In Italia si parla da anni di ridurre il cuneo fiscale – Il Post

16 comments
  1. Come riporta il titolo, da anni si parla di ridurre il cuneo fiscale, vera piaga dell’economia italiana *tout court*.

    Quali pensate siano le soluzioni più consone per riuscire ad ottenere un risultato ottimale?Personalmente credo, nonostante il mio *milieu* socialdemocratico che viviamo in uno stato assistenzialista ai limiti dell’immaginabile. Ergo, rinuncerei a molti dei bonus e dei vari sussidi che vengono forniti per finanziare quella che probabilmente è la riforma più importante e doverosa del momento.

  2. concordo.

    ma bisogna smetterlo di chiamarlo così.

    si chiama pressione fiscale e contributiva.

    cioè imposte e contributi previdenziali.
    una parte dei secondi a carico delle imprese (quindi non come sostituto ma come costo proprio).

    tasse sul lavoro.

    riporto un intervento fondamentale.

    VADEMECUM PER ORIENTARSI NEL DIBATTITO SUL “TAGLIO DEL CUNEO FISCALE”.

    Breve thread per prepararsi al dibattito che per i prossimi mesi dominerà la scena. E magari, per essere in grado di riconoscere le panzane che – speriamo in parte – lo contraddistingueranno.

    Quello che giornalisticamente si chiama “cuneo fiscale” è in realtà la somma di due principali componenti: 1) le tasse che il lavoratore paga sulla propria retribuzione lorda 2) i contributi previdenziali che pagano il datore (per due terzi) e il lavoratore (per un terzo).

    Il punto 1) è il CUNEO PROPRIAMENTE FISCALE. Il 2) è il CUNEO CONTRIBUTIVO. Sono due cose diverse, con meccanismi diversi, con finalità diverse. Da 30 anni se ne parla come se fossero una sola cosa, e non c’è assolutamente alcuna minima speranza di cambiare questo andazzo.

    Tagliare il cuneo “propriamente” fiscale significa ridurre l’Irpef come si è fatto nell’ultima legge di bilancio. Tagliare il cuneo contributivo significa tagliare i contributi che datori e dipendente versano affinché il dipendente ne goda quando raggiunge la pensione.

    In entrambi i casi si riduce la differenza tra “quanto un lavoratore costa all’impresa e quanto finisce in busta paga”, con (potenzialmente) significativi effetti sia in termini di domanda (= maggior reddito disponibile) che offerta (= maggiori incentivi al lavoro).

    In entrambi i casi, occorre trovare copertura finanziaria. Perché l’Irpef serve a finanziare la spesa pubblica, mentre i contributi – in un sistema a ripartizione come il nostro – non pagano le pensioni di domani ma quelle di oggi.

    Il taglio dei contributi può avere anche un effetto futuro. Poiché stiamo andando (grazie a Dio) verso un sistema totalmente contributivo (in cui la mia pensione rispecchierà quanto ho versato), meno verso oggi minore sarà la mia pensione domani. È il motivo per cui…

    i sindacati (a leggere i giornali di oggi) dichiarano di preferire il taglio dell’Irpef. Cioè lo stesso contro cui Cgil e Uil hanno proclamato, lo scorso 16 dicembre, il primo sciopero generale dopo 7 anni. Perché dicevano che preferivano il taglio contributivo. 8/n
    Ma se scelgo il versante fiscale, devo rassegnarmi ad una cosa: i vantaggi maggiori in valore assoluto non saranno mai sulle fasce di reddito più basse. Perché si vuole difendere i più ricchi? Perché si odiano i poveri? No. Per un motivo più semplice.

    Nel primo scaglione Irpef (coloro con un imponibile inferiore a 15 mila euro annui) si pagano in media 17 euro di Irpef al mese. Anche solo se dimezzassimo tale cifra, i titoli dei giornali sarebbero “solo 8 euro al mese di sconto Irpef”.

    Il dibattito sul “cuneo fiscale” ci accompagnerà fino a dicembre. Lo possiamo fare con cognizione di causa (facendo la scelta – meditata – più utile al paese) o a caciara per i sondaggi. Secondo voi quale delle due modalità prevarrà?

  3. Nell’articolo si parla di lotta all’evasione fiscale. Ma di preciso cosa stanno aspettando a farla?

  4. Il problema del cuneo fiscale è che per poterlo abbassare non basta togliere bonus a pioggia che vengono elargiti al popolo, servono riforme strutturali che guardino al lungo termine. Bisogna finanziare il taglio per gli anni a venire e non a perenne debito (che può anche andare bene nel breve periodo, ma non può essere la norma).
    Non ci sono facili soluzioni perché ogni vera soluzione andrebbe a ledere il diritto acquisito di qualcuno.

    Chiunque venda la soluzione facile (ed indolore) in realtà non ha la ben che minima idea di quello che sta dicendo oppure ce l’ha e sa che vi sta fregando in qualche modo. È un po’ come le menti eccelse della lega che propinano la flat tax senza fare 2 conti in croce.

  5. Secondo voi qual è lo scenario più probabile?

    1) Cala il costo del lavoro – le aziende spendono lo stesso e i dipendenti guadagnano di più

    2) Cala il costo del lavoro – i dipendenti guadagnano lo stesso, ma si liberano fondi per fare investimenti e assumere nuovi lavoratori

    3) Cala il costo del lavoro – i lavoratori prendono lo stesso netto, le aziende spendono meno e guadagnano di più

  6. Il problema vero è che i soldi servono e se vuoi tassare meno il lavoro devi tassare più i patrimoni, cosa tabù in Italia. Non vedo una via d’uscita nel breve periodo. Forse l’unica ricetta sarebbe contemporaneamente cercare di abbassare notevolmente la spesa, riducendo la presenza dello stato solo all’essenziale. Pure lì però sono anni e anni che si parla di spending review, ma non mi sembra che sia stata molto efficace.

  7. Il problema è che lo riduco fino a 35k€ di ISEE come se chi guadagnasse 40-100k€ avesse sufficienti fondi per assorbire le inefficienze della società. Il cuneo fiscale va abbattuto dal fondo alla cima, alla tedesca, con tantissime aliquote e semplificando il calcolo. Il CAF ha senso di esistere sono in uno stato sbagliato di principio.

  8. Il mio dubbio quando si abbassano le tasse è che poi le aziende vedono che le persone hanno più soldi ed alzano i prezzi. Così in pratica si hanno meno servizi, ma gli stessi soldi in tasca (o addirittura meno).

  9. Si parla da decenni di ridurre la pressione fiscale ma si dice raramente qual è il VERO punto d’inizio per poterlo fare, bisogna prima ridurre la cazzo di spesa pubblica!

    Senza fare prima questo qualsiasi soluzione sarà solo una presa per il culo perché consisterà nel ridurre la pressione su un aspetto e andare a recuperare il gettito perso alzandola su un altro.

  10. Il cuneo fiscale italiano, come mostra anche l’articolo, non è assolutamente un’anomalia, ed è alla pari di quello di paesi comparabili per dimensioni e grado di sviluppo.

    L’anomalia italiana è la produttività ferma da trentanni, da cui discende PIL fermo e stipendi fermi (anzi, tecnicamente in media leggermente inferiori rispetto ai primi anni ’90).

    L’eterno ribattere sul cuneo fiscale è uno specchietto per le allodole utile a non sollevare il macroscopico problema della scarsa produttività, la cui soluzione sarebbe una riforma della concorrenza, del diritto societario e del diritto fallimentare che farebbe girare fortissimamente i coglioni a un sacco di imprenditori.

    Qui il solito mega-studio che cito sempre a riguardo:

    https://ec.europa.eu/info/sites/default/files/dp030_en.pdf

  11. Scusate, ma nell’articolo le statistiche riportano che in Germania e in Francia il cuneo fiscale è molto più alto del nostro. Eppure non mi sembra che loro siano da vent’anni in stagnazione. Mi sapete spiegare questa cosa?

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