L’utile netto del secondo trimestre 2022 di Eni è stato di 3,81 miliardi di euro, [scrive Bloomberg](https://www.bloomberg.com/news/articles/2022-07-29/eni-raises-share-buyback-as-profits-soar-on-high-energy-prices), in crescita rispetto ai 929 milioni di euro del 2021 e battendo la previsione degli analisti di 3,14 miliardi di euro. Eni ha quindi deciso di riacquistare altri 1,3 miliardi di euro di azioni quest’anno, portando così il totale a 2,4 miliardi di euro. Il programma di riacquisto è finalizzato a riconoscere agli azionisti un’ulteriore remunerazione rispetto alla distribuzione di dividendi, scrive ENI nella sezione azionisti del suo sito. Lo Stato, che è il principale azionista tramite il Ministero dell’Economia e delle Finanze e la Cassa Depositi e Prestiti, con il 30,33%, non riceve il buy-back. Il riacquisto di azioni proprie è un modo indiretto di beneficiare gli azionisti: Eni va sul mercato, compra le azioni e comprandole fa salire il prezzo. A quel punto l’azionista, una volta che è salito il prezzo, può decidere di vendere le azioni di Eni intascando il differenziale. Ma lo Stato italiano (azionista al 30%), essendo un azionista di lungo periodo, non può venderle.

Io penso che se un’azienda di Stato, per di più energetica, decide di reinvestire i profitti in riacquisto di azioni, qualche problema c’è. Ne beneficeranno soprattutto i fondi di investimento (tra cui BlackRock e Vanguard negli USA, e Mediolanum in Italia).

Considerando che, contemporaneamente, è notizia di oggi che nel decreto bollette approvato ieri sera dal Governo è stato tolto l’art.5, che prevedeva l’applicazione di una tassa sugli extra-profitti delle imprese che importano gas in Italia a un prezzo molto più basso di quello di vendita.

Cosa ne pensate?

7 comments
  1. Che piuttosto che tassare è meglio far investire sul territorio. Eni sta investendo anche in Italia ma alcuni progetti sono bloccati dalla burocrazia.

  2. Tassa punitiva su chi se la passa bene e su chi ha fatto scelte corrette (non fatele più in futuro le scelte corrette, che magari anche sono investimenti costosi, perché poi se fruttano ci mettiamo su un’altra tassa).

    Come punire le rinnovabili con extra profitti era una follia lo è anche farlo sul gas diversificato

  3. Credo che il buyback non è la cosa più vicina a una rinazionalizzazione che potremmo avere?

    Riduci le azioni circolanti, favorendo la vendita da parte dei soci orientati al profitto e sfavorendo l’acquisto da parte di investitori a breve termine.

    Anche perché lo stato italiano non riacquisterà MAI le azioni sul mercato…

  4. Sempre a parlare di tassare in questo paese, mai a parlare di non indebitarsi e non vivere al di sopra delle proprie possibilità.

  5. La golden share statale sull’ENI copre anche le modalità di remunerazione degli azionisti? Perché ENI non è un azienda di stato, è controllata al 30% con vari poteri speciali dalla golden share. Potrà fare pressioni al massimo, ma decidere mi pare improbabile perché a quel punto non dico che l’hai nazionalizzata by stealth ma quasi

  6. Non è un’azienda di stato, è un’azienda quotata in cui lo stato italiano ha una partecipazione (del 30 % circa) mentre gli investitori istituzionali hanno, in totale, una quota di più del 50 %.
    Il titolo aveva perso il 20 % circa da giugno e mi sembra che la decisione di riacquistare azioni sia solo legata alla necessità di far risalire il prezzo,ed evitare una fuoriuscita di azionisti.

    Normale dinamica di un’azienda quotata.

  7. > Ne beneficeranno soprattutto i fondi di investimento (tra cui BlackRock e Vanguard negli USA, e Mediolanum in Italia).

    E chi deve guadagnarci se non gli azionisti? È letteralmente l’obiettivo di ogni azienda. Non è colpa di ENI se l’italiano medio preferisce comprarsi la quinta casa al mare invece che investire sul mercato. Al massimo è colpa del governo e del sistema di incentivi.

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