A Impegno Civico di Tabacci e Di Maio l’8% dei collegi uninominali, così Letta chiude tutti gli accordi possibili. Ancora aperta l’ipotesi del Ministro candidato col PD

24 comments
  1. Azione/+EU si erano accordati con il PD ponendo una condizione ben precisa: non candidare nei coleggi uninominali esponenti riconducibili al M5S al fronte anti Draghi.
    Nessun problema al proporzionale, lì si possono candidare cani e porci perché ogni partito prende i voti solamente per i suoi.

    Oggi Letta si è accordato con Fratoianni, Bonelli e Di Maio. Due contrari al Governo Draghi e l’ormai ex 5S più detestato da Calenda.

    Quest’ultimo, molto stranamente, oggi è andato pressapoco in silenzio radio.
    Non solo non ha rilasciato interviste, ma ha persino posto freno alla sua logorrea da tastiera limitandosi a pochi retweet poco significativi.

    Non oso immagine in che stato sia… probabilmente una pentola a pressione pronta a scoppiare con attaccata una flebo piena di tranquillanti per uso veterinairo.
    A chi si trova a Roma viene consigliato di evacuare la città.

  2. Io ancora non ho capito come funziona la divisione degli uninominali. Se il PD promette l’8% a Di Maio, il 30% a SI+Verdi e il 30% a Azione+E, al PD quanti ne rimangono?

    EDIT: l’ipotesi più probabile credo sia che il 30% vada a Calenda che ha chiuso l’accordo per primo, un 21% (0.3×0.7) a SI e un ~4% (0.49×0.08) a Di Maio. Col PD che si tiene un 45% scarso

  3. Ma allora come finisce? Il PD obbliga gli Emiliani a votare DiMaio a Modena o a Bologna mettendolo capolista?

  4. I giornalisti spingono su Di Maio candidato col PD per fare clickbait, è ovvio che non succederà mai. Così com’era ovvio che Letta non si sarebbe alleato con Renzi. A Letta si può dire di tutto tranne che abbia trasformato questa alleanza in una cosa calata dall’alto ad una base contraria alle decisioni, finora non ha fatto altro che cercare di massimizzare il consenso e il compromesso.

    Praticamente nessuno degli altri alleati ha ottenuto candidature sicure all’uninominale a causa dei veti incrociati, non vedo perché li dovrebbe ottenere Di Maio.

  5. Tra trent’anni Di Maio sarà ancora in parlamento, anzi, sarà pure considerato un fine politico. Già c’è chi applaude la sua conversione, come se non fosse puramente per convenienza. Vomito, onestamente non so quanto questa accozzaglia sia migliore della destra.

  6. Il PD è diventato un galleggiante democristiano di centro. Non si vedono temi all’orizzonte ma solo la vecchia politica fatta di alleanze e spartizioni. Che stiano tutti facendo i conti senza l’oste M5S?

  7. Il problema non è Di Maio, o Tabacci o la Meloni o chicchessia: il problema è che un bel giorno vi alzate, andate al seggio e li votate.

  8. Comunque tanto di cappello a Letta, scelta opinabilissima quella della mega coalizione, ma se riesce a tenere insieme tutto sti partiti di teste calde/voltagabbana conclamati e rivali politici gli devono dare il nobel per la fisica.

  9. Sembro io in cucina quando butto dentro un po’ di tutto nel minestrone pregando che non venga fuori una cagata.

  10. Mah, mi pare una cazzata immane assegnare l’8%, quando è già tanto se prenderanno un 3% in totale. Di Maio è un generale senza truppe. Lo era quando fu scelto su russò (quanti voti avrà preso? 40? Ho preso più voti io alle elezioni universitarie da tappabuchi) e lo è ancora adesso.

    Però, boh, forse il Rosatellum è così complicato che devono fare calcoli con integrali e funzioni per far quadrare la cosa.

  11. Mi pare sorprendente che nel PD non ci sia una sommossa di capicorrente e volti storici che, tra il taglio dei deputati e tutta questa generosità verso i cespugli, rischiano di non ottenere collegi sicuri / posti buoni nelle liste proporzionali. Complimenti a Letta per come sta tenendo il partito unito in questo caos, almeno apparentemente. O dite che comunque il 26 settembre iniziano a cucinarlo?

  12. Ok le coalizioni… Ma il programma? È normale per voi fare prima le coalizioni e poi i programmi? Mi sono perso il programmato? Si può leggere da qualche parte? Sono allibito della situazione italiana…

  13. Long story short: Di Maio fonda un partito, poi, per esser eletto, si candida in un altro partito, abbandonando tutti quelli (oltre 60 parlamentari) che si erano fidati di lui seguendolo (cit.).

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