L’inflazione è asimmetrica: effetti molto più pesanti per le famiglie più povere

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  1. Dopo decenni di logoramento del potere d’acquisto, dovuto a [30 anni di stagnazione salariale](https://www.openpolis.it/quanto-guadagnano-in-media-i-cittadini-europei/), i lavoratori italiani hanno visto accelerare le diseguaglianze economiche già in atto per via della crisi pandemica, sia a [livello locale](https://milano.corriere.it/notizie/economia/22_aprile_16/mappa-ricchezza-milano-il-covid-si-allarga-forbice-centro-sale-periferie-soffrono-97ae4414-bd47-11ec-9131-083ffd710aa7.shtml) che a [livello nazionale](https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2022/01/Report_LA-PANDEMIA-DELLA-DISUGUAGLIANZA_digital2022_final.pdf). A tutto ciò quest’anno, per via della nuova crisi energetica, si aggiungerà un’ulteriore inasprimento delle stesse dinamiche per via dell’inflazione che erode la capacità dei consumi degli italiani.

    Fin qua abbiamo scoperto l’acqua calda, ed infatti la ragione per cui condivido quest’articolo è l’approfondimento che fa di quest’ultimo tema, basata sul [Rapporto ISTAT 2022](https://www.istat.it/it/archivio/271806) (precisamente sul capitolo 4.3). Nell’articolo si parla di come l’inflazione non colpisca allo stesso modo tutte le fasce di popolazione, ma colpisca prevalentemente le fasce più deboli. Riportando alcuni estratti:

    > L’inflazione è un numero che indica, in misura percentuale, l’aumento del livello medio dei prezzi rispetto a un periodo precedente. Il livello medio dei prezzi è calcolato attraverso un indice che, per l’appunto, media i prezzi di vari prodotti. [indice armonizzato dei prezzi al consumo” (IPCA)].

    > La variazione tendenziale di questo indice (ad esempio, giugno 2022 rispetto a giugno 2021) ci fornisce la misura di questo incremento dei prezzi e quindi del tasso di inflazione.

    > Ma nella pratica, come si calcola l’IPCA? I beni e servizi vengono suddivisi in categorie omogenee (alimentari lavorati, alimentari non lavorati, energia, servizi relativi all’abitazione, servizi ricreativi e culturali, etc.) e per ognuna di queste categorie si calcola il livello di prezzi raggiunto; dopodiché, ad ognuna di esse viene assegnato un determinato peso.

    > Il punto – e qui il cerchio si chiude – è che se ci concentriamo sui settori dove il peso è maggiore per le famiglie più povere rispetto a quelle più ricche, vediamo che sono proprio gli stessi che hanno mostrato un aumento dei prezzi più marcato. Perciò, se il costo medio dei “carrelli della spesa” è aumentato per tutti, l’aumento è stato più limitato per il quinto più ricco (+5,5% a marzo 2022) ma quasi il doppio (+9,4%) per il quinto più povero. In mezzo tutti gli altri, ma comunque ISTAT ci dice che per i primi 3 quinti (cioè il 60% della popolazione) il tasso di inflazione effettivo è stato superiore alla media nazionale.

    Inoltre viene toccata anche la questione degli rinnovi contrattuali, che sebbene in teoria dovrebbero essere legali all’inflazione, di quest’ultima non viene tenuta conto la parte legata alla componente energetica, che nel caso attuale è quella preponderante:

    > […] In Italia attualmente in base agli accordi vigenti fra le associazioni padronali e le organizzazioni sindacali (meglio, quelle confederali), i rinnovi contrattuali – quando avvengono – dovrebbero essere strutturati in modo che l’accordo nazionale garantisca l’adeguamento all’inflazione e quindi il mantenimento del salario reale, mentre eventuali ulteriori aumenti dovrebbero essere demandati alla contrattazione collettiva.
    […] Quando si negozia a livello centrale, l’indice di inflazione utilizzato non è l’IPCA visto in precedenza, ma una creatura mitologica chiamata “IPCA depurato della componente energia importata”; in pratica, nel computo dell’inflazione non viene considerata quella dovuta all’aumento dei beni energetici importati.

    Invito a leggere l’articolo nella sua interezza per farsi un’idea completa, visto che altrimenti mi toccherebbe riportare ciascun paragrafo.

    In conclusione, il risultato di questa crisi, come di ogni crisi, si preannuncia già essere il solito cliché: i ricchi si arricchiscono e i poveri si impoveriscono, tenendo tra le mani sempre meno spicchi del frutto del proprio lavoro.
    L’elemosina fatta dal governo, in guisa di bonus, non è altro che un lenitivo a breve termine che non fa nulla per impedire, né tanto meno invertire, questa dinamica.

    A questo punto l’unico consiglio che mi sento di dare è di diffidare da chi avanza la retorica secondo cui siamo tutti sulla stessa barca: non è stato così per la crisi del debito sovrano, non è stato così per la crisi pandemica, e non sarà così per la crisi energetica. C’è bisogno di misure forti e specifiche, di cui al momento, nel panorama autoreferenziale della ventura campagna elettorale, non si vede nemmeno l’ombra.

  2. Altra cosa interessante è che mentre l inflazione è in tempo reale, varia di giorno in giorno, i salari dei cittadini vengono aggiornati ogni 2 anni e adeguati ai tassi di inflazione… Quindi ci sarà sempre un periodo in cui conviene non spendere perché si ha meno potere di acquisto

  3. E’ incredibile come siamo lenti anche a importare questa cosa dall’america. L’accentramento delle ricchezze è ovvio che porterà a questo, i poveri si impoveriscono, i ricchi si arricchiscono. La cosa che mi da il vomito è sia l’impotenza dei governi (ma alla fine vanno tutti a cena insieme, non è impotenza, è mancanza di volontà), sia l’avidità di chi ha già miliardi per vivere decine di vite e continua ad accumulare e ammassare, distaccandosi sempre di più dalla realtà

    già molti politici hanno dimostrato questo distaccamento con certe uscite e l’immobilità a intervenire dimostra incompetenza o collusione

  4. Oh no, incredibile
    Chi l’avrebbe mai detto che le fasce più debole della popolazione sarebbero state le più danneggiate dalla crisi, ceh, come se le decine di studi pubblicati negli ultimi due anni non li avesse letti nessuno
    *poker face*

  5. Mi sembra abbastanza ovvio, se prima galleggiavi ora affondi. Se prima mettevi da parte abbastanza soldi ora sei tu quello che inizia a galleggiare

  6. Ma non è assolutamente vero. Il mio padrone è in crisi: il suo vino da 30k è aumentato del 10%, il mercato delle auto è on fire e le Ferrari nuove costano un’occhio, per non parlare di quella casa in Sardegna che gi è costata uno sproposito. Io mi sento quasi in colpa a chiedere un aumento in questa situazione, rappresento pur sempre un altro costo per lui.

  7. Oh no, davvero l’aumento dei prezzi di tutto in assenza di aumento di stipendi sta colpendo soprattutto le famiglie povere che già prima non potevano permettersi nulla? ASSURDO! Sicuramente il modo migliore per combattere il fenomeno è non fare un cazzo e sicuramente la cosa peggiore che possiamo fare è TASSARE I CAZZO DI RICCHI SFONDATI. Estremo livello di sarcasmo a parte, quando si inizierà ad aumentare la tassazione sulle persone ricche? Non quelle benestanti eh, ma quelli che hanno centinaia di milioni di euro e fanno il cazzo che gli pare andando tranquillamente anche contro la legge.

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