Licei quadriennali, via libera del ministero: saranno attivate 1000 classi in tutta Italia

26 comments
  1. A mio avviso il rischio è quello del burnout già alle superiori. Perchè da quanto ho capito bisogna fare il programma di 5 anni in 4.

    Ora se è proprio così disdicevole finire un anno dopo rispetto ad alcuni stati, si dovrebbero però adeguare anche i programmi, cioè bisognerebbe rendere “ridicolo” il livello di difficoltà della scuola superiore come avviene negli altri stati. Chissà perchè non penso sarà questo il caso.

    Per fare un paragone mi sembra come la riforma universitaria dove hai introdotto triennale e magistrale ma non vi è stato un adeguamento al modello estero.

    Voi che ne pensate dei licei quadriennali?

  2. Ottima iniziativa per svecchiare la scuola, che apre la possibilità di infrangere il paradigma fallimentare dell’istruzione superiore italiana. Speriamo non venga cestinata da qualche futuro governo mandando tutto a puttane e riportandoci nell’alveo della muffa.

  3. (Per chi si ferma al titolo: “Possono partecipare al bando, fin dall’anno prossimo, tutti i licei statali e paritari e gli istituti tecnici; e dal 2023/24 anche gli istituti professionali”)

    Vorrei capire quale problema cerca di risolvere questa iniziativa, perchè fuori dalla chiacchiera su innovazione e didattica digitale quello che leggo -almeno in questo articolo- leggo solo di “adeguare i nostri studenti a quelli del resto del mondo, dove gli studi preuniversitari durano nella maggior parte dei casi 12 e non 13 anni”.

    Io dei miei ricordi delle superiori (ITIS, per dare un riferimento) almeno per quanto riguarda le materie d’indirizzo non ho ricordi di “tempi morti”, quindi sarei curiosissimo di leggere le differenze tra un corso da 5 anni e uno da 4 (che poi nel mio caso erano 2 di biennio comune e 3 d’indirizzo, non so se si fa ancora così), perchè a parità di ore a scuola per forza qualcosa devi tagliare.

    A meno che non si parli di allungare il tempo a scuola, in quel caso vorrei vedere nero su bianco di che tipo di allungamento parliamo. 1 anno spalmato sugli altri 4 quante ore di scuola fa in più al giorno?

    Poi per carità, ho detto che di tempi morti non me ne ricordo, ma magari nei programmi odierni c’è tanta roba tagliabile senza particolari problemi che io non vedo. Se così fosse giustissima una razionalizzazione del sistema.

  4. Penso che la scuola italiana vada radicalmente modificata, ridurre di un anno alcune classi e lasciare programmi e metodi invariati non serve a nulla, se non ad alimentare snobismi e mentalità tossiche (già ampiamente presenti negli indirizzi di “élite” aka liceo classico, ancor più pesanti negli istituti rinomati delle grandi città) da parte di chi si diplomerà un anno in anticipo rispetto ai comuni mortali.

    Però vedo che nessuno ha intenzione di toccare i paradigmi didattici di matrice ottocentesca, boh

  5. penso che ridurrendo le ferie a un mese in totale, 2 settimane in agosto e 1 natale e 1 pasqua si risparmano 3/4 mesi che potranno essere usati per andare avanti col programma. Problema grosso sono gli studenti che arrancano ed aspettano i recuperi a settembre, verrebbero spazzati via e probabilmente si “romperebbero” sotto tanta pressione. Unica soluzione che mi viene in mente è ridurre il ciclo di promozione a 3/6 mesi e mettere un doposcuola oblbigatorio

  6. Boh, ho letto l’articolo, e di base può essere una cosa buona come una cosa pessima (come al solito).

    Ok per la stessa preparazione in 4 anni anzichè 5, stando ai risultati dell’INVALSI, ma tocca vedere anche altri aspetti. Ad esempio, io mi ricordo di gente esaurita dalle mie parti, con professori che praticamente quasi ad ogni lezione si mettevano a interrogare o fare compiti in classe, riempiendo poi con così tanti compiti a casa che solamente portarli a termine ti riduceva drasticamente la possibilità di avere del tempo per te stesso nel resto della giornata.
    In un contesto simile, accelerare e spendere 4 anni anzichè 5 avrebbe potuto avere un costo non indifferente sulla salute mentale degli studenti.

    Si dice poi che l’idea sia quella di adeguarci al resto d’europa in cui i giovani possono lavorare prima, ed è un’ottima idea. Ma non è l’unica differenza che abbiamo col resto d’europa, e onestamente non è neanche la più pressante. Noi abbiamo un’impostazione **estremamente** teorica e poco pratica, e dei programmi che bisognerebbe ripensare per bene.
    Avevo scelto il mio liceo in quanto “Piano Nazionale Informatico” di un classico, e cioè con un programma di scienze potenziato e corsi di informatica. In 5 anni abbiamo usato l’aula computer 2-3 volte, poi hanno abbandonato la facciata e hanno direttamente tolto la I di “Informatico” al nome della nostra sezione.

    Non ci credo a chiacchiere su programmi svecchiati e aggiornati finché non le vedo

  7. Tutte queste sperimentazioni portano avanti un’idea puramente utilitaristica del liceo (essenzialmente: bisogna fatturare) mentre il liceo – almeno IMHO – dovrebbe avere una funzione più formativa a livello della persona che delle materie che fai.

    All’università gli studenti sono abbandonati a loro stessi e poco possono essere formati oltre al livello accademico, è al liceo dove dovrebbe avvenire la crescita/maturazione.

  8. Mi stavo giusto chiedendo cosa avrebbe potuto peggiorare la penosa preparazione dei laureati triennali. Ecco la risposta.

  9. La visione dell’istruzione pre-universitaria come strettamente strumentale alla performance standardizzata e all’acquisizione di competenze spendibili in campo lavorativo, che qui dilaga, mi preoccupa. La cultura emancipa l’individuo conferendogli pensiero critico e creativo, e cognizione di causa profonda del mondo in cui è immerso, cruciali per la sua attualizzazione personale e l’esercizio della sua cittadinanza.I test standardizzati sono indicatori molto limitati dell’acquisizione di cultura. Non distinguono, ad esempio, tra chi conosce i limiti notevoli perché li ha mandati a memoria e chi li conosce perché ha studiato il percorso logico-deduttivo che dà loro fondamento. Non distinguono tra chi comprende il senso e la rilevanza di un saggio e chi è allenato a riconoscere la risposta corretta per esclusione in quesiti chiusi. E ciò nondimeno L’Italia centro-settentrionale registra performance in linea con la media europea se non superiori https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/bitstream/JRC109057/techbrief_pisareg_esit_final_1.pdf.
    Per di più, in barba alle performance standardizzate, l’Italia registra il maggior numero di ricercatori ricettori di scholarship tra i paesi dell’UE, dato che è innegabilmente correlato alla qualità del sistema di istruzione, o quantomeno a un peculiare clima culturale. Del resto, aneddoticamente, la differenza che rilevo nel livello culturale tra gli italiani e gli stranieri che conosco è mediamente abissale. La conoscenza della storia della filosofia da sola conferisce un valore aggiunto sostanziale al bagaglio culturale dell’italiano istruito medio.
    La retorica del sistema scolastico italiano come fallimentare a causa della presenza importante di insegnamenti “non tecnici” lascia il tempo che trova. Piuttosto si lavori per l’uniformità nella qualità dell’insegnamento, e si elabori un sistema di incentivi finanziari che motivi i docenti pubblici.
    Edit: so che sono un po’ off-topic, ma certi ciechi e aprioristici inviti all’emulazione incondizionata di sistemi stranieri mi nauseano, e a loro volevo rispondere.

  10. “Le nostre medie PISA rispetto agli altri stati europei sono scadenti e non riusciamo ad esportare abbastanza manodopera specializzata, bisogna cambiare.”

    “Cos’è che cambia tra le Scuole Superiori italiane e quelle danesi/finlandesi?”

    “Durano un anno di meno e…”

    “Ma certo! Copiamoli e modifichiamo i contorni!”

    Il culto del cargo dell’istruzione estera raggiunge un nuovo picco ridicolo. Che impostino i programmi con meno parti di storia della scienza e più laboratori, se vogliono cambiare qualcosa .

  11. Assolutamente necessario. In qualche modo dobbiamo permettere ai giovani di iniziare a lavorare prima, quindi o tagliamo le superiori o tagliamo l’università. Un altro candidato per me è la tesina della triennale, completamente inutile.

  12. A mio avviso sarebbe da ristrutturare completamente tutta l’impalcatura scolastica (elementari, medie, superiori) e i programmi didattici e strutturali (ore di lezione).

    Però almeno finalmente ampliano il progetto del quadriennio, forse potrà essere la scintilla giusta.

  13. Ho studiato all’estero e quindi ho già sperimentato l’anno in meno. A scuola ci stavo fino alle 4 del pomeriggio, con le famose ore buche all’americana nel mezzo dove poter studiare/cazzeggiare nell’aula comune/giocare a calcio nel campo della scuola/uscire dal cancello e fare un giro. La scuola era piena di attività, quindi starci tanto non era un peso. Sarebbe bello poter portare anche in Italia questa mentalità, ovvero la scuola vista come fulcro delle attività di un ragazzo (sport, club degli scacchi, club di dibattiti, laboratori, etc…), invece che solo un posto deprimente dove entrare alle 8, rimanere nella stessa stanza per ore e uscire alle 13.

  14. Secondo me l’ideale sarebbe abolire le scuole medie e fare 6 anni di elementari e 6 anni di superiori, questi ultimi ripartizionabili in 3+3 o 4+2.

    Il problema non sono le scuole superiori, bensì la quantità di programma ridondante tra elementari e medie.

  15. Ricordo un esperienza scolastica piena di nozionismi inutili e pesantissime giornate nelle quali, in tutta onesta, dopo le 11 guardavo fuori dalla finestra.

    Capisco l’esigenza di ridurre il “time-to-market” del prodotto-studente, e la condividerei anche, ma a mio avviso vanno rivisti i programmi in maniera approfondita altrimenti l’obiettivo è appunto solo dare il pezzo di carta un anno prima.

    Si deve uscire dalle medie già con le conoscenze complete di grammatica, algebra elementare, geometria euclidea, inglese livello B2, chimica e fisica di base con l’idea di non riprendere più dall’inizio tali argomenti dalle superiori, se non per ampliarli o applicarli.

    Altrimenti è un massacro agli studenti e ai professori.

  16. Didattica CLIL, non male (ma auguri a trovare gente preparata per insegnare (sarebbero le materie insegnate in lingua straniera. Ndo cazzo li trovano gli insegnanti che riescono a spiegare la loro materia in inglese o in un’altra lingua europea, soprattutto se vecchia scuola, non ho idea).

    E comunque, voi siete troppo giovincelli, ma il liceo quadriennale (oddio, circa liceo…) esisteva già, ma era una fregatura della madonna: era il liceo magistrale, durava quattro anni, e nell’anno del signore 2001 c’era ancora gente schiantata da noi a scuola durante i pomeriggi per l’anno integrativo (perché all’epoca, il diploma quadriennale di magistrale NON consentiva di accedere all’università. Per una roba del genere, mia madre si era ritrovata a fare l’anno integrativo prendendo il treno alle cinque tutti i cazzo di giorni per trovare un istituto che lo offrisse.)

  17. Sono entrato nel thread immaginando commenti del tipo “l’istruzione italiana fa schifo e va riformata completamente, e questa modifica fa schifo”.

    Non mi avete deluso. Molto divertenti i discorsi sui massimi sistemi basati su aneddoti personali, tipo “l’istruzione italiana fa schifo perché il mio prof al liceo interrogava due volte a settimana e per tutto il mese di Aprile del secondo anno che ho frequentato la terza non siamo andati in aula computer”.

  18. C’è qualche professore qui che può raccontare come sono cambiati i programmi rispetto a quando era studente?

  19. Facciamo piccoli passi alla volta.

    Prima pensiamo a ristrutturare i programmi di storia in modo tale che si arrivi a studiare il “misterioso” secondo dopo guerra.

  20. Mah, onestamente? Se l’obiettivo fosse quello di migliorare la formazione ci starebbe anche, ma visto che o la lascia inalterata o la peggiora (al netto di aumentare lo stress/carico di studio al giorno) e l’unico motivo è lanciare i giovani sul mercato del lavoro prima io dico decisamente di no. Pare che la scuola sia per formare al lavoro… quello può essere un tipo di scuola, ma di base la scuola deve formare la persona e deve prendersi tutto il tempo necessario per farlo. Basta con sta cosa del rush lavorativo, mamma mia.

    Che poi, se posso dirlo, la formazione scolastica italiana dei tempi pre Gelmini (diciamo 10 anni prima) o al massimo immediatamente post Gelmini era molto elevata, finché non si è cominciato a puntare alle offerte lavorative col disastro che è culminato nella scuola lavoro. Ovviamente parlo di formazione fine a se stessa, insomma “accrescimento intellettuale degli studenti e delle studentesse”. (Con le ovvie pecche come la mancanza di educazione civica/sessuale/ambientale)

  21. Se il problema è che i giovani entrano troppo tardi nella forza lavoro allora andrebbe ripensato l’intero sistema universitario e non quello liceale.
    Uscire dal liceo a 17/18 anni invece che a 18/19 non ti cambia la vita, invece perdere anni tra triennale e magistrale perché il professore ti boccia 7 volte di fila, non è reperibile quando bisogna discutere i capitoli della tesi, burocrazia allucinante, sessioni di laurea che non si allineano tra un’università e l’altra e ti costringono a buttare mezzo anno se ti vuoi iscrivere in un altro ateneo, quello impatta. E quando esci ti rendi conto di non essere affatto pronto alla realtà fuori uni.
    Inoltre all’estero dopo la triennale sei già bello che pronto per il mercato del lavoro e spesso invece di scrivere tesi basta fare un report dello stage obbligatorio. La differenza sta tutta qua.

  22. Essendo in un liceo quadriennale posso dire che è duro e complesso, considerando che noi italiani abbiamo una preparazione generalmente più ampia rispetto alle altre nazioni. Sarei d’accordo nell’ampliarlo, ma con i nostri programmi è posto solo per le eccellenze.

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