Cookie wall dei vari siti di informazione italiani: il Garante privacy sta indagando sulle iniziative degli editori

10 comments
  1. Secondo me non stanno violando niente, sarei felice di sbagliarmi ma alla fine non stanno usando cookie per tracciarti senza permesso (che violerebbe normative EU) ma ti dicono o li accetti o paghi.

    Non sono di certo obbligati a fornire servizi gratuiti, cambia solo il modo in cui li paghi o soldi o dati.

  2. Bene, mi aspetto un intervento serio e una punizione per la lapalissiana violazione del GDPR.

    Nel dubbio comunque un motivo in più per non leggere i giornali italiani. Unica mosca bianca Il Post.

  3. Aridaje, in un giornale è legittimo:

    >L’accesso al contenuto di un sito Internet specifico può tuttavia continuare ad essere subordinato all’accettazione in conoscenza di causa di un marcatore o di un dispositivo analogo, se utilizzato per scopi legittimi.

    [https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32002L0058](https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32002L0058&from=EN)

    Il Garante farebbe meglio ad indagare Meta e Google, in particolare quest’ultimo che i dati personali li prende su servizi essenziali (es. Android), cosa che tutti sanno da anni, Garante compreso, ma per qualche strano motivo nessuno fa nulla…

  4. Opinione controcorrente: secondo me non è sbagliato. O paghi per un prodotto, o accetti di essere il prodotto.

    Si può sempre evitare di utilizzare i siti.

    Alla fine la gente che lavora va pagata.

  5. Chissà se sui siti di news che hanno adottato questa pratica pubblicheranno articoli, online e cartacei, in merito a questa storia e interessamento del Garante della privacy. A me pare una interessante opportunità per i cosiddetti grandi giornali di dimostrare come sono in grado di informare la società anche quando riguarda loro stesse, in un certo senso a loro discapito. Sarebbe un’ottima occasione per non confermare le idiozie di chi butta il bambino insieme all’acqua sporca, e preferisce informarsi “su Facebook” o mediante canali WhatsApp o Telegram. Sono in inguaribile ottimista.

  6. Gentile promemoria che i siti di informazione potrebbero benissimo inserire pubblicità negli articoli nel pieno rispetto dei dati personali degli utenti.

    Spero che il web faccia un passo indietro riguardo il tracciamento e l’analisi dei comportamenti utente, guardare una pubblicità dovrebbe essere simile a come avveniva sul cartaceo, ci passo mentre sto leggendo, vedo il tuo cavolo di marchio e stop.

    Tra l’altro a meno di non creare degli ad-blocker che analizzano le immagini con una AI inserire semplici pubblicità non da server di terze parti impedirebbe che venissero bloccate, e si potrebbe comunque per legittimo interesse fare analisi sul numero di accessi e visualizzazioni.

  7. Spiegel e Zeit tedeschi lo fanno. Onestamente non vedo il problema. In qualche modo devi pagare il giornalismo. La scelta è così chiara per ogni lettore: clicca a destra per abo, a sinistra per pubblicità.

  8. Bene così!

    Comunque per quanto riguarda il Corriere della Sera (da pc) basta avere attivo Bypass Paywalls Clean su Firefox. Poi quando entrate sulla homepage e vi chiede di accettare i cookies o di rifiutare e abbonarvi premete su rifiuta. A questo punto vi porta alla pagina per abbonarsi ma se premete sul logo del corriere in alto a sinistra vi porta sulla homepage – senza abbonamento chiaramente – ed entra in funzione Bypass Paywalls Clean e si risolve tutto e potete leggere quello che vi pare.

    Problema risolto, a breve provo anche con La Repubblica

  9. A quanto pare non è solo in Italia. cioè anche Bloomberg et simila stanno usando gli stessi sotterfugi. cioè se non accetti i cookie devi registrarti.

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