Consumo di suolo: nel 2021 il valore più alto degli ultimi 10 anni

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  1. In fondo all’articolo si possono trovare i dati precisi in dei file Excel, oltre che le [schede regionali](https://www.snpambiente.it/wp-content/uploads/2022/07/Schede_Regionali_2022.pdf) e una [presentazione](https://www.snpambiente.it/wp-content/uploads/2022/07/Munafo_consumo_suolo_2022.pdf) che spiega sinteticamente il problema.

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    Riporto un estratto per far inquadrare l’entità del problema:

    > Tra il 2006 e il 2021 il Belpaese ha perso 1.153 km2 di suolo naturale o seminaturale, con una media di 77 km2 all’anno a causa principalmente dell’espansione urbana e delle sue trasformazioni collaterali che, rendendo il suolo impermeabile, oltre all’aumento degli allagamenti e delle ondate di calore, provoca la perdita di aree verdi, di biodiversità e dei servizi ecosistemici, con un danno economico stimato in quasi 8 miliardi di Euro l’anno.

    > Il suolo consumato pro capite aumenta in Italia nel 2021 di 3,46 m2/ab e di 5,46 m2/ab rispetto al 2019 con un trend in crescita. Si passa, infatti, dai circa 349 m2/ab nel 2012 ai circa 363 m2/ab di oggi.

    Nonostante la [popolazione in declino](https://www.tuttitalia.it/statistiche/popolazione-andamento-demografico/) e l’abbondanza di aree dismesse, spesso rimaste tali dai tempi della deindustrializzazione avvenuta decenni or sono, in Italia si continua a costruire, spesso senza criterio.

    Parlando in via aneddotica di ciò che avviene nel mio paesino e quelli limitrofi, il suolo consumato si trova prevalentemente in periferia appena fuori l’area già urbanizzata, e viene destinato ad aree commerciali con attività sconnesse l’una dall’altra (le quali però condividono i vastissimi parcheggi), a condomini o villette senza alcun servizio di sorta, a centri logistici, e talvolta ad altri tipi di progetti.

    Anche a Milano la situazione non è molto più rosea. Seppur vero che ormai la città la campagna si ricorda a malapena che cos’è, nei pochi spicchi che conservano ancora un certo sapore “rurale” che rimangono in alcune periferie, il paesaggio viene stravolto dalla costruzione di colossali nuove aree residenziali.

    Oltre agli edifici in sé, almeno per la Lombardia ma immagino anche in altre regioni del nord, c’è da aggiungere la costruzione di strade, autostrade, tangenziali, e qualsiasi cosa incentivi il trasporto privato, che spesso avviene senza nessuna reale necessità (il primo esempio che mi viene alla mente è la BreBeMi).

    Infine nell’articolo si fa menzione a due dinamiche particolari: il diffondersi del fotovoltaico posato sul suolo e l’espansione dei magazzini costruiti per la logistica.

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    Condivido questo articolo perché l’argomento mi sta particolarmente a cuore, e trovo che sia troppo spesso ignorato nel dibattito pubblico. Parlando di misure per l’ambiente i politici si riempiono la bocca con soluzioni parziali alla meglio o strampalate alla peggio, che vanno dal nucleare alle auto elettriche, ma su questo tema raramente si discute. È utile invece ripensare a come dev’essere costruita una città, magari ritornando ad un ruolo forte del comune con piani regolatori ben definiti per la creazione di aree vive e autonome che non strabordino nel suolo vergine oltre il necessario.

    A questo punto chiedo a voi che ne pensate, se è un problema che percepite anche nella vostra realtà locale o vi appare come distante (in fondo non tutte le provincie sono come Milano), e se è una cosa che vi preoccupa oppure vi lascia indifferenti.

  2. Uno dei (tanti) temi su cui convergono amministratori di centrodestra e di centrosinistra in uguale misura.

  3. WOWIE!! sono proprio sicuro che cementare ancora di più questo paese si rivelerà una ottima idea, sopratutto con estati sempre più lunghe e calde!

  4. Se non ricordo male erano state introdotte norme apposite per limitare questo fenomeno, sarebbe interessante capire come sia possibile che si continui a costruire … anche se forse la risposta è facile da indovinare.

  5. Provincia di Milano, uno schifo. Vedo differenze enormi rispetto a 20 anni fa, tra l’altro è pieno di catafalchi di cemento invenduti o abbandonati. Una marea di piccoli supermercati, tutte le catene + 1 ogni 10km.
    Al traslocare ci sto pensando già da tempo.

  6. Stranamente Il veneto ancora tra i primi 3, prima o poi finiremo alla fine della classifica ma solo perché non avremo più terreno da consumare.

    Massì, costruiamo capannoni senza che ce ne sia richiesta, magari costruiamoli a fianco ad altri capannoni vuoti (se non sono pieni di rifiuti illegali che *casualmente* prendono fuoco).

    La giunta regionale chiaramente è la prima responsabile di tutto ciò, che non pone vincoli di sorta, e Zaia giustamente durante la pandemia ascolta gli esperti e si prende i meriti, ma col cazzo che poi ascolta gli esperti quando bisognerebbe mettere i paletti alle costruzioni selvagge.

  7. Questo è un tema che ho sempre avuto a cuore ma che, a parte i classici luoghi comuni “un tempo qui era tutta campagna”, si tende a ignorare. Si continuano a fare capannoni, strade, rotonde inutili, o comunque evitabili. Ma comunque, nonostante il mio pessimismo, non mi sarei aspettato che il dato italiano sarebbe cresciuto

  8. Ho dato uno sguardo alle statistiche della Lombardia, regione in cui vivo.

    +40.7% nella provincia Monza-Brianza

    +31.7% nella provincia di Milano

    +21.0% nella provincia di Varese

    +12.2% nella provincia di Como

    Questo è quello che chiamo amorevolmente il quadrilatero della merda: se guardate quest’area su Google Maps con la funzione vista satellitare è un’unica grande colata di grigio cemento, con campi e boschi quà e là nel mezzo.

    Questa è la zona più popolosa e più ricca del paese. Questa è anche una preview di quello che ci aspetta nei prossimi anni anche in altre zone d’Italia: urbanizzazione senza freno e (soprattutto) senza una pianificazione ragionevole dietro, costi di qualsiasi cosa che si alzano, inquinamento continuo, frammentazione delle relazioni sociali, uso dell’auto che diventa sempre più preponderante.

    Giusto ieri dicevo alla mia compagna che non ho intenzione di crescere i miei figli a Milano, o in Lombardia. Persino le Alpi dove sono cresciuto sono diventate un luna park per disadattati brianzoli con il macchinone o cafoni varesotti che pensano di essere guide d’alta montagna perché hanno gli scarponcini Timberland. Questi dati sono un’ulteriore chiodo nella bara della mia voglia di rimanere in questa regione

  9. Dove abito io negli ultimi 20 anni hanno fatto costruire una striscia assolutamente demenziale di supermercati. In 2.69 km in linea d’aria (misurati or ora con Google maps) sono presenti 7 supermercati generalisti (esselunga, coop, conad, aldi, lidl, spar, altra coop). Due di questi supermercati fanno parte di enormi gallerie commerciali con negozi specializzati all’interno; in aggiunta accanto ad altri ci sono negozi specializzati di grandi dimensioni (prodotti per animali, elettrodomestici). Ovviamente il tutto con estesi parcheggi all’aperto, ma pochissime connessioni coi mezzi.

    Non parliamo del centro di londra, parliamo di una media città del nord italia. Diversi di questi supermercati non sono mai più che mezzi vuoti, anche il weekend, perché semplicemente non ci può essere domanda tale da riempirli tutti. Ci sono già state diverse chiusure e avvicendamenti, uno dei supermercati ha appena ridotto lo spazio (ma in quello liberato verrà aperto un negozio di elettrodomestici).

    È una follia enorme, un consumo di suolo assurdo per attività che non hanno un senso economico e sociale, e un danno urbanistico perché questi enormi spazi vuoti sono una voragine che taglia la città. L’unica spiegazione che mi dò è delle connivenze fra amministrazione e costruttori, buttare cemento porta tasse e fa guadagnare.

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