Lavoro, giovani in fuga – In ufficio con Camilla Rocca, responsabile ricerca e selezione del personale della Confederazione nazionale artigiani della provincia di Modena: «Artigiani introvabili».

27 comments
  1. In sostanza, nell’articolo si parla di

    “giovani che non si vogliono muovere da casa per meno di 1500 netti” + “giovani che studiano e diventano troppo qualificati” + “mestieri che non hanno un futuro perché i giovani non vogliono partecipare nelle piccole imprese di famiglia che sono la spina dorsale dell’italia”

    Madonna, spero di sopravvivere altri trent’anni per vedere il mondo dei boomer implodere.

  2. In realtà le grandi aziende si stanno attrezzando per rendere gli ambienti di lavoro più interessanti/meno opprimenti tuttavia dopo anni che si dice che il mercato è fluido/bisogna essere flessibili questa sta diventando un arma contro le aziende.

  3. Come si diceva altrove, le generazioni nuove trovano soddisfazione in altro. Fare un lavoro X, non fa belli sui social, dove casomai le foto delle piantine sul proprio balcone fanno tanti like e riempiono tanto la loro vita di qualcosa di piacevole quanti la mia di soddisfazione per il buon pollice verde.

    Quindi tutti i compromessi che normalmente si accettavano perché quello era l’unico modo per nobilitarsi, non va più bene. C’è altro che ci rende “vivi”.

    Però secondo me un problemino ci sarà. Il ricambio è davvero rotto e non è detto che molti saranno in grado di starci dietro. A me capita di vedere molti anziani “guru” di determinati settori che non hanno alcun “discepolo” e tutto quel know how dove finirà?

    Boh.

  4. Non funziona così : la struttura produttiva in Italia è fatta da piccole e medie imprese, poco innovative, poco efficienti, che competono prevalentemente con i prezzi.
    Qui di cercano personale di media e bassa qualifica, che sia disposto ad orari flessibili (o meglio gonfiabili e sgonfiabili).
    Mentre le aspettative dei giovani in Italia sono sempre più di lavori qualificati, stimolanti, che ti permettano di gestirti la vita.
    Questo lo si vede soprattutto nel settore turistico dove in stagione difficilmente puoi staccare, a meno di non essere in grandi strutture. Non a caso i cartelli “cercasi addetti” sono ovunque in ristoranti, bar, alberghi, posti dove magari devi fare tutta la stagione senza fermarti mai ma ci devi essere perché se molli a luglio “perché non ce la faccio più” (come a scritto una cameriera in un sms a una mia amica che ha un ristorante) è un casino: il ristorante della mia amica deve fare due giorni di chiusura settimanale in stagione (non proprio il massimo vista la stagione d’oro di quest’anno) e i suoi collaboratori sono tutti over 40, che evidentemente hanno un altro approccio.

    Difatto le necessità delle aziende(in Italia) e le aspettative dei giovani sono due rette divergenti. Potrebbe essere la volta buona che le aziende cambino ma ormai non ci credo più.

  5. Però c’è anche da dire che se ci si lamenta che non si trova personale ma poi la collocatrice depenna chi non le piace viene difficile trovare lavoratori. Il “mercenario” cosa dovrebbe fare, volontariato? Se trova un’offerta migliore è giusto che se ne vada. Pretende di trovare gente pronta a crocifiggersi per un’azienda che paga una miseria?

    E comunque la solfa è la stessa di sempre, se alzi lo stipendio la gente la trovi. Il mobiliere che si lamenta perché non trova nessuno “a cui insegnare il mestiere”, forse se invece che 25K lordi ne offri 30K+ qualcuno lo trovi. Quanto fattura ogni anno? Questo non lo dice.

    Mi ripeterò per sempre su questo articoli ma se una di queste collocatrici o aziende mi offre più dello stipendio che prendo ora sono subito disponibile!!

  6. > Un neodiplomato può esordire così, nel colloqui con la collocatrice: «Sotto i 1.500 euro netti non mi muovo da casa»

    Ma sì, visto che è neodiplomato anziché pagarlo dignitosamente e provare a scommettere su di lui, stronchiamogli le gambe con un contrattino da 800 euro, così gli passa subito la voglia di lavorare e due settimane dopo ti lascia in merda perché trova chi gli offre 850.

    Geniale anche sta “collocatrice”

  7. Il titolo vero di questo articolo è “Non abbiamo provato nulla e siamo a corto di idee”

    > Un neodiplomato può esordire così, nel colloqui con la collocatrice: «Sotto i 1.500 euro netti non mi muovo da casa». E un idraulico così: «Le dico subito che sono un mercenario». A entrambi Camilla Rocca ha detto che avrebbe fatto sapere, poi li ha depennati.

    Se non riesci a tirare fuori 1.5k netti sei un’azienda con le pezze al culo e non hai la forza economica di assumere, fine. Se anche assumessero uno stronzo a 1200 sarebbero a un mese problematico di distanza dal non poterlo pagare, di cosa stiamo parlando?

    > Offre 25 mila euro lordi l’anno per contratti di apprendistato triennali e ha già fatto diversi buchi nell’acqua.

    Ha fatto **diversi** buchi nell’acqua, ma non ha mica pensato che magari c’è qualcosa che non va. No, sono i giovani che si sbagliano.

    > In giugno Idrotecnica ha investito 800 euro in due settimane di pubblicità in una radio locale («Vuoi imparare un mestiere? Vi paghiamo noi per insegnarvi»).

    Caspita, ben 800 euro e 2 settimane di copertura su una radio locale della bassa padana! Mi chiedo come mai non abbiano ricevuto migliaia di candidature.

  8. Mannaggia la poltrona che vi regge. Che coraggio!

    L’artigiano non cresce sugli alberi. Va formato. Va preso con le competenze di base necessarie e cresciuto come si faceva nel 900 in bottega, negli anni 60 nella fabbrichetta e oggi in azienda (le poche col cervello al comando).

    Questi pretendono di trovarlo sul mercato già formato, abile e arruolato.

    Sempre più convinto che gli HR nascono su marte e studiano sulla luna.

  9. Mah in realtà si arriverà ad un punto in cui i giovani capiranno che fare gli artigiani paga molto di più che stare in ufficio e allora si rifarà un giro decente, perdendo ovviamente moltissimo know how nel mentre.

    Dispiace comunque che pochi vogliano mettersi in gioco in lavori difficili, a prescindere dalla RAL.

  10. “Siamo una piccola azienda a conduzione familiare rimasta agli anni ’60 e che potrebbe sparire nel giro di qualche anno. Cerchiamo un giovane che venga a imparare un lavoro noioso e poco rivendibile, che sia leale all’azienda come a un clan mafioso e che si faccia pagare poco. No perditempo”

  11. Vogliamo parlare della “gAvEttA” che per i boomer significa fare infinite ore di lavoro gratis a discrezione del datore e magari fargli il giardino e dargli pure una leccatina all’ano perchè è “formativo” e “magari riesce ad infilarti da qualche parte”.

  12. Ogni volta che leggo “XXX introvabili” mi viene l’orticaria. La formula giusta è “XXX introvabili alle condizioni demmerda che offriamo”. Aumentate i salari, vedrete che li trovate. Teste di cazzo.

  13. Vista la situazione qualche mente malata potrebbe pensare che un eventuale governo potrebbe iniziare ad attuare misure per incentivare ste benedette PMI ad aggregarsi e diventare più competitive in modo tale da poter pagare salari decenti.
    Qualche matto potrebbe anche pensare non dico di tagliare le pensioni più alte legate al retributivo, ma quantomeno di non aumentare la spesa pensionistica con misure inutili per far andare la gente in pensione tre anni prima, in modo da abbattere il cuneo fiscale e permettere ai salari di crescere un po’.
    Dio ce ne scampi!

  14. Il mondo artigiano che conosco io è fatto di almeno 10/12 ore al giorno naturalmente con le solo 8 retribuite con la qualifica minima, impossibilità di mancare (le ferie le fai quando dico io se lo dico io e lavori risultando in ferie perché ti pago a parte una mezza giornata). Il contratto artigianato non prevede bonus/pasti/quattordicesima/premi e i contributi pensionistici promettono molto bene per la vecchiaia: sarai obbligato a non andare in pensione. Insomma un affare sotto tutti i punti di vista se sei veramente messo peggio, ma se trovi qualsiasi impiego anche solo nel commercio sei già molto più avanti.

  15. Nel 2022 si è visto come molte professioni possono essere totalmente remotizzate mantenendo lo stesso livello della tanto amata produttività, nonostante questo chiedono flessibilità, ma non la danno mai indietro. Allora col cazzo che la gente va a Milano per 1.5k quando lo stesso lavoro lo può fare da un posto dove il costo della vita è probabilmente molto più basso.

  16. Sono brutto. Sono povero. Sono autistico. Quand é che potrò scrivere sui giornali che la gnocca é introvabile? Che le patate fritte ipocaloriche non si presentano mai perché é più facile farsi mangiare dal reddito di cittadinanza? Che la palestra che mi fa guadagnare muscoli senza far fatica non c’é perché gli imprenditori non han voglia di lavorare e preferiscono sbafarsi di fondi europei?

  17. Andando a memoria, l’unico lavoro artigianale che ho visto fare con entusiasmo è il serraturiere. Il ragazzo ad appena 28 anni prendeva circa 2500 euro al mese (probabilmente nerissimo, ma ahimè questo gira).

  18. Ho fatto l’apprendista per un artigiano per 3 anni.

    Mi sono spaccato il culo 10 ore (di media) al giorno 6 giorni a settimana, con 15 giorni di ferie l’anno, per 1500€.

    Finito il contratto, pacca sulle spalle e “se ti dovessi mettere a operaio, mi costeresti troppo”. Sostituito da un poveraccio con uno stipendio pure minore di quello che prendevo io.

    Aprire un mio laboratorio mi era impossibile perchè non avevo il capitale ne la possibilità di finanziarlo.

    Sono andato in fabbrica a fare l’operaiaccio in catena di montaggio per lo stesso identico stipendio, 8 ore cinque giorni a settimana. Ricordo il primo giorno, arriva il capomacchina e mi manda in pausa “Tranquillo non ho bisogno”, “Non hai capito. Vai 15 minuti in pausa.”: era la prima pausa che facevo durante l’orario di lavoro da quando avevo iniziato a lavorare.

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