>Sindacati e associazioni di categoria hanno firmato il protocollo per lo smart working nel settore privato: a fine stato di emergenza torna necessario l’accordo individuale. […] Il protocollo sottolinea che lo smart worker non deve avere un orario di lavoro fisso ma può organizzare la giornata liberamente in funzione degli obiettivi. Come dice la legge, l’orario complessivo di riferimento resta però quello stabilito dai contratti. Per quanto riguarda il luogo di lavoro, il lavoratore può sceglierlo liberamente purché garantisca «la regolare esecuzione della prestazione, in condizioni di sicurezza e riservatezza».
[…] La bozza del protocollo dice che di norma è il datore di lavoro a fornire gli strumenti di lavoro, ma poi si allinea alla legge precisando che non si esclude che il lavoratore possa usare anche mezzi propri […] Il protocollo dice che «salvo esplicita previsione dei contratti collettivi nazionali, territoriali e/o aziendali, durante le giornate in cui la prestazione lavorativa viene svolta in modalità agile non possono essere di norma previste e autorizzate prestazioni di lavoro straordinario.
Cosa ne pensate?
> Per incentivare la contrattazione aziendale le parti sociali auspicano l’introduzione di incentivi per le aziende che fanno accordi con il sindacato sul lavoro agile in un’ottica di pari opportunità e di sostenibilità ambientale e sociale.
Se c’è una cosa che mette d’accordo sindacato e impresa italiani è che ci vuole la prebendina statale. Sia mai che gli incentivi possano emergere da meccanismi di mercato.
> L’accordo non interviene invece su punti controversi come la garanzia dei buoni pasto o la divisione tra azienda e lavoratore dei costi legati all’allestimento della postazione di lavoro domestica.
Evviva, gran risultato negoziale, manco i buoni pasto siamo riusciti a strappare…
per me è una questione di libertà e flessibilità. fare 2 ore di viaggio ogni giorno è una seccatura. se uno vuole lo smartworking (SM) cerca un’azienda che lo preveda – totale o parziale. è questione di mettersi d’accordo.
le ore di lavoro sono 160 al mese e l’azienda dovrebbe mettere il lavoratore di poter lavorare al meglio delle sue possibilità. se mi stressa il viaggio per andare in azienda fammi stare a casa 2 o 3 giorni a settimana. se arrivo a lavoro alle 9 o alle 11 che differenza c’è? l’importante e ottenere risultati.
poi ovvio alcune richieste sono assurde tipo se mi faccio male a casa mentre sono in SM i danni non li dovrebbe pagare l’azienda. è questione di venirsi incontro per migliorare l’equilibrio vita-lavoro.
​
così come le aziende discriminano in base al CV così i lavoratori dovrebbero discriminare in base a quali aziende offrono lo SM e quali no.
Lo smart working lo potrà fare lo 0,x% di chi fa tele lavoro, stanno a perdere tempo come è giusto che sia dato i loro ruoli
Nessun rimborso per la connessione?
Se si lavora in un team faccio fatica a vedere persone che riescono a gestirsi la giornata come vogliono… Tutti i componenti del team bisogna che siano “sul pezzo” tutti nello stesso momento della giornata.
Poi mi sembra che a volte si mischi un pò troppo il concetto di flessibilità oraria e smart working.
Smart Working può anche volere dire stare con il culo sul computer dalle 8 alle 18 come se si fosse in ufficio eh…
Da quanto ho letto il lavoratore può rifiutare lo smart working ed è giusto, ma il viceversa vale? Cioè il lavoratore, se svolge un lavoro che è possibile fare in modalità “Smart” può rifiutare di tornare in ufficio?
Altra cosa che trovo “strana” è che non sono previsti straordinari, ma sappiamo benissimo che può capitare di lavorare fuori orario; quindi che si fa?
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>Sindacati e associazioni di categoria hanno firmato il protocollo per lo smart working nel settore privato: a fine stato di emergenza torna necessario l’accordo individuale. […] Il protocollo sottolinea che lo smart worker non deve avere un orario di lavoro fisso ma può organizzare la giornata liberamente in funzione degli obiettivi. Come dice la legge, l’orario complessivo di riferimento resta però quello stabilito dai contratti. Per quanto riguarda il luogo di lavoro, il lavoratore può sceglierlo liberamente purché garantisca «la regolare esecuzione della prestazione, in condizioni di sicurezza e riservatezza».
[…] La bozza del protocollo dice che di norma è il datore di lavoro a fornire gli strumenti di lavoro, ma poi si allinea alla legge precisando che non si esclude che il lavoratore possa usare anche mezzi propri […] Il protocollo dice che «salvo esplicita previsione dei contratti collettivi nazionali, territoriali e/o aziendali, durante le giornate in cui la prestazione lavorativa viene svolta in modalità agile non possono essere di norma previste e autorizzate prestazioni di lavoro straordinario.
Cosa ne pensate?
> Per incentivare la contrattazione aziendale le parti sociali auspicano l’introduzione di incentivi per le aziende che fanno accordi con il sindacato sul lavoro agile in un’ottica di pari opportunità e di sostenibilità ambientale e sociale.
Se c’è una cosa che mette d’accordo sindacato e impresa italiani è che ci vuole la prebendina statale. Sia mai che gli incentivi possano emergere da meccanismi di mercato.
> L’accordo non interviene invece su punti controversi come la garanzia dei buoni pasto o la divisione tra azienda e lavoratore dei costi legati all’allestimento della postazione di lavoro domestica.
Evviva, gran risultato negoziale, manco i buoni pasto siamo riusciti a strappare…
per me è una questione di libertà e flessibilità. fare 2 ore di viaggio ogni giorno è una seccatura. se uno vuole lo smartworking (SM) cerca un’azienda che lo preveda – totale o parziale. è questione di mettersi d’accordo.
le ore di lavoro sono 160 al mese e l’azienda dovrebbe mettere il lavoratore di poter lavorare al meglio delle sue possibilità. se mi stressa il viaggio per andare in azienda fammi stare a casa 2 o 3 giorni a settimana. se arrivo a lavoro alle 9 o alle 11 che differenza c’è? l’importante e ottenere risultati.
poi ovvio alcune richieste sono assurde tipo se mi faccio male a casa mentre sono in SM i danni non li dovrebbe pagare l’azienda. è questione di venirsi incontro per migliorare l’equilibrio vita-lavoro.
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così come le aziende discriminano in base al CV così i lavoratori dovrebbero discriminare in base a quali aziende offrono lo SM e quali no.
Lo smart working lo potrà fare lo 0,x% di chi fa tele lavoro, stanno a perdere tempo come è giusto che sia dato i loro ruoli
Nessun rimborso per la connessione?
Se si lavora in un team faccio fatica a vedere persone che riescono a gestirsi la giornata come vogliono… Tutti i componenti del team bisogna che siano “sul pezzo” tutti nello stesso momento della giornata.
Poi mi sembra che a volte si mischi un pò troppo il concetto di flessibilità oraria e smart working.
Smart Working può anche volere dire stare con il culo sul computer dalle 8 alle 18 come se si fosse in ufficio eh…
Da quanto ho letto il lavoratore può rifiutare lo smart working ed è giusto, ma il viceversa vale? Cioè il lavoratore, se svolge un lavoro che è possibile fare in modalità “Smart” può rifiutare di tornare in ufficio?
Altra cosa che trovo “strana” è che non sono previsti straordinari, ma sappiamo benissimo che può capitare di lavorare fuori orario; quindi che si fa?