato a togliere le opzioni a distanza, senza nemmeno permettere di scegliere tra presenza e distanza, e di conseguenza molta gente ha lasciato di botto. Io potrei essere uno di loro.
L’articolo cita dati del 2022, quindi non so se sono affidati a trimestri o solo all’annata precedente ( ho provato a leggere l’articolo ma la visione da mobile con tutte le pubblicità mi ha stancato presto), certamente ci sono altri fattori. Dico solo che c’è anche questo elemento
Onestamente, nella mia carriera universitaria ho visto molte persone che si sono iscritte “perchè sì”, magari spinte dai genitori o dagli amici che si iscrivevano, e che hanno finito per prendere una triennale dopo cinque/sei anni trovandosi poi a dover fare i conti col mondo vero piuttosto impreparati. Da questo punto di vista, benchè sintomatico di un’industria arretrata, che il numero dei laureati cali non è assurdo o cattivo.
È da parecchio che ormai si sanno i vari benefici che una maggiore istruzione porta ad una persona. Bisognerebbe auspicarsi di avere cittadini più formati e istruiti.
E invece questo…
È veramente una pessima notizia per tutti
Meno male che ci sono io a iscrivermi ogni anno
Onestamente non vedo il senso di studiare qualcosa che non sia stem/economia/medicina/giurisprudenza. Tutto il resto è sprecare 5 anni, pagando, per avere 0 skill spendibili in un mercato del lavoro già poco bisognoso di laureati skillati. Figuriamoci di uno con la magistrale in relazioni internazionali. Se abiti in Olanda o Germania te lo puoi permettere, qui dove punti a 1300-1400 se ti va bene, purtroppo no.
Considerando che con il numero chiuso già vengono scartate migliaia di possibili nuove immatricolazioni…
Bah. Mi sorprende questa cosa. Vedo che anche per allacciarsi le scarpe serve un “pezzo di carta”.
Io sto pensando seriamente di lasciare l’università. Psicologicamente sono distrutto ma sono seriamente preoccupato che la mia scelta mi condanni. Forse sono io che do troppo valore alla laurea?
Ci sono secondo me due punti fondamentali da considerare quando si affronta questo discorso, e si fanno paragoni con altri paesi europei:
1) L’università Italiana è principalmente orientata all’accademia, e manca un percorso di formazione tecnica degno di questo nome, come ce ne sono ad esempio in Germania o in Austria. Per un sistema pienamente funzionante servono entrambe le cose.
2) La domanda di lavoro altamente specializzato in Italia è molto bassa, specialmente al centro e sud. Per questo motivo, avere un’istruzione universitaria (del tipo di cui al punto 1) in molti casi semplicemente non serve.
Messi insieme questi due fattori spiegano molto bene quello che stiamo vedendo. Credo anche che i due problemi siano intrinsecamente collegati: la mancanza di innovazione rende inutile laurearsi (ai fini lavorativi), e la carenza di personale tecnico qualificato spinge le aziende a giocare sempre più al ribasso a livello tecnologico.
È un cane che si morde la coda, e una situazione irrisolvibile senza una spinta molto forte dall’alto (leggi: politica). Intervenire su questi temi richiede competenza e volontà di prendere decisioni i cui effetti si vedranno tra vent’anni, e che sul breve termine faranno incazzare un bel po’ di gente. Molto più facile prendersela con i giovani scansafatiche / gli immigrati / i poteri forti / la BCE.
> E stavolta a preoccupare maggiormente gli analisti del Censis è il fatto che l’università non sia più vista come ascensore sociale.
Mi sa che ci vedono giusto
Crescono però gli iscritti alle varie Cepu, Pegaso e compagnia cantante
Non tutti possono spostarsi per studiare quello che vogliono e doversi “arrendersi” a studiare altro giusto per non è dovuto e quindi si finisce ad accettare lavori, primi lavori di qualunque tipo, magari anche con la speranza di mettere da parte per studiare poi, ma poi i lavori non vanno o magari va così bene che il vecchio sogno si accantona.
Opinione forse stupida, ma é possibile che questo calo sia spiegabile anche dal semplice fatto che le generazioni più giovani essendo sempre più esigue producano di conseguenza meno iscritti?
Onestamente, finché le università non smetteranno di essere uno spremifamiglie, i giovani fanno più che bene a starne alla larga. Io l’ho scelta solo perché terrorizzata dal futuro: ho scelto una “facoltà facile” seguendo il mio percorso liceale, invece mi sono ritrovata in un’università che ti spreme per farti stare più anni possibili. Immaginate fare un’università pensando di finire in tempo perché sei sicura di avere una base decente e poi ti ritrovi a perdere anni tra salti d’appello, scritti con una sola data a sessione e professori post dad tanto impazziti da fare minacce su minacce o da passare per pezzi di pane a divertirsi a bocciare perché ormai gli piace chiederti letteralmente “cosa dice il libro a pagina n riga t”; non dimentichiamo le sessioni che durano ben due settimane perché “eh la piattaforma” “eh è luglio” “eh fa caldo” (sì, la sessione estiva sono anni che da carta dovrebbe durare due mesi, invece inizia il 29 giugno e finisce il 13 luglio)
Articoli un pò da analfabeti… ma se abbiamo i laureati meno pagati d’europa, dopo la Polonia, per quale motivo il dato dovrebbe essere diverso da questo me lo spiegate?
Ma a che cosa serve andare all’università se si può diventare un trapper, un crypto-trader oppure un tiktoker di successo?
Se sono sempre meno gli iscritti pensate anche a quelli che si iscrivono e poi non fanno niente
Chissà come mai…
* Durante la pandemia covid siamo stati l’ultima ruota del carro su ogni fronte, mai un riferimento diretto o indiretto nei numerosi incontri pubblici e non dei presidenti (dovevamo accodarci ala sezione “scuole” in merito alle normative da seguire)
* O fai una laurea STEM o vieni preso in giro da metà popolazione italica, l’altra metà lo fa a priori perché hai deciso di studiare e “di rimandare il lavoro”
* Se inizi a lavorare dopo le superiori hai più probabilità di guadagnare posizione e stipendio rispetto ad un percorso universitario
* Vuoi fare il ricercatore? Amico, fai prima a vincere alla lotteria, quello che avrai (dipende dall’ambito) quasi sicuramente non ti basterà
* Si cerca giovane lauerato con 110 lode con esperienza e soprattutto che sappia adattarsi alle situazioni di stress (non essere pagato).
Ah va beh, manca la ragione numero 1 ever green sempre valida…”Questi giovani non hanno voglia di fare un ca**o, manco a studiare riescono”
Che belli gli STEMlord che gracidano “eh, ma ti serve la laurea STEM”. Tre mesi di corsetto di programmazione e via con la prima esperienza lavorativa subito a tempo indeterminato appena uscito dal corso, dopo non aver mai scritto una riga di codice per l’intera vita.
La realtà è che in Italia le *lauree* – tutte – sono al limite dell’inutile. Anche nello STEM, con l’eccezione di un ridottissimo numero di lavori, ti prendono con il diploma da perito informatico o un corsetto di programmazione.