La gestione di Open Fiber da parte di Cassa Depositi e Prestiti è stata un fallimento

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  1. Negli ultimi giorni le elezioni hanno monopolizzato la nostra attenzione; con la fine della campagna elettorale provo a condividere un’analisi dell’ultimo anno di gestione di Open Fiber da parte di Cassa depositi e prestiti, che ha visto un drastico crollo del ritmo dei lavori per il cablaggio delle cosidette “Aree Bianche”, cioè quelle lontane dai centri più popolosi e dunque tradizionalmente trascurate dal mercato privato della connettività.

    Da quando è iniziata la gestione CDP qualcosa si è inceppato nel meccanismo che aveva consentito ad Open Fiber di coprire più di un milione di unità abitative l’anno persino durante i periodi più duri della pandemia.

  2. OpenFiber ha avuto il merito di smuovere il settore connessioni in Italia, portando alla nascita per esempio di FiberCop. Per il resto, che ci siano problemi in casa OpenFiber è evidente, dati i notevolissimi ritardi in tutti i progetti.

    Senza contare i problemi che si hanno pure a progetto finito (per esempio, mancanza di rilegamento dei comuni).

  3. L’articolo pero’ non da nessun dettaglio sul perche’ il numero di case coperte e’ diminuito.

    Magari e’ un problema di componentistica introvabile, magari e’ un problema finanziario: i lavori hanno un costo e la gestione precedente aveva fattto il passo piu’ lungo della gamba,
    ci sono mille motivi possibili.
    Pero’ da la colpa a Cassa e Depositi. Mi sembra un po’ azzardato senza sapere nulla del perche’.

  4. Quanto è attribuibile alla pandemia l’accumulo dei ritardi o al crollo della catena di approvigionamento? Hanno cablato gran parte della mia città in poco più di tre mesi e sembravano piuttosto spediti a un certo punto.

    L’articolo non parla del motivo dei ritardi, se sia malagestione o impossibilità di approvigionarsi dei materiali necessari alla posa. Insomma, non serve solo il cemento e una scavatrice per posare la fibra.

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