“Uber Files”: la società faceva pressioni sui governi europei, in Italia c’è Renzi

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  1. > Uber ha segretamente effettuato per anni campagne di pressione e persuasione presso le cancellerie di mezza Europa e negli Usa, mentre sosteneva con pratiche ai limiti della legalità, se non al di fuori, la sua aggressiva manovra di espansione globale.

    > Obiettivo di agganciare e condizionare l’allora presidente del consiglio e alcuni ministri e parlamentari del Pd. Nelle mail dei manager Usa, Matteo Renzi viene definito “un entusiastico sostenitore di Uber”.

    > E comunque il governo Renzi – precisa l’Espresso – non ha approvato alcun provvedimento a favore del colosso californiano.

    Spero, come sempre, che succederà qualcosa, siamo veramente a livelli di cyberpunk in cui le mega-corporazioni possono fare quello che vogliono. Ma senza il bello del cyberpunk.

  2. Che non ci sarebbero volute pressioni da nessuna parte. Il settore andava liberalizzato come per i bar.
    È assurdo che ci fossero licenze chiuse all’inizio, roba da corporativismo fascista o giù di lì.

  3. Ma… non è tutto molto normale, direi ovvio, e logico?

    Se io azienda propongo un servizio che va regolarizzato nel quadro normativo dei paesi, non è terribilmente scontato e banale farmi un’idea di chi è più aperto e più chiuso al prodotto della mia azienda, di chi è più utile come mediatore con le parti sociali, di chi posso usare per arrivare al sindacato di categoria, e così avanti?

    La chiamerei… politica!

    Indignarsi perché le aziende fanno politica non è un buon segno di comprensione del termine “politica”.

  4. Quindi? Non è illegale il lobbying. Per restare in ambiente disruptor nel mercato dei servizi lo fanno Iliad e Flixbus, ma anche altre, c’è pure un [registro sul sito del mise](http://registrotrasparenza.mise.gov.it/index.php).

    Vorrei vedere nel caso leakassero i dati e conversazioni private di un’altra azienda se non uscirebbero fuori tattiche di mercato aggressive e conversazioni in cui insultano i politici.

  5. Non capisco le lamentele della lobby di taxisti, esiste il libero mercato no?
    D’altra parte so di casi in cui il taxista non sa la strada, allunga il percorso (con conseguente ricarico), fregature a turisti e molestie alle passeggiere. Uber da quello che so permette un controllo più stretto e tracciato.

  6. >“Uber ha segretamente effettuato per anni campagne di pressione e persuasione presso le cancellerie di mezza Europa e negli Usa, mentre sosteneva con pratiche ai limiti della legalità, se non al di fuori, la sua aggressiva manovra di espansione globale”.

    A me sembra il classico articolo insulso senza sostanza.

    Che una multinazionale entri in contatto con i governi dei paesi in cui deve operare mi pare ovvio, specialmente quando deve offrire un servizio che ancora deve essere regolamentato all’interno di quei paesi.

    Poi parlare di azioni al limite del legale ed illegali senza specificarne nessuna è una gran paraculata.

    Sto “articolo” è un semplice spreco di parole privo di contenuti, il “giornalista” ha probabilmente fatto un indagine che non ha prodotto nessuno scoop ed ha comunque deciso di scrivere qualcosa per intascare qualche spiccio.

  7. Quest’articolo di Rai News è pessimo, praticamente tutta fuffa. Gli articoli del [Guardian](https://www.theguardian.com/news/2022/jul/10/uber-files-leak-reveals-global-lobbying-campaign) (che ha ottenuto i documenti) e de [L’Espresso](https://espresso.repubblica.it/inchieste/2022/07/10/news/uber_files_lobby_soldi_manovre-357252879/) (che ha l’esclusiva italiana di accesso a questi documenti) sono più interessanti, visto che contengono più informazioni su quello che avrebbe fatto Uber e sul contesto in cui sono avvenuti certi eventi.

    Alcune accuse specifiche mi sembrano molto gravi, in particolare riguardo a tentativi di corruzione (offerte finanziare a figure di potere) e all’eliminazione di possibili prove quando la polizia perquisiva ufficie di Uber. Per il resto, onestamente mi sembra lobbying piuttosto normale (tant’è vero che in molti Paesi Uber non ha ottenuto quel che voleva), oppure cose gravi ma su cui le autorità stanno già indagando (lavoratori sottopagati a Milano), o ancora roba che è tristemente ordinaria amministrazione per le grandi aziende (elusione fiscale, ad esempio).

    Anche l’ammissone da parte di dirigenti di Uber che le loro operazioni non fossero consentite in molti Paesi non colpisce particolarmente, visto che la cosa era risaputa e infatti Uber è stata costretta a smettere di operare il servizio base (quello con autisti non professionisti, non Uber Black insomma) in vari Paesi. L’aver incoraggiato gli autisti di Uber a protestare pacificamente sperando che venissero attaccati da estremisti per far sì che lo Stato agisse contro quegli estremisti anti-Uber è cinico, ma comunque il problema principale mi sembra l’estremismo violento dall’altra parte.

    Vedremo se salteranno fuori dettagli degni di nota sulle operazioni di lobbying e persuasione effettuate e sui possibili reati gravi; per ora mi sembra un’inchiesta interessante ma non troppo incisiva.

  8. Quindi in pratica:

    – facevano delle normalissime operazioni di lobbying dove effettivamente serviva, visto il monopolio dei tassisti

    – Renzi vieni tirato in mezzo giusto per i click perché alla fine non ha fatto niente per favorire Uber

  9. Scommettiamo che Renzi prima o poi si dichiara positivo al covid per avere qualche giorno di tranquillità?

  10. Qualsiasi articolo o inchiesta appaia la prima cosa da chiedersi è:

    Perché ora?

    e si capirà molto meglio cosa sta succedendo.
    Ad esempio, c’entra qualcosa la protesta dei tassisti? C’entra qualcosa che Rainews è in mano a FdI, grande sponsor dei tassisti?

  11. Il rapporto tra Uber e taxi (da un punto di vista giuridico/economico) è stato uno degli oggetti della mia tesi di laurea! Vorrei aggiungere qualche informazione a quanto detto qui, sperando che possa tornare utile.

    Il mercato dei servizi di trasporto non di linea (servizi come taxi e NCC) presenta per sua natura alcune inefficienze che non permettono una sua completa liberalizzazione. Da un lato, l’equilibrio tra domanda ed offerta è piuttosto volatile; dall’altro, un intervento pubblico si rende necessario se si vuole garantire un servizio che copra aree geografiche e fasce orarie meno redditizie. Ci sono state alcune esperienze di liberalizzazione “selvaggia” (soprattutto negli anni ’80 negli USA) che non hanno portato i risultati sperati: essendo un mercato in cui si può entrare con degli investimenti abbastanza modesti, capitava che l’offerta crescesse in modo sproporzionato rispetto alla domanda, portando ad un generale deterioramento delle condizioni lavorative dei tassisti; allo stesso tempo, però, l’offerta cresceva in modo eterogeneo, concentrandosi in pochi “hub” più redditizi (es. aeroporti, stazioni) e rendendo scoperte le zone periferiche. Ciò detto… in Italia c’è sicuramente il problema opposto: anche rispetto ad altri paesi che hanno regole simili alle nostre, le licenze per tassisti sono veramente poche, con un’offerta inferiore alla domanda. Alcuni studi ritengono addirittura che il lobbying dei tassisti sia controproducente, nel senso che le licenze al momento sono talmente poche che un numero maggiore non farebbe calare il valore di mercato di quelle esistenti ma lo farebbe anzi aumentare.

    Sulla questione della concorrenza: per la giurisprudenza italiana, la versione base di Uber (quella svolta da autisti non professionisti) è considerata una forma di concorrenza nei confronti di servizi di taxi e NCC; questa concorrenza è da considerarsi sleale, poiché gli autisti di Uber svolgono un servizio sovrapponibile a quello dei taxi senza la licenza prevista dalla legge (l. 21/92), una violazione di legge che comporta un vantaggio concorrenziale (gli autisti di Uber non devono sostenere la spesa per la licenza, per un’assicurazione che copra attività di tipo professionale, etc). Sempre secondo la giurisprudenza, le restrizioni in esame sono compatibili con i principi di diritto europeo e costituzionale che, pur tutelando il libero mercato, bilanciano il diritto alla libera attività d’impresa con quello alla pubblica sicurezza ed alla salute dei cittadini. Le sentenze di altri paesi europei sono più o meno in linea con questo orientamento.

    Qualche fonte se vi interessa approfondire la questione:

    * Visco Comandini e a., “Le licenze dei taxi: abolizione, regolazione o libero scambio di diritti?”, in Mercato Concorrenza Regole, vol. 6, 2004
    * Bentivogli e Calderini, “Il servizio di taxi in Italia: ragioni e contenuti di una riforma”, Economia e Politica Industriale, vol. 34, 2007
    * Dempsey, “Taxi industry regulation, deregulation & reregulation: the paradox of market failure”, Transportation Law Journal, vol. 24, 1996
    * Harding e a., “Taxi apps, regulation and the market for taxi journey”, Transportation Research Part A, vol. 88, 2016
    * Ordinanze del Tribunale di Milano del 26 maggio 2015 e del 9 luglio 2015; sentenza del Tribunale di Torino del 22 marzo 2017, tutte pubblicate ne “Il Foro Italiano” con commentario.

  12. Grazie lobby dei tassisti per non averci fatto invadere da queste aziende che fanno pressioni sui politici per ottenere condizioni favorevoli

  13. Una domanda da ignorante che sono: perché non accettare sia Uber (ed anche altre aziende) e sia i Taxi? Cosi sceglie il cliente cosa usare, non lo capisco

  14. Non so, io ho quasi 50 anni e il taxi in via mia l’avrò preso forse 5 volte, comunque meno di 10

    Da che cosa venga questa forza contrattuale proprio non lo capisco. L’impatto insostenibile di uno sciopero dei tassisti mi pare una invenzione dei media

    Cioè ma quanta gente che non trova il taxi in stazione/aeroporto davvero non può prendere un bus?

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