[Questo post sul sito di ADI](https://dottorato.it/content/bonus200-euro-non-si-escludano-dottorandi-e-assegnisti) evidenza un fatto passato un po’ in sordina: quando sono stati definiti i criteri per l’assegnazione del bonus da 200€ finalizzato a combattere il carovita, ci si è dimenticati di includere anche i “peones” della ricerca (dottorandi e assegnisti), persone che lavorano già in uno stato di estrema precarietà e fragilità economica.

Facciamo un passo indietro: come funziona in questo momento (preriforma PNRR2)? Le borse di dottorato e gli assegni di ricerca, pur non essendo dei COCOCO/PRO, sono inquadrate come lavoro parasubordinato, e non come lavoro dipendente, sebbene di fatto -salvo qualche eccezione- siano lavori (più che) full time. I contratti non prevedono, quindi, i diritti che normalmente sono garantiti ai dipendenti: niente TFR, malattia o maternità (la borsa viene congelata per il periodo di congedo, e prolungata alla fine), niente ferie. Il reddito è esente IRPEF, e i contributi INPS finiscono in gestione separata. La nuova riforma dell’università andrà a cambiare un po’ le carte in tavola (meriterebbe un post a parte), soprattutto in merito alla figura del ricercatore a tempo determinato e dell’assegnista, anche se rimangono molti dubbi, che condivido, a [riguardo dell’efficacia della riforma](https://espresso.repubblica.it/inchieste/2022/07/01/news/ricercatori_italiani_precari_pnrr-356145756/). Tra l’altro non è ancora chiaro se, come e quando gli attuali assegnisti verranno passati al nuovo tipo di contratto. Nulla cambierà invece per i dottorandi.

Chiusa la parentesi, l’articolo di ADI sottolinea un aspetto molto importante: al netto del fatto che una borsa di dottorato o un assegno (1.198,56 euro ai dottorandi e circa 1400 euro agli assegnisti netti mensili, per 12 mensilità) sono tutto sommato risicati per sopravvivere da soli nella maggior parte delle città universitarie italiane, e al netto dell’inflazione galoppante a cui non sono corrisposti aumenti per gli assegni (fermi da anni) e aumenti ridicoli per le borse di dottorato (meno di 100€/mese in più a partire da quest’anno), il governo si è dimenticato di noi. Niente bonus finalizzato proprio ad aiutare le fasce più precarie della popolazione a compensare la perdita di potere d’acquisto. Neanche un euro. Questo perché i nostri contratti sono “bestie strane”, e nessuno si è preoccupato o ricordato di includerci.

So che questo post sembra un po’ un rant, ma mi sembrava importante informare su un’ingiustizia perpetrata ai danni dei lavoratori “di base” dell’università italiana, visto che questa cosa è passata in sordina persino nell’ambiente (molti miei colleghi erano stupiti quando gli ho comunicato che no, non avrebbero trovato 200€ in più in busta paga a luglio).

Questo purtroppo è uno specchio della scarsa importanza che viene data alla ricerca scientifica, e a chi la fa, in questo paese. Da dottorando (in uscita se Dio vuole) pentito, mi chiedo: al netto dell’estrema precarietà del percorso di carriera, e delle continue vessazioni e riforme mancate, cosa può spingere una persona a rimanere nell’università italiana? Chi rimane perché lo fa?
E come si può pensare di essere competitivi dal punto di vista della ricerca, se non si investe su chi la ricerca la fa?

Edit: mi viene segnalato nei commenti che, recentemente (la notizia mi era sfuggita nonostante le ricerche Google, e ovviamente nessuna notifica da parte degli uffici del personale in università) che la situazione [potrebbe essere stata rettificata.](http://www.flcgilromaelazio.it/precari-scuola-e-universita-come-fare-domanda-per-il-bonus-200-euro/). Nei prossimi giorni proverò a fare richiesta e invito ovviamente tutti i PhD del sub a fare altrettanto!

Edit2: stando a quanto afferma u/RubedoPanzer in un commento [più sotto](https://www.reddit.com/r/italy/comments/w47sb1/bonus_200_euro_escluso_chi_frequenta_un_dottorato/ih13asd?utm_medium=android_app&utm_source=share&context=3 ) sembra che le richieste finora inoltrate ad INPS siano state respinte. C’è molta confusione a riguardo…

39 comments
  1. Noi dottorandi possiamo benissimo vivere di amore per la disciplina e ansie. I 200 euro bonus sarebbero solo una distrazione dalla vera passione che alimenta i nostri cuori, un modo per svilire la purezza della nostra missione. Non abbiamo bisogno di qualcosa che rammollisca i nostri animi.

    Fortunatamente tutte queste fatiche e privazioni saranno ripagate da una sicura occupazione ben pagata.

  2. Sottolineerei che i dottorandi non sono nemmeno parasubordinati, versano solo i contributi in gestione separata.

    Giusto per non poter richiedere all’università un ufficio per esempio

  3. Inquadrare i dottorandi e gli assegnisti come dipendenti a tempo determinato alzandogli lo stipendio a, toh dico proprio una follia, una RAL di 26k per i dottorandi e 30k per gli assegnisti, costerebbe un’inezia sul budget statale e sarebbe un modo per far radicare qui delle competenze avanzate fondamentali.

    E invece stocazzo, pur il governo dei migliori fa orecchie da mercante.

  4. In Svezia Norvegia e Danimarca i dottorati hanno contratti seri: 25 giorni di ferie, contributi per la pensione, in Norvegia son circa 50k€ l’anno, in Svezia erano sui 36-40k€ se non ricordo male. Ci sono molti dottorati sponsorizzati da aziende e c’è un’integrazione più diretta col mondo del lavoro. A mio avviso questo manca tanto in Italia. Magari potremmo avere meno posizioni di dottorato ma con contratti simili al nord Europa.

  5. Hai ragione. Nonostante questo ricordiamoci che i soldi a pioggia (e in particolare 200€) non fanno una grande differenza. Cioè wow, questo mese ho 200€ in più ma tra bollette di gas, luce e benzina ho speso 300€ in più rispetto a quanto avrei speso l’anno scorso.

    Grazie eh

  6. Politecnico di MILANO, dottorando senza borsa con assegno di ricerca.

    1400 sacchi per 12 mensilità, in 3 anni mai uno schifo di aumento, anzi, pure la beffa di 20€ in meno al mese per l’aumento della quota all’INPS per pagare la pensione da 2k di mia nonna.

    La gente si è rifatta casa (che affitta a 1k) con i soldi di tutti, e a noi un cazzo di niente. Bonus per comprare il cassone della monnezza con le ruote, sconti sul carburante e a noi un cazzo.

    E io sono anche quello che se la passa bene, prego per i miei fratelli con borsa ministeriale.

    Voglio vedere questo paese sinkare, voglio il reset. Quando draghi si è dimesso ho sborrato.

  7. Vorrei condividere la mia esperienza: ho rifiutato già 3 posizioni di dottorato qui in Italia. La cosa non è economicamente sostenibile: le borse stanno sui 16k all’anno e sono iscritte nella gestione separata. Ergo per 3 anni fissi sono circa 1200€ al mese SENZA contributi pagati.
    In più nella mia esperienza non si hanno orari o ferie: la maggior parte dei dottorandi che ho visto lavorare viene sovrasfruttata, spesso fanno giornate dalle 10 alle 12 ore, il sabato e la domenica gli si appioppa sempre qualcosa da fare, la sera spesso devono studiare o per il proprio progetto o comunque per stare al passo con la ricerca.
    Tutto ciò per avere in titolo che a differenza della laurea magistrale non dà vantaggi legalmente parlando e addirittura a volte viene mal visto da alcune aziende. Per non parlare del rimanere in università a scoltellarsi coi tuoi colleghi per un posto da assegnista, che vuol dire altri 4 anni di questa vita con le stesse condizioni senza la certezza del rinnovo del contratto e la possibilità sfumatissima di poter forse un giorno diventare associato per, dopo 20/30 anni di lavoro cattedratico.
    L’unica certezza è che tanto a nessuno gliene frega un cazzo del futuro in questo paese, probabilmente per questioni culturali e quindi se non si vuole affondare con sto relitto in decomposizione è bene guardarsi intorno

  8. Provo una grande tristezza per i ricercatori italiani. Con il dottorato in Danimarca salvavo a fine mese più dell’intero salario se fossi rimasto nel bel paese

  9. > cosa può spingere una persona a rimanere nell’università italiana? Chi rimane perché lo fa?

    Ti rispondo con la stessa risposta che do ai miei studenti: “resti se sei fondamentalmente stupido oppure non hai alcuna paura del futuro”.

  10. >mi chiedo: al netto dell’estrema precarietà del percorso di carriera, e delle continue vessazioni e riforme mancate, cosa può spingere una persona a rimanere nell’università italiana? Chi rimane perché lo fa? E come si può pensare di essere competitivi dal punto di vista della ricerca, se non si investe su chi la ricerca la fa?

    La mia opinione è che spesso la strada del dottorato risulta la più “comoda/semplice” per un neolaureato. Molte volte viene proposto direttamente da professori e non ci si deve “scomodare” per cercare un lavoro. Meno cambiamenti che si traducono in meno incertezze e paure.

    Ovviamente non voglio fare di tutta l’erba un fascio, conosco persone che hanno intrapreso quella strada per pura passione. Io al momento lavoro all’università come AR (andrò via a breve) e mi è stato più volte proposto di iniziare un dottorato che ho sempre rifiutato. Nel mio caso specifico ho avuto la conferma che il sistema universitario è rotto, non c’è meritocrazia e c’è una sorta di mentalità per cui “è meglio pagare una persona che lavora 1/10 piuttosto che buttare i fondi (in scadenza)”. Per quanto mi riguarda, il gioco con vale la candela (parere personale).

    Edit: aggiungo una cosa, c’è chi (non tutti ovviamente) sta all’università proprio perchè il sistema sopra descritto è esattamente quello che vogliono. Poter lavorare il minimo e avere comunque uno stipendio. Ho avuto modo di notare spesso questo atteggiamento purtroppo, ma la cosa peggiore per me è stato vedere i supervisor consapevoli della cosa e non prendere provvedimenti.

  11. Io vorrei aggiungere alcuni dettagli (non so se qualcuno a già detto nei commenti): i dottorandi, così come i borsisti di ricerca, sono pagati a “progetto”, non hanno ferie, mutua né altre meccanismi di previdenza, quindi (soprattutto nel caso dei borsisti, non so se è lo stesso per gli assegnisti), sono soggetti ai ricatti dei professori a cui fanno capo, se questi decidono di non far fare loro vacanze, non le fanno, se stanno male e stanno a casa per molto tempo, il professore può decidere di dire che loro non hanno lavorato quel mese e fare decadere la borsa (nel caso dei borsisti), inoltre non versano contributi all’INPS, quindi per tre o quattro anni lavorano tempo pieno in regola, ma non vengono contati per la pensione, infine non tutti i dottorati sono pagati dallo stato, ovvero chi arriva in fondo alla graduatoria fa il dottorato, segue i corsi di dottorato, ha dei rimborsi spese, ma sta a giudizio e finanze del professore pagarlo, nel caso si rinunci a questa occasione, se si fa di nuovo domanda l’anno successivo si hanno delle penalità in graduatoria (aka, si scende in ultime posizioni)

  12. Purtroppo non è la prima volta che capitano queste storture. Nel 2020 ero assegnista, e avevo fatto richiesta all’INPS per il bonus 600€ per lavoratori parasubordinati, iscritti alla gestione separata e atipici. Bonus negato perché il codice del contratto non era tra quelli previsti dalla circolare attuativa

  13. A quanto mi pare di capire il contratto di noi specializzandi è abbastanza simile al vostro (anche noi non siamo dipendenti solo sulla carta, lavoriamo full-time, no reddito, contributi INPS in gestione separata, l’unica differenza sostanziale che vedo è che almeno abbiamo 30gg di ferie da contratto).

    Settimane fa le nostre associazioni di settore si erano mosse, a seguito era stata fatta anche un’interrogazione parlamentare che aveva avuto esito positivo ed eravamo rimasti che l’INPS avrebbe dato nuove indicazioni per includere e specificare le modalità di erogazione del bonus per x altre categorie.
    Ora purtroppo con i casini politici che ci sono adesso dubito fortemente che la cosa andrà avanti. Peccato perchè i 200€ di sicuro non erano abbastanza e non avrebbero mai fatto la differenza, però sarebbe stato bello, solo per una volta, ricevere un contentino.

  14. Grazie per questo post, mi fa piacere che si provi a portare un po’ di consapevolezza sulle tante storture del nostro sistema accademico. Anch’io faccio un dottorato, ero consapevole di quello a cui andavo incontro quando ho preso questa decisione e in generale adoro quello che faccio, ma non posso fare a meno di farmi prendere dalla rabbia e dallo sconforto quando penso alla nostra situazione. So già che una volta finito cercherò di uscire dall’accademia, e come me la stragrande maggioranza dei colleghi, perché mi sembra l’unico modo per avere una stabilità e delle certezze che mi permettano di costruirmi un futuro (cosa che vorrei star facendo già da ora, ma che mi riesce difficile date le circostanze elencate sopra). Mi mette davvero molta tristezza vedere il trattamento riservato ad un ambito che dovrebbe essere così importante come la ricerca.

  15. mah. ai dottorandi della mia università (Insubria) è arrivata una mail con istruzioni precise su come fare richiesta nella pagina personale, non mi pare si siano dimenticati di noi. Né valuterei sulla base di questo

    >cosa può spingere una persona a rimanere nell’università italiana? Chi rimane perché lo fa? E come si può pensare di essere competitivi dal punto di vista della ricerca, se non si investe su chi la ricerca la fa?

    mi parrebbe un po’ riduttivo. Non saremo a livello degli Stati Uniti, ma la mia esperienza è che ci sono posti ben peggiori dove fare ricerca, anche al livello di dottorato

  16. Alla fine penso che rimangano solo i raccomandati, che vengono agevolati in tutto, e quelli di famiglie benestanti che possono permettersi di vivere anni e anni nella precarietà economica.

  17. Da dottorando, ambito umanistico, c’è anche da dire che 1,2k per l’impegno che si ha non è neanche così poco.
    Rispetto al mondo del lavoro l’impegno e lo stress sono ridicoli…

    Non parlo di chi è in ambito scientifico e deve stare in laboratorio, che magari è una cosa diversa, ma nelle facoltà umanistiche ci sono tantissimi dottorandi che usano solo il dottorato come paghetta per preparare altro (tipicamente concorsi pubblici) e ci mancherebbe che avanzassero pure richieste economiche.

    Per me il dottorato dovrebbe non solo essere pagato di più, che è una banale richiesta ipocrita, ma dovrebbe essere prima riformato ed aggiornato.

  18. Hello, dottorando e ADIno militante qui (throwaway perché sì).

    Alla gente che l’università l’ha vista soltanto fino alla fine della magistrale (o prima): if only you knew how bad things really are.

    Il dottorato di per sé è anche una bella esperienza, spesso NONOSTANTE il MUR/Governo/Ateneo/Dipartimento.

    Io sono laureato in Ingegneria Energetica, mi occupo di idroelettrico, e faccio attivamente parte di ADI da circa la pandemia. Il dottorato è un mondo a parte, non solo perché è difficile da spiegare a chi non l’ha mai fatto (“ma lavori o sei studente?” >”sì”), ma anche il complesso sistema di gestione del lavoro (fare ricerca significa fare qualcosa di nuovo, che magari va bene ma magari no, spesso non c’è nessun@ che ne sappia quanto te su quello che stai provando a fare, e spesso si finisce in vicoli ciechi, con tutto lo stress che ne consegue), la relazione con chi fa da supervisor, che può essere:

    1. una mamma benevola ma incapace a darti un aiuto concreto con la tua ricerca perché ha aperto quella posizione dottorale per intercettare dei fondi. una situazione trasversale a tutte le discipline e comunissima anche all’estero)

    2. un/a kapò che ti schiavizza e per il quale devi anche lavorare (hello, amici/he di giurispurdenza)

    3. un fantasma che non ti segue

    4. un/a pazz@ furios@, magari prorettore di qualcosa, tanto abile a vincere bandi e ottenere finanziamenti quanto cinic@e meschin@ che ti fa fare il/la segretari@ per 2 anni e 6 mesi e in un modo o nell’altro ti fa dottorare (con tanto di stress, sindrome dell’impostore eccetera perché sì bello ho il titolo, ma mi sento una merda lo stesso).

    Per molte persone il dottorato è l’unico modo per lavorare in quello che ti piace e hai studiato (ciao storici/geografi/archeologhe/filosofe, …), per altre il passo necessario per la carriera accademica, per altre ancora un modo per imparare qualcosa e temporeggiare prima dell’orribile ingresso nel mondo del lavoro (ciao, io sono qui).

    Perché le cose sono così?

    Siamo una categoria molto piccola e frammentata, che si rinnova ogni 3 anni e, diciamocelo, dopo giornate passate a morire dentro e fuori con la propria ricerca non è da tutti volersi sbattere per fare attivismo politico e cercare di sindacalizzare la categoria. Le sezioni locali di ADI, tra le altre cose, organizzano e partecipano ad eventi culturali, ma anche fanno supporto a dottorand*, ricercat*, che hanno problemi (io ho seguito in prima linea il caso di una dottoranda cinese espulsa dal suo pazzo supervisore). A livello nazionale si fa quel che si può, interagendo con il MUR per, che so, [agganciare la borsa di dottorato al minimo contributivo INPS](https://dottorato.it/content/abbiamo-lottato-abbiamo-vinto-aumento-borsa-dottorato-2022-ADI) con un aumento della borsa che è arrivato a LUGLIO 2022 (quando se ne parla da anni). Fino ad allora con 1 anno di dottorato non maturavi contributi a sufficienza perché l’INPS te lo riconoscesse. Ma potrei parlare per ore, con gli atenei che applicano la legge in modo fantasioso negando la proroga ministeriale ai/lle dottorande che ne avevano diritto (33mo ciclo in particolare), degli spazi inadeguati, il preruolo, o anche semplicemente come [ANVUR, su ordine del MUR](https://www.roars.it/online/vqr-la-lista-segreta-dei-120-dipartimenti-con-zero-in-pagella/), abbia creato un modello di valutazione che [fa acqua da tutte le parti](https://www.roars.it/online/le-follie-dei-dipartimenti-di-eccellenza-uno-storico-della-fisica-vale-tre-premi-nobel/) ma che viene usato per dare soldoni a destra e a manca (fun fact: il sud ne esce penalizzato). Tutto in nome di una vaga “meritocrazia”: una toppa peggiore del buco, nella quasi totalità dei casi.

    Una fotografia tragica di come vanno le cose la si può ottenere andandosi a leggere le diverse [Indagini ADI](https://dottorato.it/indagini).

    Come opinione personale spero che l’asteroide colpisca il MUR e i vari CDA e SA degli atenei, magari allora ci sarebbe speranza, ma fino a quel momento non vedo l’ora di uscire da questo loop e salutare con un “addio e grazie per tutto il pesce”

  19. Il mondo accademico italiano (in termini di meritocrazia, paghe e quantaltro) è orribile. Per fortuna tra tre mesi finirò (e questi, per altro, saranno non retribuiti). Avanti così. E poi la gente (professoroni compresi) si chiede perché noi giovani ricercatori (dottorandi, assegnisti, borsisti o whatever) scappiamo.

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