Capisco le motivazioni, ma mi spiace, l’avrei visto volentieri.
Per voi? Si farà a quattro (Centro sinistra, Centro destra, M5S e Renzi+Calenda) oppure addirittura qualcuno in più?
il duello madre (cit)
Propongo torneo tipo Mortal Kombat con voto da casa su chi vince e perde. Si potrebbe chiamare Moral Kombat.
>non si farà il duello tv
Per un duello e basta invece possiamo ancora sperare?
Sono combattuto sul tema: da un lato mi sembra molto utile e doveroso da parte di chi si presenta per governare un paese, dall’altro favorisce solamente chi ha più carisma e/o sa parlare meglio alla panza della gente, non chi ha il programma migliore. Dall’altro lato ancora tanto nen pochi leggeranno i programmi, quindi boh.
Mannaggia avevano già comprato le pistole
Se da una parte sono d’accordo, dall’altra non mi sembra neanche un’ottima idea perchè toglie la possibilità di un confronto più snello.
Non bastava promettere a tutti le stesse tempistiche?
Tolto questo duello non si poteva fare un’estrazione tra i candidati per i duelli?
Meglio, e giusto così.
[deleted]
Credo che i duelli televisivi possano funzionare solo in un contesto come quello americano.
Io non capisco che aspettative ci possono essere per un dibattito televisivo, dato che la televisione è un mezzo intrinsecamente inadatto al confronto di idee. Cominciare e terminare un ragionamento da capo a coda è impossibile, riflettere consuma minuti preziosi, ed instaurare un dialogo tra tutte le parti è disincentivato. Nonostante ciò si attende questo dibattito come fosse una cerimonia solenne, il massimo esempio di discussione intellettuale e democratica, il confronto chiarificatore per fugare tutti i dubbi dell’elettorato. Nella realtà dei fatti però un eventuale “dibattito” (se così si può chiamare) televisivo tra leader politici si ridurrebbe al mero intrattenimento spicciolo fatto a suon di slogan, nel quale non si farà altro che confermare i bias dell’elettorato di riferimento.
Per queste considerazioni mi rifaccio a quanto scritto dal sociologo statunitense Neil Postman nel suo libro “Divertirsi da Morire”, ancora attuale:
> Illustrerò questo punto con l’esempio della trasmissione effettuata dalla rete televisiva ABC il 20 novembre 1983 in ottanta minuti di dibattito sul controverso film The Day After. Benché il ricordo della trasmissione sia ormai un po’ svanito, scelgo questo esempio perché è uno di quei casi in cui la televisione ha inteso fare qualcosa di “serio” e di “responsabile”. Per molti aspetti, questo programma si raccomandava come dimostrazione della capacità della TV di distaccarsi dal semplice intrattenimento e di elevarsi a livello di azione educativa. Anzitutto, per il tema: la possibilità di un olocausto nucleare. In secondo luogo, perché lo stesso film era stato attaccato da parecchie organizzazioni, persino dalla Moral Majority del reverendo Jerry Falwell. È stato quindi importante che la ABC abbia messo a disposizione la sua rete per dimostrare il valore e la serietà della TV, quale mezzo di informazione capace di un discorso coerente. In terzo luogo, in quel programma non si è fatto uso della musica come sottofondo (fatto significativo perché quasi tutti i programmi televisivi sono inzeppati di musica, che contribuisce a suggerire agli ascoltatori quali emozioni ci si aspetta debbano provare). È un mezzuccio teatrale, e la sua assenza significa pur qualcosa. In quarto luogo, non ci sono stati spot pubblicitari durante la discussione, elevando così il tono dell’avvenimento a quella stessa deferenza che di solito si usa per i funerali di un presidente assassinato. Infine, tra i partecipanti alla discussione erano da annoverarsi Henry Kissinger, Robert McNamara, ed Elie Wiesel, ciascuno dei quali di per sé era una garanzia di discorso serio. Benché Kissinger, qualche tempo dopo, sia apparso in una scena di Dynasty, era allora, ed è ancora, un paradigma di sobrietà intellettuale; e Wiesel è praticamente la metafora vivente della coscienza sociale. D’altronde anche gli altri partecipanti – Carl Sagan, William Buckley e il generale Brent Scowcroft – erano, ciascuno a suo modo, uomini di alto livello intellettuale, così che non si sarebbe potuto certo pensare che avrebbero partecipato a trasmissioni di scarso valore.
> All’inizio del programma, Ted Koppel, maestro di cerimonia (si fa per dire), chiarì che quello che sarebbe seguito non doveva essere considerato un dibattito, ma una discussione. E così chi era interessato alla filosofia del discorso ebbe un’ottima occasione per osservare che cosa una televisione seria intendesse con la parola “discussione”. Ecco qua: ognuno dei sei partecipanti avrebbe avuto a disposizione cinque minuti per dire la sua sull’argomento. Non c’era un accordo su quale fosse esattamente l’argomento, e nessuno doveva sentirsi obbligato a rispondere a quanto avrebbero detto gli altri partecipanti. In realtà, sarebbe stato difficile farlo, perché i partecipanti furono invitati a parlare l’uno dopo l’altro in ordine alfabetico, come se fossero stati i finalisti di un concorso di bellezza, avendo ciascuno a disposizione i propri minuti davanti alla telecamera. Così, se Wiesel, che parlava per ultimo, avesse voluto rispondere a Buckley, che aveva parlato per primo, essendoci stati in mezzo altri quattro oratori, che avevano parlato complessivamente per venti minuti, gli ascoltatori (e forse anche lo stesso Wiesel) avrebbero avuto difficoltà a ricordarsi quello che Buckley aveva detto. Quindi è avvenuto che i partecipanti – esperti di dibattiti televisivi – evitarono accuratamente di rivolgersi l’uno all’altro. Usarono il tempo concesso per l’apertura e per la replica, per dichiarare la propria posizione o per fare impressione sugli ascoltatori. Kissinger, per esempio, sembrò desideroso che gli ascoltatori si rammaricassero del fatto che non era più lui il segretario di Stato, e ricordò i libri che aveva scritto, le proposte che aveva fatto, le trattative che aveva condotto. McNamara informò gli ascoltatori che proprio la sera prima si trovava a pranzo in Germania, e aggiunse che aveva almeno quindici proposte per ridurre le armi nucleari. Si sarebbe pensato che la discussione si indirizzasse verso questo argomento, ma gli altri non ne sembrarono interessati più dell’apprendere cosa aveva mangiato per cena in Germania. (Successivamente McNamara prese l’iniziativa per menzionare tre delle sue proposte, ma non furono discusse.) Elie Wiesel, con una serie di quasi-parabole e di paradossi, sottolineò la natura tragica della condizione umana, ma, poiché non ebbe il tempo di fornire un contesto alle sue osservazioni, apparve svagato e confuso, dando l’impressione di essere un rabbino itinerante, caduto per avventura in un covo di Gentili.
> In altre parole, non fu una discussione nel vero senso della parola; non si ebbero argomentazioni e controargomentazioni, non analisi delle affermazioni, non spiegazioni, non elaborazioni, non definizioni. Carl Sagan fece, a mio avviso, la relazione più coerente – in quattro minuti, una proposta di congelamento nucleare –, anche se conteneva almeno due affermazioni discutibili, e non fu esaminata attentamente. Era evidente che nessuno voleva sprecare nemmeno uno dei pochi minuti a propria disposizione per portare attenzione alle cose dette da altri. Koppel, per parte sua, si sentiva in obbligo di mantenere vivace la trasmissione, e anche se in qualche caso sembrò seguire quello che gli appariva come il filo del discorso, era in realtà più preoccupato di assicurare a ciascuno il tempo che era stato promesso.
> Ma non sono state soltanto le limitazioni del tempo a disposizione che hanno fatto diventare frammentario e discontinuo tutto il dibattito. Quando è in atto uno spettacolo televisivo, è quasi vietato dire: “Mi lasci pensare un momento”, oppure: “Non so”, o anche: “Che cosa intende quando dice…?”, o: “Da quali fonti viene la sua informazione?” Interventi di questo tipo non soltanto rallentano lo spettacolo, ma danno l’impressione di incertezza o di inconclusione. Tendono a far vedere della gente nell’atto di pensare, cosa che è disturbante e imbarazzante in televisione come lo è su un palcoscenico di Las Vegas. Pensare non funziona bene in televisione, come da parecchio tempo hanno capito i nostri direttori delle reti televisive. C’è poco da vedere in quell’atto. In una parola, non è spettacolare. E invece la televisione richiede spettacolo; ecco perché quello che la ABC ci ha dato è stato un quadro di persone di raffinata abilità verbale e di notevole intelligenza politica, costrette a informare servendosi di uno strumento che richiede di affascinare tramite lo spettacolo e non con le idee. Il che spiega perché quegli ottanta minuti siano stati molto efficaci per intrattenere il pubblico, come una commedia di Samuel Beckett: c’erano i presupposti della serietà, con un risultato incomprensibile. Le prestazioni sono certo state di alta professionalità. Sagan aveva rinunciato all’abituale maglione a giro collo e si era persino fatto tagliare i capelli per l’occasione. La sua era la parte dello scienziato logico che parla per salvare il pianeta. Forse neanche Paul Newman avrebbe fatto meglio, forse Leonard Nimoy di Star Trek sì. Scowcroft è stato il tipo perfetto del militare: preciso e distante, l’incorruttibile difensore della sicurezza nazionale. Kissinger, come sempre, superbo nella parte dello statista ben informato, un po’ annoiato di dover sempre reggere la responsabilità di tenere lontano il disastro. Koppel esercitò in modo perfetto la parte del moderatore, pretendendo, come doveva, che venissero fuori delle idee, mentre, in realtà, si limitava a fare il regista di una rappresentazione. Alla fine, non si poté fare a meno di applaudire l’esecuzione, risultato che ogni buon programma televisivo si ripromette di ottenere; applausi, cioè, non riflessioni.
> Non voglio affermare in modo categorico che è impossibile usare la televisione come veicolo di un discorso coerente o di un pensiero in gestazione. Il programma di William Buckley, Firing Line [Prima linea], fa talvolta vedere della gente nell’atto di pensare, e anche in questi casi c’è sempre la telecamera puntata su di loro. Ci sono altri programmi, come Meet the Press [Incontro con la stampa] o The Open Mind [A mente aperta], che si sforzano chiaramente di conservare il senso del decoro intellettuale e della tradizione tipografica, ma sono programmati in orari per i quali non ci sia concorrenza con trasmissioni di grande richiamo, perché altrimenti nessuno li seguirebbe. Dopo tutto non si è mai sentito che una produzione sia andata contro le caratteristiche specifiche del mezzo di comunicazione. Per esempio, all’inizio degli anni Quaranta, nel programma radiofonico più popolare, una volta fu presentato un ventriloquo; e durante una trasmissione per dilettanti venne fatto ascoltare varie volte il tip-tap di un ballerino. (Se non sbaglio, in un’altra occasione fu presentato persino un mimo.) Ma un ventriloquo, un ballerino, un mimo non sono adatti alla radio, così come una conversazione lunga e complessa non lo è per televisione.
Non si farà solo perché è dovuta intervenire l’AGCOM dopo le proteste delle altre forze politiche, Letta e Meloni ci hanno provato, l’intenzione era di trarre un vantaggio elettorale a scapito degli altri soggetti politici, il fatto ancora più grave è che sia stato organizzato in Rai. Una condotta antidemocratica non degna soprattutto di un Partito che si professa “Democratico”.
La delibera AGCOM parla chiaro: “La programmazione di un unico confronto televisivo tra due soli soggetti politici, nonché le attività di comunicazione ad esso correlate, risulta non conforme ai principi di parità di trattamento e di imparzialità dell’informazione, essendo suscettibile di determinare, in capo ai soggetti partecipanti al confronto, un indebito vantaggio elettorale rispetto agli altri”
Non ne aveva organizzato uno sky con tutti?
Un 1 vs 1 intervation su Rust?
Il confronto va fatto con tutti.
Comunque entrambi non ne hanno bisogno, la meloni meno parla e più voti prende mentre letta più parla e più voti prende la Meloni.
Ci siamo risparmiati uno dibattito d’avanspettacolo. Grazie Agcom.
Hanno paura di fare un dibattito allargato perchè calenda ha molta più esperienza e li colpirebbe punto per punto. Tipo “da dove prendete i soldi per finanziare tutte le promesse elettorali?”.
Il dibattito lo fanno su tik tok.
Ci sta, tanto non vogliono farlo nessuno dei due.
Meloni avrebbe solamente da perdere, Letta non saprebbe cosa dire.
Solo il terzo polo spinge per questo fantomatico confronto TV, solo che non sono invitati.
Conte può piangere che non l’hanno rinviato nemmeno ora.
Sembra un compleanno delle elementari.
Celebrity death match.
Idea per formare il nuovo governo: organizziamo gli Hunger Games tra i vari leader, gli aiuti vengono mandati dagli elettori.
Chiunque andrà su non cambierà un cazzo
Sto vedendo or ora l’ESL Malaysia di Dota2 e hanno optato per un 1v1 mid. Non lo so, la butto lì.. in alternativa 1v1 su rust solo 360 noscope knife
non l’avrei mai detto!
Twitch
Twitch
Duce o non duce?
Io voglio un duello vero, a mezzogiorno, in Via dei Fori, vestiti a tema Western e un colpo solo da sparare. Inquadratura sui volti con gli occhi sbarrati, poi sulle mani pronte ad estrarre e di nuovo sui volti con il sudore gelato che scende
non ci dormirò la notte!
Sarebbe meglio una partita secca a ISS Pro Evolution 2 Classic Euro All Stars vs. Classic World All Stars
[https://www.youtube.com/watch?v=2BIAGOWwB98](https://www.youtube.com/watch?v=2BIAGOWwB98)
No. La cosa che mi ha dato un po’ fastidio è questo fantomatico svantaggio che ne avrebbero gli altri, in fin dei conti il duello tra i più importanti si è sempre fatto e nessuno ha mai avuto da ridire.
Non sarà che i filogrillini sparsi tra Commissione di Vigilanza Rai e Garante si sentono tristi e poco considerati e hanno inventato questa scemenza di decisione per stupida ripicca?
strano, non l’avrei mai detto
Grazie a dio
Ma chi se ne frega di cosa hanno da dire questi due cazzari. Uno è un ectoplasma e l’altra è un fenomeno da baraccone.
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Capisco le motivazioni, ma mi spiace, l’avrei visto volentieri.
Per voi? Si farà a quattro (Centro sinistra, Centro destra, M5S e Renzi+Calenda) oppure addirittura qualcuno in più?
il duello madre (cit)
Propongo torneo tipo Mortal Kombat con voto da casa su chi vince e perde. Si potrebbe chiamare Moral Kombat.
>non si farà il duello tv
Per un duello e basta invece possiamo ancora sperare?
Sono combattuto sul tema: da un lato mi sembra molto utile e doveroso da parte di chi si presenta per governare un paese, dall’altro favorisce solamente chi ha più carisma e/o sa parlare meglio alla panza della gente, non chi ha il programma migliore. Dall’altro lato ancora tanto nen pochi leggeranno i programmi, quindi boh.
Mannaggia avevano già comprato le pistole
Se da una parte sono d’accordo, dall’altra non mi sembra neanche un’ottima idea perchè toglie la possibilità di un confronto più snello.
Non bastava promettere a tutti le stesse tempistiche?
Tolto questo duello non si poteva fare un’estrazione tra i candidati per i duelli?
Meglio, e giusto così.
[deleted]
Credo che i duelli televisivi possano funzionare solo in un contesto come quello americano.
Io non capisco che aspettative ci possono essere per un dibattito televisivo, dato che la televisione è un mezzo intrinsecamente inadatto al confronto di idee. Cominciare e terminare un ragionamento da capo a coda è impossibile, riflettere consuma minuti preziosi, ed instaurare un dialogo tra tutte le parti è disincentivato. Nonostante ciò si attende questo dibattito come fosse una cerimonia solenne, il massimo esempio di discussione intellettuale e democratica, il confronto chiarificatore per fugare tutti i dubbi dell’elettorato. Nella realtà dei fatti però un eventuale “dibattito” (se così si può chiamare) televisivo tra leader politici si ridurrebbe al mero intrattenimento spicciolo fatto a suon di slogan, nel quale non si farà altro che confermare i bias dell’elettorato di riferimento.
Per queste considerazioni mi rifaccio a quanto scritto dal sociologo statunitense Neil Postman nel suo libro “Divertirsi da Morire”, ancora attuale:
> Illustrerò questo punto con l’esempio della trasmissione effettuata dalla rete televisiva ABC il 20 novembre 1983 in ottanta minuti di dibattito sul controverso film The Day After. Benché il ricordo della trasmissione sia ormai un po’ svanito, scelgo questo esempio perché è uno di quei casi in cui la televisione ha inteso fare qualcosa di “serio” e di “responsabile”. Per molti aspetti, questo programma si raccomandava come dimostrazione della capacità della TV di distaccarsi dal semplice intrattenimento e di elevarsi a livello di azione educativa. Anzitutto, per il tema: la possibilità di un olocausto nucleare. In secondo luogo, perché lo stesso film era stato attaccato da parecchie organizzazioni, persino dalla Moral Majority del reverendo Jerry Falwell. È stato quindi importante che la ABC abbia messo a disposizione la sua rete per dimostrare il valore e la serietà della TV, quale mezzo di informazione capace di un discorso coerente. In terzo luogo, in quel programma non si è fatto uso della musica come sottofondo (fatto significativo perché quasi tutti i programmi televisivi sono inzeppati di musica, che contribuisce a suggerire agli ascoltatori quali emozioni ci si aspetta debbano provare). È un mezzuccio teatrale, e la sua assenza significa pur qualcosa. In quarto luogo, non ci sono stati spot pubblicitari durante la discussione, elevando così il tono dell’avvenimento a quella stessa deferenza che di solito si usa per i funerali di un presidente assassinato. Infine, tra i partecipanti alla discussione erano da annoverarsi Henry Kissinger, Robert McNamara, ed Elie Wiesel, ciascuno dei quali di per sé era una garanzia di discorso serio. Benché Kissinger, qualche tempo dopo, sia apparso in una scena di Dynasty, era allora, ed è ancora, un paradigma di sobrietà intellettuale; e Wiesel è praticamente la metafora vivente della coscienza sociale. D’altronde anche gli altri partecipanti – Carl Sagan, William Buckley e il generale Brent Scowcroft – erano, ciascuno a suo modo, uomini di alto livello intellettuale, così che non si sarebbe potuto certo pensare che avrebbero partecipato a trasmissioni di scarso valore.
> All’inizio del programma, Ted Koppel, maestro di cerimonia (si fa per dire), chiarì che quello che sarebbe seguito non doveva essere considerato un dibattito, ma una discussione. E così chi era interessato alla filosofia del discorso ebbe un’ottima occasione per osservare che cosa una televisione seria intendesse con la parola “discussione”. Ecco qua: ognuno dei sei partecipanti avrebbe avuto a disposizione cinque minuti per dire la sua sull’argomento. Non c’era un accordo su quale fosse esattamente l’argomento, e nessuno doveva sentirsi obbligato a rispondere a quanto avrebbero detto gli altri partecipanti. In realtà, sarebbe stato difficile farlo, perché i partecipanti furono invitati a parlare l’uno dopo l’altro in ordine alfabetico, come se fossero stati i finalisti di un concorso di bellezza, avendo ciascuno a disposizione i propri minuti davanti alla telecamera. Così, se Wiesel, che parlava per ultimo, avesse voluto rispondere a Buckley, che aveva parlato per primo, essendoci stati in mezzo altri quattro oratori, che avevano parlato complessivamente per venti minuti, gli ascoltatori (e forse anche lo stesso Wiesel) avrebbero avuto difficoltà a ricordarsi quello che Buckley aveva detto. Quindi è avvenuto che i partecipanti – esperti di dibattiti televisivi – evitarono accuratamente di rivolgersi l’uno all’altro. Usarono il tempo concesso per l’apertura e per la replica, per dichiarare la propria posizione o per fare impressione sugli ascoltatori. Kissinger, per esempio, sembrò desideroso che gli ascoltatori si rammaricassero del fatto che non era più lui il segretario di Stato, e ricordò i libri che aveva scritto, le proposte che aveva fatto, le trattative che aveva condotto. McNamara informò gli ascoltatori che proprio la sera prima si trovava a pranzo in Germania, e aggiunse che aveva almeno quindici proposte per ridurre le armi nucleari. Si sarebbe pensato che la discussione si indirizzasse verso questo argomento, ma gli altri non ne sembrarono interessati più dell’apprendere cosa aveva mangiato per cena in Germania. (Successivamente McNamara prese l’iniziativa per menzionare tre delle sue proposte, ma non furono discusse.) Elie Wiesel, con una serie di quasi-parabole e di paradossi, sottolineò la natura tragica della condizione umana, ma, poiché non ebbe il tempo di fornire un contesto alle sue osservazioni, apparve svagato e confuso, dando l’impressione di essere un rabbino itinerante, caduto per avventura in un covo di Gentili.
> In altre parole, non fu una discussione nel vero senso della parola; non si ebbero argomentazioni e controargomentazioni, non analisi delle affermazioni, non spiegazioni, non elaborazioni, non definizioni. Carl Sagan fece, a mio avviso, la relazione più coerente – in quattro minuti, una proposta di congelamento nucleare –, anche se conteneva almeno due affermazioni discutibili, e non fu esaminata attentamente. Era evidente che nessuno voleva sprecare nemmeno uno dei pochi minuti a propria disposizione per portare attenzione alle cose dette da altri. Koppel, per parte sua, si sentiva in obbligo di mantenere vivace la trasmissione, e anche se in qualche caso sembrò seguire quello che gli appariva come il filo del discorso, era in realtà più preoccupato di assicurare a ciascuno il tempo che era stato promesso.
> Ma non sono state soltanto le limitazioni del tempo a disposizione che hanno fatto diventare frammentario e discontinuo tutto il dibattito. Quando è in atto uno spettacolo televisivo, è quasi vietato dire: “Mi lasci pensare un momento”, oppure: “Non so”, o anche: “Che cosa intende quando dice…?”, o: “Da quali fonti viene la sua informazione?” Interventi di questo tipo non soltanto rallentano lo spettacolo, ma danno l’impressione di incertezza o di inconclusione. Tendono a far vedere della gente nell’atto di pensare, cosa che è disturbante e imbarazzante in televisione come lo è su un palcoscenico di Las Vegas. Pensare non funziona bene in televisione, come da parecchio tempo hanno capito i nostri direttori delle reti televisive. C’è poco da vedere in quell’atto. In una parola, non è spettacolare. E invece la televisione richiede spettacolo; ecco perché quello che la ABC ci ha dato è stato un quadro di persone di raffinata abilità verbale e di notevole intelligenza politica, costrette a informare servendosi di uno strumento che richiede di affascinare tramite lo spettacolo e non con le idee. Il che spiega perché quegli ottanta minuti siano stati molto efficaci per intrattenere il pubblico, come una commedia di Samuel Beckett: c’erano i presupposti della serietà, con un risultato incomprensibile. Le prestazioni sono certo state di alta professionalità. Sagan aveva rinunciato all’abituale maglione a giro collo e si era persino fatto tagliare i capelli per l’occasione. La sua era la parte dello scienziato logico che parla per salvare il pianeta. Forse neanche Paul Newman avrebbe fatto meglio, forse Leonard Nimoy di Star Trek sì. Scowcroft è stato il tipo perfetto del militare: preciso e distante, l’incorruttibile difensore della sicurezza nazionale. Kissinger, come sempre, superbo nella parte dello statista ben informato, un po’ annoiato di dover sempre reggere la responsabilità di tenere lontano il disastro. Koppel esercitò in modo perfetto la parte del moderatore, pretendendo, come doveva, che venissero fuori delle idee, mentre, in realtà, si limitava a fare il regista di una rappresentazione. Alla fine, non si poté fare a meno di applaudire l’esecuzione, risultato che ogni buon programma televisivo si ripromette di ottenere; applausi, cioè, non riflessioni.
> Non voglio affermare in modo categorico che è impossibile usare la televisione come veicolo di un discorso coerente o di un pensiero in gestazione. Il programma di William Buckley, Firing Line [Prima linea], fa talvolta vedere della gente nell’atto di pensare, e anche in questi casi c’è sempre la telecamera puntata su di loro. Ci sono altri programmi, come Meet the Press [Incontro con la stampa] o The Open Mind [A mente aperta], che si sforzano chiaramente di conservare il senso del decoro intellettuale e della tradizione tipografica, ma sono programmati in orari per i quali non ci sia concorrenza con trasmissioni di grande richiamo, perché altrimenti nessuno li seguirebbe. Dopo tutto non si è mai sentito che una produzione sia andata contro le caratteristiche specifiche del mezzo di comunicazione. Per esempio, all’inizio degli anni Quaranta, nel programma radiofonico più popolare, una volta fu presentato un ventriloquo; e durante una trasmissione per dilettanti venne fatto ascoltare varie volte il tip-tap di un ballerino. (Se non sbaglio, in un’altra occasione fu presentato persino un mimo.) Ma un ventriloquo, un ballerino, un mimo non sono adatti alla radio, così come una conversazione lunga e complessa non lo è per televisione.
Non si farà solo perché è dovuta intervenire l’AGCOM dopo le proteste delle altre forze politiche, Letta e Meloni ci hanno provato, l’intenzione era di trarre un vantaggio elettorale a scapito degli altri soggetti politici, il fatto ancora più grave è che sia stato organizzato in Rai. Una condotta antidemocratica non degna soprattutto di un Partito che si professa “Democratico”.
La delibera AGCOM parla chiaro: “La programmazione di un unico confronto televisivo tra due soli soggetti politici, nonché le attività di comunicazione ad esso correlate, risulta non conforme ai principi di parità di trattamento e di imparzialità dell’informazione, essendo suscettibile di determinare, in capo ai soggetti partecipanti al confronto, un indebito vantaggio elettorale rispetto agli altri”
Non ne aveva organizzato uno sky con tutti?
Un 1 vs 1 intervation su Rust?
Il confronto va fatto con tutti.
Comunque entrambi non ne hanno bisogno, la meloni meno parla e più voti prende mentre letta più parla e più voti prende la Meloni.
Ci siamo risparmiati uno dibattito d’avanspettacolo. Grazie Agcom.
Hanno paura di fare un dibattito allargato perchè calenda ha molta più esperienza e li colpirebbe punto per punto. Tipo “da dove prendete i soldi per finanziare tutte le promesse elettorali?”.
Il dibattito lo fanno su tik tok.
Ci sta, tanto non vogliono farlo nessuno dei due.
Meloni avrebbe solamente da perdere, Letta non saprebbe cosa dire.
Solo il terzo polo spinge per questo fantomatico confronto TV, solo che non sono invitati.
Conte può piangere che non l’hanno rinviato nemmeno ora.
Sembra un compleanno delle elementari.
Celebrity death match.
Idea per formare il nuovo governo: organizziamo gli Hunger Games tra i vari leader, gli aiuti vengono mandati dagli elettori.
Chiunque andrà su non cambierà un cazzo
Sto vedendo or ora l’ESL Malaysia di Dota2 e hanno optato per un 1v1 mid. Non lo so, la butto lì.. in alternativa 1v1 su rust solo 360 noscope knife
non l’avrei mai detto!
Twitch
Twitch
Duce o non duce?
Io voglio un duello vero, a mezzogiorno, in Via dei Fori, vestiti a tema Western e un colpo solo da sparare. Inquadratura sui volti con gli occhi sbarrati, poi sulle mani pronte ad estrarre e di nuovo sui volti con il sudore gelato che scende
non ci dormirò la notte!
Sarebbe meglio una partita secca a ISS Pro Evolution 2 Classic Euro All Stars vs. Classic World All Stars
[https://www.youtube.com/watch?v=2BIAGOWwB98](https://www.youtube.com/watch?v=2BIAGOWwB98)
No. La cosa che mi ha dato un po’ fastidio è questo fantomatico svantaggio che ne avrebbero gli altri, in fin dei conti il duello tra i più importanti si è sempre fatto e nessuno ha mai avuto da ridire.
Non sarà che i filogrillini sparsi tra Commissione di Vigilanza Rai e Garante si sentono tristi e poco considerati e hanno inventato questa scemenza di decisione per stupida ripicca?
strano, non l’avrei mai detto
Grazie a dio
Ma chi se ne frega di cosa hanno da dire questi due cazzari. Uno è un ectoplasma e l’altra è un fenomeno da baraccone.
“Il duello”
MORTACCI VOSTRA
Non vedevo l’ora di perdermelo, peccato