**Antonia Masanello**

[Ritratto di Antonia Masanello, dal frontespizio dello stornello \”Tonina Marinello\” dall’Ongaro](https://preview.redd.it/m9dzy0z269r71.jpg?width=1280&format=pjpg&auto=webp&s=2f6345eb7134d3a52879e12cee51f11d3e6f250f)

Purtroppo, come testimoniano questi versi (di Giovanni Perin, citati da Espen), la vicenda di Antonia non è molto ricordata, motivo per cui volevo dedicare un post a lei.

>“Fra i tanti eroi della nostra storia/ registrar dovemo la Masenela/ par conservar viva la memoria/ de sta gueriera dona, forte e bela;/ sui campi de bataglia tanta gloria/ e tanto onor l’à vudo, e come stela/ la sluse in alto su nel firmamento/ questa eroina del Risorgimento./ Ma nel so paese dove la xe nata/ no ghe xe un segno o sora de na piera/ un scrito che ricorda la so data/ par darghe un fiore o dirghe ‘na preghiera”

La nostra storia comincia a Montemerlo, comune di Cervarese, Santa Croce (Padova). Antonia nasce da Antonio e Maria Lucca, genitori contadini originariamente del Veneziano. L’educazione di Antonia non deve essere stata diversa dalle altre fanciulle di estrazione campagnola. Quindi abbastanza misera. L’obbiettivo insomma non era tanto l’educazione ma essere una buona massaia. I Masanello si trasferirono a Mestrino dove Antonia conobbe e sposo Bortolo Marinello. Da qui sappiamo poco di lei. Sappiamo che si trasferi a Modena, forse perché sotto controllo della polizia asburgica, forse perché di simpatie liberali o semplicemente come parte del crescente numero di giovani veneti che immigravano al di fuori dei regni asburgici ( in parte grazie alla propaganda delle città centrali che offrivano soldi e un vitalizio per sostenere i giovani esuli) Mentre era a Modena lavoro come “brentajo” ossia costruttrice di brenta (un largo mestolo per il bucato ed il vino) e poi come cucitrice mentre il marito Bortolo era un fornaio. Ebbero tre figli, una delle quali mori poco dopo la nascita.

Nella tarda primavera del 1860 Antonia e Bartolomeo decisero di prendere parte allo sbarco dei mille. I due si diressero alla famosa partenza da Genova, ma non fecero in tempo. Non si persero d’animo e il 19 luglio 1860 partirono sul piroscafo Torino come parte di una missione per portare rinforzi a Garibaldi di Gaetano Sacchi. Antonia si arruolò sotto mentite spoglie come Antonio Marinello. Partecipo camuffata da uomo all’intera campagna di liberazione come parte del terzo reggimento della brigata Sacchi. Solo pochi generali (colonnello Bossi e il maggiore Ferracini ed alcune fonti aggiungono [Francesco Nullo](https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Nullo)) erano a conoscenza della sua vera identità.

Doveva essere stata considerata straordinaria anche da essi, infatti i suddetti generali a conoscenza della sua identità annotarono che Antonia “avrebbe potuto comandare un battaglione se la sua condizione di donna non glielo avesse permesso”. Il Curatolo ci fa sapere che “combatte strenuamente e fu decorata sul campo di battaglia”. Secondo leggenda ne sarebbe stato al corrente anche Garibaldi che avrebbe visto i capelli lunghi e fluenti di Antonia sciogliersi durante una battaglia. Versione che sembra quasi essere confermata dallo stesso Garibaldi. Garibaldi in effetti rievoca nel suo libretto “I mille” la presenza di due bellissimi imberbi soldati, i cui contorni dei fianchi “ accusavano più di svolazzanti trecce qualcosa di esclusivo del gentil sesso”. Una delle donne, probabilmente Antonia, è descritta come bionda mentre l’altra aveva un aspetto più mediterraneo. Secondo il suo resoconto entrambe le donne nella mischia persero cappelli e bonetti rivelando le loro capigliature. Garibaldi continua dicendo che gli pareva di essere in tempi mitologici dove Atena ed altre dee assistevano alle battaglie tra i mortali. Detto questo i nomi non corrispondono ( Lina, lombarda, e Marzia, romana), in più la descrizione da romanzo di appendice mi fanno sospettare che lui non sapesse un tubo e se le sia inventate, o stia ricamandoci molto sopra. Antonia segui Garibaldi dalla Sicilia per tutta l’impresa e venne congedata come caporale.

Torno a Modena con il marito, dove diede vita ad una figlia in primavera (il che suggerisce fosse già incinta durante i mille). Ancora esuli si trasferiscono a Firenze in una modesta casa in Piazza Marroni. Vivono la loro vita in relativa povertà finché lei non muore di tisi. Sulla sua lapide a Firenze viene scritto questo:

“L’abbiam deposta, la garibaldina

all’ombra della torre di San Miniato

colla faccia rivolta a la marina

perché pensi a Venezia e al lido amato.

Era bella, era bionda, era piccina,

ma avea cuor da leone e da soldato!

E se non fosse ch’era nata donna,

porteria le spalline e non la gonna,

e poserebbe sul funereo letto

colla medaglia del valor sul petto.

Ma che fa la medaglia e tutto il resto?

Pugnò con Garibaldi e basti questo”

12 comments
  1. Recentemente un post ha provocato un po’ di controversia, o meglio il soggetto del post ha provocato un po’ di [controversia](https://www.reddit.com/r/europe/comments/px6veh/sapri_italy_statue_dedicated_to_a_farm_laborer/), quello della **spigolatrice di Sapri**. Questa storia mi ha fatto un po’ pensare al ruolo delle donne nel risorgimento. Sia la poesia che la statua relegano le donne ad un ruolo un po’ marginale ( il che non è del tutto inaccurato per via della posizione sociopolitica della donna in quel periodo). Ma questa piccola controversia mi ha ricordato di questa storia. C’erano due donne nella spedizione di Garibaldi una, Rose Montmasson era la moglie di Crispi mentre l’altra Antonia Masanello combatte come soldato travestita da uomo.

    Se volete sapere di più sul personaggio [qui](https://www.associazionidelrisorgimento.it/wp-content/uploads/2020/12/Espen-Antonia-Masanello.pdf) c’è un intera biografia da parte di **Espen** realizzata per i **150 d’anni dell’Unita d’Italia** dalla **regione Veneto** in collaborazione con il comune di **Firenze** (potete infatti trovare una prefazione di niente po’ po’ di meno che **Matteo Renzi**)

    Sempre di Espen c’è un altro [testo](https://www.yumpu.com/it/document/read/15272207/da-montemerlo-al-volturno-storia-di-antonia-masanello-la-guerriera) non che il libro (I padovani che andarono con i Mille)

    Altre letture sono:

    • Simona Tagliaventi, Sogni di libertà nel segreto di un berretto. Antonia Masanello

    • Massimo Novelli, La cambiale dei Mille e altre storie del Risorgimento

    • Giacomo Emilio Curatulo, Garibaldi e le donne (con documenti inediti)

  2. OP, il nome corretto del paese è “Cervarese Santa Croce”.

    È una bella storia, se vuoi potresti fare un cross-post su /r/rifugio

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