
Sono venuto a sapere, da una persona addentro all’amministrazione provinciale e al catasto, che gran parte delle proprietà fondiarie della mia zona in Toscana siano di fatto possedute da poche famiglie, e che ciò valga anche per numerosi palazzi del centro urbano più importane dell’area. A quanto pare, queste grandi proprietà sono state tramandante da un tempo addirittura precedente all’unità d’Italia. Facendo un po’ di ricerca sulla rete, ho trovato anche libri, articoli di giornali, pubblicazioni che fanno riferimento a questo fenomeno nel nostro paese. In molti sostengono che buona parte della “ricchezza fondiaria” in Italia abbia origini remotissime nel tempo. Ma veniamo dunque alle domande. Qualcuno conosce l’argomento? Secondo voi è un problema politico?
Un link rilevante: [https://st.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-05-20/a-firenze-ricchezza-mano-stesse-famiglie-sei-secoli–155222.shtml](https://st.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-05-20/a-firenze-ricchezza-mano-stesse-famiglie-sei-secoli–155222.shtml)
17 comments
Quello che di fatto è latifondismo è stato diffuso in tutta Italia fino a ben dopo l’Unità, in particolare al Sud.
Praticamente enormi appezzamenti di terra, che andavano anche da mare a mare, di proprietà di pochi ex nobili che sovente non avevano mai nemmeno visitato le proprie terre, se ne sbattevano le palle di investirci e vivevano dei proventi dell’affitto dei terreni.
Terre che venivano sub affittate più volte fino al contadino super sfruttato che le coltivava e di fatto doveva mantenere tutti gli step sopra.
Edit: aggiungo che oltre alla miseria al popolo portata da una simile gestione della terra, è stata concausa del tardo sviluppo industriale italiano del 1800.
Inoltre è storicamente accettato che la mafia (intendo quella siciliana) ha origine dai “picchiatori” che facevano “sicurezza” nei mega poderi.
Se ti impegni abbastanza e lavori con fatica, un giorno anche tu potrai essere l’ereditario di una ricchezza secolare.
/s
Ehi ehi, non vorrai mica proporre una patrimoniale sulle successioni ereditarie? That’s illegal
Grazie, articolo molto interessante. Conferma quanto difficile sia la mobilità sociale in un paese come l’Italia, se la ricchezza è così concentrata e congelata da durare decine di generazioni.
Credo che il problema che stai sollevando si possa estendere a tutto ciò che riguarda la pratica dell’eredità che, di base, tende a preservare la ricchezza delle famiglie ricche per più generazioni. Quindi il discorso sulla ricchezza fondiaria credo sia solo una parte del problema.
Comunque si, credo si tratti di un problema politico essere più o meno d’accordo sulla correttezza di ereditare ingenti ricchezze che non sono il frutto di un merito diretto bensì di essere usciti dalla vagina “giusta”.
Se non ricordo male, mi sembra di aver letto che le famiglie ricche di Firenze sono le stesse sai tempi di Lorenzo il Magnifico (approssimativamente). Se fossi a casa cercherei delle fonti, ma non mi sembra una cosa tanto incredibile da risultare falsa.
La notizia è che ci sono nobili che ancora non si sputtanati l’eredità derivate dai loro antichi privilegi in ben 76 anni di Repubblica.
how about eat the rich?
Io sono di Roma e molti dei palazzi qua al centro sono ancora di famiglie tipo i Colonna, gli Odescalchi, ecc.
La proprietà immobiliare è da sempre l’investimento più protetto, incentivato e meno tassato d’italia, per cui molto old money che in altri paesi è in attività finanziarie o partecipazioni di aziende, in Italia è concentrato in immobiliare. A mio parere è uno degli innumerevoli motivi per cui questo paese fatica a generare crescita, se non sbaglio ci sono oltre 5T di ricchezza immobiliare in mano a privati, cioè soldi de facto completamente bloccato in assett non produttivi
Come detto da un altro utente, le famiglie ricche in Toscana, secondo una ricerca inglese sulla mobilità sociale, sono praticamente le stesse dal xv secolo.
Se si esce dalla Toscana, la situazione non è tendenzialmente migliore, con le famiglie ricche della tua città che quasi sicuramente si spartiranno le proprietà immobiliari della stessa. Per poi magari candidarsi a sindaco, sempre che il sindaco non sia (com’è probabile) loro caro amico. E chi mai regola il valore delle case?
“it’s a big club and you ain’t in it”
Io sarei favorevole a una land value tax, anche se amici che studiano economia mi spiegavano che è molto difficile da implementare su scala nazionale.
Sono tutte dinamiche abbastanza basilari e universali di tutto il mondo pre industriale, qualcosa marginalmente di più (e qui metterei il Regno Unito e la Svizzera in Europa, chissa) fatta eccezione della metà nord degli Stati Uniti.
Ci vorrebbe un’imu incrementale, o un’irpef con molte più aliquote. Posto che il problema dei latifondi in realtà lo risolsero già con la riforma agraria del ‘50, se siamo tornati alle grandi concentrazioni di ricchezza lo dobbiamo a quel che è successo dopo gli anni ‘90.
Qua sul lago maggiore appartiene ancora tutto ai Borromeo (la famiglia che governava la zona per conto dei Visconti)
Quello che descrivi è un fenomeno diffusissimo in tutta Italia. A Roma numerosi edifici (anche di pregio) e grandi parchi, precedentemente appannaggio di casate nobiliari -alcune legate alla ex-monarchia-, in seguito all’estinzione dei proprietari o al loro fallimento economico, sono stati acquisiti dal Comune o acquistati da grandi istituti finanziari. **Questi, spesso, poi li hanno locati a Strutture/Uffici della Pubblica Amministrazione. Medesima destinazione hanno avuto altri edifici già-demaniali i quali -*****in contrasto con art. 822 c.c. e di dubbia costituzionalità*****- sono stati cartolarizzati dallo Stato Italiano per poter “far cassa” e colmare vari deficit finanziari**. Il fatto è che, connessi a questi provvedimenti istituzionali ed agli istituti finanziari in argomento, vi sono lobby detentrici di modelli di sviluppo assolutamente contrari al benessere sociale dei Cittadini. E, comunque, destreggiandosi sapientemente tra altri Articoli di Legge *(art.1333 cc e simili),* questi facoltosi personaggi riescono a “*fare il bello e cattivo tempo”* a Roma. …Inoltre, non dimentichiamo che **a Roma la maggior parte del patrimonio immobiliare sul territorio dell’attuale Stato Italiano è appannaggio dello Stato Vaticano (eredità storica).** L’ente vaticano per tali immobili dai quali percepisce reddito, nel 2019 ha pagato al Comune di Roma € 5.750.000 di Imu e € 354.000 euro di Tasi. Aggiungendo € 3.200.000 di Ires, si arriva alla somma totale di oltre € 9.300.000 euro.
In compenso, nel 1999 dall’Italia sarebbero stati versati a favore di Città del Vaticano circa
€ 22 milioni di arretrato all’Acea -società che si occupa, tra gli altri, della gestione di servizi idrici (acquedotto, fognatura e depurazione)- a cui si sarebbero aggiunti circa € 17 milioni per il periodo che va dal 1998 al 2003, ovvero circa € 3,4 milioni all’anno, solo per la fornitura dell’acqua. Inoltre per le acque di scarico, Città del Vaticano non pagherebbe le bollette all’Acea perché pare non riconosca la tassazione imposta da enti appartenenti a Stati terzi.
Come se non bastasse, dal 2004 la Chiesa avrebbe dovuto farsi carico annualmente dei servizi concessi, per una spesa che ha disatteso, obbligando lo Stato italiano a stanziare, con la finanziaria 2005, un conto di € 25 milioni subito e di € 4 milioni annui dal 2005, per dotare il Vaticano anche di un sistema di acque proprie. Purtroppo l’origine di questa situazione risale al 1929 con la firma dei **Patti Lateranensi** tra Benito Mussolini, allora capo del governo, ed il cardinale Pietro Gasparri, e che impegnerà l’Italia a coprire i consumi di acqua dello Stato del Vaticano, pari a circa cinque milioni di metri cubi l’anno, anche se, nella pratica, si adopererà solo per la fornitura effettiva, temporeggiando fino al 1999 sull’evasione pecuniaria dovuta all’ente preposto.
*In conclusione,* ***per rispondere alla tua domanda finale: SI’, a mio parere, il problema è politico e legato ai potentati che impediscono ancora ai Sudditi di acquisire la figura di CITTADINI.***
Op in frnacia ci sono le sic, in ger le vvGmbh…