L’importanza del prossimo congresso del PD – Il Post

13 comments
  1. Dopo la sconfitta di domenica scorsa e l’annuncio che Letta ha fatto di non aver intenzione di ricandidarsi come segretario in vista del prossimo congresso, è iniziata la lunga riflessione interna che ha fatto seguito a tutte le sconfitte del PD.

    Il Partito Democratico, da quando è nato, non ha mai vinto le elezioni politiche (il miglior risultato fu il pareggio del 2013) ma ha spesso espresso ottimi amministratori locali che, però, all’interno delle dinamiche del partito hanno un’influenza limitata.

    Questo congresso, però, dovrebbe distinguersi dagli altri perché dovrebbe rifondare il Partito Democratico. Letta, nella lettera aperta agli iscritti, ha delineato un percorso che preveda un ripensamento della linea politica del partito, una discussione su cosa voglia fare il PD da grande e, solo in seguito, scegliere chi potrebbe essere la persona più adatta per guidare questo nuovo corso.

    Uno dei tanti limiti mostrati dal PD è stato quello di non saper andare a prendere voti, cercando di ovviare a questa mancanza con alleanze che permettessero al partito di raggiungere la maggioranza. La strategia non ha mai funzionato e, anzi, abbiamo sempre visto partiti avversari riuscire a risucchiare una parte del consenso ai Dem. Inoltre, segreteria e direzione sono stati caratterizzati dalla costante presenza di alcuni rappresentanti delle varie correnti che hanno reso il partito anchilosato e atrofico.

    La sensazione è che una parte della dirigenza sia più interessata a scegliere con chi allearsi (M5S o Italia Viva+Azione) che non a cercare di rifondare il PD e dargli una direzione chiara e precisa. Nonostante questo, oggi le candidature più di peso (anche se non ancora ufficializzate) parrebbero essere quella di Bonaccini e quella della sua vice, Elly Schlein. Entrambe le figure sarebbero un segnale di discontinuità, ma non sembrano avere il supporto dei vari capibastone e c’è il dubbio che possano non attrarre abbastanza voti.

    Sullo sfondo, c’è anche lo scenario di una possibile nuova scissione che porti l’ala più a sinistra del partito a fondersi con M5S.

    Voi cosa ne pensate? Sarà l’ennesimo congresso che non cambierà nulla oppure credete ci sia la possibilità che (anche in modo traumatico) il Partito Democratico trovi le forze per rilanciarsi e scrollarsi di dosso l’immobilismo che lo attanaglia?

  2. Imo se il PD si scioglie possiamo dire addio alla sinistra al governo per i prossimi 9/10 anni, la coalizione di centro destra si regge con lo sputo ma se invece di unire l’opposizione la si divide in trecento partitini che si odiano a vicenda…

    Il PD ancora serve, se magari si evitassero cazzate come rinunciare a Calenda per prendere Fratoianni sarebbe meglio

  3. Sinceramente spero che il PD si sfaldi.

    Al netto di pessimismo e nichilismo: i partiti di sinistra, la sinistra in generale, in Italia esistono. Non sono il PD (che sembra essere, nell’immaginario di molti, la sinistra) e spero che una volta finito questo stupido progettato democristiano la gente se ne renda conto.

    Se così non fosse pace. La destra trionferà e vedremo dove andremo.

  4. Il “PD” dovrebbe chiamarsi “PCI”, Prossimo Congresso Italiano, perché qualsiasi cosa succeda l’importante è sempre e solo il Prossimo Congresso Italiano che vaglierà, dibatterà, discernerà, rifletterà, tutto farà.

  5. Andrò controcorrente, ma pensandoci a freddo, è un errore rimuovere Letta da Segretario del partito.

    È una persona capace, è stato molto bravo a tenersi lo zoccolo duro di elettori (dal 2018 ad oggi, poteva esserci un tracollo), e secondo me il PD dovrebbe passarsi la mano per la coscienza e capire che possono e devono puntare alla borghesia over 60, mantenere lo status quo, non vincere mai un’elezione ma portare sempre a casa un buon risultato, fare governi che nulla fanno e nulla sfanno.

    Non so quanti anni possa tener botta, ma Letta è l’uomo giusto per questo. Oltre ad essere un buon politico, poteva essere un volto riconoscibile per una buona parte dei pensionati, una volta morto Berlusca.

    Rifondare il PD è una mossa molto più rischiosa e difficile, e bisogna buttarsi. E gran parte del PD non vuole questo rischio, non vuole perdere l’influenza ed i ruoli in carrozzoni pubblici, in amministrazioni locali e regionali, in sindacati o robe simili. Il Congresso finirà per eleggere un nuovo Letta, che dovrà accontentare le varie correnti, i sindacati, i democristiani amministratori locali da 50 anni, e non farà nulla, poi fra 2 anni si cambia ancora Segretario.

    Avere una grande crescita significa fare tutte le cose giuste nei momenti giusti, per tanti anni. Ed il PD non ci potrà mai riuscirci.

    Dirò un’eresia ma il Movimento 5 Stelle sarà il vero punto di riferimento della massa critica di sinistra.
    Per arrivarci hanno dovuto fare un boom, una caduta, rifondarsi e dovranno continuare a cambiare, ma sono sulla strada giusta.

    Il PD è rimasto sempre uguale, esclusa la parentesi Renzi, non ha mai fatto nulla, non ha mai preso rischi, e non li prenderà ora. Farebbe meglio a tenersi stretto il suo elettorato senza cercarne di nuovo.

  6. Nessuna,

    prossimo step: Zingaretti di turno fino alle Europee, poi ‘buuu Zingaretti di turno merda cambiatelo PD solo al 18.7%’,

    Poi nuovo ‘occhi della tigre’ di turno –> di nuovo poco sotto il 20% ‘buu letta di turno merda cambiatelo PD solo al 19.1%’.

    E il bello è che continueranno a galleggiare la…

  7. L’obiettivo di un partito dovrebbe essere quello di avere un progeto di governo definito e condiviso da tutti gli esponenti, il progetto va esposto ai cittadini che tramite il voto lo approvano o bocciano.

    Qua l’obiettivo sembra quello di modificare il programma di governo prendere più voti per avere più poltrone.

  8. Letta ha praticamente carisma 0 e era già stato affossato da Renzi anni fa.
    Servirebbe qualcuno con più carisma, una linea un po’ meno spocchiosa e più chiara, più paraculismo sulle alleanze e via andare.

  9. >Non esiste una unica soluzione, ovviamente: ognuna va calata nel suo contesto. Nel Regno Unito per esempio i laburisti guidati da Keir Starmer da qualche mese sono stabilmente intorno al 40 per cento dei consensi nei sondaggi dopo essersi spostati al centro e aver rivalutato l’esperienza da primo ministro di Tony Blair, fra 1997 e 2007.

    Come sbagliare le analisi politiche in un paragrafo: sussumere le conclusioni alle ipotesi assunte. I laburisti sono in grosso vantaggio a causa del suicidio politico dei conservatori. Per essere un articolo che parla spesso di cosa succede all’opposizione in Italia si dimentica troppo presto che le cose non funzionano poi così diversamente anche all’estero.

    Riguardo al congresso, abbiamo appena vissuto il congresso dei conservatori britannici che funziona allo stesso modo di quello del PD praticamente, tranne il fatto che loro non sono così imbecilli da fare votare gente che passa di lì per strada quel giorno in cambio di 2 euro. Semplicemente in Italia non esistono più i partiti di massa perché la gente è mentalmente tarata a subire la politica, non a parteciparvi, e quindi se facessero votare solo gli iscritti del PD non avrebbero rappresentatività della potenziale base di voto del PD. Questo è però un problema di marketing del PD e di assuefazione alle meccaniche politiche che sono invece in vigore presso gli altri partiti, principalmente quelli di destra, dove l’unica opinione che conta è quella dei dirigenti più potenti e decidono tutto loro.

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