Per chi non riesce a leggere l’articolo causa paywall
“La laurea in Giurisprudenza, tanto attesa in famiglia, era un punto vuoto in quel libretto degli studi. Davanti a tutte quelle caselle senza esami dati, un ragazzo di Pescara di 23 anni non avrebbe retto. Il suo corpo senza vita è stato trovato nel fiume Reno, sotto al Pontelungo, a Bologna, verso le 7 di mattina dell’altro ieri. Una dramma spaventoso, con la famiglia pronta per la festa di laurea, ora distrutta dal dolore davanti alla morte improvvisa e inaccettabile di un giovane studente universitario, pieno di sogni e aspettative.Il cadavere è stato ritrovato da alcuni operai di un cantiere aperto da tempo per una ristrutturazione. Sul ponte, che è una delle principali vie di comunicazione della città, sono in corso lavori di consolidamento e quando il corpo è stato scoperto sono immediatamente intervenuti polizia, scientifica, vigili del fuoco e un’ambulanza del 118, ma per il ragazzo non c’era più nulla da fare”
​
E’ già la seconda volta che sento di casi come questo (c’è stato anche un post qui sul sub), ma non sembra ci siano particolari sforzi da parte delle Università per cercare di risolvere il problema.
Secondo quanto scritto, il numero di ricoveri al pronto soccorso di giovanissimi per tentato suicidio negli ultimi due anni è aumentato del 75% rispetto al biennio 2018-2019, da 369 a 649 casi ( quasi l’80% di questi sono ragazze), con un’età media di 15 anni.
Forse è ancora troppo presto ma sembra che il lockdown abbia creato uno spartiacque riguardo la salute mentale nella nostra società.
Esprimo un mio personale pensiero per quanto possa essere condivisibile o meno: ci aggiungo il periodo di instabilità economico-sociale che stiamo vivendo sulla nostra pelle,lavori saltuari e fare i salti mortali per uno stipendio decente,i social continuano a farti il lavaggio del cervello che se non hai successo nella vita non sei nessuno.
Io conosco di persona un ragazzo che a tipo 25 anni si è buttato dal quarto piano proprio per questo motivo. Si è fatto 4 piani + piano per accedere al garage (in totale quindi 5 piani) e per chissà quale miracolo è sopravvissuto. Non riesco a immaginare la sua sofferenza.
Premesso che non ha senso discutere senza conoscere i miliardi di sfumature di una vita intera (anche in quel caso sarebbe difficile), dirò la mia opinione più ampia e generale possibile.
Il problema non è l’università (nonostante sia un catalizzatore), come non lo è un divorzio e non lo sono cose più estreme: il problema è che quasi a nessuno viene insegnato a “vivere”, dalla scuola alla famiglia, si cresce nel migliore dei casi attraverso il buon senso e qualche chiacchiera.
A una persona sensibile/riflessiva/debole, o come vi pare, non basta quello che ad altri basta per essere contenti; se non c’è una mente ferma, costante, che crede in qualcosa di preciso, in una filosofia di vita, se siamo in balia degli eventi, se non cerchiamo e non diamo un significato alla nostra vita, non c’è alternativa: saremo infelici, chi più chi meno ma sempre sotto lo scacco della Fortuna, e per una persona più “sensibile” questa è una condanna da cui è difficile separarsi.
(Nota: tutte opinioni personali, mie e di persone migliori di me, ma pur sempre solo opinioni)
**p.s.** **Approfitto** che il commento sia in alto per dire qualcosa di utile. Non so se vi serve leggere questo messaggio, ma sappiate che non è mai troppo tardi: un giorno potrete pensare di essere destinati a essere depressi per sempre, che non siete fatti per essere felici o altre cose che la depressione, l’ansia o quant’altro dicono al posto vostro, ma fra un anno potreste guardarvi indietro non riconoscendovi per quanto siete cambiati, non avendone praticamente che un vago ricordo.
Non arrendetevi, c’è sempre una chance, una per ogni istante in cui siete su questa Terra, il vostro cervello è plastico e cambia (seppur lentamente) se cambierete quello che gli date in pasto (Marco Aurelio scriveva: “the soul is dyed with the colours of our thoughts”), non giudicate la possibilità di una futura vita felice in base a quello che è stato finora. Perdonatevi del tempo perso, degli errori, smettete di pensare “male” di voi stessi nella vostra mente (troncate – è dura, lo so – quel pensiero ricorrente appena inizia), ma soprattutto abbiate una spiegazione per tutto questo, perché se non ci credete sarà inutile.
Se non sapete proprio cosa fare, provate a leggere gli Stoici (magari partendo da Epitteto), a me hanno cambiato la vita.
Buona fortuna, potete farcela.
Credo che la parola chiave qui sia “Giurisprudenza”: quella che molte famiglie senza esperienza universitaria considerano come una facoltà che da lavoro (!) e che vorrebbero i propri figli facessero, una delle più affollate dove, senza amicizie , parentele o qualità personali eccezionali, è estremamente difficile arrivare in fondo…
Porto la mia indiretta testimonianza, a prescindere dal caso specifico in questione:
Vivo in UK con la mia ragazza, lei ha fatto l’università qui e con mia grande sorpresa ho appreso di come non solo l’università ma addirittura il concetto stesso di apprendimento sia totalmente differente nelle istituzioni anglosassoni; qui (quasi) non esistono esami orali dove vai e vomiti a memoria quello che hai “imparato”, esistono quasi esclusivamente esami scritti, chiamati “assignment” che tu fai a casa, ed è obbligatorio aggiungere il tuo punto di vista e le riflessioni che sono scaturite dallo studio del modulo, in altre parole valutano la tua capacità critica su un argomento piuttosto che la tua capacità di memorizzare roba.
Inoltre c’è un ENORME sensibilità sulla salute mentale, la mia ragazza soffre d’ansia (forte) ed al momento della scrittura della tesi è andata in burnout, ha contattato la sua tutor che ha subito compreso la situazione, le ha organizzato sedute con lo psicologo e ha rimandato la consegna della tesi ALL’ANNO PROSSIMO, io ero tanto incredulo quanto contento di averla spinta alla scelta di un università inglese piuttosto che italiana.
La scuola in Italia va riformata.
grazie al cielo non dico mai bugie perchè nei miei diversi anni di fallimenti universitari ci sono andato vicino al suicidio, ma non mi sono messo in una situazione tale da dover mentire sempre di più.
Comunque vuoto assoluto, se esci dal liceo e non sai vivere come un adulto tutti pretendono, ma non ti aiuta nessuno.
Sono arrivata molto vicina al suicidio più di una volta a causa dell’università e della pressione sociale, ancora oggi ho pensieri suicidi, un disturbo d’ansia e depressione diagnosticati. Quindi capisco molto bene questo povero ragazzo e mi dispiace tantissimo per lui
Io capisco che i genitori abbiano sempre aspettative altissime dai figli sia perché si vuole il meglio per loro, sia perché in fin dei conti su di loro si fa un investimento in termini economici, ma c’è questa continua a tendenze a pretendere il meglio da loro per non rischiare di sprecare anche un solo € in spese di affitto o simili.
La vita è una ed è lunga per fortuna, c’è tutto il tempo per portare avanti laurea ed eventualmente un lavoro part time, ma poi del voto con cui passi anche stica’, io devo essere laureato, chiedere un voto di laurea minimo per accedere a concorsi o robe così dovrebbe essere illegale.
Un’anima affranta per questioni che ai più superficiali potrebbero essere solamente fonte di mere preoccupazioni o riso. Quanto ti capisco. Ho avuto ed ho anche io certi pensieri.
Mi dispiace davvero tanto, 23 anni come me
Ne ho sentite di storie del genere, senza suicidio finale per ora. Ho avuto (per un anno solo) un periodo simile, il modo in cui funziona l’università ti porta a non “sbattere” mai, come quando perdi il lavoro.
Se non riesci a ingranare senti solo una pressione costante che sale, oltre alla vergogna sempre maggiore che ti porta a respingere tutti e a non goderti nemmeno un secondo di tempo libero.
Ho avuto (ho forse ancora, ma conto di essermeli messi alle spalle) grossi problemi con il mondo universitario.
Anche io con una laurea a ciclo unico, che già allontana il traguardo di molto. Il primo anno è tutto frizzante e pieno di voglia di fare, il secondo è inerzia, il terzo hai la spinta della laurea triennale. Per me il terzo non era nemmeno un giro di boa.
Ma la voglia di fare era tanta, tantissima, e mi sono arricchito enormemente con tantissime attività, corsi, convegni, tirocini. Colleghi splendidi ed amici splendidi.
Poi c’è stata una spirale negativa. Un esame andato male, rifatto tante volte, colpa di un docente irrispettoso e scorretto. Mi ha dato purtroppo strascichi ed insicurezze per gli esami successivi, che si sono accavallati ai successivi, finché era più facile dire che stava andando tutto bene, mentre nulla stava andando. Perché in confronto ai successi altrui, per me era inaccettabile il fallimento.
I colleghi studiavano esami degli ultimi anni, io avevo anche vergogna di andare a fare quelli di 2 anni prima e farmi vedere in ateneo. Non andavo a lezione per non vedere nessuno. A casa ogni esame andava benissimo.
Non nego di aver pensato al suicidio, sembrava più accettabile rispetto a deludere tutti, in primis me stesso.
Finché un giorno mia madre mi disse di aprire il libretto online, e smetterla di dire cazzate.
Fu un awakening. Il solo sapere di poter studiare senza dover nascondere il libro, fu una liberazione. Cominciai un percorso psicologico con l’università ed ebbi ottimi risultati, tutto sembrava rimettersi in sesto, affrontavo esami e colleghi, seppur non completamente a mio agio, ma lo facevo. Prima mi mancava il semplice andare in ateneo a sostenere l’esame.
Poi la pandemia mi ha distrutto. Dover fare un esame con 50 persone ad ascoltarmi, magari cui avevo detto “si sto studiando esame Y” di anni più avanti, mi pesava. Stare chiuso in casa a studiare, mi pesava. Vedere i continui successi altrui, senza che io riuscissi a mettere nemmeno qualche mattoncino per arrivare al mio successo, era pesantissimo. Ed è stato un continuo calo.
Ora mi sento bene. Ho fatto pace con il non essere il primo della classe a laurearsi, ho fatto pace con l’avere esami indietro. Ho fatto pace con i colleghi, che in realtà se ne fottono di te, del giudicarti o meno. Ho ricominciato a seguire le lezioni, a studiare in Università in aula studio. Da solo e con nuovi colleghi. E mi sento rinato.
Ho 3-4 anni in più a loro? E sticazzi. Parlando qualche giorno fa, una ragazza mi ha chiesto il perché del ri-seguire corsi, avendo notato che non segnavo le presenze, e notandomi più grande. Le ho detto che è perché da fuori corso, mi aiuta seguire, prendere appunti, tornare a casa e studiare. Visto che ho fatto già l’errore di seguire in maniera negligente una volta, e preferisco riparare. E la risposta è stata “wow, che cosa matura”. Anni fa sarei stato imbarazzato al confronto, per paura di chissà che giudizio negativo, in realtà inesistente.
Purtroppo quando sei in certe situazioni, sembra di annegare, e sembra che nessuno ti possa tirare una corda, per darti aiuto e tirarti fuori dalla merda. Invece non è così, basta rompere qualche routine, qualche bugia, chiedere aiuto a qualcuno di nuovo, che quel piccolo momento di positività, di novità, di onestà, arriva. E non solo arriva, “snowballa” in un periodo positivo, che a sua volta diventa la nuova normalità. Positiva.
Non è facile e la snowball prende botte e rallentamenti di continuo. Ma la positività è più contagiosa della depressione.
E soprattutto i propri cari, gentori, fidanzati, sono i primi a volere il successo non per pura vanagloria, ma perché vogliono farti stare bene.
Se per te stare bene significa mollare l’università, diglielo e saranno contenti per te.
Se per te stare bene è fare esami su cui sei bloccato, diglielo che ti ascolteranno e ti capiranno.
Fatti un giro allo sportello di aiuto psicologico dell’Università. Non sei il primo e non sarai l’ultimo che ascolteranno, e sapranno darti strumenti semplici ed efficaci, che hanno aiutato qualche collega in condizioni simili alla tua.
Se ti aiuta, fatti un alt su Reddit e sfogati in qualche thread su /r/Universitaly o sul Caffè.
Nulla vale di più, di vivere un altro giorno.
Poveraccio.
Uno dei miei sogni ricorrenti e’ rendermi conto alla laurea che in realta’ mi mancano degli esami.
No ma poi continuiamo pure a pubblicare articoli come “Piermaria Arturo De Laurentiis *figlio di avvocati, nipote di parlamentari, dei Parioli, retta universitaria di 20k* laureato a soli 20 anni, il più giovane d’italia”
A mio parere, sicuramente ci sono cose da migliorare all’università, ma è solo lo scenario dove si scatena un problema che ha radici altrove.
Pensare di non potercela fare, costruire una facciata, non essere in grado di chiedere aiuto, uccidersi quando si vede che il castello di carte sta per crollare. È uno scenario che capita anche in altri ambiti, l’università rende semplicemente facile replicarlo, perché sei in un’altra città, pieno di distrazioni, il primo assaggio di libertà e nessuno che ti controlla. E’ fin troppo facile quindi partire con una piccola bugia e poi aggiungerne sempre di più finché non perdi il controllo.
Ma la stessa cosa può accadere più tardi nel mondo del lavoro, con qualche aggiustamento.
Risolviamo prima il problema del perché le persone non sono in grado di condividere liberamente i propri problemi.
Avendoci messo 6 anni a fare la triennale, con nessun parente che ha mai fatto l’università e con compagni di corso troppo svegli che passavano tutti gli esami al primo colpo… Posso capire.
La pressione sociale, soprattutto quella di parenti ignoranti con i loro commenti “ma come non ti sei ancora laureato, la nipote della vicina della suocera di stocazzo si sta laureando ora e ha n anni meno di te” è tanta.
Ho avuto la fortuna di lavorare durante il periodo universitario e poter usare quello come scusa… Pagandomi io i corsi nessuno poteva dirmi più di tanto se non commentini che entravano da un orecchio e uscivano dall’altro.
In ogni caso per chiunque ha problemi simili, SBATTITENE LE PALLE, la maggior parte di chi commenta ha malapena fatto la maturità, non è nel mondo scolastico da anni e non aveva una crisi economica + pandemia dietro quando aveva 20 anni.
E ricordiamoci sempre che diciotto 30 non fanno una laurea, trenta 18 si! Del voto frega cazzi a nessuno sul lavoro, l’importante è essere svegli e bravi.
Don’t worry, take it easy e dai dai dai che è buona!
Da studente di ingegneria che soffre di ansia, questi articoli mi fanno immedesimare troppo nella persona che ha deciso di fare questa scelta.
Riesco proprio ad immaginare tutto il peso che si sia sentito addosso questo povero ragazzo.
Mentire purtroppo non fa altro che aggravare il tuo macigno mentale. Io ho scelto di non mentire mai ai miei, nonostante i miei frequenti fallimenti, e mi sento leggermente più tranquillo.
Loro mi ripetono che non è un problema, ma io mi sento comunque un peso, quindi non oso immaginare invece chi abbia genitori pretenziosi e che si aspettano determinate cose da te.
Mi dispiace molto, moltissimo. 23 anni morire così no..no no no!!
Perché ti potevi laureare anche a 30 anni andava bene!!! benissimo. Fallire non è un difetto, fallire fa parte della vita, è sulla strada per il successo… Fallisce chi ci prova, fallisce chi vive la vita.
Perché c’è questa cultura stupida del tempo…che le cose vanno fatte entro una data decisa, da chi? La fretta, maledetta. La gente maledetta che giudica, ma poi guardali… Non potrebbero nemmeno permette rselo. Li vedi ora da lassù?? Capisci?
E poi siamo fragili, tutti. Troppo fragili e ci facciamo influenzare sempre dalle false idee…
Riposa in pace
Ho sofferto di ansia e attacchi di panico per un anno e mezzo a causa università e probabilmente senza gli esami “facilitati” dalla pandemia non mi sarei mai laureato.
Ogni volta che leggo del “più giovane laureato d’Italia” e altri articoli del cazzo non riesco a non pensare alle decina di migliaia di fuori corso che si fanno il culo e che devono leggere di qualche figlio di avvocati o medici che di laurea in qualche università privata in tempi record. La pressione sociale è terribile
Questa è la fine che farei, essendo bloccato a un passo dalla fine della magistrale, se i miei non avessero uno le medie e uno solo le elementari e non mi considerassero speciale solo per essere riuscito a prendere una maturità.
Però ce li ho sti pensieri, ce li ho troppo e troppo spesso. Quando leggo ste notizie mi viene un tremore che mi scuote da dentro le ossa. Li sento vicini sti ragazzi, li sento fratelli, e mi viene da piangerli.
ricollegandomi al thread sugli appartamenti a 800€ a milano in cui un ragazzo appena diplomato mi rispondeva alla domanda “ma perchè vuoi proprio milano?” con “perchè altrimenti non trovo lavoro da nessuna parte”:
non c’è bisogno di una laurea a milano col massimo dei voti per trovare lavoro in italia o all’estero
non c’è bisogno di una laurea a milano per trovare lavoro in italia o all’estero
non c’è bisogno di una laurea per trovare lavoro in italia o all’estero
replace milano con qualunque università super di prestigio vi venga in mente a piacere.
non c’è nessuna vergogna nè men che meno importa a nessuno se non vi laureate, tranne che qualche genitore zelota il cui parere andrebbe piegato in 8 e inserito nel retto insieme a della glicerina (e questa è la cosa piu difficile, ovviamente).
everybody should calm the fuck down.
Ricopio il commento che scrissi in un post simile anni fa:
Sono stato uno di questi casi.
Appena finite le superiori di agraria, con un voto decente anche, sono stato praticamente obbligato a continuare gli studi.
Io all’epoca avevo ancora un carattere piuttosto debole e malleabile e mi fidavo ciecamente dei miei punti di riferimento, ossia i miei genitori e un paio di professori (tengo a precisare, nessuno di essi mai stato all’università).
Loro mi hanno riempito la testa con “l’anno prossimo vai all’università” “senza la laurea non conti un cazzo lavorativamente” “nel futuro se non ci vai te ne pentirai”.
Io non ero convinto, dopo aver parlato con professori universitari, studenti e fatto open day sentivo fosse un mondo non per me.
Ma non c’era storia, dovevo iscrivermi, scelsi scienze forestali.
Così ho iniziato, facevo pendolare, 4 ore abbondanti di viaggio al giorno, andavo a studiare fisica e matematica (materie in cui avevo 0 preparazione e che odiavo dal profondo).
Gli esami arrivarono presto, ne passai 1 su 4.
Non avevo un buon metodo di studio, non avevo voglia di essere lì, non avevo alternative.
Se avessi lasciato me ne sarei pentito in futuro no?
A casa non erano contenti, alle superiori andavo bene, non erano abituati a questi fallimenti.
Dopo gli esami incalzavano chiedendo i risultati.
“Non li ho ancora” rispondevo, e il giorno dopo di nuovo a tartassare: “ce li hai? Ma come no. Chiedi al professore. Manda una mail. Telefona.”
E quando finalmente arrivavano, ero bocciato.
E giù di cazziatoni. Sempre i soliti avvertimenti, sempre le solite storie.
Una volta dissi: “sì, l’ho passato”.
Non lo premeditai, semplicemente fu una cosa istintiva, per non passare altre ore di discussioni con i miei, con mio padre che si sgolava e con mia madre che piangeva scuotendo la testa.
Manco avessi ucciso qualcuno.
Pensai che sarebbe stato facile coprire una bugia, “lo passo al prossimo appello”.
Ma queste cose non funzionano così.
Fu una palla di neve, la bugia si ingigantiva.
Iniziai anche a non andare più a lezione, perché andavo in biblioteca a studiare per i 20 000 esami di ritardo.
Iniziai a lavorare, saltuariamente, come giardiniere.
Era aria fresca per me, io volevo avere uno scopo, volevo finire la giornata guardando il lavoro che avevo fatto, volevo una mia indipendenza.
Nel tempo acquisii più forza nel carattere, cambiai opinione sulle parole dei miei genitori e dei miei ex professori.
Ebbi poi l’occasione di fare il servizio civile e lo sfruttai come spartiacque.
Dissi a mio padre che avrei abbandonato l’università.
Non ebbi mai il coraggio di dirgli che la maggior parte degli esami non li avevo mai superati, ma non mi importava, non sentivo di dovergli nessuna spiegazione.
Dopo il servizio civile lavorai ininterrottamente fino alla pandemia, dove potersi il lavoro.
A quel punto mi sono iscritto in un ITS, campo agroalimentare, ora sono al secondo anno e sto ottenendo ottimi risultati, cosa riserva il futuro non lo so, ma ora sono qui.
Tutto questo per dire che ogni volta che leggo queste notizie sto veramente di merda. Sono ragazzi come me, ma che non hanno avuto la fortuna di vedere uno spiraglio verso l’uscita. Sarei potuto essere io.
Leggere in un titolo qualcuno che mente sugli esami può far pensare sia una cosa stupida, qualcosa che nessuno farebbe mai.
Ma succede di continuo, molto più di quello che ci si immagina.
Le colpe sono molteplici, e non vengono solo dalle famiglie, ma anche dalla società.
La laurea è spesso considerata l’unica chiave verso l’affermazione sociale.
Gli intelligenti si laureano, gli stupidi falliscono.
Non devo nemmeno commentare quanto sia stupida questa affermazione.
Esistono altri percorsi, altre opportunità, non siamo tutti uguali e farci passare tutto dallo stesso setaccio non screma il meglio dai buoni a nulla.
P.S. Ora l’ITS l’ho terminato, sto attualmente lavorando esattamente per quello che ho studiato, forse ho trovato davvero la mia strada, dopo anni di sbandamenti.
Non mollate gente, non andrà sempre bene lo so, ma non andrà nemmeno sempre male!
L’università è un periodo delicato, ci son molti ragazzi che escono dal liceo senza un minimo di esperienza fuori le mura domestiche, e si ritrovano sopraffatti, a volte anche per anni.
I castelli di bugie crescono e non è più possibile fermarli, soprattutto se dici che ogni esame è andato bene e in realtà non hai fatto nulla. Se la famiglia fa un sacco di storie se non passi un esame si può fare un uso strategico delle bugie sulla modalità di esame, meglio raccontare che l’esame è sempre diviso in 2/3 moduli anche se non è vero. Condire con generiche lamentele sugli esami divisi in mille parti che ti allungano il percorso di studi anche se tu sei bravissimo, etc…
In 3 volte si passa, o almeno, io in 3 volte lo passo. L’unico esame che mi ha richiesto più tentativi è stato Fisica 1.
P.S. sì, non è bellissimo mentire e pianificare le menzogne così, fa tanto da psicopatico, però non ho voglia di sentire palle per tutta una settimana per quelli che sono, in definitiva, ca**i miei, coloro che vogliono la verità devono anche guadagnarsela.
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Per chi non riesce a leggere l’articolo causa paywall
“La laurea in Giurisprudenza, tanto attesa in famiglia, era un punto vuoto in quel libretto degli studi. Davanti a tutte quelle caselle senza esami dati, un ragazzo di Pescara di 23 anni non avrebbe retto. Il suo corpo senza vita è stato trovato nel fiume Reno, sotto al Pontelungo, a Bologna, verso le 7 di mattina dell’altro ieri. Una dramma spaventoso, con la famiglia pronta per la festa di laurea, ora distrutta dal dolore davanti alla morte improvvisa e inaccettabile di un giovane studente universitario, pieno di sogni e aspettative.Il cadavere è stato ritrovato da alcuni operai di un cantiere aperto da tempo per una ristrutturazione. Sul ponte, che è una delle principali vie di comunicazione della città, sono in corso lavori di consolidamento e quando il corpo è stato scoperto sono immediatamente intervenuti polizia, scientifica, vigili del fuoco e un’ambulanza del 118, ma per il ragazzo non c’era più nulla da fare”
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E’ già la seconda volta che sento di casi come questo (c’è stato anche un post qui sul sub), ma non sembra ci siano particolari sforzi da parte delle Università per cercare di risolvere il problema.
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Piccola nota aggiuntiva (che probabilmente meriterebbe un thread suo): mentre cercavo altre fonti su questa notizia, sono incappato in un [report](https://roma.repubblica.it/cronaca/2022/09/09/news/negli_ultimi_due_anni_tentativi_di_suicidio_aumentati_75_giovani_bambino_gesu-364941246/), pubblicato su Repubblica, della fondazione Bambino Gesù.
Secondo quanto scritto, il numero di ricoveri al pronto soccorso di giovanissimi per tentato suicidio negli ultimi due anni è aumentato del 75% rispetto al biennio 2018-2019, da 369 a 649 casi ( quasi l’80% di questi sono ragazze), con un’età media di 15 anni.
Forse è ancora troppo presto ma sembra che il lockdown abbia creato uno spartiacque riguardo la salute mentale nella nostra società.
Esprimo un mio personale pensiero per quanto possa essere condivisibile o meno: ci aggiungo il periodo di instabilità economico-sociale che stiamo vivendo sulla nostra pelle,lavori saltuari e fare i salti mortali per uno stipendio decente,i social continuano a farti il lavaggio del cervello che se non hai successo nella vita non sei nessuno.
Io conosco di persona un ragazzo che a tipo 25 anni si è buttato dal quarto piano proprio per questo motivo. Si è fatto 4 piani + piano per accedere al garage (in totale quindi 5 piani) e per chissà quale miracolo è sopravvissuto. Non riesco a immaginare la sua sofferenza.
Premesso che non ha senso discutere senza conoscere i miliardi di sfumature di una vita intera (anche in quel caso sarebbe difficile), dirò la mia opinione più ampia e generale possibile.
Il problema non è l’università (nonostante sia un catalizzatore), come non lo è un divorzio e non lo sono cose più estreme: il problema è che quasi a nessuno viene insegnato a “vivere”, dalla scuola alla famiglia, si cresce nel migliore dei casi attraverso il buon senso e qualche chiacchiera.
A una persona sensibile/riflessiva/debole, o come vi pare, non basta quello che ad altri basta per essere contenti; se non c’è una mente ferma, costante, che crede in qualcosa di preciso, in una filosofia di vita, se siamo in balia degli eventi, se non cerchiamo e non diamo un significato alla nostra vita, non c’è alternativa: saremo infelici, chi più chi meno ma sempre sotto lo scacco della Fortuna, e per una persona più “sensibile” questa è una condanna da cui è difficile separarsi.
(Nota: tutte opinioni personali, mie e di persone migliori di me, ma pur sempre solo opinioni)
**p.s.** **Approfitto** che il commento sia in alto per dire qualcosa di utile. Non so se vi serve leggere questo messaggio, ma sappiate che non è mai troppo tardi: un giorno potrete pensare di essere destinati a essere depressi per sempre, che non siete fatti per essere felici o altre cose che la depressione, l’ansia o quant’altro dicono al posto vostro, ma fra un anno potreste guardarvi indietro non riconoscendovi per quanto siete cambiati, non avendone praticamente che un vago ricordo.
Non arrendetevi, c’è sempre una chance, una per ogni istante in cui siete su questa Terra, il vostro cervello è plastico e cambia (seppur lentamente) se cambierete quello che gli date in pasto (Marco Aurelio scriveva: “the soul is dyed with the colours of our thoughts”), non giudicate la possibilità di una futura vita felice in base a quello che è stato finora. Perdonatevi del tempo perso, degli errori, smettete di pensare “male” di voi stessi nella vostra mente (troncate – è dura, lo so – quel pensiero ricorrente appena inizia), ma soprattutto abbiate una spiegazione per tutto questo, perché se non ci credete sarà inutile.
Se non sapete proprio cosa fare, provate a leggere gli Stoici (magari partendo da Epitteto), a me hanno cambiato la vita.
Buona fortuna, potete farcela.
Credo che la parola chiave qui sia “Giurisprudenza”: quella che molte famiglie senza esperienza universitaria considerano come una facoltà che da lavoro (!) e che vorrebbero i propri figli facessero, una delle più affollate dove, senza amicizie , parentele o qualità personali eccezionali, è estremamente difficile arrivare in fondo…
Porto la mia indiretta testimonianza, a prescindere dal caso specifico in questione:
Vivo in UK con la mia ragazza, lei ha fatto l’università qui e con mia grande sorpresa ho appreso di come non solo l’università ma addirittura il concetto stesso di apprendimento sia totalmente differente nelle istituzioni anglosassoni; qui (quasi) non esistono esami orali dove vai e vomiti a memoria quello che hai “imparato”, esistono quasi esclusivamente esami scritti, chiamati “assignment” che tu fai a casa, ed è obbligatorio aggiungere il tuo punto di vista e le riflessioni che sono scaturite dallo studio del modulo, in altre parole valutano la tua capacità critica su un argomento piuttosto che la tua capacità di memorizzare roba.
Inoltre c’è un ENORME sensibilità sulla salute mentale, la mia ragazza soffre d’ansia (forte) ed al momento della scrittura della tesi è andata in burnout, ha contattato la sua tutor che ha subito compreso la situazione, le ha organizzato sedute con lo psicologo e ha rimandato la consegna della tesi ALL’ANNO PROSSIMO, io ero tanto incredulo quanto contento di averla spinta alla scelta di un università inglese piuttosto che italiana.
La scuola in Italia va riformata.
grazie al cielo non dico mai bugie perchè nei miei diversi anni di fallimenti universitari ci sono andato vicino al suicidio, ma non mi sono messo in una situazione tale da dover mentire sempre di più.
Comunque vuoto assoluto, se esci dal liceo e non sai vivere come un adulto tutti pretendono, ma non ti aiuta nessuno.
Sono arrivata molto vicina al suicidio più di una volta a causa dell’università e della pressione sociale, ancora oggi ho pensieri suicidi, un disturbo d’ansia e depressione diagnosticati. Quindi capisco molto bene questo povero ragazzo e mi dispiace tantissimo per lui
Io capisco che i genitori abbiano sempre aspettative altissime dai figli sia perché si vuole il meglio per loro, sia perché in fin dei conti su di loro si fa un investimento in termini economici, ma c’è questa continua a tendenze a pretendere il meglio da loro per non rischiare di sprecare anche un solo € in spese di affitto o simili.
La vita è una ed è lunga per fortuna, c’è tutto il tempo per portare avanti laurea ed eventualmente un lavoro part time, ma poi del voto con cui passi anche stica’, io devo essere laureato, chiedere un voto di laurea minimo per accedere a concorsi o robe così dovrebbe essere illegale.
Un’anima affranta per questioni che ai più superficiali potrebbero essere solamente fonte di mere preoccupazioni o riso. Quanto ti capisco. Ho avuto ed ho anche io certi pensieri.
Mi dispiace davvero tanto, 23 anni come me
Ne ho sentite di storie del genere, senza suicidio finale per ora. Ho avuto (per un anno solo) un periodo simile, il modo in cui funziona l’università ti porta a non “sbattere” mai, come quando perdi il lavoro.
Se non riesci a ingranare senti solo una pressione costante che sale, oltre alla vergogna sempre maggiore che ti porta a respingere tutti e a non goderti nemmeno un secondo di tempo libero.
Ho avuto (ho forse ancora, ma conto di essermeli messi alle spalle) grossi problemi con il mondo universitario.
Anche io con una laurea a ciclo unico, che già allontana il traguardo di molto. Il primo anno è tutto frizzante e pieno di voglia di fare, il secondo è inerzia, il terzo hai la spinta della laurea triennale. Per me il terzo non era nemmeno un giro di boa.
Ma la voglia di fare era tanta, tantissima, e mi sono arricchito enormemente con tantissime attività, corsi, convegni, tirocini. Colleghi splendidi ed amici splendidi.
Poi c’è stata una spirale negativa. Un esame andato male, rifatto tante volte, colpa di un docente irrispettoso e scorretto. Mi ha dato purtroppo strascichi ed insicurezze per gli esami successivi, che si sono accavallati ai successivi, finché era più facile dire che stava andando tutto bene, mentre nulla stava andando. Perché in confronto ai successi altrui, per me era inaccettabile il fallimento.
I colleghi studiavano esami degli ultimi anni, io avevo anche vergogna di andare a fare quelli di 2 anni prima e farmi vedere in ateneo. Non andavo a lezione per non vedere nessuno. A casa ogni esame andava benissimo.
Non nego di aver pensato al suicidio, sembrava più accettabile rispetto a deludere tutti, in primis me stesso.
Finché un giorno mia madre mi disse di aprire il libretto online, e smetterla di dire cazzate.
Fu un awakening. Il solo sapere di poter studiare senza dover nascondere il libro, fu una liberazione. Cominciai un percorso psicologico con l’università ed ebbi ottimi risultati, tutto sembrava rimettersi in sesto, affrontavo esami e colleghi, seppur non completamente a mio agio, ma lo facevo. Prima mi mancava il semplice andare in ateneo a sostenere l’esame.
Poi la pandemia mi ha distrutto. Dover fare un esame con 50 persone ad ascoltarmi, magari cui avevo detto “si sto studiando esame Y” di anni più avanti, mi pesava. Stare chiuso in casa a studiare, mi pesava. Vedere i continui successi altrui, senza che io riuscissi a mettere nemmeno qualche mattoncino per arrivare al mio successo, era pesantissimo. Ed è stato un continuo calo.
Ora mi sento bene. Ho fatto pace con il non essere il primo della classe a laurearsi, ho fatto pace con l’avere esami indietro. Ho fatto pace con i colleghi, che in realtà se ne fottono di te, del giudicarti o meno. Ho ricominciato a seguire le lezioni, a studiare in Università in aula studio. Da solo e con nuovi colleghi. E mi sento rinato.
Ho 3-4 anni in più a loro? E sticazzi. Parlando qualche giorno fa, una ragazza mi ha chiesto il perché del ri-seguire corsi, avendo notato che non segnavo le presenze, e notandomi più grande. Le ho detto che è perché da fuori corso, mi aiuta seguire, prendere appunti, tornare a casa e studiare. Visto che ho fatto già l’errore di seguire in maniera negligente una volta, e preferisco riparare. E la risposta è stata “wow, che cosa matura”. Anni fa sarei stato imbarazzato al confronto, per paura di chissà che giudizio negativo, in realtà inesistente.
Purtroppo quando sei in certe situazioni, sembra di annegare, e sembra che nessuno ti possa tirare una corda, per darti aiuto e tirarti fuori dalla merda. Invece non è così, basta rompere qualche routine, qualche bugia, chiedere aiuto a qualcuno di nuovo, che quel piccolo momento di positività, di novità, di onestà, arriva. E non solo arriva, “snowballa” in un periodo positivo, che a sua volta diventa la nuova normalità. Positiva.
Non è facile e la snowball prende botte e rallentamenti di continuo. Ma la positività è più contagiosa della depressione.
E soprattutto i propri cari, gentori, fidanzati, sono i primi a volere il successo non per pura vanagloria, ma perché vogliono farti stare bene.
Se per te stare bene significa mollare l’università, diglielo e saranno contenti per te.
Se per te stare bene è fare esami su cui sei bloccato, diglielo che ti ascolteranno e ti capiranno.
Fatti un giro allo sportello di aiuto psicologico dell’Università. Non sei il primo e non sarai l’ultimo che ascolteranno, e sapranno darti strumenti semplici ed efficaci, che hanno aiutato qualche collega in condizioni simili alla tua.
Se ti aiuta, fatti un alt su Reddit e sfogati in qualche thread su /r/Universitaly o sul Caffè.
Nulla vale di più, di vivere un altro giorno.
Poveraccio.
Uno dei miei sogni ricorrenti e’ rendermi conto alla laurea che in realta’ mi mancano degli esami.
No ma poi continuiamo pure a pubblicare articoli come “Piermaria Arturo De Laurentiis *figlio di avvocati, nipote di parlamentari, dei Parioli, retta universitaria di 20k* laureato a soli 20 anni, il più giovane d’italia”
A mio parere, sicuramente ci sono cose da migliorare all’università, ma è solo lo scenario dove si scatena un problema che ha radici altrove.
Pensare di non potercela fare, costruire una facciata, non essere in grado di chiedere aiuto, uccidersi quando si vede che il castello di carte sta per crollare. È uno scenario che capita anche in altri ambiti, l’università rende semplicemente facile replicarlo, perché sei in un’altra città, pieno di distrazioni, il primo assaggio di libertà e nessuno che ti controlla. E’ fin troppo facile quindi partire con una piccola bugia e poi aggiungerne sempre di più finché non perdi il controllo.
Ma la stessa cosa può accadere più tardi nel mondo del lavoro, con qualche aggiustamento.
Risolviamo prima il problema del perché le persone non sono in grado di condividere liberamente i propri problemi.
Avendoci messo 6 anni a fare la triennale, con nessun parente che ha mai fatto l’università e con compagni di corso troppo svegli che passavano tutti gli esami al primo colpo… Posso capire.
La pressione sociale, soprattutto quella di parenti ignoranti con i loro commenti “ma come non ti sei ancora laureato, la nipote della vicina della suocera di stocazzo si sta laureando ora e ha n anni meno di te” è tanta.
Ho avuto la fortuna di lavorare durante il periodo universitario e poter usare quello come scusa… Pagandomi io i corsi nessuno poteva dirmi più di tanto se non commentini che entravano da un orecchio e uscivano dall’altro.
In ogni caso per chiunque ha problemi simili, SBATTITENE LE PALLE, la maggior parte di chi commenta ha malapena fatto la maturità, non è nel mondo scolastico da anni e non aveva una crisi economica + pandemia dietro quando aveva 20 anni.
E ricordiamoci sempre che diciotto 30 non fanno una laurea, trenta 18 si! Del voto frega cazzi a nessuno sul lavoro, l’importante è essere svegli e bravi.
Don’t worry, take it easy e dai dai dai che è buona!
Da studente di ingegneria che soffre di ansia, questi articoli mi fanno immedesimare troppo nella persona che ha deciso di fare questa scelta.
Riesco proprio ad immaginare tutto il peso che si sia sentito addosso questo povero ragazzo.
Mentire purtroppo non fa altro che aggravare il tuo macigno mentale. Io ho scelto di non mentire mai ai miei, nonostante i miei frequenti fallimenti, e mi sento leggermente più tranquillo.
Loro mi ripetono che non è un problema, ma io mi sento comunque un peso, quindi non oso immaginare invece chi abbia genitori pretenziosi e che si aspettano determinate cose da te.
Mi dispiace molto, moltissimo. 23 anni morire così no..no no no!!
Perché ti potevi laureare anche a 30 anni andava bene!!! benissimo. Fallire non è un difetto, fallire fa parte della vita, è sulla strada per il successo… Fallisce chi ci prova, fallisce chi vive la vita.
Perché c’è questa cultura stupida del tempo…che le cose vanno fatte entro una data decisa, da chi? La fretta, maledetta. La gente maledetta che giudica, ma poi guardali… Non potrebbero nemmeno permette rselo. Li vedi ora da lassù?? Capisci?
E poi siamo fragili, tutti. Troppo fragili e ci facciamo influenzare sempre dalle false idee…
Riposa in pace
Ho sofferto di ansia e attacchi di panico per un anno e mezzo a causa università e probabilmente senza gli esami “facilitati” dalla pandemia non mi sarei mai laureato.
Ogni volta che leggo del “più giovane laureato d’Italia” e altri articoli del cazzo non riesco a non pensare alle decina di migliaia di fuori corso che si fanno il culo e che devono leggere di qualche figlio di avvocati o medici che di laurea in qualche università privata in tempi record. La pressione sociale è terribile
Questa è la fine che farei, essendo bloccato a un passo dalla fine della magistrale, se i miei non avessero uno le medie e uno solo le elementari e non mi considerassero speciale solo per essere riuscito a prendere una maturità.
Però ce li ho sti pensieri, ce li ho troppo e troppo spesso. Quando leggo ste notizie mi viene un tremore che mi scuote da dentro le ossa. Li sento vicini sti ragazzi, li sento fratelli, e mi viene da piangerli.
ricollegandomi al thread sugli appartamenti a 800€ a milano in cui un ragazzo appena diplomato mi rispondeva alla domanda “ma perchè vuoi proprio milano?” con “perchè altrimenti non trovo lavoro da nessuna parte”:
non c’è bisogno di una laurea a milano col massimo dei voti per trovare lavoro in italia o all’estero
non c’è bisogno di una laurea a milano per trovare lavoro in italia o all’estero
non c’è bisogno di una laurea per trovare lavoro in italia o all’estero
replace milano con qualunque università super di prestigio vi venga in mente a piacere.
non c’è nessuna vergogna nè men che meno importa a nessuno se non vi laureate, tranne che qualche genitore zelota il cui parere andrebbe piegato in 8 e inserito nel retto insieme a della glicerina (e questa è la cosa piu difficile, ovviamente).
everybody should calm the fuck down.
Ricopio il commento che scrissi in un post simile anni fa:
Sono stato uno di questi casi.
Appena finite le superiori di agraria, con un voto decente anche, sono stato praticamente obbligato a continuare gli studi.
Io all’epoca avevo ancora un carattere piuttosto debole e malleabile e mi fidavo ciecamente dei miei punti di riferimento, ossia i miei genitori e un paio di professori (tengo a precisare, nessuno di essi mai stato all’università).
Loro mi hanno riempito la testa con “l’anno prossimo vai all’università” “senza la laurea non conti un cazzo lavorativamente” “nel futuro se non ci vai te ne pentirai”.
Io non ero convinto, dopo aver parlato con professori universitari, studenti e fatto open day sentivo fosse un mondo non per me.
Ma non c’era storia, dovevo iscrivermi, scelsi scienze forestali.
Così ho iniziato, facevo pendolare, 4 ore abbondanti di viaggio al giorno, andavo a studiare fisica e matematica (materie in cui avevo 0 preparazione e che odiavo dal profondo).
Gli esami arrivarono presto, ne passai 1 su 4.
Non avevo un buon metodo di studio, non avevo voglia di essere lì, non avevo alternative.
Se avessi lasciato me ne sarei pentito in futuro no?
A casa non erano contenti, alle superiori andavo bene, non erano abituati a questi fallimenti.
Dopo gli esami incalzavano chiedendo i risultati.
“Non li ho ancora” rispondevo, e il giorno dopo di nuovo a tartassare: “ce li hai? Ma come no. Chiedi al professore. Manda una mail. Telefona.”
E quando finalmente arrivavano, ero bocciato.
E giù di cazziatoni. Sempre i soliti avvertimenti, sempre le solite storie.
Una volta dissi: “sì, l’ho passato”.
Non lo premeditai, semplicemente fu una cosa istintiva, per non passare altre ore di discussioni con i miei, con mio padre che si sgolava e con mia madre che piangeva scuotendo la testa.
Manco avessi ucciso qualcuno.
Pensai che sarebbe stato facile coprire una bugia, “lo passo al prossimo appello”.
Ma queste cose non funzionano così.
Fu una palla di neve, la bugia si ingigantiva.
Iniziai anche a non andare più a lezione, perché andavo in biblioteca a studiare per i 20 000 esami di ritardo.
Iniziai a lavorare, saltuariamente, come giardiniere.
Era aria fresca per me, io volevo avere uno scopo, volevo finire la giornata guardando il lavoro che avevo fatto, volevo una mia indipendenza.
Nel tempo acquisii più forza nel carattere, cambiai opinione sulle parole dei miei genitori e dei miei ex professori.
Ebbi poi l’occasione di fare il servizio civile e lo sfruttai come spartiacque.
Dissi a mio padre che avrei abbandonato l’università.
Non ebbi mai il coraggio di dirgli che la maggior parte degli esami non li avevo mai superati, ma non mi importava, non sentivo di dovergli nessuna spiegazione.
Dopo il servizio civile lavorai ininterrottamente fino alla pandemia, dove potersi il lavoro.
A quel punto mi sono iscritto in un ITS, campo agroalimentare, ora sono al secondo anno e sto ottenendo ottimi risultati, cosa riserva il futuro non lo so, ma ora sono qui.
Tutto questo per dire che ogni volta che leggo queste notizie sto veramente di merda. Sono ragazzi come me, ma che non hanno avuto la fortuna di vedere uno spiraglio verso l’uscita. Sarei potuto essere io.
Leggere in un titolo qualcuno che mente sugli esami può far pensare sia una cosa stupida, qualcosa che nessuno farebbe mai.
Ma succede di continuo, molto più di quello che ci si immagina.
Le colpe sono molteplici, e non vengono solo dalle famiglie, ma anche dalla società.
La laurea è spesso considerata l’unica chiave verso l’affermazione sociale.
Gli intelligenti si laureano, gli stupidi falliscono.
Non devo nemmeno commentare quanto sia stupida questa affermazione.
Esistono altri percorsi, altre opportunità, non siamo tutti uguali e farci passare tutto dallo stesso setaccio non screma il meglio dai buoni a nulla.
P.S. Ora l’ITS l’ho terminato, sto attualmente lavorando esattamente per quello che ho studiato, forse ho trovato davvero la mia strada, dopo anni di sbandamenti.
Non mollate gente, non andrà sempre bene lo so, ma non andrà nemmeno sempre male!
L’università è un periodo delicato, ci son molti ragazzi che escono dal liceo senza un minimo di esperienza fuori le mura domestiche, e si ritrovano sopraffatti, a volte anche per anni.
I castelli di bugie crescono e non è più possibile fermarli, soprattutto se dici che ogni esame è andato bene e in realtà non hai fatto nulla. Se la famiglia fa un sacco di storie se non passi un esame si può fare un uso strategico delle bugie sulla modalità di esame, meglio raccontare che l’esame è sempre diviso in 2/3 moduli anche se non è vero. Condire con generiche lamentele sugli esami divisi in mille parti che ti allungano il percorso di studi anche se tu sei bravissimo, etc…
In 3 volte si passa, o almeno, io in 3 volte lo passo. L’unico esame che mi ha richiesto più tentativi è stato Fisica 1.
P.S. sì, non è bellissimo mentire e pianificare le menzogne così, fa tanto da psicopatico, però non ho voglia di sentire palle per tutta una settimana per quelli che sono, in definitiva, ca**i miei, coloro che vogliono la verità devono anche guadagnarsela.