Da un po’ di tempo mi sono interessato alla situazione della varie lingue regionali nel nostro paese, e mi sono reso conto che è piuttosto grave. Per esperienza personale posso dire che nelle mie zone il lombardo sta praticamente scomparendo, nonostante una legge regionale che poco ha cambiato se non i cartelli dei paesi, nei quali è stato aggiunto il nome in lombardo, mentre da parte dello stato non c’è neanche l’idea di riconoscere le lingue regionali per quello che sono. Guardando invece a livello internazionale ho notato che [ethnologue ](https://www.ethnologue.com/country/IT/languages) riconosce il lombardo, così come altre lingue quali il Veneto, il napoletano e il Siciliano, così come le riconosce l’ISO, infatti, secondo la classificazione [ISO693-3](https://iso639-3.sil.org/code_tables/639/data) queste sono riconosciute come lingue, stessa cosa anche per l’UNESCO, che anzi, le inserisce anche tra le lingue in pericolo, vista l’inesistente tutela da parte dello stato, che [non riconosce nessuna di queste lingue.](https://www.miur.gov.it/web/guest/lingue-di-minoranza-in-italia) Chiaramente neanche la crusca le riconosce, e riguardo il lombardo ha pure scritto [un articolo a riguardo,](https://accademiadellacrusca.it/it/contenuti/la-salvaguardia-della-lingua-lombarda-in-una-legge-regionale/7402) che sembra pieno di paura che l’italiano venga sostituito dal lombardo (cosa che non è mai stata l’intenzione di nessuno) e con un misto di fatti storici e cagate, è sì vero che la lingua lombarda è divisa, anche piuttosto marcatamente, dal fiume Adda, ma ciò non toglie che la struttura della lingua e le regole grammaticali siano piuttosto uniformi, per cui bergamasco e laghee (comasco) sono dialetti della stessa lingua. Ad est del fiume c’è una maggiore influenza veneta, e le pronunce cambiano ad esempio cavallo (Milano [caval], nelle aree sull’adda si pronuncia [cawal], mentre nella bergamasca è [ca’al], senza quindi la pronuncia della “v”) ma nonostante ciò la grammatica è grossomodo la stessa. Scusate per la roba un po’ lunga e per la polemica contro la crusca, ma sono curioso di sapere com’è la situazione nelle varie regioni italiane e se anche voi state notando un calo nell’uso delle lingue locali e una specie di mancanza di tutela da parte dello stato
Molte persone odiano il napoletano, magari amche lo stato ma non ha mai fatto molto effetto, anche se noto meno giovani parlarlo come si deve (io in primis, praticamente non ho accento e non conosco moltissime parole)
Dialetti mediani best gruppo
La cosa che mi da più fastidio è che ad oggi dato che tutte queste lingue non sono riconosciute dallo stato italiano la maggior parte delle persone cresce declassandole a dialetti dell l’italiano, cosa sbagliatissima da qualunque punto di vista.
E mi fa un po’ incazzare come cosa perché si trascura così tutto il patrimonio linguistico Inter e intra regionale che abbiamo in Italia.
Vedere parlare insieme un Pesarese e un Ascolano è un’esperienza impagabile
Ci terrei a precisare che la prima mappa è un po’ grossolana e non evidenzia bene la quantità e la progressività della variazione linguistica dialettale in Italia.
Postare mappe e grafici senza legende dovrebbe essere illegale
Edit: oups
Non sono per niente convinto di come la mappa indichi che nella sponda lacustre veronese ci sia l’influenza dialettale lombarda. Da Malcesine a Peschiera si parla dialetto veronese/veneto, con le varie sfumature, ma mai come i bresciani o i trentini
Hai dimenticato il caso eccezionale di San Fratello (ME), “un antico dialetto gallo-italico in cui si riscontrano elementi del piemontese, del ligure, del lombardo, dell’emiliano”. (cit. Wikipedia)
Faccio sempre una fatica immane a spiegare ai miei amici non italiani che anche se dico “my dialect” intendo una lingua diversa dall’italiano e non semplicemente un italiano con accento quirky. Ora ho imparato a dire che la differenza tra l’italiano e uno dei suoi “dialetti” è la stessa che c’è tra l’italiano e una delle altre lingue romanze, tipo francese o spagnolo, e sembrano capire. Se non funziona inizio a dire parole in italiano e poi in dialetto per dimostrare che sono effettivamente parole diverse anche all’orecchio di uno straniero.
Cos’è quella macchia in fondo alla Puglia
La cosa che divide di più l’italiano medio
Domanda: non è un buon tentativo di salvaguardia creare delle Koinè per ognuna di queste lingue con del materiale didattico online reperibile da siti istituzionali/app dedicate/”language nests”/presenza di alcune scuole primarie in lingua? So che si perderebbero varietà locali, mi sembra però l’unico modo per preservare a lungo termine lingue locali di grande importanza culturale.
Al massimo una soluzione intermedia per lingue con grande variabilità sarebbe creare due/tre macrovarianti (ad esempio una variante Emiliana ed una variante Romagnola separate perché le parlate sono davvero troppo diverse fra Emilia e Romagna, varianti Napoletane, Calabresi e Pugliesi per i dialetti meridionali centrali, etc etc)
Da quel che so è parecchio difficile catalogare le diverse lingue romanze in vari gruppi linguistici perché man mano che ti muovi da un posto all’altro la lingua cambia leggermente ma mai drasticamente da definirla una lingua completamente nuova.
Per esempio, il dialetto campano in Lazio è più vicino al dialetto Romanesco di quanto lo è al dialetto cosentino, ora, io non sono un linguista e ne sarei grato se qualcuno potrebbe approfondire, ma sono abbastanza sicuro che per ovviare a questa “ambiguità” l’insieme delle lingue Romanze (non solo italiane) si integra all’interno di un continuum dialettale e non in gruppi separati di lingue ben distinte tra loro.
Precisazione per la toscana, il Toscano è la base ma ogni singola città e paese ha i suoi accenti e le sue derivazioni.
Se un giorno ci sarà la rivitalizzazione di dialetti in Europa l’Italia sarà l’ultima
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Da un po’ di tempo mi sono interessato alla situazione della varie lingue regionali nel nostro paese, e mi sono reso conto che è piuttosto grave. Per esperienza personale posso dire che nelle mie zone il lombardo sta praticamente scomparendo, nonostante una legge regionale che poco ha cambiato se non i cartelli dei paesi, nei quali è stato aggiunto il nome in lombardo, mentre da parte dello stato non c’è neanche l’idea di riconoscere le lingue regionali per quello che sono. Guardando invece a livello internazionale ho notato che [ethnologue ](https://www.ethnologue.com/country/IT/languages) riconosce il lombardo, così come altre lingue quali il Veneto, il napoletano e il Siciliano, così come le riconosce l’ISO, infatti, secondo la classificazione [ISO693-3](https://iso639-3.sil.org/code_tables/639/data) queste sono riconosciute come lingue, stessa cosa anche per l’UNESCO, che anzi, le inserisce anche tra le lingue in pericolo, vista l’inesistente tutela da parte dello stato, che [non riconosce nessuna di queste lingue.](https://www.miur.gov.it/web/guest/lingue-di-minoranza-in-italia) Chiaramente neanche la crusca le riconosce, e riguardo il lombardo ha pure scritto [un articolo a riguardo,](https://accademiadellacrusca.it/it/contenuti/la-salvaguardia-della-lingua-lombarda-in-una-legge-regionale/7402) che sembra pieno di paura che l’italiano venga sostituito dal lombardo (cosa che non è mai stata l’intenzione di nessuno) e con un misto di fatti storici e cagate, è sì vero che la lingua lombarda è divisa, anche piuttosto marcatamente, dal fiume Adda, ma ciò non toglie che la struttura della lingua e le regole grammaticali siano piuttosto uniformi, per cui bergamasco e laghee (comasco) sono dialetti della stessa lingua. Ad est del fiume c’è una maggiore influenza veneta, e le pronunce cambiano ad esempio cavallo (Milano [caval], nelle aree sull’adda si pronuncia [cawal], mentre nella bergamasca è [ca’al], senza quindi la pronuncia della “v”) ma nonostante ciò la grammatica è grossomodo la stessa. Scusate per la roba un po’ lunga e per la polemica contro la crusca, ma sono curioso di sapere com’è la situazione nelle varie regioni italiane e se anche voi state notando un calo nell’uso delle lingue locali e una specie di mancanza di tutela da parte dello stato
Molte persone odiano il napoletano, magari amche lo stato ma non ha mai fatto molto effetto, anche se noto meno giovani parlarlo come si deve (io in primis, praticamente non ho accento e non conosco moltissime parole)
Dialetti mediani best gruppo
La cosa che mi da più fastidio è che ad oggi dato che tutte queste lingue non sono riconosciute dallo stato italiano la maggior parte delle persone cresce declassandole a dialetti dell l’italiano, cosa sbagliatissima da qualunque punto di vista.
E mi fa un po’ incazzare come cosa perché si trascura così tutto il patrimonio linguistico Inter e intra regionale che abbiamo in Italia.
Vedere parlare insieme un Pesarese e un Ascolano è un’esperienza impagabile
Ci terrei a precisare che la prima mappa è un po’ grossolana e non evidenzia bene la quantità e la progressività della variazione linguistica dialettale in Italia.
Per una cosa più specifica e scientificamente accurata guardate [qui](https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Dialetti_e_lingue_in_Italia.png)
Postare mappe e grafici senza legende dovrebbe essere illegale
Edit: oups
Non sono per niente convinto di come la mappa indichi che nella sponda lacustre veronese ci sia l’influenza dialettale lombarda. Da Malcesine a Peschiera si parla dialetto veronese/veneto, con le varie sfumature, ma mai come i bresciani o i trentini
Hai dimenticato il caso eccezionale di San Fratello (ME), “un antico dialetto gallo-italico in cui si riscontrano elementi del piemontese, del ligure, del lombardo, dell’emiliano”. (cit. Wikipedia)
Faccio sempre una fatica immane a spiegare ai miei amici non italiani che anche se dico “my dialect” intendo una lingua diversa dall’italiano e non semplicemente un italiano con accento quirky. Ora ho imparato a dire che la differenza tra l’italiano e uno dei suoi “dialetti” è la stessa che c’è tra l’italiano e una delle altre lingue romanze, tipo francese o spagnolo, e sembrano capire. Se non funziona inizio a dire parole in italiano e poi in dialetto per dimostrare che sono effettivamente parole diverse anche all’orecchio di uno straniero.
Cos’è quella macchia in fondo alla Puglia
La cosa che divide di più l’italiano medio
Domanda: non è un buon tentativo di salvaguardia creare delle Koinè per ognuna di queste lingue con del materiale didattico online reperibile da siti istituzionali/app dedicate/”language nests”/presenza di alcune scuole primarie in lingua? So che si perderebbero varietà locali, mi sembra però l’unico modo per preservare a lungo termine lingue locali di grande importanza culturale.
Al massimo una soluzione intermedia per lingue con grande variabilità sarebbe creare due/tre macrovarianti (ad esempio una variante Emiliana ed una variante Romagnola separate perché le parlate sono davvero troppo diverse fra Emilia e Romagna, varianti Napoletane, Calabresi e Pugliesi per i dialetti meridionali centrali, etc etc)
Da quel che so è parecchio difficile catalogare le diverse lingue romanze in vari gruppi linguistici perché man mano che ti muovi da un posto all’altro la lingua cambia leggermente ma mai drasticamente da definirla una lingua completamente nuova.
Per esempio, il dialetto campano in Lazio è più vicino al dialetto Romanesco di quanto lo è al dialetto cosentino, ora, io non sono un linguista e ne sarei grato se qualcuno potrebbe approfondire, ma sono abbastanza sicuro che per ovviare a questa “ambiguità” l’insieme delle lingue Romanze (non solo italiane) si integra all’interno di un continuum dialettale e non in gruppi separati di lingue ben distinte tra loro.
Precisazione per la toscana, il Toscano è la base ma ogni singola città e paese ha i suoi accenti e le sue derivazioni.
Se un giorno ci sarà la rivitalizzazione di dialetti in Europa l’Italia sarà l’ultima