
https://www.ilpost.it/2022/08/24/vittoria-meloni-femminismo/
Prendo spunto da quest’articolo. Sono maschio e di mezz’età e mi sono generalmente interessato a capire che cos’è il femminismo ma non sempre con successo.
L’articolo parla di un femminismo “delle differenze”, senza però spiegarne obiettivi e caratteristiche, mentre mi pare abbastanza chiaro quanto riguarda il femminismo originario (o dell’uguaglianza).
Devo anche aggiungere che non sono un elettore della destra e con certezza non voterò per Meloni (ma ciò non ha nulla a che fare col suo sesso), ma voterei volentieri, per esempio, per Schlein (indipendente nel PD) se fosse candidata a primo/a ministro/a.
Mi pare che nella descrizione del femminismo delle differenze l’articolo sia particolarmente fumoso, e parli del fatto che le donne esperiscono l’esistenza in maniera fondamentale diversa dagli uomini (va beh, mi pare strano ma posso comprendere l’idea, se non condividerla).
Esiste un modo semplice e non prolisso per spiegare tale teoria? È un’idea ben declinata e descritta oppure è un assunto generico come nell’articolo?
Scusate, mi rendo conto di essere forse confuso, ma leggendo l’articolo qui sopra linkato magari risulta più chiaro ciò che intendo
Grazie!
14 comments
Nell’articolo si parla di TERF, che negli ambienti “de sinistra” non vengono esattamente descritte come una corrente del femminismo, ma più persone transfobiche che usano un linguaggio apparente femminista per mascherare quelle che in realtà sono posizioni reazionarie. Infatti la loro convinzione è che esistano delle differenze innate e insormontabili tra uomini e donne (e non nel senso “in media le donne sono più X e gli uomini più Y”, ma “*tutte* le donne sono X e *tutti* gli uomini sono Y”), e di conseguenza non possano essere intercambiabili nei vari ruoli. Separati ma uguali, come dicevano oltreoceano.
Di conseguenza Meloni non è il leader di un certo partito, con certi valori ecc. che per caso è donna, *essendo donna* lei potrà fare cose mirabolanti che un uomo non potrebbe mai fare.
Ma quindi se il giorno prima delle elezioni per qualche motivo Meloni dovesse ritirarsi e un’altra donna diventare leader del PD (o Azione, ecc.), tutte queste persone cambierebbero le loro intenzioni di voto? Ovviamente no perché Meloni non è solo una donna, ma una donna che condivide *altre* posizioni politiche affini all’ideologia TERF, ovvero tutte quelle relative alle “devianze” (semicit.) che possano mettere in pericolo l’immagine della donna madre, casalinga, bianca, ecc.
TL;DR: se comunismo è quando il governo fa cose, femminismo è quando le donne fanno cose
La Meloni è parte di un partito che ha una visione antica di almeno settant’anni della donna, piaccia o meno. Che lei sia una donna è un fatto totalmente secondario, in Italia se superi un livello di potenza sufficiente è ininfluente quello che sei, finché porti voti al partito va bene tutto. Dunque non è una vittoria per le donne il fatto che lei lo sia, ma una sconfitta perché lascia intendere che in Italia solo le donne belle, figlie di industriali o ex politici o le arriviste con tanti voti possono fare carriera.
Se domani la Meloni si sgonfierà (possibile/, verrà fagocitata dal fintocentro dei Calendas, per questo Azione ha messo dentro Renzi, Gelmini e Carfagna, hanno capito che a questo giro di giostra ci sono solo problemi e non sono in bonaccia, stanno sostanzialmente aspettando di riorganizzarsi come le iene attendono i vulturi che smettono di stormire sulla carcassa.
Non ho capito benissimo la tua domanda; quello che ti chiedi è cosa sia il femminismo?
Se la domanda è quella, la risposta è “lunga” se non altro per il fatto che si potrebbe anche parlare di “femminismi” nel senso che ci sono state fasi diverse e ora ci sono contemporaneamente correnti diverse (nell’articolo si cita quel femminismo che esclude le donne trans, (naturalmente c’è anche un femminismo che invece accoglie le donne trans come donne)
“In generale” e da prendere con le pinze io direi che l’assunzione base dei femminismi è che essere donne costituisca e abbia costituito storicamente alcuni “svantaggi” e dunque si batte per raggiungere una parità. Da lì in poi penso partano tanti asterischi per definire le cose
Sul libro de Il Post “questioni di un certo genere” c’è un capitoletto sul femminismo
Se in generale i temi di genere (e soprattutto di transizione di genere, che occupano gran parte del libro) ti interessano secondo me è un libro interessante, però è l’unico che ho letto sul tema quindi magari c’è di meglio? Boh
*volendo posso scansionarti le 10 pagine del capitolo sul femminismo intersezionale
Non credo esista una teoria universale del femminismo “delle differenze”, nell’articolo credo usino questo termine per riferirsi ai femminismi successivi alla prima ondata, in particolare direi femminismo intersezionale dato che va di moda.
Comunque l’articolo spiega abbastanza bene le differenze dei due tipi di femminismo attraverso il caso Meloni: per il femminismo “classico” avere Meloni presidente sarebbe una cosa positiva perché non abbiamo mai avuto un presidente donna e la Meloni è donna (!!). Per il femminismo “delle differenze” non importa che sia donna se poi continua a promuovere una visione della società “maschilista”, ovvero famiglia classica, avversione LGBT, etc. In pratica l’obiettivo del femminismo non dovrebbe essere la mera rappresentanza femminile in un ambiente intrinsecamente maschilista, ma una sorta di rivoluzione strutturale che tenga in considerazione i punti di vista di categorie svantaggiate come donne, LGBT, neri, etc.
E se ti chiedi cosa c’entrano razzismo e omofobia con il femminismo, google femminismo intersezionale (tra l’altro nominato anche nell’articolo).
Proverò ad essere quanto più concisa possibile, ma essendo tematiche complesse che constano di decenni di riflessioni a riguardo, in accordo ai mutamenti della società, è complicato fare una panoramica completa senza risultare superficiali. Ci si prova, ma il mio suggerimento è di spulciare quel magnifico manifesto che fu “Sputiamo su Hegel” di Carla Lonzi, la massima portavoce italiana del concetto di femminismo della differenza. Citandola paro paro: la donna non va definita in rapporto all’uomo. L’uguaglianza e la perfetta parità non possono essere l’obiettivo ultimo, dal momento che sussistono delle differenze biologiche in partenza. Ne sono esempi l’esperire la gravidanza, il parto, le mestruazioni, un piacere sessuale che, prevalentemente, si concentra a livello clitorideo e non vaginale. Inoltre, il retaggio femminile differisce notevolmente rispetto a quello maschile. Questi sono tutti punti che vanno presi in considerazione nel momento in cui si traccia un percorso votato all’acquisizione di diritti. Il femminismo radicale, o della differenza, critica il femminismo dell’uguaglianza poiché il modello maschile fagocita le differenze e si erge a modello neutro. Il modello di uguaglianza, dunque, non solo auspica a quote rosa e presenze istituzionali femminili, ma si rende anche portavoce di uno stile di linguaggio più aggressivo, per gareggiare coi colleghi maschi che usano e abusano di toni accusatori e collerici, di richieste inconciliabili con la cura della famiglia (vedesi modello americano, in cui si riprende a lavorare una settimana dopo il il parto) e via discorrendo. L’uguaglianza non deve sussistere a tutti i costi, poiché è controproducente, sia per gli uomini che per le donne. Nella differenza si inquadra il bisogno, che è diverso da donna a uomo e da donna a donna. Ciò significa agire con cura e rispetto di ogni identità, valorizzare l’inclusione e l’integrazione sociale affinché tutti, madri, padri, donne e uomini in carriera, possano sentirsi egualmente partecipi alla società, provvisti degli stessi strumenti per esprimersi e realizzare le proprie ambizioni.
Se può aiutare:
https://www.discorsivo.it/blog/2021/01/30/storia-femminismo-ondate/
Credo sia anzitutto utile avere un’idea dell’evoluzione del movimento, che qui sopra mi pare spiegata abbastanza chiara. Il femminismo della parità sarebbe la prima ondata, mentre quello delle differenze credo dalla terza in poi, in cui si punta a riconoscere che ogni tipo di donna vive un’esperienza (di oppressioni che si intersecano: intersezionalità) diversa di cui tutti (uomini e donne) devono tener conto per migliorare le cose. ‘Tipo’ sta per qualsiasi combinazione di classe, orientamento sessuale, identità di genere, razza. Quest’ultima parte porta anche alla nascita di correnti che vengono identificate in base a chi escludono dalla lotta per i benefici: le donne trans (Trans Exclusionary Radical Feminist, TERF); le lavoratrici del sesso (Sex Worker Exclusionary Radical Feminist, SWERF).
Il concetto di femminismo della differenza dovrebbe essere ben delineato insomma, ma bisognerebbe trovare dei testi accessibili per approfondire (forse bell hooks?).
Poi ovviamente già all’inizio c’era chi escludeva certe donne (es. non caucasiche) dal diritto di voto, solo che fortunatamente sono sbiadite come corrente, per cui non si sente parlare di Black Exclusionary Radical Feminist, ma solo di una “egalitaria” ‘voter suppression’.
Comunque la nota della Murgia sul criterio dell’aiutare o bloccare non è malaccio.
Dieci risposte, dieci definizioni diverse : ecco perché il femminismo non ce la farà mai /s
Non sono riuscito ad arrivare in fondo all’articolo, troppo lungo
Ma per quello che ho letto non è nemmeno un articolo sulla Meloni. TL;DR: TERF cattive
Femminismo dell’uguaglianza è praticamente il femminismo classico delle suffraggette dell’800 quando la donna non poteva aprir bocca su nulla e non aveva nemmeno diritto di voto, auspica ad una partita formale tra uomini e donne dove i diritti e gli obblighi di un genere valgano anche per l’altro.
Femminismo delle diversità punta sull’uguaglianza sostanziale, cioè tiene presenti che uomini e donne per forza di cose non sono la stessa cosa e che di conseguenza è inutile cercare una parità totale tra i diritti dei due generi.
Le TERF sono femministe che sono contrarie ai transgender perché ritengono che l’esperienza di essere donna nel bene ma sopratutto nel male (oppressione, stupri, mestruazioni e così via) sia data dall’essere biologicamente donne e che quindi un uomo non potrà mai capire cosa si prova veramente, inoltre secondo loro i transgender rinforzano anche gli stereotipi di genere.
Detto in parole povere quindi parziali ma per fare capire il concetto: il femminismo della differenza rivendica appunto il fatto che uomini e donne sebbene debbano ambire agli stessi diritti e possibilità sociali in realtà rimarranno sempre e comunque entità diverse, con problematiche diverse, attitudini diverse, esperienze vitali diverse etc. Queste femministe sono molto critiche nei confronti delle donne che assurgono al potere, che spesso e volentieri sono non a caso di destra e conservatrici, oppure corrispondono all’immagine della girl-boss da corporation americana, perché per farlo a loro dire emulano i tratti più tossici della mascolinità (aggressività, iper-competizione, avidità, mancanza di empatia etc) insomma non apportano alcuna differenza con il loro essere donna ma al contrario l’annullano per adeguarsi al sistema che è poi opprimente.
Il femminismo della prima ondata, detto dell’uguaglianza in realtà non è che si facesse tutti sti problemi teorici e morali, erano donne “disperate” nate nell’800 che sostanzialmente si preoccupavano di miglioramenti basici viste le condizioni pessime di partenza, con mentalità vittoriana e retrograda, puntavano soprattutto ad un’uguaglianza di diritti a livello legale-legislativo, ad esempio il diritto di voto e di istruzione.
Il femminismo intersezionale invece ritiene che l’essere donna è solo uno dei tanti fattori che determinano l’individuo e le problematiche sociali, perché in un mondo globalizzato e complesso come quello attuale non si possono negare altri fattori come la classe sociale, il lavoro, l’etnia, il genere, l’orientamento sessuale, la religione, la salute fisica e mentale etc.
Fa specie come rischiamo di avere il nostro primo pdc donna dalla destra conservatrice invece che dalle parti politiche da sempre proclamatisi femministe. Se la Meloni vincerà, sarà anche molto interessante sentire la replica della sinistra su come sia possibile che milioni di fascisti bigotti e retrogradi siano stati così poco fascisti bigotti e retrogradi da votare una donna.
Il femminismo è aria, al giorno d’oggi. I pari diritti ci sono, le pari opportunità ci sono e straforano a volte nell’ingiustizia opposta, manca solo il pari risultato, che è irraggiungibile proprio perché le differenze in partenza esistono e non sono cancellabili per legge. La Meloni non piace perché è di destra, semplicemente; non dubito ci siano delle femministe che la considerino alla stregua di una traditrice.
Il femminismo “moderno” si basa su una doppia morale.
Basta prendere come esempio i recenti fatti di *Sanna Marin*, premier finlandese.
Se fosse stato un uomo sarebbe stata “linciata” e il suo partito avrebbe perso enormi consensi (pensiamo a *Berlusconi* e *Salvini,* il bunga-bunga il primo e il Papeete il secondo).
Invece con lei, nonostante il polverone che si è alzato, la prassi comune è:
“È giovane e ha diritto di divertirsi”, “È bella quindi deve divertirsi”, “Ma che male ha fatto”, ecc…
Femminismo della diversita’.
Rabbrividisco.
Pare il “femminismo domestico” di Serena Joy di Handmaids Tale.
Visione personale sul femminismo delle “diversità” dai commenti: l’idea che il potere attuale è intrinsecamente maschile è quasi totalmente ridicolo. Il potere o si ha o non si ha, certo bastoni e carote per “convincere” gli altri variano nello spazio e nel tempo e probabilmente con maggior rappresentanza femminile si potrebbero creare in genere nuovi bastoni/carote, ma attaccare il potere in sé sembra quasi come attaccare la “blackness” o chiamando “Ringo” una persona per non conformarsi “”al gruppo di riferimento”” per esempio nel parlare con una certa dizione