
articolo originale [qui](https://www.extremetech.com/extreme/339162-white-house-bans-paywalls-on-taxpayer-funded-research)
**Cosa ne pensate? Vorreste la stessa cosa in Italia?**
Perché per me è una cosa fighissima, sono molto contento di questa notizia.
28 comments
Minchia, si, finalmente. Perché devo pagare Springer ed Elsevier cifre esorbitanti che non raggiungeranno mai gli autori?
Pro Tip per chi ne ha ancora bisogno. Contattate gli autori direttamente tramite mail istituzionale e chiedete gentilmente se possono inviarvi una copia del paper. 9/10 volte funziona. Sono persone più che volenterose di far circolare le proprie ricerche. E sono molto comprensive nei confronti degli studenti in difficoltà. In più di una istanza mi hanno aiutato attivamente con il mio lavoro, senza pretese.
Edit: giusto per the sake of completeness, ecco una lista dei Public Access Mandates. Avevo dimenticato che NIH e NSF hanno questo prerequisito *solo* dal 2008 e 2013 rispettivamente. L’EU lo garantisce dal 2002-2003 con le Dichiarazioni di Budapest e Berlino.
[https://scholar.google.com/citations?view_op=mandates_leaderboard&hl=en](https://scholar.google.com/citations?view_op=mandates_leaderboard&hl=en)
Edit 2.0: potete trovare più info sulle policy della Commissione Europea sul portale [S.E.D.I.A.](https://ec.europa.eu/research/participants/docs/h2020-funding-guide/cross-cutting-issues/open-access-data-management/open-access_en.htm) (gran bel nome).
Nel senso che tutte le pubblicazioni basate su fondi governativi diventeranno open access su Elsevier, IEEExplore e compagnia bella?
Suona quasi incredibile.
Poi un giorno qualcuno mi spiegherà quante sono le persone comuni che non vedono l’ora di leggere l’ultima edizione del journal of comparative neurology
>Vorreste la stessa cosa in Italia?
Sigh. Gli effetti del distacco fra enti Europei e pubblico.
Sono anni che è già così per qualsiasi progetto finanziato con fondi Europei. La casa bianca copia l’EU finalmente.
>Cosa ne pensate? Vorreste la stessa cosa in Italia?
C’è già lo stesso concetto a livello europeo, il che non vuol dire che gli articoli di Nature siano gratuiti. Gli autori sono tenuti a rendere disponibili le versioni inedite dei loro manoscritti su piattaforme non specificate (il che rende spesso non banale trovare i testi stessi).
Ma magari
Sarebbe bello averlo in generale su tutti gli articoli di testate finanziate con fondi pubblici. Ovvero TUTTI i giornali italiani.
Si si, ok, tutto molti fico, ma scihubbo é meglio.
Tra parentesi i ricercatori non beccano una lira da quei ladri di Elsevier&co.
Dark Brandon strikes again!
Hanno fatto bene ma è essenzialmente inutile dato che esistono varie estensioni per i browser che aggirano i paywalle permettono di ignorarne le limitazioni.
Non ha mai avuto senso che i fondi pubblici venissero usati per produrre risultati privatizzati
Ottimo. Coerente. Strano si sia arrivati a questa realizzazione.
Oh no adesso qualche editor dovrà trovare delle fonti economiche eticamente compatibili con il mondo della scienza.
sarei più contento se togliessero i blocchi regionali per cui alcuni siti americani non ti fanno leggere i loro articoli perchè sei in europa
Sì ma c’è un ma: non è che ora le riviste che vogliono pubblicare questi studi sono tenute a farlo in modo open access gratuito; sono i gruppi che, se vogliono pubblicare, devono o scegliere riviste open access o **pagare** le fees che le riviste prestigiose chiedono per pubblicare open access.
Per molti si tratterà di scegliere fra fondi e prestigio delle pubblicazioni, un gran bel dilemma che dubito aiuterà soprattutto i ricercatori giovani. Personalmente avrei preferito l’obbligo a pubblicare su *riviste* open access o che consentono l’open access agli stessi costi del paywalled.
Penso che non cambierà nulla alla vita del ricercatore poiché ogni università che si rispetti offriva già un accesso illimitato ai giornali di interesse.
Eh, nella pratica quello che decide di fare lo stato italiano è irrilevante, nel senso che anche in Italia contano quasi solo le pubblicazioni internazionali, e nella pratica ciò significa restare sotto le regole americane e sotto testate americane. E se lo stato italiano unilateralmente dicesse ai propri ricercatori “potete pubblicare solo in journal che ripubblicano senza paywall”, le conseguenze sarebbero disastrose per la ricerca italiana.
Poi c’è ormai in molti campi l’abitudine diffusa di pubblicare il pre-print su archivi open-access tipo [arxiv.org](https://arxiv.org), per cui se anche il pubblico non ha accesso all’articolo finale pubblicato sul sito dell’editore, ha comunque accesso alla versione dell’autore, che in pratica è uguale nel contenuto. Quindi l’accesso effettivo ai vari journal sta diventano irrilevante nei fatti pratici.
Io ho lavorato e pubblicato sotto fondi governativi, e sono stato contentissimo di appiccicare il *boilerplate* che dice che il lavoro è stato finanziato dal governo e il governo ha “certain claims” sul lavoro e sulla pubblicazione. E pìgghiatela.
Io i miei articoli li ho messi TUTTI in giro su risorse alternative agli editori, in aperta e palese violazione del copyright. Che mi facciano causa. Venderò cara la pelle. In un caso particolare un editore mi ha fatto incazzarissimo perché non da la copia finale nemmelo agli autori senza rovinarla tutta con watermark e compagnia. E allora ho editato il PDF a mano per toglierle tutte e l’ho distribuito prontamente.
Per il resto, la grandissima parte degli editori scientifici come Elsevier sono approfittatori disgustosi del lavoro gratuito altrui, e se potessi io li seppellirei tutti in fosse comuni senza neanche sparargli prima. Far pagare alle università e ai ricercatori più di un costo nominale per rivendergli il loro stesso lavoro che hanno contribuito gratis, incluso pure tutto il servizio di review (che pure è tutto volontario) è IGNOBILE.
Aveva un qualche senso decenni fa quando la pubblicazione cartacea aveva ancora senso, ma oggi che in pratica e` tutto PDF, l’editore non ha motivo di esistere. E per fortuna sti dinosauri stanno morendo.
Assolutamente!
Trovo assurdo che si debba pagare per notizie che non solo sono di interesse collettivo, ma finanziate da soldi pubblici.
La mia tesi compilativa in bioinformatica ringrazia molto, vaffanculo Elsevier
Bandire i paywall = i laboratori saranno obbligati a pagare di tasca propria (gold open access) o a pubblicare preprint.
Mi sembra analogo a quanto l’EU ha già in vigore, che è una cagata perché ha favorito solo gli editori, particolarmente l’olandese Elsevier.
quindi non serve più Sci hub?
Bellissima iniziativa! Dovrebbero farlo anche con i database di sentenze, è assurdo che molti siano a pagamento, e spesso molto costosi. Deve essere garantita a tutti non solo la conoscibilità dei testi normativi, ma anche quella degli orientamenti giurisprudenziali.
Provo a strutturare meglio il mio pensiero qui, invece che in una serie di botte e risposte.
Al momento, quando una ricercatrice scrive un articolo, cerca di pubblicarlo su una rivista scientifica.
Le riviste, in gran parte, appartengono a grandi editori, che fanno pagare alle università l’abbonamento per accedervi (nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro per una media biblioteca universitaria).
Ora esiste un’alternativa: l’open access, ossia l’articolo diventa accessibile a tutti; i costi dei diritti vengono pagati dall’autore della ricerca (che li paga grazie ai suoi fondi di ricerca). Un articolo open access costa dai 2 ai 10K a seconda della rivista.
L’open access è stato un bell’affare per gli editori, perchè ora si trovano ad incassare dagli abbonamenti, che sono cmq necessari, e dagli articoli. E’ stato un danno per i ricercatori, perchè sono aumentate a dismisura le spese di pubblicazione, senza che aumentassero parallelamente i fondi di ricerca. Un lab di biologia molecolare può infatti spendere tranquillamente 20/30k all’anno di pubblicazioni (in Italia, 25K sono quanto serve per un anno da postdoc. solo per dare un’idea).
Quindi ora, se fossimo tutti obbligati ad usare l’open access cosa succederebbe? che i piccoli gruppi di ricerca non potranno sostenere i costi di pubblicazione e si troveranno in difficoltà. Gli editori infatti non faranno altro che scaricare le eventuali mancate entrate dagli abbonamenti (che, cmq, saranno necessari per avere lo storico) sui costi di pubblicazione richiesti all’autore.
Ci si potrebbe quindi chiedere: a quale esigenza va incontro tale mossa? E’ davvero tale la domanda di accesso ad articoli accademici da ambienti extra-accademici da giustificare questa mossa? Può darsi, ma mi piacerebbe vedere qualche statistica.
Ricordo poi che esistono molti modi per accedere ad un articolo, e non solo illegali: per esempio, si può scrivere all’autore (l’indirizzo email è indicato nell’abstract) e chiedere un reprint, che viene mandato gratuitamente e legalmente.
Stiamo poi parlando di un’informazione che nei fatti è già open via siti illegali, per cui mi chiedo davvero quale sia l’utilità di questa iniziativa, perchè a me sembra che giovi solo agli editori, e vada a discapito dei laboratori.
In Italia dubito si possa realizzare. Ma è tanta roba da parte degli americani, una cosa davvero inaspettata.
e’ una figata assurda
E si gode!
Personalmente non mi interessa, se clicco su un sito e c’è un paywall, lo chiudo immediatamente e non ci vado mai più, easy
Non mi sono mai posta il problema… perché appunto esistono alternative come hanno già detto altri